L'AVIAZIONE DELL'ONORE

L'AERONAUTICA NAZIONALE REPUBBLICANA

(Ricordando gli Eroi dimenticati)

L'ARMISTIZIO” DEL SETTEMBRE 1943

Fu indubbiamente il peggiore servizio reso all'Italia da comandanti irresponsabili: Fu mal impostato, peggio interpretato, negativamente portato a termine col risultato di distruggere l'immagine della Nazione al cospetto degli stranieri: tedeschi ancora alleati da una parte e anglo-americani ancora nemici dall'altra. Inoltre, ingannando i combattenti e il popolo italiano, fu dichiarato "armistizio" ciò che, in realtà, era una RESA INCONDIZIONATA solo per rendere l'evento meno difficile da accettare per una nazione e per le Forze Armate che ancora credevano nel senso dell'Onore! Firmato il 3 settembre in Sicilia dal generale Giuseppe Castellano, venne tenuto gelosamente nascosto fino al momento in cui il portavoce nemico lo fece conoscere al mondo intero via radio. Gli accordi prevedevano azioni belliche contro i tedeschi, alleati dell'Italia, che si battevano sul fronte italiano, in modo da tagliare loro la ritirata verso Nord prendendoli alle spalle. All'uopo era previsto un lancio di una divisione americana aviotrasportata (gen. Taylor) che era stato prelevato da motovedette e portato a Roma per definire gli accordi con il Maresciallo Badoglio. All'ultimo momento, la titubanza di Badoglio fece andare a monte il progetto; gli americani non si fidarono delle assicurazioni degli italiani e il lancio dei paracadutisti, già imbarcati negli aerei pronti a decollare, fu cancellato dai piani. E' inspiegabile il rifiuto della partecipazione americana alla difesa di Roma con i paracadutisti; inizialmente tale invio di paracadutisti era stata sollecitata! Fra le misure adottate dallo Stato Maggiore di Badoglio ci fu quella di allontanare tutti i reparti che non davano sufficienti garanzie di fedeltà al sovrano e al governo e sostituirli con divisioni trasferite da più fronti senza alcun ordine impartito sui compiti da eseguire, col risultato che un totale di 120mila uomini di 9 divisioni e altri reparti indivisionati, dislocati attorno alla capitale per difenderla dai circa 24mila tedeschi che casualmente si trovavano nel Lazio si dissolsero come nebbia al sole dopo i primi scontri.
Per fornire un eventuale supporto aereo in previsione di possibili scontri campali lo SM/RA fece affluire negli aeroporti attorno a Roma, dov'era dislocato, già da tempo, solo il 30Stormo CT, i gruppi Caccia 8°,1600,1670 e tre squadriglie autonome con circa 160/180 aerei compresi quelli dislocati a Guidonia.
La lotta attorno a Roma ebbe inizio nella serata dell'8 settembre, continuò il giorno successivo ed ebbe termine nel primo pomeriggio del 10. Il bilancio degli scontri fra reparti italiani e tedeschi, cui si unirono gruppi di irresponsabili curiosi, fu di circa 600 morti fra civili e militari ma, stranamente, nessuno degli aerei presenti partecipò a sostenere i soldati italiani e quando tutto fu finito ognuno degli aviatori presenti scelse da che parte andare -nord o sud- Ci fu una sorta di disimpegno morale e operativo, quasi un preludio degli eventi che si sarebbero verificati nei giorni seguenti.
Alla data dell'armistizio,il Capitano Visconti comandava la 31Oa Squadriglia da ricognizione fotografica dotata di Macchi 205, dislocata sul campo di Decimomannu e fu in seguito all'armistizio che Visconti decise di non attendere l'arrivo degli alleati continuando a battersi nel rispetto di un impegno morale e ideale. Avuto il favorevole consenso dei suoi piloti, decisero di rientrare in continente per continuare la guerra dalla stessa parte dove l'avevano cominciata. Il Cap. Visconti, con il S. Ten. Sapeva e il Serg. Magg. Laiolo, con tre Macchi 205, "svuotati" di tutte le attrezzature interne all'abitacolo e perfino dei seggiolini, si trasferì da Decimomannu in Sardegna, con un volo ben oltre il limite della normale autonomia e della capienza, alla base di Guidonia "portando" a bordo undici uomini che vollero seguirlo e che chiesero al Cap. Visconti di non lasciarli sull'isola. (Il pilota "sedeva" su altri due camerati che fungevano da sedile mentre il quarto era rannicchiato alle spalle). Con questo evento straordinario, mai imitato o realizzato da altri, tre piloti e otto specialisti si resero disponibili da subito per far parte della nascente Aviazione dell'Onore. Un piccolo esempio legato ad una iniziativa personale e significativa.
Le velleitarie trame di un gruppetto di irresponsabili governanti, fautori di un colpo di Stato, nell'ormai lontano settembre 1943, ebbe il potere di distruggere in pochi giorni di folle cinismo, alcuni secoli di lotta nazionale per costruire dal nulla una Nazione, coagulare gli italiani dispersi e smarriti dalle dominazioni straniere, dare loro una Patria, costituire per loro uno Stato libero, sovrano, indipendente, inserito con dignità e coerenza etica nel più vasto consesso delle più importanti nazioni del mondo, realizzando un sogno da sempre auspicato dai migliori italiani, intravisto soltanto durante i secoli bui delle occupazioni straniere, desiderato, voluto e ottenuto per il coraggio e i sacrifici di pochi illuminati patrioti e la partecipazione di innumerevoli volontari di ogni regione - dal nord al sud della penisola - dalle guerre d'indipendenza a quelle coloniali, dalla la guerra mondiale all'Etiopia, dall'Albania, alla Spagna, alla 2a guerra mondiale.
In quei giorni tristissimi, un piccolo nucleo di aviatori fece la sua scelta ribellandosi al tradimento, nel rispetto di un'alleanza infranta e compromessa col passaggio al nemico dichiarato di pochi ignobili individui, che si illusero, tradendo, di meritarsi il diritto di entrare nelle pagine della storia. Da questa, in realtà, furono invece emarginati, rifiutati, allontanati senza rimpianto alcuno per indegnità.
Quel piccolo gruppo di aviatori responsabili, anteposero ai loro interessi personali quelli molto più importanti dell'Italia, una rinuncia che costò loro la tranquillità, la famiglia, l'avvenire, e in molti casi, la vita mentre molti opportunisti, in quei giorni, pensarono piuttosto a salvaguardare gli interessi di casta, i privilegi del rango e il benessere personale.
Con un atto inconsulto, milioni di sudditi furono prevaricati dal sovrano che pagò tale gesto con la perdita della credibilità e del trono, col cambiamento istituzionale, col discredito, con la morte inutile di migliaia di innocenti soldati italiani, la dissoluzione del sogno nazionale della grandezza e la perdita del rispetto e col riduttivo ritorno al Paese di una Nazione che aveva intravisto, soltanto per poco tempo, ciò che significava grandezza nazionale, rispetto, fierezza e orgoglio. Valori morali irrinunciabili, non vuote parole roboanti, prive di significato la cui illusione demagogica cozzava miseramente contro la realtà. Un pugno di credenti in un auspicato riscatto nazionale per cancellare un tradimento che pesava (e pesa ancora) sul comportamento dell'Italia.
A questi aviatori è dedicato questo modesto ma significativo ricordo affinché i loro sacrifici siano meglio conosciuti, confrontati, valutati e maggiormente compresi in una necessaria rivisitazione storica che, dopo oltre 60 anni di decantazione delle passioni e dei risentimenti, deve necessariamente imporsi per meglio comprendere quella che la cronaca della Storia ha definito giustamente l'Aviazione dell'Onore.

 

