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26
Maggio 2007
S.Messa celebrata al Verano in occasione
del 63° della Battaglia di Anzio-Nettuno
PARA'
.
FOLGORE!!!
Come
un tuono, si
innalza possente il grido di battaglia
dei paracadutisti. Molti non sono
più giovani ma nel loro animo
albergano sentimenti di gioventù,
di fierezza, di orgoglio, di coraggio.
Si commemora la battaglia alle porte
della Città Eterna che, dopo
secoli, 63 anni fa, stava per essere
preda bellica di vandali e di truppe
di ogni colore. Come nelle tristi
memorie dei secoli bui, la città
di Roma tornava ad essere il miraggio
di truppe straniere e selvagge, di
invasori pronti a togliere ogni vestigia
di civiltà per ridurre la città
e l'Italia in loro schiavitù.
Un gruppo di animosi si immolò
come gli Spartani alle Termopili,
sulla via che sembrava spianata per
Inglesi, Americani, Marocchini, e
"simil lordura"! Forti di
una supremazia in armamenti e numero
di combattenti, sostenuti dalla più
potente e incontrastata aviazione,
orde barbare si avventavano sulla
agognata preda. A difenderla un pugno
di eroi usciti dalla leggenda. Abbarbicati
alle scarse asperità della
campagna romana, i paracadutisti del
maggiore Rizzatti contrastarono il
nemico fino all'ultimo permettendo
il deflusso delle truppe che andavano
ad attestarsi su altre linee difensive.
Un paracadutista, il padre Jacques
Yve Pertin, di padre francese combattente
a Nettuno, con amore e zelo di parà,
con l'orgoglio di partecipare alla
cerimonia commemorativa di quella
che egli stesso definisce la parte
migliore d'Italia, ("Grazie molto
per questa bella manifestazione, che
mi fatto vedere "l'anima dell'Italia",
sono le parole di padre Jacques) ha
celebrato la funzione religiosa, secondo
la tradizione Cristiana, Romana e
Latina, terminando poi con un discorso
pieno di fede e di speranza.
Riportiamo il discorso qui di seguito:
"Cari
amici dell'Associazione dei Paracadutisti,
1
- Sono grato al Signor Presidente
del Comitato, Benito Puglia, di avermi
invitato a celebrare la Santa Messa
nell'occasione del 63° anniversario
della Battaglia di Anzio e Nettuno.
Mi sento particolarmente coinvolto
in quanto paracadutista (nel senso
che ne conosco il pericolo e le gioie)
e anche perché mio nonno è
sbarcato a fianco agli americani ad
Anzio ed è anche l'unico ufficiale
sopravvissuto con 16 altri soldati
su 800 che egli comandava.
Ne ha portato le tracce tutta la vita.
2-
Innanzitutto, conoscevo solo una parte
della storia. Adesso la Provvidenza
me ne fa capire un altro lato.
Le radici sono necessarie. La conoscenza
di quello che hanno fatto coloro che
ci hanno preceduti è capitale
per andare avanti.
Nostro Signore Gesù Cristo
ce lo fa capire proprio nella festa
dell'Ascensione.
Torna a suo Padre, alla Patria.
Già, Cicerone diceva che la
Storia è maestra di vita
3-
La Storia di questi caduti ci insegna
specialmente il senso dell'onore;
non disprezzare la parola data, fino
all'ultimo
. se non c'è
la speranza di vincere, adesso c'è
la convinzione di servire la Patria
terrestre e di non tradire l'onore.
Catone diceva: "se perdete tutto,
ricordatevi di conservare l'onore".
(Ita laertius). Filone (Lib. I de
J.H.) dice :"chi cerca l'onore,
deve sapere che cerca anche la tempesta
".
Potremmo applicare ai nostri morti
questa parola di San Paolo: "La
nostra gloria infatti, è questa:
la testimonianza della nostra buona
coscienza
"(2 Cor.1.12).
