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L'AERONAUTICA NAZIONALE REPUBBLICANA
(Ricordando gli Eroi dimenticati)
L'ARMISTIZIO” DEL SETTEMBRE 1943
Fu
indubbiamente il peggiore servizio reso all'Italia da comandanti
irresponsabili: Fu mal impostato, peggio interpretato, negativamente
portato a termine col risultato di distruggere l'immagine
della Nazione al cospetto degli stranieri: tedeschi ancora
alleati da una parte e anglo-americani ancora nemici dall'altra.
Inoltre, ingannando i combattenti e il popolo italiano, fu
dichiarato "armistizio" ciò che, in realtà, era
una RESA INCONDIZIONATA solo per rendere l'evento meno difficile
da accettare per una nazione e per le Forze Armate che ancora
credevano nel senso dell'Onore! Firmato il 3 settembre in
Sicilia dal generale Giuseppe Castellano, venne tenuto gelosamente
nascosto fino al momento in cui il portavoce nemico lo fece
conoscere al mondo intero via radio. Gli accordi prevedevano
azioni belliche contro i tedeschi, alleati dell'Italia, che
si battevano sul fronte italiano, in modo da tagliare loro
la ritirata verso Nord prendendoli alle spalle. All'uopo era
previsto un lancio di una divisione americana aviotrasportata
(gen. Taylor) che era stato prelevato da motovedette e portato
a Roma per definire gli accordi con il Maresciallo Badoglio.
All'ultimo momento, la titubanza di Badoglio fece andare a
monte il progetto; gli americani non si fidarono delle assicurazioni
degli italiani e il lancio dei paracadutisti, già imbarcati
negli aerei pronti a decollare, fu cancellato dai piani. E'
inspiegabile il rifiuto della partecipazione americana alla
difesa di Roma con i paracadutisti; inizialmente tale invio
di paracadutisti era stata sollecitata! Fra le misure adottate
dallo Stato Maggiore di Badoglio ci fu quella di allontanare
tutti i reparti che non davano sufficienti garanzie di fedeltà
al sovrano e al governo e sostituirli con divisioni trasferite
da più fronti senza alcun ordine impartito sui compiti da
eseguire, col risultato che un totale di 120mila uomini di
9 divisioni e altri reparti indivisionati, dislocati attorno
alla capitale per difenderla dai circa 24mila tedeschi che
casualmente si trovavano nel Lazio si dissolsero come nebbia
al sole dopo i primi scontri.
Per fornire un eventuale supporto aereo in previsione di possibili
scontri campali lo SM/RA fece affluire negli aeroporti attorno
a Roma, dov'era dislocato, già da tempo, solo il 30Stormo
CT, i gruppi Caccia 8°,1600,1670 e tre squadriglie autonome
con circa 160/180 aerei compresi quelli dislocati a Guidonia.
La lotta attorno a Roma ebbe inizio nella serata dell'8 settembre,
continuò il giorno successivo ed ebbe termine nel primo pomeriggio
del 10. Il bilancio degli scontri fra reparti italiani e tedeschi,
cui si unirono gruppi di irresponsabili curiosi, fu di circa
600 morti fra civili e militari ma, stranamente, nessuno degli
aerei presenti partecipò a sostenere i soldati italiani e
quando tutto fu finito ognuno degli aviatori presenti scelse
da che parte andare -nord o sud- Ci fu una sorta di disimpegno
morale e operativo, quasi un preludio degli eventi che si
sarebbero verificati nei giorni seguenti.
Alla data dell'armistizio,il Capitano Visconti comandava la
31Oa Squadriglia da ricognizione fotografica dotata di Macchi
205, dislocata sul campo di Decimomannu e fu in seguito all'armistizio
che Visconti decise di non attendere l'arrivo degli alleati
continuando a battersi nel rispetto di un impegno morale e
ideale. Avuto il favorevole consenso dei suoi piloti, decisero
di rientrare in continente per continuare la guerra dalla
stessa parte dove l'avevano cominciata. Il Cap. Visconti,
con il S. Ten. Sapeva e il Serg. Magg. Laiolo, con tre Macchi
205, "svuotati" di tutte le attrezzature interne
all'abitacolo e perfino dei seggiolini, si trasferì da Decimomannu
in Sardegna, con un volo ben oltre il limite della normale
autonomia e della capienza, alla base di Guidonia "portando"
a bordo undici uomini che vollero seguirlo e che chiesero
al Cap. Visconti di non lasciarli sull'isola. (Il pilota "sedeva"
su altri due camerati che fungevano da sedile mentre il quarto
era rannicchiato alle spalle). Con questo evento straordinario,
mai imitato o realizzato da altri, tre piloti e otto specialisti
si resero disponibili da subito per far parte della nascente
Aviazione dell'Onore. Un piccolo esempio legato ad una iniziativa
personale e significativa.
Le velleitarie trame di un gruppetto di irresponsabili governanti,
fautori di un colpo di Stato, nell'ormai lontano settembre
1943, ebbe il potere di distruggere in pochi giorni di folle
cinismo, alcuni secoli di lotta nazionale per costruire dal
nulla una Nazione, coagulare gli italiani dispersi e smarriti
dalle dominazioni straniere, dare loro una Patria, costituire
per loro uno Stato libero, sovrano, indipendente, inserito
con dignità e coerenza etica nel più vasto consesso delle
più importanti nazioni del mondo, realizzando un sogno da
sempre auspicato dai migliori italiani, intravisto soltanto
durante i secoli bui delle occupazioni straniere, desiderato,
voluto e ottenuto per il coraggio e i sacrifici di pochi illuminati
patrioti e la partecipazione di innumerevoli volontari di
ogni regione - dal nord al sud della penisola - dalle guerre
d'indipendenza a quelle coloniali, dalla la guerra mondiale
all'Etiopia, dall'Albania, alla Spagna, alla 2a guerra mondiale.
In quei giorni tristissimi, un piccolo nucleo di aviatori
fece la sua scelta ribellandosi al tradimento, nel rispetto
di un'alleanza infranta e compromessa col passaggio al nemico
dichiarato di pochi ignobili individui, che si illusero, tradendo,
di meritarsi il diritto di entrare nelle pagine della storia.
Da questa, in realtà, furono invece emarginati, rifiutati,
allontanati senza rimpianto alcuno per indegnità.
Quel piccolo gruppo di aviatori responsabili, anteposero ai
loro interessi personali quelli molto più importanti dell'Italia,
una rinuncia che costò loro la tranquillità, la famiglia,
l'avvenire, e in molti casi, la vita mentre molti opportunisti,
in quei giorni, pensarono piuttosto a salvaguardare gli interessi
di casta, i privilegi del rango e il benessere personale.
Con un atto inconsulto, milioni di sudditi furono prevaricati
dal sovrano che pagò tale gesto con la perdita della credibilità
e del trono, col cambiamento istituzionale, col discredito,
con la morte inutile di migliaia di innocenti soldati italiani,
la dissoluzione del sogno nazionale della grandezza e la perdita
del rispetto e col riduttivo ritorno al Paese di una Nazione
che aveva intravisto, soltanto per poco tempo, ciò che significava
grandezza nazionale, rispetto, fierezza e orgoglio. Valori
morali irrinunciabili, non vuote parole roboanti, prive di
significato la cui illusione demagogica cozzava miseramente
contro la realtà. Un pugno di credenti in un auspicato riscatto
nazionale per cancellare un tradimento che pesava (e pesa
ancora) sul comportamento dell'Italia.
A questi aviatori è dedicato questo modesto ma significativo
ricordo affinché i loro sacrifici siano meglio conosciuti,
confrontati, valutati e maggiormente compresi in una necessaria
rivisitazione storica che, dopo oltre 60 anni di decantazione
delle passioni e dei risentimenti, deve necessariamente imporsi
per meglio comprendere quella che la cronaca della Storia
ha definito giustamente l'Aviazione dell'Onore.
I MOTIVI DELLA SCELTA
Come figura emblematica, ricordiamo la M.O. V.M. Ernesto Botto,
il popolare "Gamba di Ferro", che per primo chiamò
gli aviatori alla riscossa offrendosi come punto ideale di
riferimento.
Scrisse della scelta fatta il Col. Pilota Giuseppe Baylon,
valoroso comandante in guerra e Capo di Stato Maggiore nella
A.N.R. che venne poi imprigionato, processato a finalmente
assolto.
"Quando prendemmo la decisione di continuare a combattere,
ci guardammo intorno per contarci e decidere che cosa potevamo
fare, come era possibile farlo, in che modo e con quali intendimenti
ci era consentito agire in una situazione gravemente compromessa
dall'armistizio, fra risentimenti e diffidenze dei tedeschi,
nell'oggettiva constatazione di uno Stato moralmente distrutto,
privo di capacità operativa, occupato da eserciti stranieri.
