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Era uno di noi! Un
ammiratore di Mussolini, quindi un pazzo come noi!
Come noi non amava l'America che però non volle
fucilarlo come traditore! Preferì dichiararlo
insano di mente; tutto come noi. Ed é per questo
che questo genio immenso, questo poeta sublime ci
appartiene. E non era pazzo ma solo sapeva vedere
dove altri non possono o non vogliono vedere!
Fa
ancora scandalo la sua ammirazione per il nazifascismo!
Ma i versi restano al di sopra di tutto.
Sono Mussolini e la Petacci i «Ben e Clara»
rimpianti nelle sue liriche.
Scrisse il capolavoro nel 1945 a Pisa durante la prigionia
LA GRANDE POESIA
Accostato a Céline per genio e ideologiaQuando
gli amici che curano la serie di libri di poesia del
«Corriere» mi han chiesto quale autore
avrei voluto presentare, non ho esitato: «Ezra
Pound», per l' amore che, fin dai banchi di
scuola, mi lega ai Cantos. Non leggerete invece la
mia prefazione alla nostra edizione dei Cantos Pisani.
Gli eredi del poeta americano, trincerati dietro le
leggi del copyright, hanno censurato quel che ho scritto,
minacciando di non concedere il permesso sui versi.
Abbiamo preferito non privarvi della rauca bellezza
dei Cantos Pisani, anticipando parte della prefazione
sul giornale. Il libro, che vi raccomando di cuore,
andrà in edicola, unico, senza prefazione.
Che cosa ha irritato gli eredi Pound fino alla censura?
L' antica diatriba arte-politica, che ha avvelenato
il secolo passato e ancora inquina il giudizio critico
su grandi dell' arte, Picasso, Brecht e Neruda a sinistra,
Pound, Borges e Celine, a destra. Avevo scritto che
il tempo, il più raffinato dei critici letterari,
ripulisce dalle polemiche i capolavori, rendendoceli
nella loro energia creativa. Brecht scrisse versi
stalinisti, Pound elogiò Hitler e Mussolini.
Questo non garba agli eredi Pound che, da anni, perseguono
un' operazione di censura con la candeggina dell'
ipocrisia, provando, invano, a smacchiare il nazifascismo
di Pound. È questa la vera offesa alla memoria
di Ezra Pound, perpetrata in suo nome da chi si illude
di rappresentarlo. Offuscare la verità, offrendo
un Pound «democratico» mai esistito, montandone
una versione di cartapesta, domestica e bonaria, che
avrebbe disgustato il dandy dei Cantos. Poco importa:
qui leggete uno stralcio della prefazione azzerata
e presto apparirà anche la versione integrale.
Che avrebbe detto Pound dei suoi difensori? «Vedete?
Ritornano, ah, vedete i movimenti goffi e i piedi
tardi, l' andatura zoppa, l' equilibro smarrito».
gianni.riotta@rcsnewyork.com Il tempo, il più
raffinato ed equanime critico letterario, dirime l'
arte dalla politica e nel suo trascorrere l' opera
dalla quotidianità che l' ha prodotta, fretta,
interessi di giornata: «Usura!» avrebbe
imprecato Ezra Pound, mode, tic e vanità grossolane.
Sappiamo che Orazio combatté a Filippi con
Bruto, contro Ottaviano, e ritenne quella sconfitta
il giorno della «fracta virtus», la virtù,
il coraggio, infranti. Sappiamo degli echi massoni
nella composizione della Messa da Requiem di Mozart,
il tentativo di esorcizzare la morte in armonia mentre
l' artista più grande agonizzava, dell' odio
e amore di Beethoven per Napoleone, dell' inno a Stalin
di Brecht, del giallista Dashiell Hammett mandato
in galera dai maccartisti americani, dello scrittore
di capolavori Borges che non osteggiava il dittatore
cileno Pinochet. Il poeta Auden amava Brecht, per
la sua lirica non per la politica. Ma il poeta dissidente
sovietico, Josif Brodskij, finito in gulag e cacciato
dalla sua Leningrado, sogna Auden e si precipita a
trovarlo appena libero, odiando Brecht, che assimila
ai suoi aguzzini. Il filo lirico lega i tre poeti
come una passione adulterina lega tre amanti; la politica
del secolo più sanguinario della storia, il
Ventesimo, li divide. Nessuno dei maestri del Novecento
è crocifisso alla politica come Ezra Pound,
il grande poeta americano finito in campo di concentramento
e in manicomio criminale per la sua dissennata propaganda
a favore del nazifascismo e il rabbioso antisemitismo.