E noi che rimaniamo qui, come dice
San Tommaso d'Aquino (1°-2ae/2-2),
celebrando la memoria di questi Caduti
e onorandoli, non possiamo dar loro
di più".
("Quasi a non habentibus ad dandum
majus").
4-
"Però, prosegue San Tommaso,
il vero premio della virtù,
è la beatitudine celeste
.
È per il cielo che gli uomini
devono lavorare
"
E perciò, per noi Cristiani,
evocare la memoria dei morti, deve
essere accompagnato dalla preghiera.
Purtroppo, le motivazioni
delle guerre, e specialmente delle
ultime, non sono state virtuose; avendo
spesso richiesto il sacrificio di
numerose vite innocenti che non c'entravano
per niente con i conflitti.
Non dobbiamo dimenticare di pregare
per i nostri Caduti; la Rivelazione
insegna che per essere davanti a Dio,
non bastano le azioni eccezionali,
ci vuole la purezza dell'anima.
La Santa Messa dà il potere
di purificare le anime dei nostri
morti che ne hanno bisogno.
5- Vorrei concludere con questa preghiera
chiamata la Preghiera del Paracadutista,
scritta da un paracadutista francese
Andrea Zirnheld caduto per la Patria
nel 1942:
Mio Dio datemi quello che Vi resta
Datemi quello che non Vi è
mai chiesto.
Non Vi chiedo ne il riposo o la tranquillità,
Ne quella dell'anima, ne quella del
corpo.
Non Vi chiedo la ricchezza, ne il
successo,
e nemmeno la salute;
Tutto ciò, mio Dio, tanti Ve
lo chiedono,
che forse non ce la farete a darmelo.
Datemi, mio Dio, quello che Vi resta.
Datemi, quello che Vi si rifiuta.
Voglio l'insicurezza e la preoccupazione,
voglio la tormenta e il tafferuglio.
Datemelo, mio Dio, definitivamente.
Che sia sicuro, di averli sempre.
Perché non avrò sempre
il coraggio
di chiedervelo.
Datemi, mio Dio, quello che Vi resta.
Datemi quello che gli altri non vogliono.
Ma datemi anche il coraggio
e la forza, e la Fede.
Don
Jacques-Yves Pertin

Parole
bellissime, piene di significato e
di fede, ancor più valide perché
pronunciate dal nipote di un ex-nemico.
Ma quando arriveranno gli "amici"
cioè gli Italiani a comprendere
che quei Caduti sono morti per dare
ad una Italia prostituitasi allo straniero
uno straccio di dignità, un
sussulto di orgoglio, un esempio di
fede e di coraggio?
Quando verranno I presidenti di questa
repubblichetta di finti patrioti a
inginocchiarsi sulle lapidi dei nostri
caduti, i caduti che da El Alamein,
a Castel di decima hanno lasciato
una scia di sangue purissimo, un esempio
di onore e gloria che nessun altro
martoriato popolo ha mai lasciato.
Su quei pochi avamposti a sud di Roma,
mentre la plebaglia si apprestava
a plaudire, ad osannare i conquistatori
e a vendere le proprie mogli e figlie
alla arroganza dei vincitori, un pugno
di eroi preferiva dare la propria
vita anziché vedere lo scempio
di tutto ciò in cui credevano
e che amavano: l'Italia!
A quelle lapidi dovremo continuare
ad andare per indicare ai figli e
nipoti la vera via della salvezza,
la via dell'Onore!
Commemorazione
Eccidio di Codevigo
Domenica
13 maggio alle ore 10.30 sarà
celebrata a Codevigo (Pd) l'annuale
cerimonia commemorativa in ricordo
delle oltre 365 vittime dell'Eccidio
perpetrato tra il 30 aprile ed il
15 maggio del 1945 dai partigiani
comunisti della 28ma brigata Garibaldi
"Mario Gordini", allora
guidata dal noto Presidente "onorario"
dell'Anpi Arrigo Boldrini, il cui
nome di battaglia era: " Compagno
Bulow".
