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UN ASSASSINIO
DIMENTICATO!
Exoriari
aliquis nostris ex ossibus ultor (Virgilio)
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Si
oscurò il cielo e la terra.........
.......
si squarciò il velo del Tempio. (
Matteo )
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Il
Sott.Ten. Pilota Valerio Stefanini, (nato a Roma il
25 gennaio 1922) aiutante di campo del Magg. Adriano
Visconti asso dell'aviazione italiana nella 2 guerra
mondiale, fu assassinato, a tradimento, insieme al
suo comandante, dai partigiani il 29 aprile 1945 a
Milano,. Il maggiore Visconti, prigioniero, fu "chiamato"
per conferire con il capo partigiano ed Egli andò
senza timore. Il S. Ten. Stefanini lo accompagnò.
Attraversando il cortile della caserma di Via Vincenzo
Monti, una scarica di mitra li freddò entrambi,
colpendoli alle spalle! La tecnica delle"gloriose
giornate"!
Racconta
il fratello di Valerio, Aldo Stefanini:
"Da
bambini, a quei tempi, 5 anni di differenza erano
molti e quindi Valerio per me non poteva essere un
compagno di giochi, però ricordo che molte
volte mi seguiva nei compiti e quando, da parte mia,
la distrazione si faceva evidente, volava qualche
scapaccione.
Non c'erano rivalità infantili ma anzi un senso
di protezione da parte sua, anche nei momenti più
strani. Lui praticava da tempo iniziato lo sport della
Scherma quando io iniziavo ad affacciarmi a questo
sport. Lui stava finendo il liceo scientifico al "Cavour"
di Roma quando io stavo finendo il ginnasio. Anche
il tipo di scuola era diverso, quindi non potevamo
completarci 1'uno con l'altro. Ricordo la mia presenza
alle sue gare di scherma (foto qui sotto) e la sua
presenza con incitamenti ai miei primi incontri di
scherma. Avevamo lo stesso maestro e la palestra era
la gloriosa "Audace" di Roma che aveva sfornato
atleti olimpionici quali Gaudini, Sarocchi, Lucarelli
ed altri. Mio Padre aveva praticato questo sport,
e lo trasmise a tutti e tre i figli (Alberto, Valerio
e Aldo).

Il suo carattere era molto deciso (lo giustifica anche
il tipo di sport intrapreso), aveva un sensomolto
elevato dell'amicizia e del rispetto dell'avversario,
senza mai cedere a compromessi (odiava l'ipocrisia).
Amava la vita sportiva che praticava anche in altri
settori (nuoto e tuffi).
Parlava spesso di aeronautica e rendeva molto evidente
la sua passione per il volo. Per entrare in Accademia
fece sacrifici enormi, nello studio e nello stato
di salute. Da giovane
aveva sofferto di asma bronchiale periodica. Quando
fu vicino alla visita medica per entrare in aeronautica,
si riempì di medicinali per superare così
il concorso per entrare all'accademia di Caserta.
Amava la divisa e la indossava con orgoglio A quei
tempi, vedere in giro per Roma, un accademista in
compagnia della fidanzata era uno spettacolo oggi
incomprensibile.
Logicamente i miei genitori e la fidanzata Giuliana,
non accolsero volentieri una scelta che a uei tempi
era considerata quanto meno temeraria. Ma Valerio
era così deciso che non fu possibile dissuaderlo.

Valerio aveva nella mente anche un futuro ben chiaro
e precursore dei tempi, legato sempre all'Aeronautica,
- "un giorno - diceva - diventerò pilota
nelle linee aeree per avere un mestiere che assicuri
mio futuro".
Sicuramente, entrando in Accademia, avrà anche
pensato e valutato i rischi ai quali andava incontro
un pilota, specialmente in tempo di guerra, ma mai
avrebbe potuto immaginare quella morte alla quale
sarebbe poi andato incontro.
Della vita in Accademia raccontava che era molto dura,
per la disciplina e per le lunghe lezioni
in aula, ma quando poi raccontava delle esperienze
pratiche sui velivoli, la sua voce si trasformava
a tal punto che trasmetteva le emozioni di quel momento.