I suoi riferimenti nei Pisan Cantos (Canti Pisani)
a Vidkun Quisling, l' odioso nazista norvegese, a
Fernando Mezzasoma, ad Alessandro Pavolini, ai più
squallidi ceffi della Repubblica di Salò, si
mischiano alla tenera e appassionata canzone della
cultura classica. Da Confucio all' Olimpo greco, dai
maestri italiani, Pisanello, Duccio, Piero della Francesca,
Paolo Uccello, ai romantici inglesi, a Luigi Pirandello,
i fantasmi del canone sono evocati da uno spiritato
Pound, detenuto presso Pisa in una gabbia di cemento
e ferro, con un tavolaccio fattogli di nascosto da
un compagno di prigionia, probabilmente un soldato
afro-americano, che, per ringraziamento, viene eternato
con la qualifica di «maschera di Baluba».
L' immagine è quella di una Guantanamo del
1945, con il sole a tramontare sulla nuca del poeta
come sui prigionieri islamici detenuti nella base
americana a Cuba. Tra crisi di nervi e depressione,
Pound riesce a comporre i Canti Pisani LXXIV-LXXXIV,
la sua più grande opera e uno dei bastioni
della poesia moderna. (...) Le disordinate letture
sociali di Pound lo fanno incontrare con C.H. Douglas,
fondatore del social credit, teoria della depressione
economica come conseguenza del mancato potere d' acquisto
dei poveri, dovuto alla diseguale distribuzione della
ricchezza. Un anticipatore dei no global, persuaso
come loro che il gioco economico sia a somma zero:
se i capitalisti si arricchiscono è giocoforza
che gli operai perdano ricchezza, e così individui,
classi e nazioni. Nascono una serie di opuscoli in
cui Pound denuncia la camarilla di governi pescecani,
banche assetate di profitto e industriali parassiti:
ABC of Economics (ABC dell' economia) del 1933, Social
Credit (Credito Sociale) del 1935 e What is Money
for? (A che cosa serve il danaro?) del 1935. Da una
tale bacata premessa è inevitabile che Pound
scivoli nell' antisemitismo, - prendendo una cotta
- solo questo è il termine azzeccato, per Benito
Mussolini. Con il dittatore fascista Pound condivide
l' ammirazione per le vestigia del passato classico,
elegante nel poeta, retorica nel duce, e la persuasione
che l' autarchia e il corporativismo siano l' alternativa
al capitalismo, mentre il comunismo e il socialismo
solo una diversa incarnazione del complotto giudaico-borghese
che stringe nei tentacoli America ed Europa. Il libello
Jefferson and/or Mussolini del 1935 è propaganda
per il Duce, messo a petto con il più illuminista
dei presidenti Usa. La riforma monetaria diventa una
ossessione, e il fascismo, con la sua brutalità,
può realizzarla: «L' usura è il
cancro del mondo e solo il bisturi del Fascismo può
estirparla dalla vita delle nazioni». Charles
Simic, in un saggio sulla New York Review of Books
(18 dicembre 2003), invita a non stendere cerone benpensante
su Pound...: «Ci sono ancora oggi ammiratori
di Pound che minimizzano il suo antisemitismo. Inutile
prendersi in giro. Non solo i suoi scritti sulla cristianità
erano inquinati di follia antisemita, mentre predicava
il ritorno a una religione europea non sporcata da
influenze semitiche. La sua ossessione aveva altre,