Ovunque si vedevano macerie morali e materiali, distruzioni,
disagi, dolore, miseria e fame, migliaia di sfollati, di gente
senza casa, di operai preoccupati per il loro lavoro, l'immediato
futuro, le loro famiglie. L'Italia era sotto il dominio straniero
come ai tempi tristi e avvilenti delle compagnie di ventura
medioevali: lanzichenecchi svizzeri e tedeschi, svevi e normanni,
spagnoli e austriaci, barbari e corsari saraceni ora rappresentati
da tedeschi e gente dell'est Europa da una parte; americani,
inglesi, francesi e decine di etnie diverse dall'altra: un
panorama deprimente e desolante, senza via d'uscita, senza
luce alcuna, poche le speranze di una rinascita per un Paese
diviso dagli occupanti fra nord e sud, costretto al ruolo
mortificante di comprimario ma non più protagonista.
L'Italia era divisa in due: Centro Nord da una parte e Sud
dall'altra.
La nascita della RSI rappresentò per molti italiani
l'aspetto concreto di una nuova e promettente rinascita nazionale.
Molto meglio il governo repubblicano sotto l'aspetto giuridico-costituzionale,
per autonomia operativa e libertà ampia di giudizio
autonomo esistente al nord; limitativo, mortificante, inoperante
al sud. Il governo Badoglio, riduttivamente compresso dalla
pesante tutela dell'AMGOT e dell'ACC anglo-americani che affrancavano
da ogni capacità decisionale ciò che restava
del governo fuggiasco, firmatario dell'armistizio, rifiutato
con sdegno dall'ex nemico per il mortificante tentativo di
affiancarsi agli alleati "alla pari" nella pretesa
di stato "alleato e amico". La situazione era molto
grave per entrambi i due governi. 1 tedeschi si erano impadroniti
dell'arsenale militare italiano con un bottino di guerra di
enormi proporzioni fra cui circa 5.000 aerei di ogni tipo
avevano internato oltre 700 mila soldati italiani e miravano
soltanto a fare la loro guerra, diffidando, per principio,
degli italiani. Occorreva superare tali limitazioni, convincerli
di avere come alleati una diversa categoria di italiani affidabili,
leali, desiderosi di rispettare i principi dell'alleanza e
di garantirne l'applicazione con una totale partecipazione
di tutte le FF.AA. che sarebbe stato possibile ricostruire
dal nulla. Un miracolo che si avverò in elevata misura
poiché la RSI non fu la strumentale "pseudo"
Repubblica derisa, per ipocrita comodità, dall'antifascismo
più becero e oscuro con il sostegno dei pennivendoli
di turno ma una concreta realtà storica, riconosciuta
persino dal nemico, vilipesa ingiustamente per una sorta di
complesso psicologico che dimostra pochezza e settarismo,
cui si deve, peraltro, la definizione arbitraria e apparentemente
lesiva del suffisso geografico col Salò, riduttivo
ma mistificante in quanto persino errato nella espressione
reale del significato. Segno evidente di profonda ignoranza
storica e geografica.
Fu sufficiente un pugno di aviatori intelligenti per costruire
dal nulla un organismo militare di tutto rispetto: 6.000 piloti
e specialisti, 16.000 artiglieri, 4.000 paracadutisti, 8.000
avieri, 1.500 tecnici e specializzati in telecomunicazioni.
Indirettamente altri 50.000 artiglieri inseriti nella Flak
che diedero un grande contributo alla comune difesa contro
le incursioni alleate. Pochi i generali necessari (circa 20
mentre molte adesioni furono rifiutate) in un organismo agile
e su base volontaria come fu l'Aeronautica Nazionale Repubblicana,
ma la significativa presenza di circa 400 ufficiali superiori,
in gran parte del ruolo naviganti, stava a dimostrare concretamente
che la maggior parte dei comandanti di reparto dal livello
minimo di gruppo, avevano scelto a RSI e che centinaia di
comandanti di squadriglia erano disponibili a combattere,
anche operando come semplici gregari come in realtà
si verificò nei reparti di volo. Un vera e propria
rivoluzione che faceva giustizia della burocrazia, dei regolamenti
assurdi e inapplicabili, esaltando la vera gerarchia del valore
contrapposta a quella rigida e anacronistica di una superata
gerarchia basata sull'anzianità anziché sul
valore, sul punteggio accumulato piuttosto che sulla qualità
personale di condurre in combattimento una formazione di caccia
con lucidità operativa ed esperienza di guerra dei
cieli. Basta con sistemi ancorati alla vecchia organizzazione,
addestramento e struttura antiquata, finta caccia; basta con
i superati criteri addestrativi e le limitazioni didattiche,
basta con l'acrobazia individuale fine a se stessa ma non
sempre utile nel combattimento collettivo e manovrato. Non
perché l'acrobazia fosse superflua o bandita nella
preparazione, ma perché non più considerata
base primaria nello scontro nei cieli, dove la bravura acrobatica
non compensava sempre il numero superiore dell'avversario
e la sua potenza di fuoco.
Basta ancora all'impiego di aerei superati condannati da sempre
ad un perpetuo negativo confronto tecnologico con quelli dell'avversario.
Non più CR.42 biplani o Macchi 200, rifiutati persino
nelle scuole da caccia, ma aeroplani efficienti e bene armati
come i "Veltro" della Macchi, i "Centauro"
della Aeritalia e, in ultimo, i Messerschmitt 109 con versioni
sempre più veloci e bene armate, in grado di attaccare
distanza, rimanendo indenni, i grossi quadrimotori nemici
col cannone da 30 mm e affrontare a oltre 700 km orari di
velocità i potenti "Mustang" e temibili "Thunderbolt".
Mai rima d'allora gli aviatori italiani ebbero simili aerei
competitivi e se i diffidenti tedeschi si decisero a consegnarli,
fu perché gli aviatori della RSI avevano dimostrato,
con la coerenza ,l'impegno e i risultati, di meritare credito
e affidabilità.
Per la parte offensiva ci pensarono gli aerosiluranti del
gruppo "Buscaglia" (il nome di un eroe, primo comandante
del gruppo stesso, che si credeva caduto in combattimento
e decorato con M. d'O. al V.M. alla Memoria mentre si era
salvato come prigioniero degli americani e poi aveva aderito
alla Aviazione Badogliana). Il gruppo venne poi intestato
a "Faggioni" (un eroe dell'Aviazione repubblicana
cui venne negata pretestuosamente la M.O.vm che gli spettava
di diritto), aerosiluranti che effettuarono le prime azioni
a Nettuno, dove cadde il comandante Faggioni, si spinsero
sino a Gibilterra, al comando del maggiore Marino Marini,
sfidando l'Inghilterra nei suoi covi più muniti, e
operarono nelle acque della Grecia, in Egeo e nel Mediterraneo
centrale e orientale riportando successi insperabili a costo
di pesanti perdite. Lo sforzo bellico dell'ANR venne completata
dai gruppi di trasporto che operarono sul fronte orientale
dando il loro prezioso contributo logistico e operativo nel
quadro dell'impegno dell'alleanza sul campo di battaglia.
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Simboli,
mostrine e "portafortuna" dei reparti della
Aeronautica Nazionale Repubblicana
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STRATEGIA
ADOTTATA DALL' A.N.R.
Quando venne deciso di costituire una Forza Aerea nazionale,
nel più vasto disegno di impostazione delle nuove FF.AA.
repubblicane, prima ancora che entrassero in azione le strutture
ufficiali, si ebbe uno straordinario fervore individuale a
cominciare dall'appello della M.O. Ernesto Botto, il popolare
"gamba di ferro"della guerra spagnola, che invitò
gli aviatori a promuovere ogni iniziativa chiamando a raccolta
i compagni di squadriglia fidando anche sulla collaborazione
di altre forze nazionali. Il P. F. R. che si era installato
a palazzo Vedekind (oggi sede del Tempo) mise a disposizione
una stanza, un telefono e gli elenchi abbonati. A turno volenterosi
ufficiali e sottufficiali si alternarono per chiamare i commilitoni
invogliandoli a riprendere il posto di combattimento abbandonato
a causa degli eventi dell' 8 settembre. Il concentramento
dei volontari avvenne a Torino Mirafiori. Su quella località
affluirono con mezzi propri piloti e specialisti, poi dirottati
su Lagnasco dove si era installato un gruppo del 77 Jagergeswader
al comando del Magg. Freitag, dotato stranamente di Macchi
205, con cui i piloti tedeschi avevano effettuato alcune intercettazioni
abbattendo aerei alleati. Iniziarono i primi voli di allenamento
e si puntò principalmente sulla formazione tattica
standard di 4 aerei (chiamata 4 dita) per la disposizione
di volo.