I MOTIVI DELLA SCELTA
Come figura emblematica, ricordiamo la M.O. V.M. Ernesto Botto, il popolare "Gamba di Ferro", che per primo chiamò gli aviatori alla riscossa offrendosi come punto ideale di riferimento.
Scrisse della scelta fatta il Col. Pilota Giuseppe Baylon, valoroso comandante in guerra e Capo di Stato Maggiore nella A.N.R. che venne poi imprigionato, processato a finalmente assolto.
"Quando prendemmo la decisione di continuare a combattere, ci guardammo intorno per contarci e decidere che cosa potevamo fare, come era possibile farlo, in che modo e con quali intendimenti ci era consentito agire in una situazione gravemente compromessa dall'armistizio, fra risentimenti e diffidenze dei tedeschi, nell'oggettiva constatazione di uno Stato moralmente distrutto, privo di capacità operativa, occupato da eserciti stranieri. Ovunque si vedevano macerie morali e materiali, distruzioni, disagi, dolore, miseria e fame, migliaia di sfollati, di gente senza casa, di operai preoccupati per il loro lavoro, l'immediato futuro, le loro famiglie. L'Italia era sotto il dominio straniero come ai tempi tristi e avvilenti delle compagnie di ventura medioevali: lanzichenecchi svizzeri e tedeschi, svevi e normanni, spagnoli e austriaci, barbari e corsari saraceni ora rappresentati da tedeschi e gente dell'est Europa da una parte; americani, inglesi, francesi e decine di etnie diverse dall'altra: un panorama deprimente e desolante, senza via d'uscita, senza luce alcuna, poche le speranze di una rinascita per un Paese diviso dagli occupanti fra nord e sud, costretto al ruolo mortificante di comprimario ma non più protagonista. L'Italia era divisa in due: Centro Nord da una parte e Sud dall'altra.
La nascita della RSI rappresentò per molti italiani l'aspetto concreto di una nuova e promettente rinascita nazionale. Molto meglio il governo repubblicano sotto l'aspetto giuridico-costituzionale, per autonomia operativa e libertà ampia di giudizio autonomo esistente al nord; limitativo, mortificante, inoperante al sud. Il governo Badoglio, riduttivamente compresso dalla pesante tutela dell'AMGOT e dell'ACC anglo-americani che affrancavano da ogni capacità decisionale ciò che restava del governo fuggiasco, firmatario dell'armistizio, rifiutato con sdegno dall'ex nemico per il mortificante tentativo di affiancarsi agli alleati "alla pari" nella pretesa di stato "alleato e amico". La situazione era molto grave per entrambi i due governi. 1 tedeschi si erano impadroniti dell'arsenale militare italiano con un bottino di guerra di enormi proporzioni fra cui circa 5.000 aerei di ogni tipo avevano internato oltre 700 mila soldati italiani e miravano soltanto a fare la loro guerra, diffidando, per principio, degli italiani. Occorreva superare tali limitazioni, convincerli di avere come alleati una diversa categoria di italiani affidabili, leali, desiderosi di rispettare i principi dell'alleanza e di garantirne l'applicazione con una totale partecipazione di tutte le FF.AA. che sarebbe stato possibile ricostruire dal nulla. Un miracolo che si avverò in elevata misura poiché la RSI non fu la strumentale "pseudo" Repubblica derisa, per ipocrita comodità, dall'antifascismo più becero e oscuro con il sostegno dei pennivendoli di turno ma una concreta realtà storica, riconosciuta persino dal nemico, vilipesa ingiustamente per una sorta di complesso psicologico che dimostra pochezza e settarismo, cui si deve, peraltro, la definizione arbitraria e apparentemente lesiva del suffisso geografico col Salò, riduttivo ma mistificante in quanto persino errato nella espressione reale del significato. Segno evidente di profonda ignoranza storica e geografica.
Fu sufficiente un pugno di aviatori intelligenti per costruire dal nulla un organismo militare di tutto rispetto: 6.000 piloti e specialisti, 16.000 artiglieri, 4.000 paracadutisti, 8.000 avieri, 1.500 tecnici e specializzati in telecomunicazioni. Indirettamente altri 50.000 artiglieri inseriti nella Flak che diedero un grande contributo alla comune difesa contro le incursioni alleate. Pochi i generali necessari (circa 20 mentre molte adesioni furono rifiutate) in un organismo agile e su base volontaria come fu l'Aeronautica Nazionale Repubblicana, ma la significativa presenza di circa 400 ufficiali superiori, in gran parte del ruolo naviganti, stava a dimostrare concretamente che la maggior parte dei comandanti di reparto dal livello minimo di gruppo, avevano scelto a RSI e che centinaia di comandanti di squadriglia erano disponibili a combattere, anche operando come semplici gregari come in realtà si verificò nei reparti di volo. Un vera e propria rivoluzione che faceva giustizia della burocrazia, dei regolamenti assurdi e inapplicabili, esaltando la vera gerarchia del valore contrapposta a quella rigida e anacronistica di una superata gerarchia basata sull'anzianità anziché sul valore, sul punteggio accumulato piuttosto che sulla qualità personale di condurre in combattimento una formazione di caccia con lucidità operativa ed esperienza di guerra dei cieli. Basta con sistemi ancorati alla vecchia organizzazione, addestramento e struttura antiquata, finta caccia; basta con i superati criteri addestrativi e le limitazioni didattiche, basta con l'acrobazia individuale fine a se stessa ma non sempre utile nel combattimento collettivo e manovrato. Non perché l'acrobazia fosse superflua o bandita nella preparazione, ma perché non più considerata base primaria nello scontro nei cieli, dove la bravura acrobatica non compensava sempre il numero superiore dell'avversario e la sua potenza di fuoco.
Basta ancora all'impiego di aerei superati condannati da sempre ad un perpetuo negativo confronto tecnologico con quelli dell'avversario. Non più CR.42 biplani o Macchi 200, rifiutati persino nelle scuole da caccia, ma aeroplani efficienti e bene armati come i "Veltro" della Macchi, i "Centauro" della Aeritalia e, in ultimo, i Messerschmitt 109 con versioni sempre più veloci e bene armate, in grado di attaccare distanza, rimanendo indenni, i grossi quadrimotori nemici col cannone da 30 mm e affrontare a oltre 700 km orari di velocità i potenti "Mustang" e temibili "Thunderbolt". Mai rima d'allora gli aviatori italiani ebbero simili aerei competitivi e se i diffidenti tedeschi si decisero a consegnarli, fu perché gli aviatori della RSI avevano dimostrato, con la coerenza ,l'impegno e i risultati, di meritare credito e affidabilità.
Per la parte offensiva ci pensarono gli aerosiluranti del gruppo "Buscaglia" (il nome di un eroe, primo comandante del gruppo stesso, che si credeva caduto in combattimento e decorato con M. d'O. al V.M. alla Memoria mentre si era salvato come prigioniero degli americani e poi aveva aderito alla Aviazione Badogliana). Il gruppo venne poi intestato a "Faggioni" (un eroe dell'Aviazione repubblicana cui venne negata pretestuosamente la M.O.vm che gli spettava di diritto), aerosiluranti che effettuarono le prime azioni a Nettuno, dove cadde il comandante Faggioni, si spinsero sino a Gibilterra, al comando del maggiore Marino Marini, sfidando l'Inghilterra nei suoi covi più muniti, e operarono nelle acque della Grecia, in Egeo e nel Mediterraneo centrale e orientale riportando successi insperabili a costo di pesanti perdite. Lo sforzo bellico dell'ANR venne completata dai gruppi di trasporto che operarono sul fronte orientale dando il loro prezioso contributo logistico e operativo nel quadro dell'impegno dell'alleanza sul campo di battaglia.

Simboli, mostrine e "portafortuna" dei reparti della
Aeronautica Nazionale Repubblicana

 

STRATEGIA ADOTTATA DALL' A.N.R.
Quando venne deciso di costituire una Forza Aerea nazionale, nel più vasto disegno di impostazione delle nuove FF.AA. repubblicane, prima ancora che entrassero in azione le strutture ufficiali, si ebbe uno straordinario fervore individuale a cominciare dall'appello della M.O. Ernesto Botto, il popolare "gamba di ferro"della guerra spagnola, che invitò gli aviatori a promuovere ogni iniziativa chiamando a raccolta i compagni di squadriglia fidando anche sulla collaborazione di altre forze nazionali. Il P. F. R. che si era installato a palazzo Vedekind (oggi sede del Tempo) mise a disposizione una stanza, un telefono e gli elenchi abbonati. A turno volenterosi ufficiali e sottufficiali si alternarono per chiamare i commilitoni invogliandoli a riprendere il posto di combattimento abbandonato a causa degli eventi dell' 8 settembre. Il concentramento dei volontari avvenne a Torino Mirafiori. Su quella località affluirono con mezzi propri piloti e specialisti, poi dirottati su Lagnasco dove si era installato un gruppo del 77 Jagergeswader al comando del Magg. Freitag, dotato stranamente di Macchi 205, con cui i piloti tedeschi avevano effettuato alcune intercettazioni abbattendo aerei alleati. Iniziarono i primi voli di allenamento e si puntò principalmente sulla formazione tattica standard di 4 aerei (chiamata 4 dita) per la disposizione di volo.
Altri punti d'incontro ci furono a Milano Bresso, a Padova, a Gorizia e lentamente si costituirono i nuclei originari rinforzati da nuovi complementi. Gli organici dell'ANR furono fissati a circa 35mila uomini comprendenti comandi ad ogni livello, suddivisione dei compiti amministrativi, tecnici, logistici, addestrativi, operativi. Venne deciso, in relazione agli organici e alla disponibilità del materiale, di costituire un gruppo da caccia, uno da bombardamento, uno aerosiluranti, uno da ricognizione, uno da trasporto, uno da soccorso; prendere in organico ex novo l'artiglieria contraerea (già MACA) ora denominata Ar.Co, trasferendo 12-mila artiglieri della MACA all'Aeronautica. L'ANR decise, infine, di incamerare i reparti paracadutisti, in quel periodo presenti con due battaglioni dell' Esercito e uno in fase di reclutamento per l'Aeronautica.
Il primitivo programma ebbe a subire alcune varianti, eliminando il gruppo da bombardamento, che Mussolini giudicò politicamente negativo se utilizzato, come pensavano i comandi tedeschi, per impiego su territorio italiano col rischio di colpire e uccidere nostri connazionali o distruggere i loro beni materiali. Neanche l'impegno tedesco di usare il gruppo da bombardamento (era stato dotato di 32 trimotori Cant71007/Ter) in Jugoslavia, valse a fare recedere Mussolini dal suo pensiero. Venne eliminato anche il gruppo da ricognizione,che sarebbe stata esercitata dai tedeschi sia a livello tattico, sia strategico con bireattore Arada 234. Con tale nuova situazione venne deciso il seguente apporto operativo allo sforzo che stava facendo in Italia la Luftflotte 2:

1) Caccia: 3 gruppi organici - 1 squadriglia complementare, 2 squadriglie addestrative a due livelli di perfezionamento.
2) Aerosiluranti: 1 gruppo organico - 2 squadriglie fra complementari e addestrative.
3) Trasporto: 2 gruppi organici oltre a un gruppo autonomo, da impiegare i primi due in Europa orientale a disposizione del 14°-Flieger Gruppe da Trasporto e uno, in Italia, per le esigenze della Luftflotte 2.
4) Soccorso - Assegnato alla Luftflotte 2 con aerei e personale italiano.

PARACADUTISTI
Nella primavera del 1944, lo SM/ANR decise di chiarire definitivamente la situazione che vedeva la presenza di due distinti reparti paracadutisti rispettivamente dell' Esercito (due battaglioni) e dell' Aeronautica (un battaglione) considerando oggettivamente che nel nuovo ordinamento stabilito dal Ministero della Difesa Nazionale, i reparti paracadutisti e l'artiglieria contraerei erano stati assegnati, a tutti gli effetti, all' ANR.
Fu necessario trovare un compromesso poiché all'epoca, dopo accordi fra il Maresciallo Graziani e il Feldmaresciallo Kesselring, la questione della organizzazione dei paracadutisti
era stato messo in giusta evidenza, con l'assegnare al generale Kurt Student - capo riconosciuto dei "Fallschirmjager" della Luftwaffe, il compito di costituire, addestrare e armare un reggimento italiano di paracadutisti ordinato su 4 battaglioni compreso il battaglione Azzurro dell'Aeronautica. Il reggimento doveva essere pronto a fine maggio 1944, addestrato, armato, equipaggiato e pronto all'impiego. I tedeschi, con la loro collaudata capacità organizzativa, fecero le cose in grande: concentrarono a Spoleto due battaglioni dell'Esercito cui assegnarono un centinaio di istruttori della Luftwaffe, inviarono alla scuola superiore di tattica di Le Courtine di Avignone un gruppo di ufficiali, inviarono a Città di Castello oltre 200 fra ufficiali e sottufficiali per un corso di tattica e mandarono alla scuola di lancio n.4 di Frìburgo in Brisgovia 160 allievi con 6 ufficiali per prendere il brevetto da paracadutista con un corso della durata di 4 mesi. Inoltre si impegnarono ad addestrare, con metodi tedeschi, per unificare la preparazione tattica, i 600 paracadutisti del battaglione Azzurro dell'ANR che stava ultimando l'addestramento a Tradate. A ciò aggiungasi il piccolo reparto residuo del 40° battaglione Nembo, che dal mese di febbraio combatteva sul fronte di Anzio/Nettuno con grande impegno, valore e sacrifici.
Complessivamente venivano interessati circa 1800 paracadutisti a diversi livelli preparazione tattica e lancistica.
Vennero recuperati, un po' dovunque, aerei di ogni tipo considerato che il materiale di volo era stato, in un primo momento, predato dai tedeschi. Questo venne in parte restituito e, in parte, ordinato ex novo all'industria, in parte recuperato per talune specialità, in parte ancora ceduto alla A.N.R. dai tedeschi con la consegna dei loro più sofisticati velivoli competitivi ed operativamente affidabili. Non certamente i rottami volanti consegnati dagli alleati agli aviatori del Sud che fecero più morti per incidenti che aviatori addestrati e idonei all'impiego di linea; i reparti venivano venivano avviati al fronte.