In licenza, a Roma, dedicava il suo tempo libero alla
sua ragazza, poi agli amici di liceo, incontrandoli
tutti con grande affetto. Non fece mai nessuna considerazione,
che io rammenti, sull'esito della guerra, forse con
mio padre!
Nati e cresciuti sotto quel regime dove sembrava tutto
funzionare per il meglio (bonifiche, abitazioni per
i lavoratori, il foro Mussolini, conquiste aeree,
lavoro per tutti) a noi sembrava, non comprendendo
il vero valore della libertà, di vivere in
una nazione degna di rispetto di fronte al mondo intero.
In verità non sentii mai considerazioni di
Valerio sulla figura di Mussolini e sul fascismo anche
se, come ripeto, nati in quel periodo non avevamo
il confronto con altri mondi.
Il 7 luglio 1943, effettuò il primo volo da
solo, senza istruttore. Credo che quello sia stato
il più bel momento della sua vita, pilotare
da solo nello spazio del cielo, godere della propria
"libertà" così tanto desiderata.
Quel giorno ci mandò una cartolina con la semplice
frase, che racchiudeva tutti i suoi sentimenti ed
emozioni, "finalmente solo lassù!".
Si susseguirono le dure vicende di guerra, lo sbarco
in Sicilia, i bombardamenti su Roma, la caduta del
Fascismo. Fu allora che l'Accademia fu trasferita
a Forlì per poi spostarsi ancora più
a nord. Valerio voleva quel brevetto di ufficiale
pilota e lo conseguì nel terzo anno di accademia
trasferita al Nord d'Italia.
Valerio aderì alla Repubblica Sociale (RSI)
perché era estremamente coerente e nel suo
animo viveva quello spirito mai spento di amor di
Patria e della parola data nel giuramento all'Aeronautica
italiana. Su ciò si possono fare tutte le deduzioni
più comode, ma è certamente vero che
lui amava la sua terra e la sua Patria e con tale
sentimento ha difeso questo ideale fino all'ultimo
(vedi frase che ha voluto per ricordo della sua morte).
Valerio, insieme ad altri suoi colleghi, fu assegnato
al 1 ° gruppo caccia "Asso di Bastoni"
del comandante Visconti. Per il suo carattere vivace,
l'intelligenza viva, e la sua ottima conoscenza della
lingua tedesca, il Magg. Visconti lo volle come aiutante
di campo ed egli si sentì fortemente legato
al suo comandante tanto da seguirlo ovunque egli volesse,
soprattutto nei colloqui con gli ufficiali tedeschi.
Purtroppo non ci pervennero sue notizie, per tutto
il periodo in cui l'Italia fu divisa in due. Successivamente,
in contatto con i genitori del Magg. Visconti, venimmo
a conoscere la verità sul particolare legame
fra Valerio e il Magg. Visconti e sulla loro morte
solo ad evento concluso grazie alle testimonianze
dei suoi colleghi sopravvissuti.
Dopo il 4 giugno 1944, con l'arrivo degli americani
a Roma, io e i miei genitori non abbiamo più
visto Valerio. Non ricordo che la mia famiglia abbia
avuto sue notizie in quel periodo, qualche rara novità
l'avevamo tramite la famiglia Visconti residente a
Roma.
Nei giorni precedenti la morte di Visconti e Stefanini.
avemmo notizie confortanti da avieri, che erano rientrati
a Roma. i quali assicurarono che dopo la loro liberazione
i partigiani avrebbero rilasciato anche gli ufficiali.
Noi con il cuore pieno di ansia aspettavamo questo
ritorno a casa di Valerio che non si verificò
mai. Dopo qualche giorno venne a casa nostra il parroco
della chiesa Madonna dei Monti e ci comunicò
con parole. che allora ci sembravano assurde ed incomprensibili,
dell'assassinio crudele di Valerio e del Magg. Visconti.
A distanza di poco tempo, sempre dal parroco, ci venne
recapitato un piccolo baule con gli effetti personali
di mio fratello, raccolti dai compagni del 1°
Gruppo e spediti da Don Botto cappellano militare
del gruppo stesso. Credo che quello, specialmente
per i miei genitori. sia stato il momento più
terribile della loro vita. Dover rivedere attraverso
indumenti e cose, la vita spezzata del proprio figlio
ventitreenne. per mano di gente spregiudicata e priva
di ogni sentimento cristiano.