ancora più pazzesche, dimensioni. Si appassionava,
per esempio, a riflettere sugli effetti della circoncisione
sulla psiche degli ebrei: «Deve avere certo
qualche effetto, dopo anni e anni che i nervi più
sensibili del corpo si stropicciano senza sosta»
(...). Tra il 1941 e il ' 43 da Radio Roma investe
Washington con discorsi infiammati, difendendo l'
adorato «Ben» che ha dichiarato guerra
al disprezzato Roosevelt. La capacità meccanica
dei versi ritorna in politica, ma gli ingredienti,
eterei nella lirica, sono grevi accuse ai banchieri
ebrei, predicozzi sulla moneta, geremiadi contro la
macchina bellica statunitense (e il tono è
quello della propaganda antiamericana in voga oggi,
a destra e a sinistra). Gli amici lo abbandonano,
sconvolti, mentre nel continente sono in corso una
guerra terribile e un genocidio. Il 26 novembre del
1941 il fedele William Carlos Williams lo mette in
guardia: «Caro Eazy, la tua brutale, e perfino
stupida, referenza alla carne che giace sulla steppa
è un inutile scatto di fantasia, e temo ne
abbia ancora dell' altra chiusa in testa. Pensavo
avessi un cervello, ora temo di no... Mi chiedi cosa
sappia di dottrine che non leggo. Ma che diavolo sai
tu delle dottrine che leggi? I loro possibili effetti
non sembrano lasciare traccia nel tuo cranio, altrimenti
non scriveresti questa sbobba triviale. Presumo che
tu abbia letto tutte le sparate di quegli imbecilli
dei tuoi leader, ingurgitando quello che dicono, fino
agli sputacchi. Non è forse così? Forza,
dimmi con chiarezza chi stai appoggiando. Hitler o
Moussie ? O tutti e due? Credimi, il Circo Barnum
ha perso molto a non assumerti...!». Nel luglio
del 1943 è dichiarato ufficialmente traditore
dal governo di Washington, e quando gli americani
liberano l' Italia con in tasca un volumetto di Confucio,
viene internato il 24 maggio del 1945 al Disciplinary
Training Center di Pisa dove compone i Pisan Cantos.
Al Disciplinary Center, retto dalla rigida Military
Police, Pound dà prova di disciplina fisica
e mentale, reagendo ai collassi che lo tormentano
e scrivendo il suo capolavoro. Il 18 novembre è
rimpatriato a forza. Non lo attende la forca, ma il
manicomio criminale di Saint Elizabeth. Tra il 1946
e il 1958, Pound lavora, finché i vecchi e
nuovi amici, certi che abbia scontato a sufficienza
le colpe, ne chiedono la liberazione nel 1958. Pound
ritorna in Italia, dove muore il 1º novembre
del 1972, sepolto nel cimitero veneziano di San Michele...
Quando il tempo, il più raffinato ed equanime
critico letterario, dissolverà le emozioni,
i lutti e le passioni del Novecento in una polvere
sottile come quella che ricopre nella nostra percezione
le piramidi di teschi di Tamerlano a petto di quelle
erette dai khmer rossi in Cambogia, quando la memoria
dei lutti infiniti causati dagli eroi improbabili
di Ezra Pound si farà accademica, allora i
nostri eredi godranno l' afflato dei versi, senza
addolorarsi per i criminali di guerra che lo popolano.
Secondo Simic, «Pound è come Céline,
un mostro e al tempo stesso un grande scrittore».