Giunti a Codevigo a fine aprile del
'45, i partigiani di Arrigo Boldrini
cominciarono a "prelevare"
ed arrestare, nelle zone limitrofe,
centinaia di fascisti o presunti tali
che, finita la guerra erano "tornati
a casa" o erano sempre stati
a casa loro. Questi fascisti furono
poi seviziati e massacrati a gruppi
lungo le rive del Brenta e del Bacchiglione.
La stragrande maggioranza degli uccisi
erano operai e braccianti agricoli
ravennati, colpevoli unicamente di
aver aderito alla Repubblica Sociale
Italiana. Le persone prelevate dai
sicari di Boldrini vennero immediatamente
portate a Codevigo, dove furono ammassate
insieme a molti altri prelevati sempre
nelle zone limitrofe. A Codevigo,
dopo essere stati sottoposti a brutali
sevizie e depredati di ogni avere,
i prigionieri vennero fucilati a gruppi
lungo gli argini. Molti di quei corpi
furono portati via dalla corrente
del fiume; altri corpi furono sepolti
sbrigativamente o issati su dei carretti
per essere scaricati nei pressi dei
vari cimiteri della zona. Nella sola
Codevigo verranno rinvenute 104 salme
(77 in un'unica fossa comune), 17
in un'altra fossa a S. Margherita,
12 a Brenta d'Abbà, 15 a S.
Maria, 18 a Ponte di Brenta.
In quei giorni di "caccia al
fascista", particolari attenzioni
vengono riservate agli abitanti del
paese. Sospetti di simpatie fasciste
ed ex appartenenti alle Forze armate
- segnalati molto spesso per motivi
di vendetta personale - vengono prelevati
dalle loro case e condotti nella sede
del CLN (l'attuale municipio) dove
si svolgono i processi contro i fascisti
locali.
Presidente del fantomatico tribunale
è lo stesso Arrigo Boldrini
che ascolta in silenzio le accuse
e le menzogne rivolte ai prigionieri
e poi, sempre in silenzio, emette
il verdetto: pollice in basso, condanna
a morte; pollice in alto - ma accade
di rado - salvezza.
Due esempi valgano per dare l'idea
di come vennero "giustiziati"
i condannati:
Corinna Doardo, maestra elementare.
I partigiani la prelevarono, la sottoposero
a sevizie tali che il medico accertò
che solo un orecchio era rimasto intatto,
la fucilarono e abbandonarono il cadavere
nudo nel cimitero.
Mario Bubola, figlio del podestà
del paese, fu prelevato da casa e
poi torturato. Tentarono di tagliarli
il collo con del filo spinato; gli
fu tagliata la lingua, infilatagli
poi nel taschino della giacca, gli
furono tagliati i testicoli che gli
furono messi in bocca. Fu poi sepolto
in un campo di Erba Medica.
Dopo la
"liberazione", il "comandante"
Arrigo Boldrini, il compagno Bulow,
ex camicia nera, è stato Segretario
Nazionale dell'ANPI (Associazione
Nazionale Partigiani d'Italia) di
cui è attualmente Presidente
onorario, ed ha ricevuto la medaglia
d'oro al valore militare. Più
volte deputato e senatore della Repubblica
nelle file del PCI ,nel 1989 ha aderito
al PDS.
E' doveroso
commemorare l'eccidio di Codevigo.
Il recupero della memoria storica
è un passo essenziale per rendere
giustizia a coloro che sino ad oggi
non l'hanno ancora avuta. La cerimonia,
che vedrà partecipi a Codevigo
le associazioni combattentistiche
della RSI, unirà ancora una
volta i giovani di oggi ed i Combattenti
di allora.
BASTA CON LE FANFARE STONATE!
