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Predappio: oltre diecimila persone
per ricordare
la Marcia su Roma
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PREDAPPIO – Diecimila persone, forse anche qualcosa di più. Partecipazione oltre le aspettative domenica a Predappio per le celebrazioni dell’85° anniversario della Marcia su Roma, l’evento con il quale 85 anni fa Benito Mussolini di fatto prese in mano il governo del paese. Il momento più atteso della giornata è stato la recita del rosario della Madonna del Fascio davanti alla cripta del cimitero di San Cassiano dove sono custodite le spoglie del Duce. Affari d’oro per i ristoranti.
Tutto esaurito ovunque, viabilità in tilt e superlavoro per i vigili urbani, impegnati a smistare il traffico e a dare informazioni alle migliaia di persone intervenute. Tra i tanti numeri della giornata impressiona, ad esempio, il numero di pullman: ben ottanta, provenienti da tutta Italia. |
CAMPO
DELLA MEMORIA DI NETTUNO
Sacrario
dei Caduti della Repubblica Sociale Italiana
1943-1945

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LA
COSIDDETTA "PACIFICAZIONE NAZIONALE"
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"Il
Sindaco di Milano Letizia Moratti propone di
riunire in un unico sacrario le spoglie di tutti
i combattenti della guerra civile Italiana del
1943/45 sullesempio della Spagna di Franco
che, a guerra finita (che fu ben peggiore e
cruenta di quella italiana), fece riposare le
vittime di entrambe le parti in un unico grande
cimitero, "La Valle dei Caduti".
La proposta della Moratti é apprezzabile
e condivisibile nello spirito che va nellauspicata
direzione del superamento delle divisioni e
per una memoria condivisa ma, temo,
sia irrealizzabile. Nonostante siano passati
oltre sessantanni le posizioni di entrambe
le parti sono rimaste immutate, soprattutto
da parte antifascista. Sappiamo tutti che durante
quei terribili anni ci sono stati atti di violenza
gratuita e disumana, sia da una parte sia dallaltra,
ma mentre i crimini fascisti ci sono ricordati
e ben documentati ad ogni piè sospinto,
delle nefandezze dei partigiani, compiute soprattutto
a guerra finita, si preferisce spesso sorvolare
e questo provoca, comprensibilmente, il risentimento
di coloro che combatterono dallaltra parte.
Ci sono voluti i libri di Gianpaolo Pansa sullaltra
faccia della resistenza, quella meno nobile,
per far conoscere al grande pubblico cosa fu
la guerra partigiana, eppure durante le celebrazioni
ufficiali del 25 aprile, dal Presidente della
Repubblica al Sindaco di paese, di quei fatti
dolorosi non se ne fa cenno, per non ombrare
il mito della resistenza a cui, peraltro, una
parte politica deve le sue fortune. Per motivi
anagrafici non ho vissuto quei terribili anni,
ma ho letto e ascoltato molto e sono convinto
che anche coloro che caddero della "parte
sbagliata", i combattenti della Repubblica
Sociale Italiana (e per favore non continuiamo
a chiamarli con il termine dispregiativo di
repubblichini), meritino rispetto
e considerazione, almeno coloro che si batterono
volontari e in perfetta buona fede, ben sapendo
di andare a perdere. Anche loro sono morti per
l'Italia. Come riconosciamo i partigiani comunisti
che lottarono per laffermazione dei loro
ideali, pur essendo questi in contrasto con
i principi di libertà e democrazia (di
cui troppo spesso ci si riempie la bocca), allo
stesso modo dobbiamo rispettare coloro che scelsero,
in assoluta libertà e consapevolezza,
di seguire Mussolini nella sua ultima battaglia.
Quando, sia da parte partigiana sia da parte
fascista, ci sarà il reciproco riconoscimento
dei propri errori, senza abiure e con il massimo
rispetto per lavversario di ieri, quando
la speculazione politica verrà messa
alla porta e al 25 aprile sarà dato un
altro significato, allora, solo allora, potremo
parlare di pacificazione nazionale e di memoria
condivisa e finalmente Fascismo e Resistenza
potranno essere consegnati alla Storia, quella
vera."
Gianfredo
Ruggiero, presidente Circolo Excalibur - Varese
Rispondiamo
a nome dei Combattenti della gloriosa R.S.I.:
Prima di parlare di pacificazione, ci deve essere
un chiarimento..