Il giudizio è moralistico. Da una parte l'
opera artistica di Ezra Pound ha un nitore che Céline
non raggiunge, il tono gaglioffo non stinge dalle
bassezze politiche alla pagina scritta. Dall' altra
la polemica di Pound contro la democrazia, considerata
politica bottegaia, pervade tutto il Novecento, da
destra a sinistra, da d' Annunzio e Marinetti al Luigi
Pirandello de I vecchi e i giovani, per finire in
filosofia a Heidegger, Schmitt e Jean-Paul Sartre
e decantarsi nei pamphlet populisti del 2000. Il radicalismo
antiborghese che anima l' avanguardia francese e russa
scuote Pound; nel grido «Ez for prez»
del beat Ginsberg c' è l' ideale staffetta
di ostilità alla società liberale di
massa, coniugata nello squadrismo fascista o nel pacifismo
dei figli dei fiori. Pound non vende giornali maoisti
per strada come Sartre, non fa l' autostop in autostrada
come Kerouac e non teme l' assurdo come Beckett (che
lo visita a Parigi nel 1965). Ha orrore del «common
man», della cultura democratica cara a Eschilo
e Mozart. Per reagire all' orrore del secolo assurdo
deve creare un aristocratico dominio artistico che,
nelle polemiche politiche, diventa incubo. Oggi, battendo
il nome Ezra Pound sul motore di ricerca di Internet
Google, si ottiene una sterminata biblioteca di 162.000
voci. Tra queste www.volksfront.com con la propaganda
neonazista di Eric Owens che elogia la critica di
Pound «alla musica americana giudaizzata»
e alla «stampa giudaizzata» e spiega che
Pound si ribellerebbe contro il sogno egualitario
di Martin Luther King e l' uso di carte di credito,
che legano i consumatori ai «banchieri giudei».
Un centro sociale neonazista di Roma è a lui
intitolato. La vendetta della società di massa
arriva al sito www.americanpoems.com dove i Cantos
sono illustrati con la bandiera a stelle e strisce
e la pubblicità della Pepsi-Cola, società
che - Pound ne sarebbe inorridito - ha per presidente
una donna indiana. I pronipoti leggeranno Pound incuranti
delle vicende politiche o vagamente curiosi come noi
nel leggere della fuga dal carcere di Benvenuto Cellini.
A noi la sorte ha dato di leggere, ultima generazione,
i versi più belli del Novecento e trasalire
quando avvertiamo la nostalgia per «Ben»
o il disprezzo razzista per culture scampate a repressione
e genocidio. Cogliamo la grazia caduca dei versi «Se
la brina afferra la tua tenda / Renderai grazie che
la notte è consumata» e sappiamo che
i rimpianti «Ben e Clara» sono Mussolini
e la Petacci nel crepuscolo di Salò. Come l'
opera, così l' intreccio vita-arte che siamo
gli ultimi a percepire, diventa a sorpresa per Pound
un monumento al Novecento, secolo da cui Brecht chiese
perdono, «noi non si poté essere gentili»,
secolo della guerra civile europea 1914- 1989, secolo
delle fedi totalitarie e dei massacri, secolo di cui
noi siamo stati gli ultimi figli e ora siamo gli orfani
smarriti. L' INIZIATIVA LA GRANDE POESIA Da questa
settimana, e per le prossime tre conclusive, l' appuntamento
con l' iniziativa «La Grande Poesia» del
Corriere della Sera viene fatto slittare dal lunedì
al martedì. Domani in edicola con il «Corriere»
si potranno trovare i «Canti Pisani» di
Ezra Pound (a euro 5,90 + il prezzo del quotidiano,
l' acquisto è facoltativo). Al capolavoro del
poeta americano seguiranno nelle prossime settimane
tre volumi dedicati alla Divina Commedia di Dante
Alighieri, con prefazione di Vittorio Sermonti, che
completeranno la collana. Gli ultimi volumi pubblicati
sono stati quelli dedicati a Gabriele d' Annunzio,
Bertolt Brecht, Dino Campana, William Shakespeare,
Salvatore Quasimodo «traduttore» dei lirici
greci, Dylan Thomas e Rainer Maria Rilke.
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