Quell'assassinio fu un atto di estrema "vigliaccheria",
contro chi non aveva mai partecipato a rastrellamenti
di partigiani o violenze contro persone. Il solo compito
che Valerio assolse con lealtà fu quello di
contrastare in volo gli indiscriminati attacchi aerei
contro la popolazione inerme di Milano e provincia;
in difesa quindi della stessa popolazione civile colpita
dai bombardamenti.
Dove erano allora i baldanzosi partigiani che poi
si atteggiarono a eroici vincitori?
Il S.Ten. Fioroni, rientrato dal nord Italia, raccontava
che, durante le ronde intorno all'aeroporto, capitava
di catturare partigiani che tentavano di compiere
atti di sabotaggio. Condotti al comando, per l'interrogatorio.
Qui i partigiani che avrebbero dovuto essere fucilati
immediatamente come sabotatori, si lasciavano andare
ad accorate implorazioni di pietà, unite alla
mostra di foto di mogli e figli, e venivano rilasciati
in libertà dietro promessa di non commettere
nuovamente in tali azioni.
Successivamente queste stesse persone dettero sfogo
a odio e a un desiderio di vendetta senza alcun motivo,
ben diverso dall'atteggiamento sottomesso e implorante
di quando chiedevano benevolenza. Le ricerche sui
motivi e i dettagli della morte dei due valorosi ufficiali
d'Aviazione si sono sempre fermate davanti a un muro
di omertà da parte delle autorità.
Io stesso, quando ero ufficiale dell'Aeronautica,
trovai, all'ufficio del personale, il libretto con
lo stato di servizio di Valerio, che terminava con
queste parole "deceduto a Milano il 29/04/1945",
senza altro commento!
Anche se l'armamento in possesso dei reparti e l'efficienza
di alcuni aerei avrebbero consentito al gruppo Visconti
di resistere ai partigiani, Visconti fu indotto a
negoziare la resa, cedendo ad interventi di parroco
ed altri con la scusa che era meglio arrendersi a
italiani che agli Alleati. Ma non sapeva di avere
a che fare con "partigiani", cioè
guerriglieri senza bandiera e senza disciplina; non
si aveva a che fare con soldati, ma solo "feccia
umana" rabbiosa, irresponsabile e largamente
coperta e protetta sia dagli "Alleati" che
dalle autorità italiane del Sud.
L'odio partigiano voleva cancellare l'ideale rappresentato
dal 1 ° gruppo caccia che, dimostrando coraggio
e amor di patria, seppe contrastare nei cieli, combattendo
uno contro cento, i bombardieri nemici. In uno dei
penultimi combattimenti aerei, il Magg. Visconti fu
abbattuto, salvandosi con il paracadute. Certamente
il Magg. Visconti avrebbe preferito morire in leale
combattimento nei cieli che tanto amava; sicuramente
non avrebbe mai dovuto cedere le armi a dei sanguinari
fuorilegge che consideravano la "parola data"
come carta straccia.

Gli aviatori del 1 ° gruppo caccia avevano alti
e nobili ideali incomprensibili ai partigiani. Essi
avevano improntato la loro vita sulla lealtà
e l'onore, se continuarono a combattere dopo l'8 settembre
fu par la "scelta dell'onore" infangato
da una resa infame!.
La nobile figura del Magg. Visconti, decorato di medaglia
d'argento al valor militare, viene stimata e riconosciuta,
solo dai nemici in guerra. Di fatti la foto del magg.
Visconti è stata inserita tra gli assi della
aviazione di guerra nel museo dell'aria e dello spazio
di Washington. Ciò da la misura dell'interpretazione
storica che in Italia per troppo tempo è stata
stravolta.
Ricordo con estremo dolore quando, insieme a mio padre,
(foto qui appresso) ci recammo a Milano (forse il
1965) unitamente ai genitori di Visconti, per partecipare
alla riesumazione delle salme di Valerio e di Adriano
(Visconti) dalla bellissima tomba. voluta dai colleghi
del gruppo (foto a fianco), sovrastata dalla statua
marmorea rappresentante il famoso centauro alato colpito
in volo da una freccia, per essere inumati. uno vicino
all'altro. per sempre . nel campo X del Cimitero Musocco.