Parlare di "guerra civile", anche da
parte di esponenti di destra, é fondamentalmente
sbagliato. Guerra civile é guerra di
fazioni.. Bianchi contro I Neri, Montecchi contro
Capuleti, Guelfi contro i Ghibellini, Nordisti
contro i Sudisti, Seguaci di Franco contro i
repubblicani comunisti.
In Italia, una forma di "guerra civile" poteva
esserci stata (per fortuna non disastrosa ne
con stragi di innocenti) nel 1919 - 1922, ma
non nel 1943 - 1945.
La
guerra partigiana non aveva gli stessi connotati..
e non possiamo non ripeterlo all'infinito..... in
quanto i partigiani combattevano a favore degli
anglo-russo-americani considerandoli "alleati"
e "liberatori"; erano da questi pagati,
armati e comandati.
Noi della RSI non volevamo combattere altri
italiani; non era nelle nostre intenzioni, non
era nei nostri programmi. Noi non chiamavamo
i volontari a combattere il comunismo a favore
del fascismo ma a combattere gli invasori ed
a tener fede alla parola data cioè ai
patti di Alleanza firmati con la Germania.
Se avessimo combattuto i partigiani, questi
non avrebbero avuto tregua ne scampo.... sempre che si fosse riusciti a trovarli, lesti com'erano a dileguarsi quando non a sconfinare in Svizzera!
Noi
combattenti della R.S.I.combattevamo
e volevamo combattere il nemico che dall'inizio
della guerra in poi era la coalizione anglo-americana-sovietica.
Punto.
Noi non accettavamo che un governo vigliacco e furbescamente
opportunista cercasse di combattere contro gli
alleati tedeschi dopo aver dichiarato di non
essere in grado di combattere contro i nemici
con i quali eravamo in guerra. Tutto quì.
Il nostro era un tentativo disperato di combattere
fino alla fine, non passare per traditori e
dare la vita per quell'ideale di Patria al quale
eravamo stati educati.. Nello spirito dell'onore
militare, nello spirito del combattente valoroso
e non codardo, per un ideale che ci aveva visto
protagonisti della storia del mondo.. per rispetto
a coloro che erano Caduti durante tre anni di
durissima lotta e che vegliavano in spirito
nelle tombe della Marmarica, degli altipiani
etiopici, nelle steppe della Russia, negli abissi
degli oceani.
La guerriglia dei partigiani (ogni guerriglia
é, di per se, vigliacca e impietosa,
non fa parte del bagaglio del fascista e del
combattente della RSI) aveva altri scopi che
non erano neppur lontanamente paragonabili ai
nostri... Noi non lottavamo per riconquistare
il potere .. come facevano gli antifascisti
di tradizione, non combattevamo con l'obiettivo
o la speranza di sovvertire la nazione Italia
facendola diventare comunista..
Noi volevamo solo che l'Italia fosse Italia
anche se non più fascista. Eravamo disposti
a lasciar perdere l'esperienza esaltante (in
senso patriottico, secondo gli ideali risorgimentali
e garibaldini che volevano una Italia Grande
e Potente!) di 22 anni di fascismo pur di salvare
l'onore e la bandiera della nostra Patria.
Si deve partire da questi principi per capire
cosa é stata la R.S.I.! Quindi niente
guerra civile.. ma guerra di opposizione alla
resa incondizionata, al disonore, alla vigliaccheria,
alla pusillanimità di chi diceva; "chi
t'ho ffa fa.." al "Franza o Spagna
basta che se magna", al concetto che fosse
più importante "portare la ghirba
a casa".. ecc. ecc. Guerra per un ideale
che si può solo paragonare alla tradizione
del "bushido" giapponese. Meglio la
morte che il disonore! E la resa é disonore
per un combattente.. Quindi meglio morire combattendo
che arrendersi.
Gli Spartani non fuggirono ne si arresero alle Termopili
ma si fecero ammazzare combattendo e, per la
storia, furono loro i vincitori! La tradizione antica insegnava che le madri raccomandavano ai loro figli: "Con lo scudo o sullo scudo"!
Questa é stata la RSI!!
Come fare un parallelo e rispettare coloro che,
al contrario, combattevano (se combattere si
può chiamare l'imboscata e l'assassinio alle spalle):
1) per un avvenire comunista, quindi un obiettivo ideologico e di parte;
2) per riacquistare le posizioni di potere perdute
nel 1922;
3) per collaborare con gli anglo-americani venendo
da questi lautamente PAGATI!;
4) per scansare il pericolo del combattimento,
per cui moltissimi partigiani erano solo (in
massima parte lo erano) dei renitenti alla leva
e non avevano la minima intenzione di combattere
da nessuna parte..