L' A.N.R. IN AZIONE
Si batterono alla difesa delle città italiane i gruppi dell'Ar.Co. contrastando le terroristiche incursioni degli alleati. Furono abbattuti numerosi bombardieri (circa 160 aerei abbattuti) contrastando, per quanto possibile, il numero incredibilmente elevato di aerei nemici che distruggevano case e strutture degli italiani (oltre 64.000 le vittime per incursioni aeree anglo -americane sull'Italia).
In contrapposizione ci furono circa duecento aviatori italiani dell'aviazione badogliana che bombardarono, per imposizione inglese, zone abitate da Italiani in Istria, provocando morti, feriti e distruzioni. Un a realtà tragica e mortificante per chi la visse e chi la subì- Va detto, ad onor del vero, che alcuni equipaggi dell' aviazione badogliano si ribellarono rifiutando di eseguire la missione.
I reparti paracadutisti della R.S.I. Scrissero pagine di valore e furono più volte citati nei bollettini di guerra dell'OKW. Si batterono animosamente sul fronte di Anzio - Nettuno, alla difesa di Roma, sulle Alpi occidentali, alla difesa della Val d'Aosta minacciata dalle pretese francesi. Tre M.O.vm assegnate a uomini e ragazzini valorosi caduti per l'Italia e per il suo Onore, furono il premio simbolico ma significativo del loro impegno in battaglia.
L' impegno maggiore alla difesa delle città e degli italiani del nord, venne assunto dai reparti aerei della caccia - poco più di 200 piloti, addestrati ad altissimo livello e suddivisi fra i gruppi 1° "Asso di Bastoni". 2° "Diavoli rossi", squadriglia complementare Caccia "Bonet" e, sul finire del conflitto, dai primi piloti del 3° Gruppo del "Cavallino rampante", appena giudicati idonei al combattimento dopo un duro e severo tirocinio alla sofisticata scuola caccia della Luftwaffe. Questi uomini ebbero la maggiore responsabilità in difesa degli italiani, registrarono inattesi risultati in combattimento, subirono le perdite maggiori, dovute quasi sempre ad una irreversibile supremazia numerica dell'avversario. Il loro sacrificio e il dovere compiuto merita riconoscenza, rispetto, riflessione e non certamente l'offesa inaccettabile di un ridimensionamento morale, la perdita di diritti acquisiti col sacrificio, l'opposizione, sicuramente strumentale, all'idea che un aviatore della levatura internazionale come il Maggiore pilota Adriano Visconti, possa essere accettato al vertice di quell'aristocrazia del valore come campione indiscusso dell'Aeronautica italiana nella 2a guerra mondiale, col solo "preoccupante" sigillo meritocratico di aver militato nell'A.N.R. definita tout court "aviazione fascista" e che in realtà era semplicemente aviazione "ITALIANA".
L'aspetto complementare per la Caccia dell' A.N.R. venne fornito dalla presenza di oltre 1200 piloti di ogni specialità, disponibili ma da addestrare secondo nuovi concetti, e, come speranza fondata per l'immediato futuro, la disponibilità di almeno 800 allievi piloti dei corsi "Zodiaco" e "Aquila 2", a diverso stadio di preparazione, alcuni dei quali spinti irresistibilmente dalla passione per il volo. non esitarono a offrire impegno e partecipazione diverse pur di volare comunque e prepararsi all'assolvimento di missioni di guerra per la difesa dell' Italia subendo pesanti perdite.
Non solo quindi veterani provati da cento e cento missioni y su tutti i fronti, ma anche e soprattutto giovani che vedevano nel volo e nell'aviazione l'appagamento completo delle loro aspirazioni e il desiderio forte di servire l'Italia. Fra i veterani citiamo il valoroso Magg. Guglielmo Arrabito caduto in azione in Adriatico e decine di valorosi ufficiali e sottufficiali, reduci da tutti i fronti di guerra.
Le due specialità maggiormente impegnate in operazioni di guerra - aerosiluranti e caccia - furono quelle che subirono le perdite maggiori, poiché ad un più intenso impiego operativo contro un avversario di enormi proporzioni che disponeva in Italia di non meno di 4.500 aerei di la linea fra bombardieri - caccia - assalto si contrapponevano non più di un centinaio di aerei da caccia ed una quarantina di aerosiluranti. Eppure nonostante questa sproporzione di forze, gli aerosiluranti portarono a termine 27 missioni offensive svolte sempre in gravissimo pericolo per presenza di caccia, centinaia di navi che sviluppavano un terribile e micidiale fuoco contraerei, di oltre un migliaio di pezzi c.a. di ogni calibro di postazioni terrestri. Un totale di 115.000 TSL di naviglio nemico vennero affondate al doloroso prezzo di 59 aerei abbattuti e 86 fra piloti e specialisti caduti e dispersi ovunque. Una M.O.vm alla memoria venne assegnata al Cap. Carlo Faggioni caduto nel mare di Nettuno. Non meno pesanti le perdite della Caccia che in 113 combattimenti aerei ebbe 204 piloti fra ufficiali e sottufficiali uccisi ma riuscì ad abbattere circa 240 aerei alleati perdendone in azione 154. Un risultato di grande valore morale ben al di sopra di ogni speranza ottenuto in una situazione di particolare difficoltà soprattutto dovuta alla costante inferiorità numerica.
La M.O.vm alla memoria del Capitano Giovanni Bonet della squadriglia complementare, rappresentò il giusto e doveroso riconoscimento a tanto valore, a tanti sacrifici al cui cospetto i pur valorosi piloti della Battaglia d'Inghilterra, così celebrata ed esaltata, facendo le debite proporzioni numeriche e storiche, debbono cedere il passo e riconoscere che i piloti italiani dell'Aviazione dell'Onore; non furono a meno di loro per impegno e combattività ben sapendo di combattere per una guerra ormai perduta ma che andava comunque combattuta fino in fondo anche se senza speranza. "Usque ad Finem"!
Giù il cappello davanti a questi valorosi aviatori il cui premio finale per aver difeso un popolo smarrito senza connotazioni d'orgoglio, privo di riconoscenza morale, settariamente individualista fino all'autolesionismo nazionale, che non meritava forse tutti questi caduti; fu l'emarginazione. I superstiti furono vilipesi, imprigionati, cacciati dall'Aeronautica, messi alla fame, qualcuno si suicidò. Furono assassinati senza alcun motivo dai partigiani l'Asso dell'Aviazione italiana Maggiore Adriano Visconti, il Capitano Pietro Calistri, un valoroso aviatore erroneamente accusato di essere il pilota del Duce, il Sottotenente Valerio Stefanini che cercò di proteggere Visconti dagli assassini partigiani che lo stavano colpendo alle spalle; il Capitano pilota Ezio Fantini assassinato con la fidanzata e il suocero alla vigilia del suo matrimonio; la famiglia del Ten. pilota Pier Vittorio Riccardi sterminata dai partigiani per vendetta trasversale col ferimento della figlioletta di due anni.
Fu ucciso a tradimento, il Tenente pilota Aristide Sarti, già Federale del PFR di Bologna, generoso e altruista per aver salvato da morte certa esponenti antifascisti; il quale nel nobile duplice comportamento di servire la sua fede e rispettare il suo dovere di aviatore, accomunando e distinguendo ideali e dovere militare, cadde in combattimento nel cielo del Mantovano il tragico lunedì di Pasqua del 1945. Venne ucciso per la seconda volta dalla faziosità antifascista manifestata recentemente dal pennivendolo ex fascista Giorgio Bocca incapace di distinguere certi valori morali che sono il fondamento della vita degli uomini. Una vergognosa pagina che dimostra il basso livello intellettuale e umano degli avversari politici di Aristide Sarti valoroso aviatore caduto per l'Italia.
Più di 3.000 gli aviatori dell'ANR caduti, oltre 450 gli aerei nemici abbattuti, le ricompense al valore militare meritate col riconoscimento del valore espresso, senza ombra di dubbi dagli storici tedeschi e dagli alleati sulla piccola coraggiosa e indomita aviazione della RSI, che ha scritto una pagina fulgida di Storia Militare e Aviatoria, che nessun miserevole individuo potrà mai offuscare con ignobili sotterfugi ipocriti, poiché la Storia la scrivono i protagonisti non i farisei.

IL SUPPORTO AUSILIARIO
Si é detto del programma approntato dallo SM/ANR per utilizzare razionalmente i reparti di volo operativi, dei compiti assegnati alla Caccia, agli Aerosiluranti, all'Ar.Co. e ai reparti paracadutisti: Compiti offensivi, difensivi, complementari e ausiliari. Il Supporto Ausiliario ebbe il suo punto di forza su due gruppi da trasporto su SM.811/SM.82 assegnati al 14° Transport Flieger Korps dislocato sul fronte orientale; il fronte che maggiormente richiedeva rinforzi e materiali in continuazione per la grande pressione esercitata dall'Armata Rossa che nell'estate 7944, stava premendo sui paesi posti ai margini dei confini orientali del Reich. L'arrivo dei due gruppi italiani era molto atteso, il materiale di volo di recente costruzione (per gli SM. 81 era stata riattivata la linea produttiva con notevoli miglioramenti tecnici) la professionalità degli equipaggi e i comandanti di grande esperienza come il Maggiore Egidio Pellizzari del "Terracciano"- e Alfredo Zana del "Trabucchi".
Arrivati sul finire della primavera, i due gruppi operarono in Polonia, Finlandia, Cecoslovacchia, Estonia, Lituania, Lettonia, Austria, Prussica orientale trasportando una grande quantità di materiale di ogni genere, feriti,malati,materiali speciali, ecc. fino al momento in cui l'Armata Rossa si presentò ai confini orientali dell'Europa e fu necessario ritirarsi anche se un treno con a bordo uomini e materia1i del "Terracciano" venne colpito da cannonate che causarono numerosi morti,feriti e dispersi.
Rientrati in Italia, i due gruppi vennero disciolti e trasformati in battaglioni antiaerei inseriti nella divisione " Aquila" dove rimasero sino alla fine della guerra.
Per quanto riguarda la costituzione degli altri gruppi, va menzionato il reparto di collegamento ANR - su 3 squadriglie con aerei diversi - a disposizione dello SM/ANR; fu il reparto che operò ovunque in Italia e in tutta Europa.
L' Artiglieria Contraerei (Ar.CO.) costituzione di 8 gruppi operativi di cui uno nebbiogeno
Reparti Paracadutisti - costituzione di un reggimento su 4 battaglioni.
Con tali forze disponibili, era possibile esercitare una funzione offensiva, una complementare, una ausiliaria, una difensiva in cielo, in mare e in terra.
Un programma razionale in relazione alle disponibilità e alla situazione. Le zone operative riguardavano il, territorio della RSI per la Caccia, l'intero Mediterraneo per gli aerosiluranti, l'intera Europa orientale per il trasporto. Ogni reparto ebbe il suo compito specifico che svolse nel migliore dei modi con immensi sacrifici.
La Luftwaffe s'impegno ad addestrare un migliaio dei 1200 piloti disponibili inviandoli a turno in Germania sugli aeroporti di Holzkirchen e Liegnitz da dove sarebbero rientrati in Italia ad addestramento ultimato portando al seguito il materiale di volo assegnato: Bf.109/G e varianti G.10 e K.4. In realtà soltanto il 1° Gruppo Caccia che stava ultimando l'addestramento a fine 1944,ebbe modo di esser impiegato in due distinte operazioni: il trasferimento segreto di decine di Caccia dalla Germania centrale a quella occidentale dove il1 ° gennaio 1945 la Luftwaffe sferrò un improvviso attacco di sorpresa (in codice "platte") sui campi alleati del Belgio partecipando con 1160 aerei che distrussero al suolo circa 600 aerei alleati perdendone circa 200 .
Un gruppo di circa una quindicina di piloti scelti venne inviato a Stargard per un primo addestramento con alianti ad apertura alare sempre più ridotta, poi trasferito a Rangsdorf per un successivo ciclo di preparazione finalizzato al pilotaggio del Caccia a razzo Me.163. Il ciclo finale da svolgersi a Sprottau per il definitivo passaggio sul "Komet" non venne fatto per l'avvicinarsi dell'Armata Rossa al campo e i piloti rientrarono in Italia.

