Gentilissimo direttore,
trovandomi a Loano mi veniva di leggere Il suo giornale
"L'Ultima Crociata" organo ufficiale dei
Caduti della R.S.I. e ritornando indietro nel tempo
ricordai un fatto accadutomi. Prevengo che durante
la guerra '43-'45 io ero comandante partigiano,
quindi di idee opposte delle vostre ma reputandovi
anche persona giusta e obiettiva mi sono sentito
il dovere di scrivervi per elogiare e forse onorare
la memoria di chi salvò la vita mia e di
due miei compagni feriti.
Non so se la parte in causa abbia superato la bufera
fratricida dell'allora 1945 e, se in caso affermativo,
sarei orgoglioso di abbracciarlo e rivederlo; in
caso contrario sarei grato volesse pubblicare sul
suo stimato giornale, così i genitori capiranno
che anche se parte dell'opinione pubblica e la stampa
ha sempre solamente disprezzato e martoriato i soldati
combattenti della R. S. I., molti episodi come questi
possono far valutare e dire che dalla parte vostra
c'erano anche dei veri soldati puri e idealisti:
ma vengo al fatto:
Il 27 dicembre 1944 nella zona sopra Finale (SV)
denominata Bosco dei Faggi passo Melogno, fuggiaschi
e unici superstiti di un grande rastrellamento fatto
dai tedeschi nella Val Bormida mi trovavo con quattro
dei miei partigiani dentro una capanna di boscaiolo
per riposarci quando sentii uno sparare, guardai
fuori e vidi dei repubblichini (così allora
si chiamavano i soldati della RSI) in tuta mimetica
che venivano verso di noi per circondare il capanno.
Diedi l'allarme e ci apprestammo alla difesa, ma
dopo circa 20 minuti di fuoco esaurimmo le munizioni.
Il partigiano Billi era morto, Boris ferito al ventre
morì pochi minuti dopo, Zeta, io e Gianni
eravamo feriti in diverse parti del corpo, e in
queste condizioni chiesi la resa, esponendo alla
finestra uno straccio bianco.
Il sergente comandante la squadra nemica (che poi
venni a sapere che si chiamava Onnigoni Paolo o
Annigoni Paolo di Alessandria della Controbanda
non ricordo se S. Marco o Guardia Nazionale) diede
ordine all'infermiere di curarci e medicarci delle
nostre ferite, avvolgere i nostri caduti nei teli-tenda
e caricarli sui muli per poi portarli a valle. Per
noi feriti fece preparare delle barelle per farci
portare non potendo camminare al più vicino
ospedale. Ma mentre si svolgeva tutto questo, arrivò
una squadra di tedeschi comandati da un ufficiale
che vedendo il trattamento usato a dei banditi partigiani...
diede ordine ai suoi soldati di fucilarci all'istante;
e qui successe il fatto che non mi sarei mai aspettato
(perché la propaganda diceva sempre che i
Repubblichini erano dei servi dei tedeschi!!!).
Il sergente italiano fece un cenno ai suoi uomini,
che in un attimo circondarono e disarmarono i tedeschi,
il sergente mettendo la sua pistola alla gola dell'ufficiale
tedesco lo disarmò lui stesso. E grazie a
lui la nostra vita fu salva.
Fummo portati all'ospedale, curati e poi in seguito
mandati in campo di concentramento di Fossoli dove
io riuscii a fuggire. Meno fortunati i miei compagni
che furono tradotti in Germania, poi liberati alla
fine della guerra e viventi.
Non voglio prolungarmi oltre; feci tutto il possibile
per rintracciare il sergente, andai anche a Coltano,
ma non seppi mai più nulla. Unici elementi
come sopra detto Paolo Onnigoni o Paolo Annigoni
di Alessandria.
Se sarà così gentile di pubblicare
questo mio appello e storia vera e se sapete che
fine abbia fatto il nostro salvatore vi sarò
eternamente grato unitamente alle nostre famiglie.
Se ci farete sapere, Vi ringrazio per quello che
potete fare. Distintamente
MORAGLIA G. B.
Via Martiri 16, Sanremo (IM) Comandante (BACIN)
Xa Brigata Garibaldi