Altri punti d'incontro ci furono a Milano Bresso, a Padova,
a Gorizia e lentamente si costituirono i nuclei originari
rinforzati da nuovi complementi. Gli organici dell'ANR furono
fissati a circa 35mila uomini comprendenti comandi ad ogni
livello, suddivisione dei compiti amministrativi, tecnici,
logistici, addestrativi, operativi. Venne deciso, in relazione
agli organici e alla disponibilità del materiale, di
costituire un gruppo da caccia, uno da bombardamento, uno
aerosiluranti, uno da ricognizione, uno da trasporto, uno
da soccorso; prendere in organico ex novo l'artiglieria contraerea
(già MACA) ora denominata Ar.Co, trasferendo 12-mila
artiglieri della MACA all'Aeronautica. L'ANR decise, infine,
di incamerare i reparti paracadutisti, in quel periodo presenti
con due battaglioni dell' Esercito e uno in fase di reclutamento
per l'Aeronautica.
Il primitivo programma ebbe a subire alcune varianti, eliminando
il gruppo da bombardamento, che Mussolini giudicò politicamente
negativo se utilizzato, come pensavano i comandi tedeschi,
per impiego su territorio italiano col rischio di colpire
e uccidere nostri connazionali o distruggere i loro beni materiali.
Neanche l'impegno tedesco di usare il gruppo da bombardamento
(era stato dotato di 32 trimotori Cant71007/Ter) in Jugoslavia,
valse a fare recedere Mussolini dal suo pensiero. Venne eliminato
anche il gruppo da ricognizione,che sarebbe stata esercitata
dai tedeschi sia a livello tattico, sia strategico con bireattore
Arada 234. Con tale nuova situazione venne deciso il seguente
apporto operativo allo sforzo che stava facendo in Italia
la Luftflotte 2:
1)
Caccia: 3 gruppi organici - 1 squadriglia complementare, 2 squadriglie addestrative
a due livelli di perfezionamento.
2) Aerosiluranti: 1 gruppo organico - 2 squadriglie fra complementari e addestrative.
3) Trasporto: 2 gruppi organici oltre a un gruppo autonomo, da impiegare i primi
due in Europa orientale a disposizione del 14°-Flieger Gruppe da Trasporto
e uno, in Italia, per le esigenze della Luftflotte 2.
4) Soccorso - Assegnato alla Luftflotte 2 con aerei e personale italiano.
PARACADUTISTI
Nella primavera del 1944, lo SM/ANR decise
di chiarire definitivamente la situazione che vedeva la presenza di due distinti
reparti paracadutisti rispettivamente dell' Esercito (due battaglioni) e dell'
Aeronautica (un battaglione) considerando oggettivamente che nel nuovo ordinamento
stabilito dal Ministero della Difesa Nazionale, i reparti paracadutisti e l'artiglieria
contraerei erano stati assegnati, a tutti gli effetti, all' ANR.
Fu necessario trovare un compromesso poiché all'epoca, dopo accordi fra
il Maresciallo Graziani e il Feldmaresciallo Kesselring, la questione della
organizzazione dei paracadutisti
era stato messo in giusta evidenza, con l'assegnare al generale Kurt Student
- capo riconosciuto dei "Fallschirmjager" della Luftwaffe, il compito
di costituire, addestrare e armare un reggimento italiano di paracadutisti ordinato
su 4 battaglioni compreso il battaglione Azzurro dell'Aeronautica. Il reggimento
doveva essere pronto a fine maggio 1944, addestrato, armato, equipaggiato e
pronto all'impiego. I tedeschi, con la loro collaudata capacità organizzativa,
fecero le cose in grande: concentrarono a Spoleto due battaglioni dell'Esercito
cui assegnarono un centinaio di istruttori della Luftwaffe, inviarono alla scuola
superiore di tattica di Le Courtine di Avignone un gruppo di ufficiali, inviarono
a Città di Castello oltre 200 fra ufficiali e sottufficiali per un corso
di tattica e mandarono alla scuola di lancio n.4 di Frìburgo in Brisgovia
160 allievi con 6 ufficiali per prendere il brevetto da paracadutista con un
corso della durata di 4 mesi. Inoltre si impegnarono ad addestrare, con metodi
tedeschi, per unificare la preparazione tattica, i 600 paracadutisti del battaglione
Azzurro dell'ANR che stava ultimando l'addestramento a Tradate. A ciò
aggiungasi il piccolo reparto residuo del 40° battaglione Nembo, che dal
mese di febbraio combatteva sul fronte di Anzio/Nettuno con grande impegno,
valore e sacrifici.
Complessivamente venivano interessati circa 1800 paracadutisti a diversi livelli
preparazione tattica e lancistica.
Vennero recuperati, un po' dovunque, aerei di ogni tipo considerato che il materiale
di volo era stato, in un primo momento, predato dai tedeschi. Questo venne in
parte restituito e, in parte, ordinato ex novo all'industria, in parte recuperato
per talune specialità, in parte ancora ceduto alla A.N.R. dai tedeschi
con la consegna dei loro più sofisticati velivoli competitivi ed operativamente
affidabili. Non certamente i rottami volanti consegnati dagli alleati agli aviatori
del Sud che fecero più morti per incidenti che aviatori addestrati e
idonei all'impiego di linea; i reparti venivano venivano avviati al fronte.
L'
A.N.R. IN AZIONE
Si batterono alla difesa delle città italiane i gruppi dell'Ar.Co. contrastando
le terroristiche incursioni degli alleati. Furono abbattuti numerosi bombardieri
(circa 160 aerei abbattuti) contrastando, per quanto possibile, il numero incredibilmente
elevato di aerei nemici che distruggevano case e strutture degli italiani (oltre
64.000 le vittime per incursioni aeree anglo -americane sull'Italia).
In contrapposizione ci furono circa duecento aviatori italiani dell'aviazione
badogliana che bombardarono, per imposizione inglese, zone abitate da Italiani
in Istria, provocando morti, feriti e distruzioni. Un a realtà tragica
e mortificante per chi la visse e chi la subì- Va detto, ad onor del
vero, che alcuni equipaggi dell' aviazione badogliano si ribellarono rifiutando
di eseguire la missione.
I reparti paracadutisti della R.S.I. Scrissero pagine di valore e furono più
volte citati nei bollettini di guerra dell'OKW. Si batterono animosamente sul
fronte di Anzio - Nettuno, alla difesa di Roma, sulle Alpi occidentali, alla
difesa della Val d'Aosta minacciata dalle pretese francesi. Tre M.O.vm assegnate
a uomini e ragazzini valorosi caduti per l'Italia e per il suo Onore, furono
il premio simbolico ma significativo del loro impegno in battaglia.
L' impegno maggiore alla difesa delle città e degli italiani del nord,
venne assunto dai reparti aerei della caccia - poco più di 200 piloti,
addestrati ad altissimo livello e suddivisi fra i gruppi 1° "Asso di
Bastoni". 2° "Diavoli rossi", squadriglia complementare Caccia
"Bonet" e, sul finire del conflitto, dai primi piloti del 3° Gruppo
del "Cavallino rampante", appena giudicati idonei al combattimento
dopo un duro e severo tirocinio alla sofisticata scuola caccia della Luftwaffe.
Questi uomini ebbero la maggiore responsabilità in difesa degli italiani,
registrarono inattesi risultati in combattimento, subirono le perdite maggiori,
dovute quasi sempre ad una irreversibile supremazia numerica dell'avversario.
Il loro sacrificio e il dovere compiuto merita riconoscenza, rispetto, riflessione
e non certamente l'offesa inaccettabile di un ridimensionamento morale, la perdita
di diritti acquisiti col sacrificio, l'opposizione, sicuramente strumentale,
all'idea che un aviatore della levatura internazionale come il Maggiore pilota
Adriano Visconti, possa essere accettato al vertice di quell'aristocrazia del
valore come campione indiscusso dell'Aeronautica italiana nella 2a guerra mondiale,
col solo "preoccupante" sigillo meritocratico di aver militato nell'A.N.R.
definita tout court "aviazione fascista" e che in realtà era
semplicemente aviazione "ITALIANA".
L'aspetto complementare per la Caccia dell' A.N.R. venne fornito dalla presenza
di oltre 1200 piloti di ogni specialità, disponibili ma da addestrare
secondo nuovi concetti, e, come speranza fondata per l'immediato futuro, la
disponibilità di almeno 800 allievi piloti dei corsi "Zodiaco"
e "Aquila 2", a diverso stadio di preparazione, alcuni dei quali spinti
irresistibilmente dalla passione per il volo. non esitarono a offrire impegno
e partecipazione diverse pur di volare comunque e prepararsi all'assolvimento
di missioni di guerra per la difesa dell' Italia subendo pesanti perdite.