In quali file si nascondevano i vigliacchi..
quelli che in tutte le guerre e in tutti gli
eserciti fanno capriole per non partire, per
non andare al fronte, per imboscarsi in servizi
di fureria o di distretto o altro.. posti lontani
dal rischio..? Dove militavano costoro?? Non
certo nelle file repubblicane dove la morte
era in agguato anche se si andava a passeggio
con la ragazza quando si era in libera uscita;
quando a volte la stessa ragazza era una "staffetta"
che, con nessun rischio, aveva il compito di
portare il "moroso" dietro un vicolo
dove quattro assassini sparavano a bruciapelo
e coraggiosamente scappavano..
Comunque passi (e non passa in realtà)
per la guerra partigiana.. Ma le efferatezze,
le stragi, le torture, le epurazioni, i millenni
di carcere scontati dai fascisti della RSI...
DOPO la cosiddetta liberazione ... quei morti
di cui il Pansa ha solo appena appena accenato
(20.000 forse 30.000 quando si sa che furono
più di centomila) giustificando le efferatezze
con la continua espressione che si trattasse
di "regolamento di conti".. ma di
che parla il Pansa? Ma quali conti erano da
regolare?? Allora quelle persecuzioni, al cui confronto il "terrore" della rivoluzione francese si può definire "legalitario", le dobbiamo considerare crimini nazisti o crimini democratici?
I Partigiani combattevano per il
nemico.. e basta.. Tradivano la Patria, forse
ingenuamente, credendo di poter essere accettati
in una ipotetica, sognata, inventata.. ALLEANZA
che non esisteva. Il nemico rimase nemico e
come tale, da vincitore, ci impose una pace
che peggio non si sarebbe potuto concepire neppure lontanamente..
Allora la loro collaborazione (tradimento verso
la Patria) con il nemico quali risultati ha
portato? La perdita dell'onore e della dignità
per cominciare.. la perdita delle colonie, la
perdita della libertà come nazione con
pesanti limitazioni negli armamenti e nella
nostra indipendenza e libertà d'azione,
la perdita di territori italiani come L'Istria,
la Dalmazia, la Venezia Giulia ed altri territori
al confine francese, la perdita del Dodecanneso
che era italiano dalla prima guerra mondiale..
la consegna della nostra flotta al nemico che
se la spartì come una vincita al tavolo
da gioco.. due incrociatori pesanti alla Russia,
altre navi da battaglia all'America, una nave
da battaglia perfino alla Grecia... Allora chi
era dalla parte sbagliata? Noi che combattevamo
contro gli americani o chi collaborava con costoro
per porre l'Italia in catene e trascinarla al
banco dei vinti??
Nella ipotesi che i "partigiani" abbiano
combattuto in buona fede.., e sicuramente ce
ne sono stati di quelli in buona fede, non si può non chieder
loro.. cosa avete ottenuto in cambio della sconfitta
dell'Italia alla quale sconfitta voi avete dato
il vostro vile contributo? Non potendo dire
che l'Italia, per loro merito, ha vinto la guerra
.. rispondono che hanno riportato la democrazia..
e la libertà.. Ma questo é falso..
Il fascismo era già caduto prima della guerra partigiana.. e
se non fosse stato per la resa con disonore..
non sarebbe ritornato.. Avremmo perso la guerra
e mantenuto almeno l'onore.. La Democrazia in
ogni caso ci é stata imposta perché
(lo si può vedere anche dall'analoga
'esperienza recentissima in Iraq) gli americani
impongono un governo democratico che loro sanno
di poter controllare. L'Italia aveva una commissione
di controllo (Allied Control Commission) che cessò di esistere solo dopo la firma del trattato di pace del febbraio 1947! Come anche l'Iraq ha oggi una commissione
di controllo.. Con la resa disonorevole l'Italia perse la Libertà e non l'ha mai più
avuta da allora.... Se gli anglo-americani avessero
voluto un governo diverso.. per es. un governo
militare come in Pakistan o come Pinochet in
Chile.. l'avrebbero imposto senza problemi..
