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VANNI
TEODORANI
(
a cura di Anna Teodorani)
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Vanni
Teodorani (1916-1964) ha trascorso intensamente i
47 anni della sua breve vita vivendoli tutti all'insegna
della velocità, quasi presentisse di dover
fare tutto in poco tempo. Marito di Rosina Mussolini,
figlia di Arnaldo, l'amatissimo e mai dimenticato
fratello del Duce, giornalista, direttore del Corriere
Eritreo di Asmara e Cronaca Prealpina di Varese, ha
potuto vivere i dieci anni precedenti al crollo del
1945 trovandosi al centro di ogni avvenimento come
testimone e spesso, specie nelle fasi più tragiche,
come attore.
Dopo l'8 settembre ha ricoperto, nella Repubblica
Sociale Italiana , l'ufficio di capo della Segreteria
Militare del Capo dello Stato, dando valido contributo
alla ricostruzione delle Forze Armate. Sottocapo di
S.M. della Divisione San Marco nei laeger di addestramento
e al fronte, ufficiale superiore addetto al Raggruppamento
Mobile B.N. Come capo della Segreteria Militare così
lo ricorda il noto sindacalista fascista Francesco
Grossi: "Ci conoscemmo e colloquiammo spesso
dei giorni e degli avvenimenti, nonché previsioni,
corruschi che vivevamo, nei quali vendevamo fiducia
più di quanta ne avessimo in proprio. Mi accadeva
talvolta di avere da Vanni la prova della concretezza
di mie intuizioni sulle prospettive future delle sorti
finali della RSI. Vanni era di casa a Villa Feltrinelli,
quindi informato
.non loquace però
anzi riservato. Da questa vigilata riservatezza traevo
convincimento alle mie apprensioni".
In quegli anni come in precedenza Teodorani svolse
molte missioni per il Duce, entrandone in devota dimestichezza.
Mussolini lo adoperò in missioni di fiducia
in Italia e all'estero, nelle Forze Armate, nelle
organizzazioni universitarie e in quelle di Partito.
In questa attività ebbe lunghi e frequenti
contatti con il suo Capo e congiunto servendolo sempre
con assoluta sincerità e leale disinteresse
al punto tale da provocare su di sé assai spesso
il risentimento di personaggi autorevoli dello Stato,
del Governo e del Partito.
Al seguito del Duce venne catturato dai rossi il giorno
27 aprile 1945 a pochi chilometri da Musso (Como)
mentre stava per raggiungere la colonna in sosta latore
dell'estrema possibilità di salvezza da lui
negoziata con l'agente Salvatore Guastoni del Consolato
americano a Berna e con il comandante della Regia
Marina Giovanni Dessy, incaricato del SIM per l'Alta
Italia. La trattativa, alla quale aderisce anche il
colonnello barone Sardagna rappresentante di Cadorna,
prevede la costituzione di una zona neutra in valle
d'Intelvi dove i fascisti avrebbero atteso gli Alleati
per la resa militare. Teodorani cerca quindi di raggiungere
il Duce per esporgli la situazione e sentire la sua
volontà, ma la colonna, alla quale si sono
uniti anche Romualdi e Colombo della "Muti",
viene fermata da una brigata partigiana. Nonostante
le dichiarazioni di Dessy e il lasciapassare dell'agente
americano, i partigiani li mettono tutti al muro.
Nelle confuse trattative di quei momenti, spesso affidate
al caso, Teodorani, messo tre volte al muro e sottoposto
ad ogni sorta di angherie riesce a salvarsi la vita
ed a rientrare a Como. Un ex voto nella Basilica della
Madonna del Monte a Cesena ricorda questo "miracolo".
(E' degno di nota il fatto che la riproduzione di
questo ex voto appare nei volumi curati dalle banche
locali e su tutti i depliant turistici di quella rossa
città!).
