|
10
FEBBRAIO: GIORNO DELLA MEMORIA
Exoriari
aliquis nostris ex ossibus ultor (Virgilio)
|
|
CRIMINI
IMPUNITI: LE FOIBE!
|
|
Si
oscurò il cielo e la terra.........
.......
si squarciò il velo del Tempio. (
Matteo )
|
Individui con gli occhi iniettati di sangue e sulla
bocca una smorfia grintosa e sadica, premono i grilletti
dei mitra contro una fila di uomini, donne, sacerdoti
legati gli uni agli altri con del filo di ferro arrugginito
ai margini di una voragine. Questi, con i vestiti
stracciati, i volti segnati do una terribile violenza
subita, cadono in una depressione carsica a forma
di grande conca chiusa, (cavità che diverranno
tristemente famose con il nome di foiba, dei latino
fovèa) precipitano nel baratro sanguinanti,
urlando per il dolore e invocando lo mamma e Dio,
mente gli aguzzini ridono sguaiatamente facendo oscillare
in modo grottesco il baschetto militare con cucita
una stella rossa.
I corpi cadono pesantemente sul fondo della foiba
piena di altri cadaveri, sassi e sterpi, contorcendosi
mentre il filo di ferro incide profondamente i polsi.
I lamenti si fanno sempre più flebili e dall'alto
continuano le risate e gli insulti verso questi poveri
infelici II cielo si oscura, qualcuno chiede al sacerdote
vicino, con una voce che si fa sempre più lontana,
di avere una benedizione, l'assoluzione dai peccati.
II prete con l'abito talare lacerato dai proiettili,
tenta di alzare la mano ma il freddo ferro scende
come una lama in profondità nelle carni e mormora:
"Dio da tempo ti ha
perdonato, perdoni invece quegli uomini che l'odio
etnico ha fatto impazzire e diventare belve feroci.."
E' buio, non posso muovere le gambe, un fitto dolore
alla nuca si fa sempre più lacerante, una giovane
donna rantola, balbetta, prega, cerca disperatamente
conforto, aiuto, una speranza, che non potranno mai
arrivare Vorrei fare qualche cosa. muovermi gridare,
la sete brucia la mia gola mentre sento strani fruscii
e ogni tanto della terra e dei sassi cadono dall'alto.
Apro gli occhi velati e vedo i! cielo coperto di nuvole,
troppo lontano, quasi una luce di speranze impossibile,
penso: "Dio mio perché?"
Mi assalgono i ricordi, rivedo !e mia vita
scorrere come in un film, una sequenza di immagini
che corrono, corrono veloci, troppo veloci, forse
perché il tempo a mia disposizione è
breve
Non provo nessun sentimento né sensazione:
odio, amore, vendetta e perdono sono lontani. Sono
solo ormai, in mezzo o corpi scomposti, occhi sbarrati
e bocche spalancate No! Non ho più paura, tutto
mi sfugge anche gli ultimi avvenimenti vissuti prima
di precipitare in questo abisso che è la tomba
del martirio e della santità. In preda ai fumi
dell'alcol sono penetrati nella mia umile casa di
onesto lavoratore, hanno usato violenza ai miei familiari,
distrutto ogni mio bene e interesse. Si sono divertiti
sadicamente e torturare questo povero corpo, a insultarmi,
beffeggiarmi e chiamarmi: "sporco
italiano".
Non ho subito alcun processo, non ho fatto del male
a nessuno, nessuna accusa pende sui mio capo, ripetevano
ossessivamente: "sei nemico del proletariato
" Quelli che ora sono vicini a me ormai lontani
da questo mondo, hanno percorso con me le strada dei
dolore. "Dove sono i
carnefici.." penso in questi ultimi
istanti di lucidità, "nessuna
persona cristiana potrò mai giustificare, comprendere,
assolvere questi crimini su civili inermi".
La vista si oscura, non vedo più, non sento
più male in nessuna parte dei mio corpo sanguinante,
una pace e un dolce torpore mi invadono e penso all'Italia,
alla mia cara Italia "si ricorderà del
nostro sacrificio?.
II 10 febbraio di ogni anno, Giorno della Memoria,
strappiamo un petalo da un fiore e lasciamo che il
vento lo porti lontano lontano e lo deponga sui luoghi
del martirio di questi fratelli che hanno dato lo
vita per tutti gli italiani.
Giorgio Gaspar
|