CELEBRIAMO
QUESTO 25 APRILE!
Il
25 Aprile l'Italia ufficiale celebra
una falsa vittoria e dimentica le
divisioni create dal tradimento e
dalla guerriglia partigiana, con atti
di vero e proprio scempio di valori
umani e cristiani, stravolgimento
della verità e del senso dell'onore.
Noi,
nostalgici incurabili, dopo 62 anni
dalla fine della guerra persa, ricordiamo
e celebriamo la data del 25 Aprile
1943, la "Pasqua di Sangue",
quando giovani italiani, in nome dell'ideale
di Patria, sacrificarono la vita,
combattendo un nemico dieci volte
più forte, per la rinascita morale
e civile del popolo italiano e per
la difesa dei valori ideali che l'hanno
reso nei secoli protagonista della
storia della civiltà.
Il
25 Aprile 1945, invece, fu giorno
di sacrificio e di martirio per migliaia
di giovani italiani e italiane che
non sia adattarono al cambiamento
di bandiera e preferirono immolare
la propria vita all'ideale di Patria
a cui erano stati educati.
Quale
coincidenza; lo stesso giorno di due anni prima, l'esempio del
martirio fu dato da un umile volontario del Battaglione Giovani
Fascisti che coscientemente si votò al sacrificio supremo.
Si chiamava
Stefano David, figlio di umili contadini, muratore a 11 anni, anima
pura, malata d'amor di Patria!
Quando,
l'Italia entrò in guerra era appena adolescente ma sentì imperioso e
potente il richiamo della Grande Madre. Con altri Giovani Figli,
Stefano fu pronto al soccorso: sapeva che quando il cannone tuona é
la voce della Patria che chiama! E così, modesto e timido
all'apparenza ma con il cuore e la mente d'acciaio, Stefano David si
batté, con gli altri Giovani Fascisti, a Bir el Gobi, a Siwa ed
infine a Diez Srafi in Tunisia.
Fu lì che
Stefano David colse la palma del martirio: comandante della II compagnia
del I battaglione G.G. F.F., David, con pochi Volontari, difese una
posizione avanzata a quota 141 finché caddero tutti i suoi camerati e
restò solo a combattere accanitamente. Invitato ad arrendersi rifiutò
finché ferito gravemente fu fatto prigioniero.
Sorgeva
l'alba del 25 Aprile 1943, giorno di Pasqua! Gli inglesi per poter
passare, con le armi puntate alla schiena, sospinsero David, stordito
e barcollante per le ferite, verso le postazioni tenute dai G.G.F.F.
Accortosi
che i camerati, felici di vederlo, gli andavano incontro per
soccorerlo, Stefano David non esitò a urlare i suoi ordini:
"Seconda compagnia...
Fuoco!..Fuoco!.. Sono nemici!."
Gli Inglesi
allora si fecero avanti sparando ma una pioggia di fuoco li accolse
avvolgendo il nemico e l'Eroe in un abbraccio mortale.
Stefano
David é il simbolo di quell'amor di Patria che dai martiri
risorgimentali ad Enrico Toti, a Ettore Muti, a Carlo Borsani ed a
migliaia di altre figure epiche della nostra storia, costellano il
cielo degli Eroi di questa Italia bella e sfortunata. A questi
simboli dovrà necessariamente tornare la gioventù Italiana per
ritrovare la strada della rinascita.
Stefano
David, ed altri Martiri come lui, non hanno avuto la rinomanza di
Leonida solo perché ai vinti non é stato finora concesso di parlare.
Ma giorno verrà quando sul colle di quota 141
"ove, morendo, si sottrasse
da morte il sacro stuolo"......un nuovo Italico Vate potrà
cantare : "Beatissimi Voi, .. ch'offriste il petto alle nemiche
lance per amor di Colei ch'al Sol Vi diede..."