Difatti, per qualche tempo, vollero Badoglio
al potere quale garante delle condizioni di
resa; gli imposero di dichiarare guerra alla
Germania e al Giappone, gli imposero tutto ciò
che volevano senza aspettare che dicesse si
o no e alla fine gli imposero di andarsene a
favore di un governo i cui membri erano stati
scelti accuratamente ed
oculatamente in base ad accordi fra gli Alleati
(anglo-russo americani). Imposero al Re d'Italia
di abdicare e, solo dopo lunghe e piagnucolose
tergiversazioni, decisero per la luogotenenza.
Le decisioni erano tutte e solo della Commissione
Alleata di Controllo esattamente come ora in
Iraq. Esiste qualche demente o imbecille che
può dire che il governo Iraqeno é
un governo libero e indipendente? Proprio NO..
Così nella Italia "liberata"
e I partigiani si dovevano fottere!
Allora prima cerchiamo di chiarire queste cose
importanti e poi si renda omaggio ai combattenti
della RSI-- e lasciamo perdere la pacificazione
perché da parte nostra non c'é
mai stata animosità verso altri italiani
neanche quei vigliacchi che sparavano alle spalle
come qualsiasi altro terrorista delle Brigate
Rosse e scappavano da irresponsabili.. quando c'era sentore di rappresaglie...
Mai una rappresaglia fu evitata o ostacolata
dai partigiani che scappavano lasciando nelle
peste la popolazione civile.. MAI!!!!
Che equiparazione può esserci fra noi
e i partigiani??
Il
"webmaster"
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USQUE
TANDEM ?
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QUALCHE
RIGA SULLA STRAGE DI MARZABOTTO
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Fino
a quando dovremo sentirci incolpare per la strage
di Marzabotto? Si
perché gira gira, quando si parla di
responsabilità dei nazisti,
in realtà ci si riferisce ai nazi con
l'aggiunta di fascisti.. e fascisti erano poi
i "repubblichini" e così discorrendo
alla fine tutte le colpe erano, sono e saranno
di Mussolini e dei servi del tedesco invasore....
Quanto a lungo dovrà ancora durare questa
tragica menzogna? Questa farsa di pessimo gusto
e ancor peggior aiuto alla storia e alla conoscenza
dei fatti?
Incolpare i "nazifascisti" (cioé
alla fine NOI combattenti della R.S.I.) delle
stragi commesse dai tedeschi (i quali, sibadi
bene, erano certamente spietati ma assolutamente
non più spietati di quanto lo siano stati
Inglesi, Americani, Sovietici, Jugoslavi ed
altri fra cui gli stessi italiani) come ritorsione
per atti di sabotaggio o rappresaglie come reazione
ad attacchi proditori di partigiani, equivale
a incolpare i Badogliani e partigiani delle
colpe certamente più mostruose, più
criminali, più crudeli e compiute su
più vasta scala dai padroni dei partigiani!
Il "body count", per parlare un linguaggio
caro agli antifascisti militanti, é tremendamente
a svantaggio dei "vincitori"! Lo si
può osservare anche adesso dal comportamento
tenuto dai conquistatori- liberatori nelle recenti
avventure militari in Medio Oriente. Un morto
americano ha un peso pressochè infinito;
migliaia di innocenti vittime di nazionalità
araba non valgono nulla e se muoiono é
colpa loro.
La stessa situazione si é verificata
durante la II guerra mondiale. I morti per bombardamenti
al fosforo, con innocenti vecchi donne e bambini
trasformati in torce umane, sono meno deplorevoli
dei morti di Marzabotto? Vogliamo stabilire
quanti morti per mano "alleata" debbano
bilanciare un solo morto per mano "nazi-fascista"?
Finchè l'equivalenza non viene stabilita
non si potrà mai decidere una parità
di valuta, una contabilità di morti da
onorare o deprecare, una sentenza di colpa da
scontare. Finora questa valutazione non é
stata mai fatta. I 500 bambini di scuola elementare
morti a Gorla non valgono nulla; la colpa é
loro perché andavano a scuola invece
di fare sega (o meglio "bigiare" visto
che erano di Milano!). I 15 partigiani fucilati
a Piazzale Loreto come rappresaglia per la bomba
fatta esplodere a viale Abruzzi, bomba che uccise
4 tedeschi e nove civili italiani, invece, valevano
circa quattro volte più dei "fascisti"
tanto é vero che i cadaveri di Mussolini,
di tutto il governo della R.S.I. e di altri
furono esposti per vendetta della precedente
rappresaglia proprio a Piazzale Loreto e le
cifre indicano appunto un rapporto di uno a
quattro. Se poi dovessero contarsi anche i tanti
morti ammazzati successivamente alla "liberazione",
confrontato con i "martiri della libertà"
caduti nel periodo della lotta partigiana, il
rapporto si gonfierebbe oltremisura superando
la cifra di dieci o venti fascisti per ogni
antifascista. Esclusi dal conteggio sarebbero
comunque i famosi 500 alunni della strage di
Gorla, così come i tanti morti per bombardamenti
alleati (friendly fire? fuoco amico?). Quei
morti su quale piatto della bilancia vanno messi?