Non solo quindi veterani provati da cento e cento missioni y su tutti i fronti,
ma anche e soprattutto giovani che vedevano nel volo e nell'aviazione l'appagamento
completo delle loro aspirazioni e il desiderio forte di servire l'Italia. Fra
i veterani citiamo il valoroso Magg. Guglielmo Arrabito caduto in azione in
Adriatico e decine di valorosi ufficiali e sottufficiali, reduci da tutti i
fronti di guerra.
Le due specialità maggiormente impegnate in operazioni di guerra - aerosiluranti
e caccia - furono quelle che subirono le perdite maggiori, poiché ad
un più intenso impiego operativo contro un avversario di enormi proporzioni
che disponeva in Italia di non meno di 4.500 aerei di la linea fra bombardieri
- caccia - assalto si contrapponevano non più di un centinaio di aerei
da caccia ed una quarantina di aerosiluranti. Eppure nonostante questa sproporzione
di forze, gli aerosiluranti portarono a termine 27 missioni offensive svolte
sempre in gravissimo pericolo per presenza di caccia, centinaia di navi che
sviluppavano un terribile e micidiale fuoco contraerei, di oltre un migliaio
di pezzi c.a. di ogni calibro di postazioni terrestri. Un totale di 115.000
TSL di naviglio nemico vennero affondate al doloroso prezzo di 59 aerei abbattuti
e 86 fra piloti e specialisti caduti e dispersi ovunque. Una M.O.vm alla memoria
venne assegnata al Cap. Carlo Faggioni caduto nel mare di Nettuno. Non meno
pesanti le perdite della Caccia che in 113 combattimenti aerei ebbe 204 piloti
fra ufficiali e sottufficiali uccisi ma riuscì ad abbattere circa 240
aerei alleati perdendone in azione 154. Un risultato di grande valore morale
ben al di sopra di ogni speranza ottenuto in una situazione di particolare difficoltà
soprattutto dovuta alla costante inferiorità numerica.
La M.O.vm alla memoria del Capitano Giovanni Bonet della squadriglia complementare,
rappresentò il giusto e doveroso riconoscimento a tanto valore, a tanti
sacrifici al cui cospetto i pur valorosi piloti della Battaglia d'Inghilterra,
così celebrata ed esaltata, facendo le debite proporzioni numeriche e
storiche, debbono cedere il passo e riconoscere che i piloti italiani dell'Aviazione
dell'Onore; non furono a meno di loro per impegno e combattività ben
sapendo di combattere per una guerra ormai perduta ma che andava comunque combattuta
fino in fondo anche se senza speranza. "Usque ad Finem"!
Giù il cappello davanti a questi valorosi aviatori il cui premio finale
per aver difeso un popolo smarrito senza connotazioni d'orgoglio, privo di riconoscenza
morale, settariamente individualista fino all'autolesionismo nazionale, che
non meritava forse tutti questi caduti; fu l'emarginazione. I superstiti furono
vilipesi, imprigionati, cacciati dall'Aeronautica, messi alla fame, qualcuno
si suicidò. Furono assassinati senza alcun motivo dai partigiani l'Asso
dell'Aviazione italiana Maggiore Adriano Visconti, il Capitano Pietro Calistri,
un valoroso aviatore erroneamente accusato di essere il pilota del Duce, il
Sottotenente Valerio Stefanini che cercò di proteggere Visconti dagli
assassini partigiani che lo stavano colpendo alle spalle; il Capitano pilota
Ezio Fantini assassinato con la fidanzata e il suocero alla vigilia del suo
matrimonio; la famiglia del Ten. pilota Pier Vittorio Riccardi sterminata dai
partigiani per vendetta trasversale col ferimento della figlioletta di due anni.
Fu ucciso a tradimento, il Tenente pilota Aristide Sarti, già Federale
del PFR di Bologna, generoso e altruista per aver salvato da morte certa esponenti
antifascisti; il quale nel nobile duplice comportamento di servire la sua fede
e rispettare il suo dovere di aviatore, accomunando e distinguendo ideali e
dovere militare, cadde in combattimento nel cielo del Mantovano il tragico lunedì
di Pasqua del 1945. Venne ucciso per la seconda volta dalla faziosità
antifascista manifestata recentemente dal pennivendolo ex fascista Giorgio Bocca
incapace di distinguere certi valori morali che sono il fondamento della vita
degli uomini. Una vergognosa pagina che dimostra il basso livello intellettuale
e umano degli avversari politici di Aristide Sarti valoroso aviatore caduto
per l'Italia.
Più di 3.000 gli aviatori dell'ANR caduti, oltre 450 gli aerei nemici
abbattuti, le ricompense al valore militare meritate col riconoscimento del
valore espresso, senza ombra di dubbi dagli storici tedeschi e dagli alleati
sulla piccola coraggiosa e indomita aviazione della RSI, che ha scritto una
pagina fulgida di Storia Militare e Aviatoria, che nessun miserevole individuo
potrà mai offuscare con ignobili sotterfugi ipocriti, poiché la
Storia la scrivono i protagonisti non i farisei.
IL
SUPPORTO AUSILIARIO
Si é detto del programma approntato dallo SM/ANR per utilizzare razionalmente
i reparti di volo operativi, dei compiti assegnati alla Caccia, agli Aerosiluranti,
all'Ar.Co. e ai reparti paracadutisti: Compiti offensivi, difensivi, complementari
e ausiliari. Il Supporto Ausiliario ebbe il suo punto di forza su due gruppi
da trasporto su SM.811/SM.82 assegnati al 14° Transport Flieger Korps dislocato
sul fronte orientale; il fronte che maggiormente richiedeva rinforzi e materiali
in continuazione per la grande pressione esercitata dall'Armata Rossa che nell'estate
7944, stava premendo sui paesi posti ai margini dei confini orientali del Reich.
L'arrivo dei due gruppi italiani era molto atteso, il materiale di volo di recente
costruzione (per gli SM. 81 era stata riattivata la linea produttiva con notevoli
miglioramenti tecnici) la professionalità degli equipaggi e i comandanti
di grande esperienza come il Maggiore Egidio Pellizzari del "Terracciano"-
e Alfredo Zana del "Trabucchi".
Arrivati sul finire della primavera, i due gruppi operarono in Polonia, Finlandia,
Cecoslovacchia, Estonia, Lituania, Lettonia, Austria, Prussica orientale trasportando
una grande quantità di materiale di ogni genere, feriti,malati,materiali
speciali, ecc. fino al momento in cui l'Armata Rossa si presentò ai confini
orientali dell'Europa e fu necessario ritirarsi anche se un treno con a bordo
uomini e materia1i del "Terracciano" venne colpito da cannonate che
causarono numerosi morti,feriti e dispersi.
Rientrati in Italia, i due gruppi vennero disciolti e trasformati in battaglioni
antiaerei inseriti nella divisione " Aquila" dove rimasero sino alla
fine della guerra.
Per quanto riguarda la costituzione degli
altri gruppi, va menzionato il reparto di collegamento ANR - su 3 squadriglie
con aerei diversi - a disposizione dello SM/ANR; fu il reparto che operò
ovunque in Italia e in tutta Europa.
L' Artiglieria Contraerei (Ar.CO.) costituzione di 8 gruppi operativi di cui
uno nebbiogeno
Reparti Paracadutisti - costituzione di un reggimento su 4 battaglioni.
Con tali forze disponibili, era possibile esercitare una funzione offensiva,
una complementare, una ausiliaria, una difensiva in cielo, in mare e in terra.
Un programma razionale in relazione alle disponibilità e alla situazione.
Le zone operative riguardavano il, territorio della RSI per la Caccia, l'intero
Mediterraneo per gli aerosiluranti, l'intera Europa orientale per il trasporto.
Ogni reparto ebbe il suo compito specifico che svolse nel migliore dei modi
con immensi sacrifici.
La Luftwaffe s'impegno ad addestrare un migliaio dei 1200 piloti disponibili
inviandoli a turno in Germania sugli aeroporti di Holzkirchen e Liegnitz da
dove sarebbero rientrati in Italia ad addestramento ultimato portando al seguito
il materiale di volo assegnato: Bf.109/G e varianti G.10 e K.4. In realtà
soltanto il 1° Gruppo Caccia che stava ultimando l'addestramento a fine
1944,ebbe modo di esser impiegato in due distinte operazioni: il trasferimento
segreto di decine di Caccia dalla Germania centrale a quella occidentale dove
il1 ° gennaio 1945 la Luftwaffe sferrò un improvviso attacco di sorpresa
(in codice "platte") sui campi alleati del Belgio partecipando con
1160 aerei che distrussero al suolo circa 600 aerei alleati perdendone circa
200 .
