PAOLO ANNIGONI

Un capo partigiano riconosce il valore e l'umanità
dei combattenti della R.S.I.

 

Gentilissimo direttore,
trovandomi a Loano mi veniva di leggere Il suo giornale "L'Ultima Crociata" organo ufficiale dei Caduti della R.S.I. e ritornando indietro nel tempo ricordai un fatto accadutomi. Prevengo che durante la guerra '43-'45 io ero comandante partigiano, quindi di idee opposte delle vostre ma reputandovi anche persona giusta e obiettiva mi sono sentito il dovere di scrivervi per elogiare e forse onorare la memoria di chi salvò la vita mia e di due miei compagni feriti.
Non so se la parte in causa abbia superato la bufera fratricida dell'allora 1945 e, se in caso affermativo, sarei orgoglioso di abbracciarlo e rivederlo; in caso contrario sarei grato volesse pubblicare sul suo stimato giornale, così i genitori capiranno che anche se parte dell'opinione pubblica e la stampa ha sempre solamente disprezzato e martoriato i soldati combattenti della R. S. I., molti episodi come questi possono far valutare e dire che dalla parte vostra c'erano anche dei veri soldati puri e idealisti: ma vengo al fatto:
Il 27 dicembre 1944 nella zona sopra Finale (SV) denominata Bosco dei Faggi passo Melogno, fuggiaschi e unici superstiti di un grande rastrellamento fatto dai tedeschi nella Val Bormida mi trovavo con quattro dei miei partigiani dentro una capanna di boscaiolo per riposarci quando sentii uno sparare, guardai fuori e vidi dei repubblichini (così allora si chiamavano i soldati della RSI) in tuta mimetica che venivano verso di noi per circondare il capanno. Diedi l'allarme e ci apprestammo alla difesa, ma dopo circa 20 minuti di fuoco esaurimmo le munizioni.
Il partigiano Billi era morto, Boris ferito al ventre morì pochi minuti dopo, Zeta, io e Gianni eravamo feriti in diverse parti del corpo, e in queste condizioni chiesi la resa, esponendo alla finestra uno straccio bianco.
Il sergente comandante la squadra nemica (che poi venni a sapere che si chiamava Onnigoni Paolo o Annigoni Paolo di Alessandria della Controbanda non ricordo se S. Marco o Guardia Nazionale) diede ordine all'infermiere di curarci e medicarci delle nostre ferite, avvolgere i nostri caduti nei teli-tenda e caricarli sui muli per poi portarli a valle. Per noi feriti fece preparare delle barelle per farci portare non potendo camminare al più vicino ospedale. Ma mentre si svolgeva tutto questo, arrivò una squadra di tedeschi comandati da un ufficiale che vedendo il trattamento usato a dei banditi partigiani... diede ordine ai suoi soldati di fucilarci all'istante; e qui successe il fatto che non mi sarei mai aspettato (perché la propaganda diceva sempre che i Repubblichini erano dei servi dei tedeschi!!!). Il sergente italiano fece un cenno ai suoi uomini, che in un attimo circondarono e disarmarono i tedeschi, il sergente mettendo la sua pistola alla gola dell'ufficiale tedesco lo disarmò lui stesso. E grazie a lui la nostra vita fu salva.
Fummo portati all'ospedale, curati e poi in seguito mandati in campo di concentramento di Fossoli dove io riuscii a fuggire. Meno fortunati i miei compagni che furono tradotti in Germania, poi liberati alla fine della guerra e viventi.
Non voglio prolungarmi oltre; feci tutto il possibile per rintracciare il sergente, andai anche a Coltano, ma non seppi mai più nulla. Unici elementi come sopra detto Paolo Onnigoni o Paolo Annigoni di Alessandria.
Se sarà così gentile di pubblicare questo mio appello e storia vera e se sapete che fine abbia fatto il nostro salvatore vi sarò eternamente grato unitamente alle nostre famiglie. Se ci farete sapere, Vi ringrazio per quello che potete fare. Distintamente
MORAGLIA G. B.
Via Martiri 16, Sanremo (IM) Comandante (BACIN)
Xa Brigata Garibaldi