Per ora nessuno "se li fila" ma occorrerebbe
dar loro un peso e anche una bandiera. Sono
morti combattendo per la libertà o combattendo
per la schiavitù? (Come é noto
i renitenti alla leva che scappavano in montagna
combattevano eroicamente per la libertà
mentre i soldati in divisa che affrontarono
il nemico sul fronte di Anzio Nettuno difendevano
strenuamente per la schiavitù!).
Forse, perfettamente consci di questa disparità
numerica, l'antifascismo in servizio permanente
va a caccia di morti da schierare dalla sua
parte. E' così che si sta cercando di
far diventare antifascisti e "resistenti"
i soldati italiani di Cefalonia, i caduti alla
Montagnola e a Porta S. Paolo, i 3.000 filo-titini
della "Garibaldi" (dimenticando che
le due divisioni Venezia e Taurinense avevano
ventimila effettivi di cui quasi tutti gli ufficiali
furono passati per le armi dai titini stessi;
sono questi morti fascisti? "fuoco amico"?)
ed altri inconsci attori di episodi e tragedie
minori .
Tornando alla strage di Marzabotto, anche quì
si cerca di ingigantire il totale dei morti
nel tentativo di fare una più "bella
figura" se l'assurdo dire fosse permesso!
La cifra-simbolo, 1.830 vittime dei nazisti,
nasce da calcoli errati: i caduti furono 750.
A dichiarare la verità è il parroco
don Zanini: "Ci sembrano già tanti,
tanti, tanti questi morti. Perché aggiungerne?
L'identità delle vittime non conta? Non
possiamo accettarlo, per rispetto ai caduti"
Così
si legge nell'articolo: "Marzabotto, quei
mille morti "fantasma" - da Marzabotto
(Bologna), di Antonio Giorgi
"La recente sentenza del tribunale militare
della Spezia che ha condannato alcuni militari
tedeschi per le stragi avvenute nella zona di
Marzabotto tra il 29 settembre e il primo ottobre
1944 ha indotto i media a riportare con enfasi
un numero di vittime di quella feroce stagione
di repressione - 1.830 - che l'indagine storiografica
e le ricerche di archivio ritengono frutto di
calcoli approssimativi, se non peggio. Con il
rischio che un dato falso ripetuto per lungo
tempo assuma la connotazione di una verità
consacrata dalla storia. Quante furono dunque
le vittime delle stragi di Marzabotto? Dire
stragi è corretto: si trattò di
episodi che investirono decine di minuscole
frazioni di montagna su un arco temporale di
tre giorni, duranti i quali si scatenò
la furia non solo di reparti di SS ma anche
di formazioni della Wehrmacht e di mongoli.
Le vittime - anziani, donne, bambini - furono
circa 750, un prezzo in vite umane enorme per
un piccolo lembo di montagna bolognese tra le
valli del Reno e del Setta, un tributo di sangue
innocente davanti al quale occorre inchinarsi
trasmettendone la memoria ai posteri, con l'impegno
morale di non dimenticare. Aggiungere però
altri mille e più caduti non fa chiarezza
né rende giustizia a chi è stato
stroncato dal piombo nazista.
In realtà a Marzabotto da una decina
di anni si riconosce e si dà per assodato
che le vittime siano state circa 800. Alcuni
storici e molti operatori dell'informazione
giornalistica restano però tenacemente
abbarbicati a quella cifra di 1.830 che figura
anche nella motivazione della concessione della
medaglia d'oro al comune bolognese. La redazione
di un elenco nominativo delle vittime (purtroppo
solo nel 1995) ha consentito di porre dei punti
fermi. Ma c'è chi a demolire con un paziente
lavoro di ricerca il dato di 1.830 morti aveva
provveduto molto tempo prima.