LA BATTAGLIA DI ROMA
Il 16 maggio gli alleati diedero inizio sul fronte di Cassino alla quarta battaglia, che doveva portare secondo i loro piani, allo sfondamento del fronte dopo 7 mesi di inutili tentativi. L'offensiva ebbe effetto costringendo i tedeschi a ritirarsi,col risultato di costringere alla ritirata anche le unità del fronte di Anzio/Nettuno. Per far defluire ordinatamente dal fronte i reparti del1°Corpo Paracadutisti, fu necessario stabilire una posizione difensiva d'arresto per permettere una ritirata in condizioni di normalità; tale punto di riferimento venne individuato dal Feld Maresciallo Kesselring sul piccolo rilievo tattico di Castel di Decima, con i punti laterali di supporto di Castel Porziano, Acilia, Acquabona, Stazione F.S. di Pomezia. La ritirata doveva utilizzare le strade di circonvallazione di Roma, proteggendo la Flaminia, la Tiberina, la Cassia e 1'Aurelia, che dovevano essere raggiunte dalle strade periferiche della capitale, col pericolo di coinvolgere la cittadinanza romana se taluni irresponsabili avessero ostacolato la ritirata in città. Un grave pericolo per Roma e i suoi cittadini. In tale frangente Mussolini intervenne presso Kesselring chiedendogli di non usare le strade cittadine e Kesselring diede assicurazioni che la città sarebbe rimasta fuori dall'itinerario di ritirata anche se tale deviazione avrebbe provocato ritardi e altri problemi, chiedendo in cambio l'utilizzazione del reggimento Folgore dichiarato pronto all'impiego campale, cui sarebbero state assegnate le posizioni a sud della capitale da Castel di Decima ai lati. Tale decisione collimava perfettamente col pensiero dei comandanti italiani e costituiva un impegno ideale per il Folgore, che avrebbe difeso con i suoi paracadutisti Roma, un simbolo e un impegno d'onore che verrà pagato a caro prezzo nei combattimenti che si prolungarono dal 30 maggio al 4 giugno. Il destino volle che a fronteggiare gli italiani fossero le stesse unità inglesi che si batterono contro la Folgore ad El Alamein. Ci furono furibondi scontri su tutto il fronte e in particolare quello sul colle dell'Acquabona, preso, perduto e riconquistato più volte che vide la strage dei ragazzini; 24 diciottenni morti uno dietro l'altro su quel piccolo rilievo alle porte di Roma. Il combattimento più importante da un punto di vista campale si svolse a Castel di Decima dove il 10° battaglione Folgore bloccò e fece arretrare la 5a divisione inglese, impedendole di avanzare verso Roma, occupandola prima del generale Clark che aveva scommesso con gli inglesi di conquistare 1a città per la gloria dell'US Army, oltre che per sua ambizione personale.
A Castel di decima i paracadutisti italiani bloccarono ogni velleità inglese, fermarono il 5°British Corps col sacrificio di 120 ragazzi e la morte del maggiore Mario Rizzatti e di altri gloriosi caduti. Degno di nota il valoroso comportamento di un ufficiale, il tenente Leonida Ortelli, del battaglione Azzurro dell'Aeronautica, difensore a oltranza di Acilia e Risano. Gli americani vinsero la scommessa con gli inglesi, conquistando Roma da Est, ma a sud della città i 40mila inglesi dovettero sostare per 24 ore prima di arrivare a Roma nella mattinata del 5 giugno. I paracadutisti ebbero 127 morti , 400 dispersi e feriti poiché all'ultimo momento i tedeschi dovettero dirottare verso l'Aurelia la ritirata della 65a divisione di fanteria che, dopo aver superato il Tevere a Tor di Valle, distrusse anticipatamente il ponte di barche condannando alla prigionia alcune centinaia di paracadutisti rimasti sulla riva opposta. Un sacrificio che valse al Folgore la citazione sul Kriegstagebuch des Oberkommandos der Wehrmacht dell'OKW assieme agli artiglieri italiani della Flak additati per comportamenti e sacrifici e, con loro, i marò del Barbarigo, i legionari del "Vendetta" i genieri e i pionieri dei battaglioni RSI.
Il Folgore ridotto a circa 650 uomini dei 1800 iniziali, venne ricostituito nell'autunno 1944 a Tradate ed ebbe un incarico fiduciario consistente nel difendere i passi alpini da intenzioni francesi difendendo i passi del Monginevro e dello Cahberton, il Moncenisio e il Piccolo San Bernardo difesi attaccando nottetempo nelle retrovie nemiche postazioni di artiglieria, minando strade di montagna, tendendo imboscate ai Cacciatori alpini della 27 da montagna. Poi col preannuncio che la guerra si stava concludendo, fu necessario accordarsi con i reparti nazionalistici della resistenza valdostana (Col.Adam) e il comandante Sala mise a disposizione il Folgore come reparto d'intervento in caso di sconfinamento francese. Una situazione che durò sino ai primi di maggio quando giunsero gli americani della 34a "Totem" che resero gli onori delle armi ai paracadutisti come si conviene a gente valorosa. Fu una indimenticabile cerimonia cui assistettero ammirati e sorpresi i comandanti alleati quando, dopo la messa, la preghiera del legionario e lo scioglimento ufficiale dei reparti, ognuno dei 750 parà consegnò al comandante Sala la sua arma, la baciò e la depose su un grande, ordinato castello debitamente registrato e consegnato in copia al Maggiore Hooner assieme alla chiave dell'armeria. Nessuna resa, nessun cedimento morale ma soltanto un atto di fede e di disciplina degni di eccellenti soldati. Anche gli ultimi arrivati, i giovani paracadutisti del Folgore, avevano ben meritato il loro servizio nei ranghi gloriosi dell'Aeronautica italiana.
Il giorno successivo, un'autocolonna dell'US Army partiva da San Vincent dove all'Hotel Billia si era svolta la significativa cerimonia dell'onore delle armi ai soldati vinti col rispetto e l'ammirazione dell'ex nemico. Fuori si erano assiepati gli abitanti della località, cui i paracadutisti della RSI avevano evitato l'incontro mortificante con i francesi di De Grulle intenzionati a occupare la Val d' Aosta. Il "grazie" dei valdostani, una volta accertato che i parà erano disarmati, fu un fitto lancio di pietre contro gli indifesi soldati dell'onore. Ancora una volta ci fu una dimostrazione di vigliaccheria e immaturità. Una specie di mille Nassirya dei tempi odierni.
Il primo reparto italiano a prendere posizione al fronte, fu il battaglione autonomo Nembo,che venne inserito nella 4a divisione tedesca di paracadutisti sul fronte di Anzio/Nettuno dove il Nembo si batté con grande valore e pesanti sacrifici, subendo il 50% di morti e feriti. Un reparto autonomo andò sulla "Gotica" a difendere il passo del Giogo.

L'OPERAZIONE PHOENIX
Fu un maldestro colpo di stato tedesco, meglio definirlo uno stupido golpe organizzato e tentato dal feldmaresciallo Wolfram von Richtofen, cugino del famoso "Barone Rosso" e comandante della 2a Luftflotte in Italia.
Le motivazioni risiedevano nella partenza della 2a Luftflotte per la Germania, al completo di reparti, per rafforzare la difesa aerea del Reich in grave pericolo.
In Italia veniva a crearsi un vuoto nella difesa, lasciando libera la porta meridionale d'ingresso verso il Reich alle formazioni da bombardamento nemiche. La soluzione trovata da Richtofen, per compensare tale lacuna operativa, consisteva nel disporre a proprio piacimento dell'Aeronautica della RSI che, nell' agosto 19 44 disponeva di circa 100 - 120 caccia di Ia linea, di 7 gruppi contraerei, di aerosiluranti, paracadutisti e reparti minori. Si trattava di sottrarre, con le buone o con prepotenza, il comando all' A.N.R., sostituirsi ai comandanti italiani e usare l' Arma Aeronautica a proprio piacimento per i propri scopi. Gli aviatori che avessero aderito a questo progetto sarebbero stati vestiti come i piloti tedeschi, avrebbero dovuto giurare fedeltà al Fuhrer, essere addestrati e usati nella Caccia con i più moderni aerei. Sarebbero stati disponibili circa 1.000 piloti da addestrare. Ci fu un tentativo di colpo di forza da parte di Richthofen che, con un migliaio di avieri e uomini delle SS, circondò comandi, aeroporti, depositi, caserme e impose il suo ultimatum: o "volontari" nella Luftwaffe o coatti nella F1ak. Ci fu un momento di grande sbandamento e confusione che causò gravi danni all'aviazione italiana ma ben presto sopravvenne la giusta reazione e il "Golpe" si sfasciò. Mussolfrgí prese contatto col Fuhrer e Goering, li mise al corrente del grave episodio e ottenne l'immediato rientro in Germania e la punizione di Richthofen e le scuse per 1'ANR.
Gli aviatori italiani, salvo pochi casi dovuti a giovani allievi piloti cui era stato promesso il brevetto a breve scadenza, si ribellarono all'imposizione, rifiutarono ogni contatto, trattarono malissimo i rappresentanti tedeschi, arrivando a incendiare gli aerei per protesta a Vicenza. A Milano venne assediato dalle SS il comando di Piazza Balbo (oggi Piazza Novelli) il Co1.Cadringher chiamò il comandante Dalmas a Tradate che inviò velocemente un reparto paracadutisti che bloccò le vie occupate dai tedeschi rimasti a loro volta assediati e Richtofen capitolò vergognosamente dopo aver chiesto scusa a Mussolini e rientrò nel Reich con i suoi reparti.
Per circa due mesi venne sospesa ogni attività operativa, poi il generale Ritter von Pohl prese il comando e pian piano tutto tornò nel1a normalità. Il 1o Gruppo rimasto senza velivoli andò in Germania per il passaggio sui Messerschmitt 109. Il 2° Gruppo ebbe nuovi aerei 109 e riprese il 19 ottobre a combattere nei cieli dell'Italia del nord-est, il 3° Gruppo ricevette il preavviso per andare in Germania e riarmarsi con materiale tedesco. Venivano disciolti numerosi reparti a causa della penuria di carburante e fu necessario trasformare i reparti disciolti in battaglioni azzurri per un totale di 9 assegnati all "'Aquila"e dotati di mobilità e mitragliere contraeree.
Pian piano venne ripristinata l'organizzazione difensiva, si migliorò la difesa contraerei con 1a costituzione di una divisione antiaerei/antiparacadutisti della GNR chiamata "Etna con il compito di ostacolare la penetrazione dal sud verso il Brennero, da Villafranca alle retrovie della linea" Gotica" ed, in tal modo, venne posto rimedio al grave problema.