Un gruppo di circa una quindicina di piloti scelti venne inviato a Stargard
per un primo addestramento con alianti ad apertura alare sempre più ridotta,
poi trasferito a Rangsdorf per un successivo ciclo di preparazione finalizzato
al pilotaggio del Caccia a razzo Me.163. Il ciclo finale da svolgersi a Sprottau
per il definitivo passaggio sul "Komet" non venne fatto per l'avvicinarsi
dell'Armata Rossa al campo e i piloti rientrarono in Italia.
LA
BATTAGLIA DI ROMA
Il 16 maggio gli alleati diedero inizio sul fronte di Cassino alla quarta battaglia,
che doveva portare secondo i loro piani, allo sfondamento del fronte dopo 7
mesi di inutili tentativi. L'offensiva ebbe effetto costringendo i tedeschi
a ritirarsi,col risultato di costringere alla ritirata anche le unità
del fronte di Anzio/Nettuno. Per far defluire ordinatamente dal fronte i reparti
del1°Corpo Paracadutisti, fu necessario stabilire una posizione difensiva
d'arresto per permettere una ritirata in condizioni di normalità; tale
punto di riferimento venne individuato dal Feld Maresciallo Kesselring sul piccolo
rilievo tattico di Castel di Decima, con i punti laterali di supporto di Castel
Porziano, Acilia, Acquabona, Stazione F.S. di Pomezia. La ritirata doveva utilizzare
le strade di circonvallazione di Roma, proteggendo la Flaminia, la Tiberina,
la Cassia e 1'Aurelia, che dovevano essere raggiunte dalle strade periferiche
della capitale, col pericolo di coinvolgere la cittadinanza romana se taluni
irresponsabili avessero ostacolato la ritirata in città. Un grave pericolo
per Roma e i suoi cittadini. In tale frangente Mussolini intervenne presso Kesselring
chiedendogli di non usare le strade cittadine e Kesselring diede assicurazioni
che la città sarebbe rimasta fuori dall'itinerario di ritirata anche
se tale deviazione avrebbe provocato ritardi e altri problemi, chiedendo in
cambio l'utilizzazione del reggimento Folgore dichiarato pronto all'impiego
campale, cui sarebbero state assegnate le posizioni a sud della capitale da
Castel di Decima ai lati. Tale decisione collimava perfettamente col pensiero
dei comandanti italiani e costituiva un impegno ideale per il Folgore, che avrebbe
difeso con i suoi paracadutisti Roma, un simbolo e un impegno d'onore che verrà
pagato a caro prezzo nei combattimenti che si prolungarono dal 30 maggio al
4 giugno. Il destino volle che a fronteggiare gli italiani fossero le stesse
unità inglesi che si batterono contro la Folgore ad El Alamein. Ci furono
furibondi scontri su tutto il fronte e in particolare quello sul colle dell'Acquabona,
preso, perduto e riconquistato più volte che vide la strage dei ragazzini;
24 diciottenni morti uno dietro l'altro su quel piccolo rilievo alle porte di
Roma. Il combattimento più importante da un punto di vista campale si
svolse a Castel di Decima dove il 10° battaglione Folgore bloccò
e fece arretrare la 5a divisione inglese, impedendole di avanzare verso Roma,
occupandola prima del generale Clark che aveva scommesso con gli inglesi di
conquistare 1a città per la gloria dell'US Army, oltre che per sua ambizione
personale.
A Castel di decima i paracadutisti italiani bloccarono ogni velleità
inglese, fermarono il 5°British Corps col sacrificio di 120 ragazzi e la
morte del maggiore Mario Rizzatti e di altri gloriosi caduti. Degno di nota
il valoroso comportamento di un ufficiale, il tenente Leonida Ortelli, del battaglione
Azzurro dell'Aeronautica, difensore a oltranza di Acilia e Risano. Gli americani
vinsero la scommessa con gli inglesi, conquistando Roma da Est, ma a sud della
città i 40mila inglesi dovettero sostare per 24 ore prima di arrivare
a Roma nella mattinata del 5 giugno. I paracadutisti ebbero 127 morti , 400
dispersi e feriti poiché all'ultimo momento i tedeschi dovettero dirottare
verso l'Aurelia la ritirata della 65a divisione di fanteria che, dopo aver superato
il Tevere a Tor di Valle, distrusse anticipatamente il ponte di barche condannando
alla prigionia alcune centinaia di paracadutisti rimasti sulla riva opposta.
Un sacrificio che valse al Folgore la citazione sul Kriegstagebuch des Oberkommandos
der Wehrmacht dell'OKW assieme agli artiglieri italiani della Flak additati
per comportamenti e sacrifici e, con loro, i marò del Barbarigo, i legionari
del "Vendetta" i genieri e i pionieri dei battaglioni RSI.
Il Folgore ridotto a circa 650 uomini dei 1800 iniziali, venne ricostituito
nell'autunno 1944 a Tradate ed ebbe un incarico fiduciario consistente nel difendere
i passi alpini da intenzioni francesi difendendo i passi del Monginevro e dello
Cahberton, il Moncenisio e il Piccolo San Bernardo difesi attaccando nottetempo
nelle retrovie nemiche postazioni di artiglieria, minando strade di montagna,
tendendo imboscate ai Cacciatori alpini della 27 da montagna. Poi col preannuncio
che la guerra si stava concludendo, fu necessario accordarsi con i reparti nazionalistici
della resistenza valdostana (Col.Adam) e il comandante Sala mise a disposizione
il Folgore come reparto d'intervento in caso di sconfinamento francese. Una
situazione che durò sino ai primi di maggio quando giunsero gli americani
della 34a "Totem" che resero gli onori delle armi ai paracadutisti
come si conviene a gente valorosa. Fu una indimenticabile cerimonia cui assistettero
ammirati e sorpresi i comandanti alleati quando, dopo la messa, la preghiera
del legionario e lo scioglimento ufficiale dei reparti, ognuno dei 750 parà
consegnò al comandante Sala la sua arma, la baciò e la depose
su un grande, ordinato castello debitamente registrato e consegnato in copia
al Maggiore Hooner assieme alla chiave dell'armeria. Nessuna resa, nessun cedimento
morale ma soltanto un atto di fede e di disciplina degni di eccellenti soldati.
Anche gli ultimi arrivati, i giovani paracadutisti del Folgore, avevano ben
meritato il loro servizio nei ranghi gloriosi dell'Aeronautica italiana.
Il giorno successivo, un'autocolonna dell'US Army partiva da San Vincent dove
all'Hotel Billia si era svolta la significativa cerimonia dell'onore delle armi
ai soldati vinti col rispetto e l'ammirazione dell'ex nemico. Fuori si erano
assiepati gli abitanti della località, cui i paracadutisti della RSI
avevano evitato l'incontro mortificante con i francesi di De Grulle intenzionati
a occupare la Val d' Aosta. Il "grazie" dei valdostani, una volta
accertato che i parà erano disarmati, fu un fitto lancio di pietre contro
gli indifesi soldati dell'onore. Ancora una volta ci fu una dimostrazione di
vigliaccheria e immaturità. Una specie di mille Nassirya dei tempi odierni.
Il primo reparto italiano a prendere posizione al fronte, fu il battaglione
autonomo Nembo,che venne inserito nella 4a divisione tedesca di paracadutisti
sul fronte di Anzio/Nettuno dove il Nembo si batté con grande valore
e pesanti sacrifici, subendo il 50% di morti e feriti. Un reparto autonomo andò
sulla "Gotica" a difendere il passo del Giogo.
L'OPERAZIONE
PHOENIX
Fu un maldestro colpo di stato tedesco, meglio definirlo uno stupido golpe organizzato
e tentato dal feldmaresciallo Wolfram von Richtofen, cugino del famoso "Barone
Rosso" e comandante della 2a Luftflotte in Italia.
Le motivazioni risiedevano nella partenza della 2a Luftflotte per la Germania,
al completo di reparti, per rafforzare la difesa aerea del Reich in grave pericolo.
In Italia veniva a crearsi un vuoto nella difesa, lasciando libera la porta
meridionale d'ingresso verso il Reich alle formazioni da bombardamento nemiche.
La soluzione trovata da Richtofen, per compensare tale lacuna operativa, consisteva
nel disporre a proprio piacimento dell'Aeronautica della RSI che, nell' agosto
19 44 disponeva di circa 100 - 120 caccia di Ia linea, di 7 gruppi contraerei,
di aerosiluranti, paracadutisti e reparti minori. Si trattava di sottrarre,
con le buone o con prepotenza, il comando all' A.N.R., sostituirsi ai comandanti
italiani e usare l' Arma Aeronautica a proprio piacimento per i propri scopi.
