RICONOSCIMENTO AL PARTIGIANO!



RICONOSCIMENTO AL PARTIGIANO !
Ricordiamo bene quei tempi… si faceva a gara per sentirsi partecipi della vittoria; contro ogni evidenza si ostentava la "alleanza" con i vincitori e si comperavano bandiere per così dire "composite" cioè una sola bandiera aveva i colori dell' "union jack", le "stelle e strisce", il rosso con la falce e il martello e, con buona pace dei tantissimi altri belligeranti VINCITORI, dalla Grecia alla Francia, dalla Turchia al Brasile alla Nuova Zelanda, al Canadà, Sud Africa, Australia, alla Cina e, magari, anche la Polonia, la quarta bandiera vittoriosa era quella italiana!
La "vittoria" era giusto appannaggio dei valorosi partigiani, i quali, in attesa di passare alla storia (solo quella imposta ai poveri fanciulli italiani perché delle loro gesta manca ogni traccia sui libri di storia di qualsiasi altra nazione), cercavano di accaparrarsi riconoscimenti, diplomi e patacche varie. Occorre dire che gli anglo americani, maestri nell'arte della pacca sulla spalla, non lesinavano vuote parole di compiacimento; dopo tutto erano stati al loro servizio! Ma… (c'è sempre un "ma" se si parla di anglosassoni)… la superba arroganza di questi ultimi non trascurava il disprezzo per i nostri meschini eroi dell' imboscata!
E' noto che dopo ogni "liberazione" di città o anche piccoli comuni, la gente si accalcava per rendere omaggio al vincitore, dichiarare la propria fedeltà e aspettarsi, in cambio di servigi resi, quasi sempre di fantasia, prebende e riconoscimenti. Naturalmente questi riconoscimenti si dovevano concedere sulla fiducia, sulla parola dello scugnizzo napoletano che diceva di aver distrutto con le sue mani uno o più carri armati tedeschi. Se l'Americano si mostrava incredulo, ecco pronto il testimone. La sceneggiata che inizialmente era cominciata a Napoli, si ripetè in ogni città italiana. Se il fascismo peccò per la sovrabbondanza di lustrini e orpelli, l'antifascismo seppe fare dicerto molto di più! Lustrini ed orpelli erano raccattati nella pattumiera cosicché la sceneggiata aveva un tipico aspetto di "ARMATA BRANCALEONE". E' sufficiente guardare le parate militari di quei giorni per rendersene conto!

Ma a questa sceneggiata ecco il padrone americano aggiungere un contentino, un certificato, un diploma, un "pezzo di carta", insomma, che portasse in famiglia gloria imperitura e fosse anche utile quale documento ufficiale per concorsi, posti di lavoro statali, promozioni e così via. Gli Americani e Inglesi non lesinavano questi "riconoscimenti"; il costo era talmente basso e il risultato talmente alto! Solo a volte il governatore di turno si spazientiva come accadde a Napoli dove dopo il 3.000 simo "eroico patriota" che aveva cacciato i tedeschi che erano già in ritirata, l'ufficiale americano disse la parola "BASTA"! e non volle più sapere di diplomi. Ma lo "psychological warfare" ha i suoi schemi e i suoi canoni da rispettare!
Di fatti il camerata Guasti, di Torino, ci ricorda come il generale inglese Alexander, dopo la "liberazione" concesse l'ambitissimo "diploma di riconoscimento" ai partigiani i quali, dopo aver sgomitato per averlo, lo appesero soddisfatti al posto d'onore sulla parete di casa.
Il testo era questo: "SI RICONOSCE LA QUALIFICA DI PARTIGIANO A (nome e cognome) PER AVER SAPUTO COLPIRE ALLE SPALLE IL NEMICO COMUNE".
Ci vollero due anni perché quei fessi capissero che si trattava di una patente di codardia! Nella ricorrenza del 25 aprile 1947, questi diplomi, essendo intanto "l'alleato" divenuto nemico della Russia sovietica e quindi anche della teppa rossa italiana, su invito delle associazioni partigiane, i diplomi, si diceva, furono bruciati sulle pubbliche piazze!
Guasti sospetta, ma noi siamo certi, che ci siano ancora dei cretini fieri e orgogliosi del loro bel "diploma"!
Troppo forte la
tentazione di continuare a credere ai sogni di grandezza a poco prezzo, risultato della demenza collettiva di quei tristi giorni!

Per completezza, si riportano alcuni giudizi che poi ufficialmente furono fermati ma mai smentiti, a prova di ciò che realmente fosse nella mente dei nostri nemici che parte degli italiani si ostinavano a chiamare Alleati e Liberatori.

Riportiamo qui di seguito alcuni giudizi di giornali e radio Alleati quale documento di indubbio interesse storico.

"Abbiamo avuto la prova che gli italiani sono inetti, negatori della loro patria, traditori; pronti a vendersi per quattro pennies. Come hanno tradito i tedeschi possono tradire anche noi. Non fidiamoci di loro." (Wolmer Herrison sull'Observer, 7 luglio 1944)

"Non dobbiamo dimenticare che gli italiani sono stati fino a ieri nemici odiosi e insidiosi. Soltanto con la capitolazione sono diventati nostri "alleati"; oggi devono sgobbare come galeotti". (Sunday express, 17 ottobre 1943)

"Bisogna spendere a Napoli 20 lire per farsi lustrare le scarpe; ma questa è una spesa che facciamo volentieri perché è una bella soddisfazione per noi francesi farsi lustrare le scarpe dagli italiani". (Radio Tunisi, 2 febbraio 1944).

"L'Italia è la nostra terra promessa. Laggiù troveremo a dovizia sole, grano, donne, quelle famose donne procaci che hanno sempre turbato i nostri sonni.. e le faremo nostre". (Spencer W. Howard, Oklaoma News del 11 otttobre 1943)

C'é chi finge di non sapere e non sentire e continua a ricordare i "liberatori" tutte le sere, nelle orazioni di ringraziamento!