CACCIA
La Specialità venne ordinata su tre gruppi operativi su 4 squadriglie (la 4a era la comando che fungeva da deposito di gruppo) con un organico complessivo di 90 aerei di linea e una dozzina di riserva, superando largamente il numero a livello di stormo della R.A. La Specialità era coordinata da un Ispettorato Caccia al cui comando si alternarono i Ten.Col. Foschini, Falconi e Vizzotto tutti valorosi comandanti di reparto.
La continuità del personale era garantita dal Raggruppamento Caccia che allenava i piloti utilizzando due squadriglie di 1° e 20 livello. a Cervere. Considerando la supremazia numerica degli alleati e la loro consistenza in azione, si stabilì di partecipare in talune circostanze con un numero di aerei fra i 39 e i 42, poiché 1'USAAF mandava in missione 1/2 stormi organici (uno stormo "squadron" corrispondeva a 18 aerei) la Squadriglia comando di Gruppo divenne 4a squadriglia organica all'inizio del 1945 dopo il rientro dalla Germania in effetti il numero di aerei inviati mediamente in azione era di 25. Il materiale di volo non fu mai un problema (finalmente) poiché la produzione nazionale compensava le richieste, assegnando i Macchi 205 "Veltro" al 1°-Gruppo (Magg.Borgogno) e i Caccia Fiat G.55 al 20Gruppo (Ten.Col. Alessandrini. Il 30 gruppo era ancora in addestramento ed era equipaggiato con aerei eterogenei, fino all'estate del 1944 quando ebbe in assegnazione una dotazione mista Mc.205/G.55 dismessi dagli altri gruppi.
Per il ripianamento dei gruppi operativi, lo SM/ANR costituì la squadriglia complementare Caccia (Cap.Luigi Torresi poi Cap.Bonet), con una dotazione mista di Macchi 205 e G.55 disponibiili in una trentina di esemplari, basata a Veneria Reale Il pericolo maggiore era rappresentato dai sabotatori operanti nelle fabbriche che volutamente e con una certa frequenza "dimenticavano" utensili all'interno delle ali causando alcuni incidenti anche pericolosi; una vile categoria di individui colpevoli di delitti verso altri connazionali impegnati a difendere le città dalle. distruttive incursioni dell'aviazione nemica. La frequenza degli atti di sabotaggio vide in testa l'Aeritalia, seguita dalla Breda e dalla SIAI che si era specializzata nel sabotaggio degli SM.79 del Gruppo Aerosiluranti. Il più comune dei sabotaggi consisteva nel forare ad una certa, altezza il tubo di pescaggio del carburante dei serbatoi alari, che sfiatando quando il livello era arrivato all'altezza del foro interrompeva l'afflusso ai motori (4 episodi registrati in missione).
Mentre ferveva l'addestramento in coppia col 770Jagdschewader negli aeroporti del cuneese, il 3 gennaio si presentò inaspettatamente la possibilità di un di un decollo operativo da Lagnasco, dove il Cap.Visconti, vice-comandante responsabile in assenza del comandante titolare Magg. Luigi Borgogno, decollò con 9 Macchi e si portò a quota 9500, superiore a quella di volo del 99° BG su B.17 che rientrava dopo un bombardamento sulla RIV di Villar Perosa. La formazione nemica era scortata da caccia P.38 "Lighting". Vennro abbattuti 4 aerei fra bombardieri e P.38 assegnando il primo abbattimento nell'iniziata storia dell'ANR al sergente maggiore pilota Cuscunà. Il resto della missione venne svolto dai Messershmidt 109 del 77° decollato da Saluzzo e Mondovì. Un primo positivo esordio! Il 20 Gruppo dello JG.77 comandato dal Magg. Freytag, aveva lasciato ai piloti italiani i suoi Macchi 205 dopo aver subito alcun incidenti mortali durante 1'addestramento, dovuti alla mancata inversione della corsa della manetta motore che, nella versione italiana, era invertita rispetto a quella normalmente in uso nella Luftwaffe, per cui, in particolari manovre, quando necessitava in talune evoluzioni ridurre motore o aumentarlo, l'abitudine tedesca dello spingere anziché tirare, provocava lo spegnimento del motore con tutte le conseguenze del caso (4 incidenti mortali fra Cerveteri e Saluzzo) col risultato che i tedeschi restituirono agli italiani i Macchi e tornarono al più familiare "Gustav".
Gli accordi operativi fra i comandi italo-tedeschi, stabilivano una strategia d'attacco sul corridoio adriatico usato dagli alleati sull' itinerario verso la Germania. Era una rotta al centro dell'Adriatico con deviazione nel golfo di Monfalcone dove, girando a destra. le formazioni bombardieri si dirigevano verso l'Austria e 1'Ungheria; andando diritto puntavano alla Germania meridionale (Baviera) e virando a sinistra andavano verso l'Italia nord-orientale interessando Friuli, Veneto, Lombardia orientale. Compito assegnato al 1° Gruppo Caccia concerneva 1'attacco alle formazioni nemiche attendendole in Romagna sul tratto Rimini -Ravenna - Ferrara - basso Veneto e inseguendole verso il Friuli fino alla frontiera di Tarvisio.
Il 12 gennaio il 1° Gruppo si trasferiva a Campoformido avendo a breve distanza (Lavariano) un gruppo del 77° Stormo Caccia comandato dal Ten.Col. Steinhoff (il comandante Steinhoff venne inserito per ordine di Goering nel 44°Stormo Caccia - detto degli Assi- uno stormo punitivo in cui il comandante supremo della Luftwaffe "confinò" tutti gli assi dell'aviazione tedesca, "colpevoli" a suo dire, di non offrire al Reich, il massimo delle loro possibilità (mediamente avevano da 50 a 60 vittorie ciascuno). Durante una delle ultime missioni, pilotando un bireattore Me.262, il comandante Steinhoff ebbe un incidente di volo, precipitò ma riuscì a salvarsi pur avendo riportato sul viso e al corpo ustioni di 3°. Nel dopoguerra diverrà Ispettore Generale della NATO.
Il tempo di prendere confidenza col nuovo campo, sistemare i reparti, trovare la sede logistica e tecnica del gruppo, stabilire accordi in comune con i piloti tedeschi. Durante una esercitazione in comune, un cacciatore tedesco attaccò per errore il Macchi del Magg. Borgogno che fu costretto a lanciarsi col paracadute ma riportò diverse lesioni e venne sostituito dal Cap. Adriano Visconti al comando del 1° Gruppo.
Il 28 gennaio il Gruppo "Asso di bastoni" iniziava la sua lunga e sanguinosa battaglia che si prolungò sino a luglio 1944, quando il reparto che era stato trasferito sull'aeroporto di Reggio Emilia venne inviato a Vicenza per prendere in carico i caccia Messerschmitt. In pochi mesi aveva esaurito energie morali, psicologiche nonché materiali perdendo piloti e aerei sostituiti con altri piloti e altri aerei, molti dei quali trasferiti dalla squadriglia complementi. Diversa la storia del 2° Gruppo Caccia, da sempre rimasto in azione con, a suo credito, numerose vittorie e, per questo, attivamente ricercato dagli alleati, che lo chiamavano "Ghost Group" e che ebbe per premio dal comando della Luftwaffe l'onore di fare un ciclo di addestramento a Riem col bireattore Me.262. Questa possibilità, poi, si esauriva per il termine del conflitto.
A differenza del Gruppo "Asso di Bastoni", il 2° "Diavoli Rossi"rimase in linea più a lungo, ebbe più scontri, ottenne più vittorie aeree ed acquisì maggiore esperienza e più affiatamento in azione. Quando si spostava da un campo all' altro per un certo periodo, i piloti si facevano seguire da mogli e bambini ed era consuetudine affettiva portarsi dietro anche le vedove dei piloti morti in azione onde offrire a queste donne forti e coraggiose l'umana solidarietà e il calore dell'amicizia.
Il periodo più intenso di lotta si manifestò fra l'autunno e l' inverno 1944, con quotidiani scontri, combattimenti continui, abbattimenti di aerei nemici e vuoti nelle squadriglie.
Memorabile fu il combattimento del 16 novembre che ebbe una doppia interpretazione al mattino e nel pomeriggio. Quel giorno, 16 novembre 1944, "Brunelle" mandò i Messerschmitt del 20 Gruppo nell'alto Friuli, nel Tarvisiano per 1'esattezza,dove una malridotta formazione della USAF arrancava disordinatamente per arrivare almeno nel golfo di Monfalcone dov'era attesa dai P.51 per la scorta verso le Puglie. Decollarono, da Aviano e Villafranca, 23 Bf.109 al comando del Maggiore Miani, con i capitani Drago e Bellagambi diretti alla zona PQ.6 dove era stata segnalata "presenza di caccia" (in gergo convenzionale "rondini") dirette verso il mare (P.47).
Decollo alle ore 14.00, con i primi attacchi alle ore 15 00 dopo un vizioso itinerario destinato a confondere i caccia di scorta. Con una serie di attacchi vennero abbattuti 4 B. 17 e 3 caccia fra P.47 e P.38 questi ultimi abbattuti tutti dal tenente Longhini che venne sopraffatto e abbattuto a sua volta assieme al tenente Ambrosino. Sui 473 aerei impiegati nella missione sulle fabbriche Messerschmitt di Augusta, i caccia tedeschi avevano abbattuto sui cieli di Germania 24 aerei americani, riducendone a mal partito molti altri. I piloti Italiani ne abbatterono altri 8, anche se glia aerei abbattuti sul Friuli quel giorno furono complessivamente16 come registrato dall' USAF.
L'imprevista intromissione dei caccia italiani e le perdite subite crearono una seria preoccupazione per l' USAF che mise in atto un programma di "neutralizzazione" della aviazione da caccia della A.N.R. con bombardamenti intensi, impiegando complessivamente circa 400 bombardieri pesanti e-medi per distruggere quattro aeroporti, segnalati dall'intelligence, in cui erano presenti caccia repubblicani; fra questi, veniva precisato, c'era "uno strano caccia pesante a due motori che al decollo fischiava molto forte"'.
In realtà erano i bireattori Arado 234 della ricognizione strategica in tutto il Mediterraneo che venivano camuffati in sosta sui campi con eliche posticce per ingannare lo spionaggio.
Questo il rapporto del comando USAAF per distruggere il Ghost Group (il gruppo fantasma) dell'ANR.