Gli aviatori che avessero aderito a questo progetto sarebbero stati vestiti
come i piloti tedeschi, avrebbero dovuto giurare fedeltà al Fuhrer, essere
addestrati e usati nella Caccia con i più moderni aerei. Sarebbero stati
disponibili circa 1.000 piloti da addestrare. Ci fu un tentativo di colpo di
forza da parte di Richthofen che, con un migliaio di avieri e uomini delle SS,
circondò comandi, aeroporti, depositi, caserme e impose il suo ultimatum:
o "volontari" nella Luftwaffe o coatti nella F1ak. Ci fu un momento
di grande sbandamento e confusione che causò gravi danni all'aviazione
italiana ma ben presto sopravvenne la giusta reazione e il "Golpe"
si sfasciò. Mussolfrgí prese contatto col Fuhrer e Goering, li
mise al corrente del grave episodio e ottenne l'immediato rientro in Germania
e la punizione di Richthofen e le scuse per 1'ANR.
Gli aviatori italiani, salvo pochi casi dovuti a giovani allievi piloti cui
era stato promesso il brevetto a breve scadenza, si ribellarono all'imposizione,
rifiutarono ogni contatto, trattarono malissimo i rappresentanti tedeschi, arrivando
a incendiare gli aerei per protesta a Vicenza. A Milano venne assediato dalle
SS il comando di Piazza Balbo (oggi Piazza Novelli) il Co1.Cadringher chiamò
il comandante Dalmas a Tradate che inviò velocemente un reparto paracadutisti
che bloccò le vie occupate dai tedeschi rimasti a loro volta assediati
e Richtofen capitolò vergognosamente dopo aver chiesto scusa a Mussolini
e rientrò nel Reich con i suoi reparti.
Per circa due mesi venne sospesa ogni attività operativa, poi il generale
Ritter von Pohl prese il comando e pian piano tutto tornò nel1a normalità.
Il 1o Gruppo rimasto senza velivoli andò in Germania per il passaggio
sui Messerschmitt 109. Il 2° Gruppo ebbe nuovi aerei 109 e riprese il 19
ottobre a combattere nei cieli dell'Italia del nord-est, il 3° Gruppo ricevette
il preavviso per andare in Germania e riarmarsi con materiale tedesco. Venivano
disciolti numerosi reparti a causa della penuria di carburante e fu necessario
trasformare i reparti disciolti in battaglioni azzurri per un totale di 9 assegnati
all "'Aquila"e dotati di mobilità e mitragliere contraeree.
Pian piano venne ripristinata l'organizzazione difensiva, si migliorò
la difesa contraerei con 1a costituzione di una divisione antiaerei/antiparacadutisti
della GNR chiamata "Etna con il compito di ostacolare la penetrazione dal
sud verso il Brennero, da Villafranca alle retrovie della linea" Gotica"
ed, in tal modo, venne posto rimedio al grave problema.
CACCIA
La Specialità venne ordinata su tre gruppi operativi su 4 squadriglie
(la 4a era la comando che fungeva da deposito di gruppo) con un organico complessivo
di 90 aerei di linea e una dozzina di riserva, superando largamente il numero
a livello di stormo della R.A. La Specialità era coordinata da un Ispettorato
Caccia al cui comando si alternarono i Ten.Col. Foschini, Falconi e Vizzotto
tutti valorosi comandanti di reparto.
La continuità del personale era garantita dal Raggruppamento Caccia che
allenava i piloti utilizzando due squadriglie di 1° e 20 livello. a Cervere.
Considerando la supremazia numerica degli alleati e la loro consistenza in azione,
si stabilì di partecipare in talune circostanze con un numero di aerei
fra i 39 e i 42, poiché 1'USAAF mandava in missione 1/2 stormi organici
(uno stormo "squadron" corrispondeva a 18 aerei) la Squadriglia comando
di Gruppo divenne 4a squadriglia organica all'inizio del 1945 dopo il rientro
dalla Germania in effetti il numero di aerei inviati mediamente in azione era
di 25. Il materiale di volo non fu mai un problema (finalmente) poiché
la produzione nazionale compensava le richieste, assegnando i Macchi 205 "Veltro"
al 1°-Gruppo (Magg.Borgogno) e i Caccia Fiat G.55 al 20Gruppo (Ten.Col.
Alessandrini. Il 30 gruppo era ancora in addestramento ed era equipaggiato con
aerei eterogenei, fino all'estate del 1944 quando ebbe in assegnazione una dotazione
mista Mc.205/G.55 dismessi dagli altri gruppi.
Per il ripianamento dei gruppi operativi, lo SM/ANR costituì la squadriglia
complementare Caccia (Cap.Luigi Torresi poi Cap.Bonet), con una dotazione mista
di Macchi 205 e G.55 disponibiili in una trentina di esemplari, basata a Veneria
Reale Il pericolo maggiore era rappresentato dai sabotatori operanti nelle fabbriche
che volutamente e con una certa frequenza "dimenticavano" utensili
all'interno delle ali causando alcuni incidenti anche pericolosi; una vile categoria
di individui colpevoli di delitti verso altri connazionali impegnati a difendere
le città dalle. distruttive incursioni dell'aviazione nemica. La frequenza
degli atti di sabotaggio vide in testa l'Aeritalia, seguita dalla Breda e dalla
SIAI che si era specializzata nel sabotaggio degli SM.79 del Gruppo Aerosiluranti.
Il più comune dei sabotaggi consisteva nel forare ad una certa, altezza
il tubo di pescaggio del carburante dei serbatoi alari, che sfiatando quando
il livello era arrivato all'altezza del foro interrompeva l'afflusso ai motori
(4 episodi registrati in missione).
Mentre ferveva l'addestramento in coppia col 770Jagdschewader negli aeroporti
del cuneese, il 3 gennaio si presentò inaspettatamente la possibilità
di un di un decollo operativo da Lagnasco, dove il Cap.Visconti, vice-comandante
responsabile in assenza del comandante titolare Magg. Luigi Borgogno, decollò
con 9 Macchi e si portò a quota 9500, superiore a quella di volo del
99° BG su B.17 che rientrava dopo un bombardamento sulla RIV di Villar Perosa.
La formazione nemica era scortata da caccia P.38 "Lighting". Vennro
abbattuti 4 aerei fra bombardieri e P.38 assegnando il primo abbattimento nell'iniziata
storia dell'ANR al sergente maggiore pilota Cuscunà. Il resto della missione
venne svolto dai Messershmidt 109 del 77° decollato da Saluzzo e Mondovì.
Un primo positivo esordio! Il 20 Gruppo dello JG.77 comandato dal Magg. Freytag,
aveva lasciato ai piloti italiani i suoi Macchi 205 dopo aver subito alcun incidenti
mortali durante 1'addestramento, dovuti alla mancata inversione della corsa
della manetta motore che, nella versione italiana, era invertita rispetto a
quella normalmente in uso nella Luftwaffe, per cui, in particolari manovre,
quando necessitava in talune evoluzioni ridurre motore o aumentarlo, l'abitudine
tedesca dello spingere anziché tirare, provocava lo spegnimento del motore
con tutte le conseguenze del caso (4 incidenti mortali fra Cerveteri e Saluzzo)
col risultato che i tedeschi restituirono agli italiani i Macchi e tornarono
al più familiare "Gustav".
Gli accordi operativi fra i comandi italo-tedeschi, stabilivano una strategia
d'attacco sul corridoio adriatico usato dagli alleati sull' itinerario verso
la Germania. Era una rotta al centro dell'Adriatico con deviazione nel golfo
di Monfalcone dove, girando a destra. le formazioni bombardieri si dirigevano
verso l'Austria e 1'Ungheria; andando diritto puntavano alla Germania meridionale
(Baviera) e virando a sinistra andavano verso l'Italia nord-orientale interessando
Friuli, Veneto, Lombardia orientale. Compito assegnato al 1° Gruppo Caccia
concerneva 1'attacco alle formazioni nemiche attendendole in Romagna sul tratto
Rimini -Ravenna - Ferrara - basso Veneto e inseguendole verso il Friuli fino
alla frontiera di Tarvisio.
Il 12 gennaio il 1° Gruppo si trasferiva a Campoformido avendo a breve distanza
(Lavariano) un gruppo del 77° Stormo Caccia comandato dal Ten.Col. Steinhoff
(il comandante Steinhoff venne inserito per ordine di Goering nel 44°Stormo
Caccia - detto degli Assi- uno stormo punitivo in cui il comandante supremo
della Luftwaffe "confinò" tutti gli assi dell'aviazione tedesca,
"colpevoli" a suo dire, di non offrire al Reich, il massimo delle
loro possibilità (mediamente avevano da 50 a 60 vittorie ciascuno). Durante
una delle ultime missioni, pilotando un bireattore Me.262, il comandante Steinhoff
ebbe un incidente di volo, precipitò ma riuscì a salvarsi pur
avendo riportato sul viso e al corpo ustioni di 3°. Nel dopoguerra diverrà
Ispettore Generale della NATO.