Dopo l'aprile '45 rimasto latitante per circa un anno
partecipa attivamente ai movimenti clandestini anticomunisti
del 1945-46, convinto di essere sì un superstite
ma non un rassegnato. Rifiutandosi di considerare
il fascismo, specie della RSI, come una storia negativa
della Nazione da dimenticare e che ai superstiti rimanesse
solo il dovere di recitare il mea culpa perché
causa della tragedia nazionale in corso, rappezzata
dalla "liberazione" grondante sangue fratricida.
Arrestato a Roma e tradotto a Regina Coeli veniva
liberato a seguito amnistia. Dava vita alla Federazione
Nazionale Combattenti Repubblicani, al Comitato RSI
per il quale veniva processato, condannato e assolto
in appello. Militava in tutti gli organismi pronti
a battersi per la rinascita della Patria e per la
pacificazione degli italiani. Furono anni dedicati
alla battaglia durissima per mantenere vivi gli ideali
per i quali nei 600 giorni di passione della RSI aveva
donato i migliori anni di vita tanta parte della gioventù
italiana. "Vanni (sono parole di Vittorio Mussolini)
riuscì a trovare la forza per sopportare il
crollo del nostro ideale , non credette che fosse
finito con il 28 aprile, che l'odio dei nemici potesse
durare tanto a lungo, che gli italiani non potessero
ritrovarsi di nuovo in pace a lavorare per il bene
comune. Sopportò il terrore morale e fisico.
Sofferse, lottò, gridò alto la sua fede,
la sua speranza che l'incubo sarebbe stato breve,
il disastro riparato, il valore riconosciuto, i caduti
rispettati da ambo le parti, la pace tornata fra gli
italiani, ma il buio durò anni, l'odio fu trasmesso
alle generazioni che non avevano conosciuto la guerra
e dura ancora più per ignoranza che per cattiva
memoria".
Primo Siena in un articolo apparso sulla rivista Tradizione
ricorda il clamore che suscitò la fondazione
della Federazione Nazionale Combattenti Repubblicani
quando si scoprì che i combattenti repubblicani
raccolti sotto l'insegna dell'aquila romana ad ali
aperte erano quelli della RSI e non quelli del bando
repubblicano della guerra civile di Spagna e che il
promotore dell'iniziativa era Vanni Teodorani, nipote
del Duce, ecc. ecc.
Direttore del settimanale Asso di Bastoni pubblicò
nel 1954 la prima grande inchiesta sui misteri ancora
irrisolti della morte di Mussolini e diede vita, sempre
su Asso, alla campagna per dare sepoltura cristiana
alla salma di Mussolini, campagna alla quale aderirono
numerosissime personalità della politica, dell'arte
e dello spettacolo. Naturalmente questa campagne fruttarono
al giornale 53 sequestri, 103 denunce e querele, 89
processi.
Negli
ultimi anni di vita Vanni Teodorani coltivò
anche la poesia e dalla raccolta "Oh Signor tu
sia lodato" sono estratte questi versi:
GARDA
Limoni
sotto le bombe,
sole
nella nebbia
fradicia.
Tedeschi
e comunisti,
con la prora
interrata.
Due occhi
fondi come il mare,
cercano
nel lago,
un porto
impossibile.
FUCILAZIONE
Sul lago madido
mi coprirono di sputi.
Tute blu,
cravatte rosse,
mitraglie sovietiche,
pallottole USA.
False madri
bestemmiavano
figli non nati.
Liberali
battevano le mani.
Per tre volte
il muro mi respinse,
risparmiandosi
una morte inutile
di più.
L'Italia
era defunta
da cinque minuti.
SEVIZIATO
Mi hanno
seviziato
e percosso.
Imprigionato
e spogliato.
Calunniato
e rinnegato.
Ma nessuna
sevizia
più tragica
e iniqua
di
una
speranza
disperata.
PROCESSO
La
primavera
chiama
a gioia
feconda.
Giudici
immemori
preferiscono
condannarmi,
per
la centesima
volta.
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