U.S.A.A.F. (Historical Division The Army Air Force in WW.II - Washington D.C.)
"Verso la metà del mese di ottobre 1944, si ebbero i primi scontri con gli aerei della Forza Aerea Repubblicana Fascista del 2° Gruppo Caccia; una formazione allenata ed equipaggiata in Germania e dislocata successivamente come forza operativa in Italia. Le prime missioni di questi aerei ostili nemici, adibiti alla difesa delle linee di comunicazione del nord Italia e concentrati nella zona del Brennero, venivano descritte come azioni condotte da piccole formazioni che agivano generalmente isolate e non eccessivamente aggressive ma che vennero successivamente trasformate nel novembre, in consistenti e agguerrite formazioni d'intercettazione composte da 15/20 aerei e non di rado da 40/50 caccia. Il 5 novembre tre B.26 furono abbattuti e 6 danneggiati. Vennero date disposizioni per limitare le azioni di attacco isolate e per sostenere almeno per le prossime due settimane, eventuali incontri con gli aggressivi caccia nemici, che ormai quasi giornalmente attaccavano i bombardieri abituati a volare senza scorta, in attesa che venissero prese particolari decisioni per fronteggiare adeguatamente l'improvvisa e risorgente forza aerea nemica che cominciava a dare molte preoccupazioni alla SAF (Strategic Air Force)
Il 16 novembre, aerei della SAF di ritorno da azioni da bombardamento effettuate sulla Germania del sud, incontrarono una prima seria opposizione da parte di questi aerei. Da 30 a 40 aerei nemici intercettarono nell'area di Udine formazioni di bombardieri strategici e dopo essersi riuniti in formazione, attaccarono i bombardieri e i caccia P.51 di scorta. 14 bombardieri pesanti vennero abbattuti ed altri riportarono notevoli danni in questo combattimento (l'ANR aveva dato come abbattuti 8 aerei fra cui 4 B.17, 3 P.51 e un P.47 a dimostrare la serietà e l'oculatezza dei riscontri obiettivi sugli abbattimenti).
Furono interessati a distruggere le basi individuate di questi aggressivi caccia nemici oltre 400 aerei dei Gruppi 47°, 64°, 239°, 253° e dei Wings 49°, 55°, 304° scortati da 186 caccia P.51".
Venne interessato il generale Twining della SAF per avere una collaborazione con i suoi bombardieri strategici e si individuarono gli aeroporti di base ad Aviano, Vicenza, Villafranca e Udine (in realtà il gruppo aveva decentrato le sue squadriglie fra Maniago, Thiene, Osoppo e Ghedi) Fra il 17 e il 19 i tre Wing del SAF compirono pesanti attacchi ma al di fuori di danneggiare pesantemente le infrastrutture non causarono danni ai velivoli (anche il reparto dislocato a Villafranca nei decentramenti a nord-ovest ebbe soltanto 4 aerei danneggiato e uno distrutto per mitragliamenti.
La soluzione trovata dopo il fallimento de delle incursioni sui campi segnalati, fu una quotidiana presenza di caccia su tutti i campi.
Il 3°Gruppo Caccia "Cavallino Rampante" fu il più sfortunato dei reparti da caccia. Venne affidato ad un valoroso e pluridecorato pilota, il Capitano Fernando Malvezzi, che dal punto di raccolta di Castiglione del Lago, si trasferì sull'aeroporto di Cervere nel Cuneese, dove ebbe inizio l'attività del reparto che ebbe a soffrire alcune difficoltà di approvvigionamento del materiale di volo fino alla primavera inoltrata, quando il 1° Gruppo Caccia consegnò i suoi aerei al 3°Gruppo sul campo di Ponte San Pietro. Le vicissitudini dovute al famigerato golpe di Richtofen, bloccarono la consegna dei Macchi 205 e dei G.55 e fu necessario attendere fino alla primavera del 1945 quando rientrarono dalla Germania i piloti e specialisti che aveva fatto il passaggio sul Messerschmitt. Fu possibile solo effettuare alcune missioni decollando da Orio al Serio prima che la guerra terminasse.

QUEL TRAGICO LUNEDI DI PASQUA
Fra i 113 combattimenti sostenuti dalla Caccia alcuni meritano particolare menzione, esulando essi dalla normalità (si fa per dire) del continuo pericolo che incontra il pilota in combattimento nei cieli: il racconto, di alcuni anni dopo gli eventi, fu fatto dal tenente pilota Alberto Volpi del 2° Gruppo Caccia a dimostrare che in guerra si avvicendano giornate positive e altre decisamente sfortunate. Positiva fu, ad esempio, la giornata del 16 novembre 1944, quando i caccia dei "Diavoli rossi" intercettarono i bombardieri USA al rientro dalla Germania e, pur essendo quelli scortati, non esitarono ad attaccarli abbattendone 8 registrati con l' annerkanti, anche se 1'USAAF denunciò la perdita di 16 fra bombardieri e caccia, forse considerando gli aerei danneggiati che non rientrarono alle base pugliesi. A quella giornata positiva si contrappone quella decisamente negativa del 2 aprile 1945 "Pasquetta" in cui furono abbattuti 14 caccia del 2° Gruppo con la morte di 5 piloti contrapposti agli 8 fra bombardieri e caccia segnalati come abbattuti dai piloti italiani e registrati ufficialmente con 1'annerkanti.
Decollarono da Aviano e Osoppo 25 Bf.109 che lo Ja.Fu. di Custoza dirottò verso Rovereto e Mezzocorona in Val d'Adige, dove erano stati segnalati aerei USA diretti a bombardare i ponti sul fiume Adige scortati da P.47. I B.25/B.26 erano dei BG. 321° e 340° scortati da P.47 del 350° Gruppo decollati da Pisa/S.Giusto. La formazione nemica era stata avvistata dal radar di Pianoro Alto (Bologna) e seguita fino al Garda dalle postazioni funkmess "Margot" di Rivoli Veronese e "Martha" di Marmirolo Mantovano coordinate dalla stazione Guida Cacci a "Brunelle" di Custoza che aveva dato l'allarme. Il combattimento che si era scisso in 2/3 zone, ebbe a subire una serie di problemi negativi al punto che il comandante dei "Diavoli" Magg. Carlo Miani, che era stato inviato sul punto QB (Mantova) venne dirottato su OB (Garda) su cui erano stati segnalati altri aerei nemici che potevano interferire di sorpresa sugli altri caccia impegnati contro i bombardieri. Giunto sulla verticale di OC (Verona/Vicenza) Miani ebbe un guasto all' apparto R.T.e rimase muto, aggravato da un successivo malfunzionamento al motore che lo obbligò a muoversi meccanicamente oscillando con le ali per poi dirigersi su Villafranca, seguito sfortunatamente da alcuni gregari che non avevano intuito la situazione. Una successiva comunicazione dello Ja.Fu. segnalava la zona PR (Villafranca) libera da aerei ostili. Sfortunatamente la manovra era stata seguita da un B.17 dotato di, radar mobile "Ferret", che fungeva da Guida Caccia volante, che indirizzò sulla zona altri caccia Po47. Iniziata la discesa in fila indiana, i Messerschmitt vennero colpiti spietatamente in critiche condizioni carrello fuori, flaps aperti, velocità ridotta, bassa quota. Così 7 aerei furono abbattuti in poco tempo con la morte dei tenenti Piolanti, Sarti (era il Federale del PFR di Bologna) Spreca, i sergenti maggiori Margoni, Archidiacono, Capuano. Si salvarono col paracadute Volpi e il tenente Betti col sergente maggiore Baldi,
Raccontò Volpi: "Avevamo avuto poco príma, un violento scontro con Thunderbolt in cui sparai alcune raffiche e in cambio presi alcune raffiche: un Do ut Des che mise fuori uso il mio Messerschmitt col radiatore che fumava lasciando una sottile scia di fumo bianco e dovetti lanciarmi col paracadute anche perché da basso ero fatto segno da raffiche di mitragliera (era la postazione del S.Tenenti Calvosa di Dosso Buono della"Etna") che mi tranciarono una parte di ala. Il lancio non ebbe particolari conseguenze, venne raccolto da alcuni tedeschi che col sidecar mi portarono a Villafranca dove incontrai il Magg, Miani creduto morto. Presi in prestito l'aereo del sergente maggiore veronese Patton, inviato a casa in breve licenza, (Patton morirà il giorno 19 aprile in combattimento, quando, lanciatosi col paracadute si ebbe il mancato spiegamento della calotta chiusa con un nodo fatto da qualche criminale). Ripartimmo da Villafranca nel pomeriggio col Magg. Miani e il giovane sergente pilota Tampieri, non sapendo che più in alto ci aspettavano i Thunderbolt. Facemmo un'altro combattimento e ancora una volta fui colpito da un proiettile che mise fuori uso il dispositivo centrale di bloccaggio dei comandi col risultato che il "Gustav" era ingovernabile, la cloche girava a vuoto e l'aereo andava dove voleva con andamento saltellante. Non c'era altra soluzione che lanciarmi ancora una volta col paracadute. Sganciai il tettuccio mi misi accucciato nell'abitacolo, mi sollevai afferrandomi ai bordi e quasi contemporaneamente il velivolo s'imbarcò minacciando di capovolgersi; in quella precaria situazione d'equilibrio, vidi una serie di traccianti che passava sul mio aereo e con vero terrore mi riabbassai di nuovo in un puerile tentativo di protezione, mentre l'aereo nemico dietro di me e in posizione più elevata cercava di traguardarmi per tirare una raffica definitiva, ostacolato però dal capriccioso andamento dell'aereo che usciva frequentemente dal reticolo di mira. Se non facevo qualcosa ero perduto, indifeso e disarmato com'ero e fu in quel drammatico momento che mi ricordai che qualcosa del genere era accaduto al maresciallo Cavagliano in Sicilia, dove si era salvato sparando a vuoto alcune raffiche simulando un attacco amico. Lo imitai! Mi misi ginocchioni per offrire meno bersaglio e ridurre il vento che mi spingeva all'indietro e misi in azione l'artiglieria di bordo: cannone da 20 e le due armi da 13,2mm. sparai una lunga raffica con centinaia di colpi. Poi successe il miracolo :per un qualcosa sicuramente non contemplato nei manuali sul combattimento aereo, il mio aereo rallentò, si stabilizzò venni superato a grande velocità dal P.47 dall'alto verso il basso. Questi si portò inspiegabilmente davanti al muso del Messerschmitt e si prese in pieno la lunga raffica che lo polverizzò: era a non più di 30 metri! Il Messerschmitt scampanò si riassettò e saltai senza esitazione senza aprire il paracadute, poiché ero sui 3000 metri, faceva freddo e volli scendere più in basso per evitare altri pericoli vidi un qualcosa che si staccava da me scomparendo velocemente, tirai la maniglia e un forte schiocco mi segnalò l'apertura della calotta: ero salvo per la seconda volta! Mi tranquillizzai. Attorno era silenzio e ricordai cos'era l'oggetto che avevo intravisto: era la sacca che mia moglie mi preparava quando andavo in trasferta con calzini, fazzoletti, pigiama, pantofole, necessaire per la barba. Fui preso dalla paura: cosa mai racconterò per giustificare la perdita della borsa? sentivo già le parole di rimprovero: sei un disordinato,sei distratto, non hai cura degli oggetti. Cercai di riflettere e trovare una giustificazione, parlando dei due Messerschmitt perduti lo stesso giorno, dei due salvataggi col paracadute avuti nella stessa giornata, della mia emozione, delle mie paure ma sapevo che erano tutte cose di poco conto rispetto alla sacca perduta. L'avventura però con era terminata; il Messerschmitt, fra tanto spazio disponibile nella pianura veronese, si era andato a infilare in un recinto di una casa colonica terrorizzando alcune mucche che correvano all' impazzata, aveva incendiato un fienile che minacciava la casa colonica e vedevo i contadini che cercavano di mettere in salvo biancherie e oggetti preziosi dalle finestre. Se capitavo nel recinto ero morto: le mucche o i contadini mi avrebbero ucciso o linciato. Andò bene, mi salvai ancora una volta e pensai che l'ultimo rischio che mi rimaneva era il confronto con la mia dolce consorte. Quella notte non ci pensai; dormii profondamente distrutto dalle emozioni, al mattino ripartii per Aviano in aereo e mia moglie fu stranamente comprensiva con me. Qualcuno gli aveva detto che ero morto! Mi andò bene !"