Il tempo di prendere confidenza col nuovo campo, sistemare i reparti, trovare
la sede logistica e tecnica del gruppo, stabilire accordi in comune con i piloti
tedeschi. Durante una esercitazione in comune, un cacciatore tedesco attaccò
per errore il Macchi del Magg. Borgogno che fu costretto a lanciarsi col paracadute
ma riportò diverse lesioni e venne sostituito dal Cap. Adriano Visconti
al comando del 1° Gruppo.
Il 28 gennaio il Gruppo "Asso di bastoni" iniziava la sua lunga e
sanguinosa battaglia che si prolungò sino a luglio 1944, quando il reparto
che era stato trasferito sull'aeroporto di Reggio Emilia venne inviato a Vicenza
per prendere in carico i caccia Messerschmitt. In pochi mesi aveva esaurito
energie morali, psicologiche nonché materiali perdendo piloti e aerei
sostituiti con altri piloti e altri aerei, molti dei quali trasferiti dalla
squadriglia complementi. Diversa la storia del 2° Gruppo Caccia, da sempre
rimasto in azione con, a suo credito, numerose vittorie e, per questo, attivamente
ricercato dagli alleati, che lo chiamavano "Ghost Group" e che ebbe
per premio dal comando della Luftwaffe l'onore di fare un ciclo di addestramento
a Riem col bireattore Me.262. Questa possibilità, poi, si esauriva per
il termine del conflitto.
A differenza del Gruppo "Asso di Bastoni", il 2° "Diavoli
Rossi"rimase in linea più a lungo, ebbe più scontri, ottenne
più vittorie aeree ed acquisì maggiore esperienza e più
affiatamento in azione. Quando si spostava da un campo all' altro per un certo
periodo, i piloti si facevano seguire da mogli e bambini ed era consuetudine
affettiva portarsi dietro anche le vedove dei piloti morti in azione onde offrire
a queste donne forti e coraggiose l'umana solidarietà e il calore dell'amicizia.
Il periodo più intenso di lotta si manifestò fra l'autunno e l'
inverno 1944, con quotidiani scontri, combattimenti continui, abbattimenti di
aerei nemici e vuoti nelle squadriglie.
Memorabile fu il combattimento del 16 novembre che ebbe una doppia interpretazione
al mattino e nel pomeriggio. Quel giorno, 16 novembre 1944, "Brunelle"
mandò i Messerschmitt del 20 Gruppo nell'alto Friuli, nel Tarvisiano
per 1'esattezza,dove una malridotta formazione della USAF arrancava disordinatamente
per arrivare almeno nel golfo di Monfalcone dov'era attesa dai P.51 per la scorta
verso le Puglie. Decollarono, da Aviano e Villafranca, 23 Bf.109 al comando
del Maggiore Miani, con i capitani Drago e Bellagambi diretti alla zona PQ.6
dove era stata segnalata "presenza di caccia" (in gergo convenzionale
"rondini") dirette verso il mare (P.47).
Decollo alle ore 14.00, con i primi attacchi alle ore 15 00 dopo un vizioso
itinerario destinato a confondere i caccia di scorta. Con una serie di attacchi
vennero abbattuti 4 B. 17 e 3 caccia fra P.47 e P.38 questi ultimi abbattuti
tutti dal tenente Longhini che venne sopraffatto e abbattuto a sua volta assieme
al tenente Ambrosino. Sui 473 aerei impiegati nella missione sulle fabbriche
Messerschmitt di Augusta, i caccia tedeschi avevano abbattuto sui cieli di Germania
24 aerei americani, riducendone a mal partito molti altri. I piloti Italiani
ne abbatterono altri 8, anche se glia aerei abbattuti sul Friuli quel giorno
furono complessivamente16 come registrato dall' USAF.
L'imprevista intromissione dei caccia italiani e le perdite subite crearono
una seria preoccupazione per l' USAF che mise in atto un programma di "neutralizzazione"
della aviazione da caccia della A.N.R. con bombardamenti intensi, impiegando
complessivamente circa 400 bombardieri pesanti e-medi per distruggere quattro
aeroporti, segnalati dall'intelligence, in cui erano presenti caccia repubblicani;
fra questi, veniva precisato, c'era "uno strano caccia pesante a due motori
che al decollo fischiava molto forte"'.
In realtà erano i bireattori Arado 234 della ricognizione strategica
in tutto il Mediterraneo che venivano camuffati in sosta sui campi con eliche
posticce per ingannare lo spionaggio.
Questo il rapporto del comando USAAF per distruggere il Ghost Group (il gruppo
fantasma) dell'ANR.
U.S.A.A.F.
(Historical Division The Army Air Force in WW.II - Washington D.C.)
"Verso la metà del mese di ottobre 1944, si ebbero i primi scontri
con gli aerei della Forza Aerea Repubblicana Fascista del 2° Gruppo Caccia;
una formazione allenata ed equipaggiata in Germania e dislocata successivamente
come forza operativa in Italia. Le prime missioni di questi aerei ostili nemici,
adibiti alla difesa delle linee di comunicazione del nord Italia e concentrati
nella zona del Brennero, venivano descritte come azioni condotte da piccole
formazioni che agivano generalmente isolate e non eccessivamente aggressive
ma che vennero successivamente trasformate nel novembre, in consistenti e agguerrite
formazioni d'intercettazione composte da 15/20 aerei e non di rado da 40/50
caccia. Il 5 novembre tre B.26 furono abbattuti e 6 danneggiati. Vennero date
disposizioni per limitare le azioni di attacco isolate e per sostenere almeno
per le prossime due settimane, eventuali incontri con gli aggressivi caccia
nemici, che ormai quasi giornalmente attaccavano i bombardieri abituati a volare
senza scorta, in attesa che venissero prese particolari decisioni per fronteggiare
adeguatamente l'improvvisa e risorgente forza aerea nemica che cominciava a
dare molte preoccupazioni alla SAF (Strategic Air Force)
Il 16 novembre, aerei della SAF di ritorno da azioni da bombardamento effettuate
sulla Germania del sud, incontrarono una prima seria opposizione da parte di
questi aerei. Da 30 a 40 aerei nemici intercettarono nell'area di Udine formazioni
di bombardieri strategici e dopo essersi riuniti in formazione, attaccarono
i bombardieri e i caccia P.51 di scorta. 14 bombardieri pesanti vennero abbattuti
ed altri riportarono notevoli danni in questo combattimento (l'ANR aveva dato
come abbattuti 8 aerei fra cui 4 B.17, 3 P.51 e un P.47 a dimostrare la serietà
e l'oculatezza dei riscontri obiettivi sugli abbattimenti).
Furono interessati a distruggere le basi individuate di questi aggressivi caccia
nemici oltre 400 aerei dei Gruppi 47°, 64°, 239°, 253° e dei
Wings 49°, 55°, 304° scortati da 186 caccia P.51".
Venne interessato il generale Twining della SAF per avere una collaborazione
con i suoi bombardieri strategici e si individuarono gli aeroporti di base ad
Aviano, Vicenza, Villafranca e Udine (in realtà il gruppo aveva decentrato
le sue squadriglie fra Maniago, Thiene, Osoppo e Ghedi) Fra il 17 e il 19 i
tre Wing del SAF compirono pesanti attacchi ma al di fuori di danneggiare pesantemente
le infrastrutture non causarono danni ai velivoli (anche il reparto dislocato
a Villafranca nei decentramenti a nord-ovest ebbe soltanto 4 aerei danneggiato
e uno distrutto per mitragliamenti.
La soluzione trovata dopo il fallimento de delle incursioni sui campi segnalati,
fu una quotidiana presenza di caccia su tutti i campi.
Il 3°Gruppo Caccia "Cavallino Rampante" fu il più sfortunato
dei reparti da caccia. Venne affidato ad un valoroso e pluridecorato pilota,
il Capitano Fernando Malvezzi, che dal punto di raccolta di Castiglione del
Lago, si trasferì sull'aeroporto di Cervere nel Cuneese, dove ebbe inizio
l'attività del reparto che ebbe a soffrire alcune difficoltà di
approvvigionamento del materiale di volo fino alla primavera inoltrata, quando
il 1° Gruppo Caccia consegnò i suoi aerei al 3°Gruppo sul campo
di Ponte San Pietro. Le vicissitudini dovute al famigerato golpe di Richtofen,
bloccarono la consegna dei Macchi 205 e dei G.55 e fu necessario attendere fino
alla primavera del 1945 quando rientrarono dalla Germania i piloti e specialisti
che aveva fatto il passaggio sul Messerschmitt. Fu possibile solo effettuare
alcune missioni decollando da Orio al Serio prima che la guerra terminasse.