La data del
25 Aprile rappresenti, quindi, per chi é ancora malato di amor di
Patria e crede nei suoi valori, un giorno di memoria e riflessione
che ricordi a tutti gli Italiani, il significato vero del
Combattimento e della Vittoria, il senso della Fede pura che prevale
sulla natura umana e terrena, dell'Ideale sublime sul materialismo;
sia questo il giorno del Martirio e del Sacrificio purificante! Nel
vortice distruttivo di una immane lotta, decine di migliaia di
giovani, ignari del tradimento che si andava consumando, seppero
mostrare coraggio, fede, abnegazione, forza d'animo. Furono loro i
seguaci delle epopee garibadine, furono loro gli eredi legittimi
degli arditi del Carso, furono loro i combattenti puri di una guerra
che diventava ogni giorno più sporca e vile, dove loschi individui
costruivano le loro turpi fortune sulle disgrazie della Patria!
Seguendo
l'esempio di Stefano David, nell'ora della disgrazia della Patria, i
martiri fanciulli scelsero la via del sacrificio abbandonando i
banchi di scuola; lasciarono il fucilino giocattolo per fare gli
Uomini con un fucile vero. Che fortezza di decisioni, che purità di
fede e di vita ci comunicano questi Martiri, questi Eroi bambini che,
lasciarono la loro mamma cara e benedetta e scomparvero, chiamati da
quell'altra mamma, ancor più amata e benedetta, che si chiama Italia!
Esattamente
due anni dopo il sacrificio di Stefano David, migliaia di giovinetti
Eroi furono condotti, innocenti agnelli sacrificali, all'altare di un
mostruoso e sanguinario dio pagano, al mattatoio dove turpi individui
sfogarono su di loro la loro bestialità e la loro insaziabile sete di
sangue.
Queste
anime purissime passarono dai libri di studio all'ultima trincea, dal
banco di scuola all'ara del supplizio dove furono i più forti:
morirono cantando e perdonando i loro carnefici e torturatori,
insegnando che l'eroismo non sta nel saper uccidere ma nel saper
morire.
L'unica
macchia che tinse la loro coscienza fu di sangue, del loro sangue!
"Adeste fideles"...
Venite o fedeli a venerare le tombe dei tanti Martiri ignoti; pregate
quelle anime purissime perché ci ottengano il miracolo della
resurrezione della Patria.
Perché
l'Italia risorga é necessario che gli italiani ciechi vedano, che i
vili riprendano coraggio, che gli ignoranti sappiano, che i corrotti
si ravvedano, che i persecutori si inginocchino davanti alle loro
Vittime, chiedendo perdono agli stessi Martiri che loro uccisero
spietatamente abbandonandone i cadaveri ai cani o bruciandoli, spesso
vivi, come rovi.
Quando i
Martiri e gli Eroi saranno nuovamente additati come simboli, maestri
e guida delle generazioni future, solo allora l'Italia avra sanato le
sue ferite e riacquistato pienamente la sua dignità di nazione e il
suo rango di popolo civile.
Come i seguaci
di Cristo superarono i vincoli della carne per testimoniare il loro
credo, così il sangue consapevolmente versato da migliaia e migliaia
di giovani Italiani il 25 Aprile 1945 fu testimonianza di amore
sublime per quegli ideali che sessant'anni di oppressione
materialista hanno inteso distruggere. Tale patrimonio di cultura e
di fede dei martiri della R.S.I. va proposto ai giovani con lo stesso
zelo che caratterizzò l'opera dei nostri grandi Vati e degli Apostoli
Risorgimentali; esso va preservato e celebrato.
Celebriamo
dunque il 25 Aprile come il giorno della Vittoria dei Martiri, la Vittoria della
Fede, la Vittoria
dell'Italia! Il 25 Aprile di Stefano David e di chi, come Lui, tenne
fede alla propria Dignità e Coerenza, ai propri Ideali, alla propria
Patria!
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