L'ORGANIZZAZIONE DIFENSIVA TERRITORIALE
Si é detto delle nuove forma d'azione assistita con radar (Funkmess in tedesco) suddivisi fra quelli per avvistamento a distanza (Freya), quelli per l'assistenza al tiro di precisione (Riese) o di sbarramento per scarsa visibilità, o notturni (Wurzburg). Questi utili apparati vennero assegnati anche per la Guida Caccia (Ja.Fu.) che avvistavano, selezionavano, sorvegliavano e seguivano le formazioni nemiche fino al momento del decollo, eseguivano il controllo delle segnalazioni convenzionali, dei settori interessati, della quota e consistenza e dei punti più idonei per il contatto visivo e diretto.
Il settore più impegnato era quello del Veneto occidentale, in cui operava lo Ja.Fu. di Custoza coordinato dalla centrale di Affi in Val d'Adige; si usava linguaggio convenzionale. Lo Ja.Fu. "Brunelle" serviva il 2° Gruppo Caccia che operava dagli aeroporti di Osoppo, Aviano, Campoformido, Thiene, Villafranca. Il settore in cui operava lo Ja.Fu. "Maruska" serviva il 1° Gruppo Caccia dislocato fra Malpensa e Lonate Pozzolo, sistemato a Osnago/Osnago al comando del Capitano Schallmayer del 200° reggimento radiotelecomunicazioni in cui operava il controllore italiano nella persona del Capitano pilota Pietro Calistri già valoroso comandante della 76a squadriglia Caccia.
Alla fine della guerra il capitano Schallmayer si accomiatò dagli aviatori italiani dirigendosi verso l'Alto Adige con i 160 specialisti della cellula radar. Con loro si accompagnò anche il capitano Calistri che, avendo 1a famiglia in Valtellina, pensava di utilizzare la colonna tedesca per ritornare in famiglia dopo 5 lunghi anni di guerra. Sfortunatamente la colonna tedesca venne fermata a Dongo dai partigiani che, dopo un accordo fatto con i tedeschi lasciati liberi di proseguire, trattennero il capitano Calistri che era in divisa di aviatore, e lo identificarono erroneamente per il pilota personale di Mussolini che era stato fermato e riconosciuto con i membri del Governo della R.S.I. A nulla valsero le precisazioni per spiegare il tragico equivoco. Calistri venne messo al muro assieme ai ministri della R.S.I. e fucilato. Morì con grande dignità e straordinaria forza d'animo come sanno morire i soldati valorosi.

Un servizio importante della protezione antiaerea era quello che segnalava alla popolazione civile l' itinerario seguito da una determinata formazione di volo nemica, indicazioni fornite dalle stazioni radio dell'EIAR e controllate su una cartina geografica del nord Italia offerta da alcune riviste popolari. In tal modo era possibile conoscere con un certo anticipo, dove era diretta la formazione nemica e prendere le opportune precauzioni. Sulle strade nazionali erano dislocati posti di segnalazione e controllo aereo, dove segnalatori, con una bandierina bianca con al centro una sagoma di aereo, avvertivano i veicoli in transito della presenza o meno di aerei nemici isolati, dediti frequentemente a mitragliare tutto ciò che vedevano: veicoli, carri, animali, contadini nei campi, ciclisti, passanti.
Con la fine della guerra, lo SM/ANR diede le opportune disposizioni sul come comportarsi: consegna dei valori e del materiale al CLNAI locale, distruzione del materiale di volo concentrato fra Orio al Serio, Gallarate/Malpensa, Lonate Bozzolo (ad eccezione degli aerei in revisione nelle fabbriche). Cessione delle armi personali e di reparto agli alleati in assenza di responsabili del CLNAI. Salvaguardia degli aerei da trasporto e plurimotori, scuola e collegamenti (furono recuperati 121 aerei efficienti).

Si riporta qui di seguito il resoconto del Consiglio di Guerra, tenuto nella notte fra il 26 e il 27 aprile 1945, Consiglio di Guerra che decise di passare le consegne al CLNAI evitando spargimenti si sangue e azioni di guerra fratricida.

"quando si apprese che la sorte delle armi volgeva decisamente a nostro svantaggio, in assenza del Sottosegretario di Stato alla Aeronautica, Gen.. Bonomi, ci riunimmo a Consiglio: il Col. Altomare, Capo di Gabinetto del Sottosegretario, il Col. D'Ippolito, Capo dell'Ufficio del Personale dello Stato Maggiore; il, Col. d'Auria, Ispettore dei Reparti e degli Aeroporti, quale facente parte dello Stato Maggiore; il Ten. Col. Cadringher, Sottocapo di Stato Maggiore con funzioni di Capo, in assenza del Col. Baylon; il Ten. Col. Morino, Direttore Generale dei Servizi.
Nonostante l'ora tarda, giacché il Consiglio fu tenuto nelle ore notturne, dopo un profondo esame della situazione, fu riconosciuto all'unanimità che, se avessimo deciso di opporre resistenza ai partigiani, avremmo potuto benissimo e con tutta tranquillità sostenere un vero assedio per un periodo indeterminato ma avremmo dovuto, in seguito, cedere alle armi anglo-americane che avanzavano. In tal modo, non solo tutto il personale della Aeronautica Repubblicana sarebbe caduto prigioniero ma, quel che più per noi contava, tutto il materiale, faticosamente e costosamente accantonato, sarebbe stato preso dagli avversari quale preda bellica. Pensando che tale materiale costituiva un bene Italiano, si decise di cederlo ai rappresentanti del C.L.N. che erano italiani.
Per ciò fu dato incarico al Cappellano militare della Z.A.T. (Zona Aerea Territoriale) di avvicinare esponenti partigiani e di proporre il regolare passaggio di consegne. La proposta venne senz'altro accolta ed il mattino successivo si presentò alla sede del Ministero dell'Aeronautica una commissione di partigiani, con bandiera bianca e disarmata, alla quale noi proponemmo di sostituirsi a noi nella sede del Sottosegretariato, in tutti gli edifici dell'Aeronautica, negli Aeroporti e nei Magazzini. La commissione, della quale faceva parte un Capitano dell'Aeronautica, fu raggiunta, in seguito, dal Generale Pilota della Riserva Aeronautica Virgilio Sala che approvò le decisioni prese. Sempre allo scopo di salvare il materiale, nella stessa giornata affluirono alla sede del Ministero alcuni partigiani disarmati ai quali le nostre guardie, per nostro ordine, cedettero le armi cosicché fu assicurata la continuità del servizio armato a custodia degli edifici e del materiale."

Fu in seguito accertato, in occasione del processo al Col. Baylon, a Milano, che l'Aeronautica Repubblicana cedette senza combattere mentre avrebbe potuto benissimo farlo e che nessuna azione venne tentata unicamente allo scopo di evitare spargimento di sangue che, malgrado le differenze ideologiche, era pur sempre italiano e quindi fraterno. Ciò comprova che nessuno spirito fazioso animava i soldati italiani della A.N.R. ma che questi erano, al contrario, unicamente animati dalla speranza di salvare in ogni modo l'Italia. Cavallerescamente, sportivamente, deposero le armi dopo averle impugnate, prima e dopo l'otto settembre, con tanta speranza di dare un contributo, in purezza d'animo e di intenti, alla Patria. Il loro tentativo non riuscì, come se ne dovettero accorgere amaramente.
Ancora va detto che, durante il periodo nel quale l'Italia era divisa, un impegno improbo e ingrato per la intera Aeronautica Nazionale Repubblicana fu quello di dare assistenza alle famiglie dei militari dell' Aeronautica i cui congiunti, notoriamente, risultavano al servizio degli "Alleati". Tali militari, volendo l'A.N.R. deliberatamente ignorare quanto essi facevano, furono considerati prigionieri e l'assistenza alle loro famiglie fu prestata largamente e generosamente.
Durante il periodo della R.S.I., furono effettuate inchieste a carico dell'Ufficio delle Gestioni Speciali e della Assistenza, diretto dal Ten. Col. Commissario Salerno, perché alcune famiglie, i cui congiunti combattevano al Sud per gli anglo-americani, reclamarono per il ritardo di un mese con il quale venivano liquidati gli assegni loro concessi, ritardo largamente causato dalle interruzioni del servizio ferroviario per gli incessanti bombardamenti e mitragliamenti aerei ed alle conseguenti difficoltà, a volte insormontabili, di far giungere la posta a destinazione.
L'opera di bene svolta dall' A.N.R., anche in questo caso, in purezza di spirito e di intenti, ricambiata poi solo con odio e persecuzioni, torna interamente a orgoglio degli aviatori italiani dell'A.N.R..
RICONOSCIMENTI UFFICIALI DEL VALORE DELLA A.N.R.

 

BOLLETTINI OKW
- Marzo 1944 - Deutsche und Italienische Jager brachten uber Norditalien zwolf nord americanischen Flugzeuge absturz (combattimento del 29.3.1944).
- Aprile 1944 - Deutsche und Italienische Luft streitkraft ichoffen am 7 april uber dem Italienische Raum 17 feindliche Flugzeuge ab.
- Aprile 1944 - In oberitalienischen ichoffen deutsche und Italienische Jager 13 feindliche Flugzeuge, in der Mehrzagl viermotorige bomber ab.
- Giugno 1944 - Italienische Torpedoflugzeuge griffen, in der lesten Nacht, Schiffziele in der bucht von Gibraltar an, beichsdigten vier Frachter mit 30000 BRT ichwer und erzielten Treffer auf zwierl weiteren Franchtern.
- Giugno 1944 - "...nella battaglia per la difesa di Roma si è distinto un gruppo di combattimento della 4a Divisione paracadutisti al comando del Ten Col. Gericke e il 16° Gruppo carri d'assalto. Particolare menzione al valore per il Rgt. Paracadutisti italiano Folgore e per gli artiglieri italiani facente parte della Flak".
- Luglio 1944 - Italienische Torpedoflugzeuge von Bari feindliche schiffsansammlungen an und trafen zwei Handerlschiffe von 13.000 BRT schwer.
- Agosto 1944 - Italienische Torpedoflieger versenkten nordostlich Bengasi einem Frachter von 7000 BRT schwer.
- Mio vivo e fraterno elogio a te et tuoi equipaggi per brillante esordio malgrado tutte le difficoltà incontrate. Partecipo vostra ansia per sorte non rientrati. In bocca al lupo. Baylon (missione 11 marzo 1944).
- Da Stabluftflotte 2 at Gruppo Aerosiluranti italiano per Capitano Marino Marini. Per attuazione brillante azione coronata da successo esprimo al gruppo aerosiluranti italiano il mio compiacimento ai valorosi equipaggi, il mio ringraziamento ed il mio particolare plauso. Feldmarschall Wolfram Richtofen (Missione 5/6 giugno 1944).

STATISTICHE DELL'A.N.R.

