UN "ESPROPRIO" COMUNISTA!

"Mio padre fu ucciso il 27 maggio del 1945 da partigiani che nemmeno lo conoscevano. Fu prelevato, infatti, a Torino, dopo essere stato venduto da un affittacamere per settemila lire (quello era il compenso pattuito per una spia). Dopo aver cercato invano notizie del mio papà, dopo aver cercato invano il suo corpo, mia madre e io, allora non ancora adolescente, cercammo di rientrare disperate nella nostra casa di Bologna, in via San Mamolo 76. L'abitazione era stata occupata dal peggiore dei sindaci, cioè da Giuseppe Dozza e famiglia. La nostra casa era completamente arredata, non solo con mobili, ma vi eranoanche quadri, tappeti e altro. Mia madre e io ci trovammo, così, in mezzo alla strada. All'epoca era tutto molto difficile e finimmo in una stanza matrimoniale, presso una famiglia. Quella stanza era, per forza di cose, diventata, nostro malgrado, la nostra casa; vi si mangiava e vi si dormiva. Fu, per noi una vita durissima.
Mia madre, però, nel frattempo, aveva citato in giudizio il capo comunista, che pare sia tanto ben considerato da una parte della Sinistra, la peggiore, sicuramente. E il giorno della vittoria arrivò anche per noi: la causa contro Dozza fu portata davanti al Consiglio di Stato e il suddetto fu spedito fuori da casa nostra.
Purtroppo, non era più la stessa casa: l'arredamento era dimezzato. Grazie per quello che potrà fare affinché la memoria di quell'infamia non sia tanto onorata."

Quanto sopra scritto è una dichiarazione di Adelaide Vannini, figlia del martire Pippo Vannini, fucilato per ignoti motivi, nelle "radiose giornate" della "liberazione"!.