Non feci assistere mio padre all'apertura della tomba,
nella quale mio fratello ormai. era ridotto allo scheletro.
Ricordo ancora che luccicava sul suo corpo la chiusura
lampo del giubbotto di volo. Sono tornato sulla tomba
di mio fratello più volte: l'ultima poco prima
del 29 aprile 2006. Sono rimasto favorevolmente impressionato
da come viene mantenuto il campo X - tutto pulito
ed ordinato, tombe senza fiori, che vengono conservati
nel sacrario, solo una piantina per ciascuna tomba.
In quell'occasione tutte le lapidi erano fasciate
da un nastro tricolore nel quale si leggeva `'il giorno
di Caino".
Ho fatto varie ricerche per sapere quale associazione
mantiene il campo in quelle ottime condizioni, ma
ho avuto risposte vaghe che indirizzavano in personaggi
non pubblicizzati del Comune di Milano che per particolare
simpatia non facevano mancare tale assistenza.
Mio padre, mia sorella Bianca ed io non trovammo mai
la forza di perdonare un atto di tale vigliacca crudeltà
che rinnegava ogni principio di onore: mia madre Anna,
molto religiosa, ricordava sempre di aver perdonato
gli assassini dei due eroi, giustificando il suo atteggiamento
con la sua grande passione Cristiana. Ripeteva spesso
le parole del vangelo "Signore perdona loro che
non sanno quello che fauno!"
Sono tornato al Musocco, i primi tempi quasi ogni
anno, mio padre e mia madre data l'età qualche
volta insieme a mia sorella che essendo la più
grande di quattro fratelli diceva sempre "prima
di morire vorrei tornare sulla tomba di Valerio".
Per parecchio tempo ho pensato che si potesse realizzare
la famosa "pacificazione nazionale" dando
un giusto riconoscimento ai caduti e martiri della
R.S.L. che hanno creduto ed onorato la patria. Mio
padre ha sempre respinto le insistenze di alcuni amici
per sapere se c'era la possibilità di una pensione
di guerra per la morte di Valerio! Abbiamo sperato
per un certo periodo, prima con Almirante poi con
Fini che ci fossero atti concreti per riabilitare
i tanti martiri della RSI. Ma ogni speranza svanì
definitivamente quando l'atteggiamento politico di
Fini prese ben altre direzioni.

1946:
Milano, Cimitero del Musocco: Monumento voluto dai
colleghi di Visconti e Stefanini oggi scomparso
Giugno 2007
Rammento di un tentativo fatto per iscritto da Mazzotti
per dare una lapide al Magg. Visconti, caduta nel
nulla.
Il fatto che anche io sia stato ufficiale dell'A.M.
ha ben altre motivazioni, che si possono ricondurre
alla mia attività sportiva. Certo che quando
rientravo a casa in licenza dalla Scuola di Guerra
Aerea di Firenze, la mia divisa avrà senza
dubbio sollecitato la memoria dei miei genitori ad
altri momenti.
Nominato S.Ten. e destinato allo S.M. A.M. la prima
cosa che feci, come detto prima, cercai in archivio
del ministero, inutilmente, qualche precedente della
vita di Valerio.
Ricordo con più chiarezza quando da ragazzi,
lui più grande di me, andavamo in villeggiatura
a Ladispoli (località balneare vicino Roma)
vedevo come trascorreva le giornate in spiaggia con
i suoi amici, giochi in acqua e la sera farsi belli
per andare a ballare allo stabilimento "Dispari".
Quando ci presentò la sua fidanzata Giuliana,
fu accolta in casa nostra come un quinto figlio. Inoltre
quando passava le licenze a Roma, ci raccontava le
belle esperienze che stava vivendo nell'Accademia
di Caserta.
Il suo sacrificio ha lasciato in me l'immagine di
un uomo d'onore, sensibile e passionale con ideali
che oggi troverebbero posto solo nei racconti del
libro "Cuore" di De Amicis. Spesso mi capita
di pensare a lui e, darei i pochi anni della mia vita
rimasta, per averlo un giorno ancora con me!"
(Aldo
Stefanini)

Milano, Campo 10 del Cimitero del Musocco: le tombe
di Valerio Stefanini e Adriano Visconti
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