Abbattimenti individuali

Pilota
Aerei abbattuti
Pilota
Aerei abbattuti
Cap. Mario Bellagambi
12
S.Ten. Remo Lugari
3
Cap. Ugo Drago
11
M.llo Luigi Morosi
3
Magg. Adriano Visconti
7
M.llo Amedeo Benati
3
S.M. Attilio Sanson
7
S.M. Giuseppe Marconcini
3
S.Ten. Giovanni Sajeva
5
S.M. Domenico Laiolo
3
S. Ten. Carlo Cucchi
5
S.M. Franco Cuscunà
3
S.M. Loris Baldi
5
S.M. Giuseppe Chiussi
3
M.llo Luigi Gorrini
4
Serg. Angelo Vezzani
3
Cap. Giovanni Spigaglia
4
Ten. Fausto Filippi
3
Ten. Raffaele Valenzano
4
M.llo Carlo Cavagliano
3
Cap. Giuseppe Robetto
4
M.llo Renato Mingozzi
3
Serg. Rolando Ancillotti S.M.
4
Sergio Galletti
3
Ten. Bruno Cartosio
3
S.M. Sergio Mazzanti
3
Ten. Mario Cavatore
3
S.M. Sergio Mazzi
3
    S.M. Stefano Camerani
3

 

Per l'attribuzione degli abbattimenti venne applicato il sistema in uso nella Luftwaffe in cui veniva accreditato l'abbattimento di aerei nemici C'era un tariffario per specifici abbattimenti o affondamenti di navi. La procedura, oltre, al verbale di abbattimento, reale o presunto, redatto dal pilota necessitava della convalida dei testimoni che firmavano in calce al verbale. Nella Luftwaffe operava, inoltre, uno speciale reparto di indagine che procedeva ad ulteriori ricerche e testimonianze recandosi sul posto segnalato per ulteriori informazioni.
Al termine delle indagini la commissione decretava il suo pensiero finale emettendo 1'"Annekant", una dichiarazione di convalida dell'abbattimento consegnata al pilota e al suo comandarte di reparto.
Più semplice e razionale fu invece la procedura instaurata dall'ANR, anche in considerazione del ridotto numero di reparti operativi e conseguentemente minore numero di piloti da gestire. I reparti tenevano la registrazione dei combattimenti, segnalavano gli eventi accaduti, le perdite, le vittorie conseguite, le assegnazioni dei premi in danaro da corrispondere, inizialmente individualmente ai piloti, collettivamente ai reparti successivamente, dopo aver aumentato considerevolmente i premi stabiliti. Le assegnazioni di abbattimenti, venivano fra l'altro suffragate dalle segnalazioni del Reparto della Luftwaffe specificamente incaricato degli accertamenti (FeindFlugzeugen Abt.) che decretava l'anerkannt (accertato/confermato) un severo procedimento per cui occorrevano, a volte, mesi di ricerche. Le statistiche redatte dallo SM/ANR si riferiscono ai velivoli effettivamente individuati, escludono i probabili (anche se si ebbero in più occasioni conferme di cadute di aerei alleati in fase di rientro nelle basi dell'Italia centro-meridionale dopo combattimenti aerei con caccia italiani) con dati statistici in difetto rispetto alla realtà.
Vi era una certa riluttanza da parte alleata a convalidare le perdite, preferendo su direttive del P.W.B. (Psychological Warfare Bureau - l'ente che sovrintendeva alla guerra psicologica) non confermare come abbattimenti nemici le cadute di aerei in fase di rientro, preferendo la più accettabile "caduta accidentale". Al proposito vale la pena segnalare che il 1° FAB Sqdn. (Brasiliano) del Magg. Moura, ebbe a registrare la perdita di 22 P.47 (circa il 45% di quelli transitati nel reparto) anche se le perdite di guerra furono limitate a soltanto 8 aerei abbattuti sul territorio nemico in gran parte dalla artiglieria contraerei.
Nulla venne quindi millantato a ciò che le documentazioni di reparto e a superiore livello ci hanno tramandato (nell'ANR non venne data eccessiva importanza alla compilazione di libretti personali di volo di cui era allo studio una diversa impostazione) risponde alla verità. Ogni altra diversa interpretazione è soltanto frutto di illazioni e faziosità.
Per completare il quadro della situazione, c'è da aggiungere gli abbattimenti attribuiti all'Ar.Co. con circa 160 aerei sicuramente accreditati e quelli numerosi e non sufficientemente registrati, abbattuti da singoli e isolate postazioni di armi automatiche individuali (il Ten. Col. AA Franco Papò, che diverrà nel dopoguerra il comandante del gruppo subacquei dell'AMI, riuscì ad abbattere nell' ottobre 1944 con un solo colpo di carabina Mauser 98.K un "Thunderbolt" (era all'epoca Serg. A.U. della Div. F.M. "San Marco" (venne insignito di M.A.vm sul campo").

La gente della strada, gli italiani veri, ammirarono quei valorosi aviatori diretti verso il carcere, la prigionia, i lunghi processi. Anni di condanne, persecuzioni, emarginazione; molti di quei piloti, colpevoli di aver difeso le città italiane dall'attacco indiscriminato dei "liberators" non ebbero più l'onore di vestire l'uniforme azzurra; furono degradati e "radiati" dall'Arma Azzurra, alla quale tanto avevano dato. Per loro e per le loro famiglie fu l' emarginazione, la galera, la fame, l'irriconoscenza delle popolazioni che essi avevano difeso.
Fece scalpore la marcia degli ufficiali del 1° Gruppo Caccia a Milano, che rigidamente inquadrati, col petto colmo di azzurro e lo sguardo fiero respinsero ogni commozione nel ricordo del loro comandante appena ucciso nella Caserma di Via Moscova per ordine di"Aldo" (al secolo il partigiano Aniasi che Milano vorrà sindaco dopo la cosiddetta "liberazione". Con la fine del conflitto, iniziarono le uccisioni arbitrarie dei prigionieri che si erano consegnati a bande partigiane spesso con la mediazione del clero. Vennero uccisi non solo alcuni comandanti, fra i più conosciuti, ma anche modesti gregari di ogni reparto. Caddero fucilati dal piombo partigiano, dopo la resa, quasi al completo, i paracadutisti del presidio di Torino (Chalet di Corso Moncalieri), gli aviatori trovati isolati, i degenti dell'ospedale militare di Torino. Quegli eroici ufficiali erano i gli unici "perdenti" di una guerra perduta. Gli altri si ostinavano e si ostinanoancora ad illudersi di aver vinto!
Le nuove generazioni hanno il dovere di non dimenticarli!

 

RIEPILOGO GENERALE ATTIVITA' DELLA A.N.R.
(ABBATTIMENTI ACCERTATI AL 10-4-1945)

Velivoli Nemici 1°Gruppo C.T. 2° Gruppo C.T. 3° Gruppo C.T. Reparti C.T. Autonomi TOTALE
P. 38
29
3
-
3
35
P. 47
26
23
-
-
49
P. 51
1
6
-
2
9
B. 17
8
5
-
2
15
B. 24
34
8
-
-
42
B. 25
-
9
-
1
10
B. 26
-
3
-
1
4
Mitchell
-
6
1
-
7
Boston
7
22
1
1
31
Marauder
6
18
-
-
24
Spitfire
1
2
-
-
3


CACCIA della A.N.R.

Combattimenti sostenuti
113
Partenze su allarme
196
Crociere protettive - vigilanza
251
Ore di volo bellico
4.100
Ore di volo addestrativo
3.740
Velivoli sicuramente abbattuti
239
Velivoli probabílnmente abbattuti
115
Velivoli perduti
344
(Combattimento, distrutti al suolo, demoliti o incendiati, incidenti)  

REPARTI COMPLEMENTARI VARI

Ore di volo bellico
2.368
Ore di volo addestrativo
1.812

 

ARTIGLIERIA CONTRAEREI - AR.CO.

Azioni di fuoco eseguite (dati al 10.4.45)
654
Velivoli sicuramente abbattuti (dati al 10.4.45)
156
Velivoli probabilmente abbattuti
65
Colpi di cannone sparati (90/53, 76/45, 88/56) (dati inc.)
265.240
Colpi di mitragl. sparati (20/65, 37/54, 40/53) (dati inc.)
418.400

 

REPARTI TERRESTRI (solo A.N.R.)

Abbattimenti vari
19
(Btg. A.P./A.A.-R91 Folgore - azioni individuali)  


RIEPILOGO ATTIVITA' DI VOLO A.N.R.

Ore di volo bellico (dati incompleti)
14.786
Ore di volo addestrativo (dati incompleti esclusi addestramenti in Germania)
10.158
Totale
24.944



RIEPILOGO ABBATTIMENTI

CACCIA
239
Aerosiluranti
4
Altri Reparti
19
AR.CO.
156
TOTALE
418


RICOMPENSE AL VALORE MILITARE

 

REPARTO
M.O. v.m.
M.A. v.m.
M.B. v.m.
C.G.v.m.
E.K. 1a
E.K. 2a
Aerosiluranti
1
35
6
4
9
28
Aerotrasporti
-
12
14
16
1
16
Reparti Vari
-
12
10
10
-
16
Rgt. Folgore
3
52
94
93
1
38
AR.CO.
-
11
28
18
-
18
Flack
-
8
12
16
-
76
CACCIA
1
37
9
18
2
36
TOTALE
5
167
173
175
13
228

 

CADUTI IN COMBATTIMENTO (dati incompleti)

Personale reparti naviganti (piloti, specialisti, allievi piloti)
359
Personale reparti terrestri
265
Personale di truppa incorp. nella Luftwaffe (dati incompl.)
1.232
Personale italiano nella Flak (dati incompleti)
644
Personale AR.CO.
220
Personale Rgt. Paracadutisti "Folgore" e Raggrupp. A.P.A.R.
364
Personale F1ak all'estero (dati non conosciuti)
-
Totale
3.200


Questa, a grandi linee, la storia dell'Aviazione repubblicana, una forza aerea piccola ma agguerrita che si trovò sola a combattere in difficili condizioni operative e morali una impossibile battaglia. Lo fece per dare corpo e sostanza ad un impegno d'onore e nel contempo cercare, per quanto possibile,di difendere gli italiani costretti dalle circostanze a vedersi la guerra in casa e spesso vedere la propria casa distrutta dalla furia nemica. Eliminare dalla forza aerea anglo-americana il 10% della sua potenzialità, fu quanto riuscì possibile ottenere dopo 20 lunghi mesi di lotta in cui morirono oltre 3200 aviatori di ogni categoria, di ogni grado e di ogni regione d'Italia.
Questi valorosi devono essere ricordati con riconoscenza e ammirazione; parafrasando le parole di Winston Churchill, rivolte ai piloti inglesi durante la battaglia d'Inghilterra, "mai così tanti debbono tanto a così pochi"! I piloti e il personale Italiani della A.N.R. vanno ricordati e onorarti poiché hanno ben meritato la gratitudine di tanti onesti e sinceri italiani.

 

Attribuzioni

CACCIA

 
1° Gruppo C.T. velivoli abbattuti
112
2° Gruppo C.T. velivoli abbattuti
105
3° Gruppo C.T. velivoli abbattuti
2
Reparti C.T. diversi velivoli abbattuti
7
Altri reparti autonomi velivoli abbattuti
3
TOTALE velivoli abbattuti
229
AEROSILURANTI
Azioni di siluramento effettuate
14
Ricognizioni offensive
13
Ore di volo bellico
1.130
Ore di volo addestrativo
1.240
Naví mercantili affondate (ton. 115.000)
13
Navi da guerra affondate 1
Navi mercantili danneggiate (ton. 75.000)
12
Velivoli perduti (combattimento, distrutti al suolo, incidenti)
59
Velivoli abbattuti
4
 

 

 
AEROTRASPORTI R.A.C.

 
Missìoni compiute
3,766
Ore di volo bellico
6.356
Ore di volo addestrativo
1.565
Personale militare trasportato
6.372
Materiale trasportato (tonnellate)
4.110
Velivoli perduti (abbattuti, distrutti al suolo, incidenti, demoliti)
52
 

 

 
REPARTI DI VOLO VARI

 
Scuole di volo/squadriglie autonome- ore di volo
2.223
Scuola di volo a vela ore di volo
220