Don Dario Zanini è oggi parroco di Sasso
Marconi, ai margini del Monte Sole epicentro
dell'offensiva nazista. All'epoca Zanini, ventenne,
abitava a Rioveggio, val di Setta. Nell'eccidio
ha perduto quattro cugini. "Gli alleati
erano a due passi, i tedeschi retrocedevano,
volevano mantenere libere le due strade e le
due ferrovie lungo il Reno e lungo il torrente
Setta. Tra i corsi d'acqua si incuneava il Monte
Sole, impenetrabile, niente strade, tanti borghi
di poche case e casolari isolati, un'area divisa
tra i comuni di Marzabotto, Grizzana e Monzuno.
Sul Monte Sole operava una formazione di partigiani
rossi e già c'erano state rappresaglie
a seguito di azioni della resistenza".
Fin qui era la drammatica, tragica normalità
della guerra partigiana, che coinvolgeva inevitabilmente
- come altrove - i civili. A fine settembre
1944 l'eccidio, orrendo. Subito dopo cominciarono
a piovere le granate alleate che costrinsero
i pochi superstiti a sfollare.
"I tedeschi - racconta don Zanini
- volevano ritirarsi senza essere disturbati
dai partigiani. Inviarono una delegazione a
trattare una tregua, ma i componenti non fecero
ritorno. Una rappresaglia massiccia fu ordinata
dal maresciallo Kesselring al generale Simon,
capo di una divisione SS che operava sulla Linea
Gotica. L'ordine fu trasmesso a vari reparti
- compreso quello di Reder che personalmente
non si trovava in zona - dal maggiore Loos,
coordinatore strategico dell'intervento. I tedeschi
penetrarono tra i due fiumi, non trovarono i
partigiani rifugiatisi nelle forre più
inaccessibili del Monte Sole e si scatenarono
per tre giorni su ogni essere umano, ritenendolo
complice dei resistenti.
Tra i morti si contarono anche cinque preti,
don Ubaldo Marchioni (ucciso da uomini di Reder
nella sua chiesa mentre pregava con i fedeli
terrorizzati), don Giovanni Fornasini, don Ferdinando
Casagrande, il dehoniano Martino Capelli e il
salesiano Elia Comini. Per tutti è avviato
il processo di beatificazione. Poi la guerra
finisce, gli sfollati ritornano alla spicciolata.
A Marzabotto si fa qualche calcolo, si valuta
la differenza tra i presenti nel '44 e i rientra
ti. Un lavoro complesso. Il 30 settembre 1945
tale Silvano Bonelli, incaricato dal comune
di stendere una prima relazione sulla strage,
dice testualmente: "1.830 sono i caduti
del nostro comune e dei comuni vicini finora
accertati".
"L'errore nasce qui, qui è il
peccato originale di una ricerca che inseriva
tra le vittime anche coloro che per una ragione
o per l'altra non erano rientrati oppure erano
deceduti in altre circostanze. Una negligenza
maliziosa - sostiene don Zanini - ha
poi impedito che per cinquant'anni si facesse
un elenco nominativo degli uccisi. Ma io alla
verità ero arrivato ben prima. Ho parlato
con le famiglie, gli amici, i conoscenti, ho
consultato gli archivi parrocchiali e i registri
di vari comuni anche se a Marzabotto, Grizzana
e Monzuno ho incontrato divieti da parte delle
amministrazioni rosse. Io ho trovato numeri
e nomi". Circa 750 vittime, ecco il
numero che emerge dal lungo scavare di questo
prete solido, caparbio. Che aggiunge: "È
un errore considerare il maggiore Reder responsabile
di tutta l'operazione. Per il settore che fu
di sua competenza il tribunale militare di Bologna
che lo ha condannato all'ergastolo ha accertato
277 vittime. Altri ne hanno uccisi di più.
Bisogna ricostruire la verità - conclude
don Zanini -. Se anche il comune di Marzabotto
riconosce frutto di calcoli male impostati la
cifra di 1.800, è assurdo che da parte
di molti venga sempre presa come dato consolidato.
Ci sembrano già tanti, tanti, tanti questi
750 morti. Perché aggiungerne? È
come se l'identità delle vittime non
contasse, come se si volesse dire: dobbiamo
sommarne ancora perché voi contate poco.
Non possiamo accettarlo, per rispetto ai nostri
caduti".
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