QUEL
TRAGICO LUNEDI DI PASQUA
Fra i 113 combattimenti sostenuti dalla Caccia alcuni meritano particolare menzione,
esulando essi dalla normalità (si fa per dire) del continuo pericolo
che incontra il pilota in combattimento nei cieli: il racconto, di alcuni anni
dopo gli eventi, fu fatto dal tenente pilota Alberto Volpi del 2° Gruppo
Caccia a dimostrare che in guerra si avvicendano giornate positive e altre decisamente
sfortunate. Positiva fu, ad esempio, la giornata del 16 novembre 1944, quando
i caccia dei "Diavoli rossi" intercettarono i bombardieri USA al rientro
dalla Germania e, pur essendo quelli scortati, non esitarono ad attaccarli abbattendone
8 registrati con l' annerkanti, anche se 1'USAAF denunciò la perdita
di 16 fra bombardieri e caccia, forse considerando gli aerei danneggiati che
non rientrarono alle base pugliesi. A quella giornata positiva si contrappone
quella decisamente negativa del 2 aprile 1945 "Pasquetta" in cui furono
abbattuti 14 caccia del 2° Gruppo con la morte di 5 piloti contrapposti
agli 8 fra bombardieri e caccia segnalati come abbattuti dai piloti italiani
e registrati ufficialmente con 1'annerkanti.
Decollarono da Aviano e Osoppo 25 Bf.109 che lo Ja.Fu. di Custoza dirottò
verso Rovereto e Mezzocorona in Val d'Adige, dove erano stati segnalati aerei
USA diretti a bombardare i ponti sul fiume Adige scortati da P.47. I B.25/B.26
erano dei BG. 321° e 340° scortati da P.47 del 350° Gruppo decollati
da Pisa/S.Giusto. La formazione nemica era stata avvistata dal radar di Pianoro
Alto (Bologna) e seguita fino al Garda dalle postazioni funkmess "Margot"
di Rivoli Veronese e "Martha" di Marmirolo Mantovano coordinate dalla
stazione Guida Cacci a "Brunelle" di Custoza che aveva dato l'allarme.
Il combattimento che si era scisso in 2/3 zone, ebbe a subire una serie di problemi
negativi al punto che il comandante dei "Diavoli" Magg. Carlo Miani,
che era stato inviato sul punto QB (Mantova) venne dirottato su OB (Garda) su
cui erano stati segnalati altri aerei nemici che potevano interferire di sorpresa
sugli altri caccia impegnati contro i bombardieri. Giunto sulla verticale di
OC (Verona/Vicenza) Miani ebbe un guasto all' apparto R.T.e rimase muto, aggravato
da un successivo malfunzionamento al motore che lo obbligò a muoversi
meccanicamente oscillando con le ali per poi dirigersi su Villafranca, seguito
sfortunatamente da alcuni gregari che non avevano intuito la situazione. Una
successiva comunicazione dello Ja.Fu. segnalava la zona PR (Villafranca) libera
da aerei ostili. Sfortunatamente la manovra era stata seguita da un B.17 dotato
di, radar mobile "Ferret", che fungeva da Guida Caccia volante, che
indirizzò sulla zona altri caccia Po47. Iniziata la discesa in fila indiana,
i Messerschmitt vennero colpiti spietatamente in critiche condizioni carrello
fuori, flaps aperti, velocità ridotta, bassa quota. Così 7 aerei
furono abbattuti in poco tempo con la morte dei tenenti Piolanti, Sarti (era
il Federale del PFR di Bologna) Spreca, i sergenti maggiori Margoni, Archidiacono,
Capuano. Si salvarono col paracadute Volpi e il tenente Betti col sergente maggiore
Baldi,
Raccontò Volpi: "Avevamo avuto poco príma, un violento scontro
con Thunderbolt in cui sparai alcune raffiche e in cambio presi alcune raffiche:
un Do ut Des che mise fuori uso il mio Messerschmitt col radiatore che fumava
lasciando una sottile scia di fumo bianco e dovetti lanciarmi col paracadute
anche perché da basso ero fatto segno da raffiche di mitragliera (era
la postazione del S.Tenenti Calvosa di Dosso Buono della"Etna") che
mi tranciarono una parte di ala. Il lancio non ebbe particolari conseguenze,
venne raccolto da alcuni tedeschi che col sidecar mi portarono a Villafranca
dove incontrai il Magg, Miani creduto morto. Presi in prestito l'aereo del sergente
maggiore veronese Patton, inviato a casa in breve licenza, (Patton morirà
il giorno 19 aprile in combattimento, quando, lanciatosi col paracadute si ebbe
il mancato spiegamento della calotta chiusa con un nodo fatto da qualche criminale).
Ripartimmo da Villafranca nel pomeriggio col Magg. Miani e il giovane sergente
pilota Tampieri, non sapendo che più in alto ci aspettavano i Thunderbolt.
Facemmo un'altro combattimento e ancora una volta fui colpito da un proiettile
che mise fuori uso il dispositivo centrale di bloccaggio dei comandi col risultato
che il "Gustav" era ingovernabile, la cloche girava a vuoto e l'aereo
andava dove voleva con andamento saltellante. Non c'era altra soluzione che
lanciarmi ancora una volta col paracadute. Sganciai il tettuccio mi misi accucciato
nell'abitacolo, mi sollevai afferrandomi ai bordi e quasi contemporaneamente
il velivolo s'imbarcò minacciando di capovolgersi; in quella precaria
situazione d'equilibrio, vidi una serie di traccianti che passava sul mio aereo
e con vero terrore mi riabbassai di nuovo in un puerile tentativo di protezione,
mentre l'aereo nemico dietro di me e in posizione più elevata cercava
di traguardarmi per tirare una raffica definitiva, ostacolato però dal
capriccioso andamento dell'aereo che usciva frequentemente dal reticolo di mira.
Se non facevo qualcosa ero perduto, indifeso e disarmato com'ero e fu in quel
drammatico momento che mi ricordai che qualcosa del genere era accaduto al maresciallo
Cavagliano in Sicilia, dove si era salvato sparando a vuoto alcune raffiche
simulando un attacco amico. Lo imitai! Mi misi ginocchioni per offrire meno
bersaglio e ridurre il vento che mi spingeva all'indietro e misi in azione l'artiglieria
di bordo: cannone da 20 e le due armi da 13,2mm. sparai una lunga raffica con
centinaia di colpi. Poi successe il miracolo :per un qualcosa sicuramente non
contemplato nei manuali sul combattimento aereo, il mio aereo rallentò,
si stabilizzò venni superato a grande velocità dal P.47 dall'alto
verso il basso. Questi si portò inspiegabilmente davanti al muso del
Messerschmitt e si prese in pieno la lunga raffica che lo polverizzò:
era a non più di 30 metri! Il Messerschmitt scampanò si riassettò
e saltai senza esitazione senza aprire il paracadute, poiché ero sui
3000 metri, faceva freddo e volli scendere più in basso per evitare altri
pericoli vidi un qualcosa che si staccava da me scomparendo velocemente, tirai
la maniglia e un forte schiocco mi segnalò l'apertura della calotta:
ero salvo per la seconda volta! Mi tranquillizzai. Attorno era silenzio e ricordai
cos'era l'oggetto che avevo intravisto: era la sacca che mia moglie mi preparava
quando andavo in trasferta con calzini, fazzoletti, pigiama, pantofole, necessaire
per la barba. Fui preso dalla paura: cosa mai racconterò per giustificare
la perdita della borsa? sentivo già le parole di rimprovero: sei un disordinato,sei
distratto, non hai cura degli oggetti. Cercai di riflettere e trovare una giustificazione,
parlando dei due Messerschmitt perduti lo stesso giorno, dei due salvataggi
col paracadute avuti nella stessa giornata, della mia emozione, delle mie paure
ma sapevo che erano tutte cose di poco conto rispetto alla sacca perduta. L'avventura
però con era terminata; il Messerschmitt, fra tanto spazio disponibile
nella pianura veronese, si era andato a infilare in un recinto di una casa colonica
terrorizzando alcune mucche che correvano all' impazzata, aveva incendiato un
fienile che minacciava la casa colonica e vedevo i contadini che cercavano di
mettere in salvo biancherie e oggetti preziosi dalle finestre. Se capitavo nel
recinto ero morto: le mucche o i contadini mi avrebbero ucciso o linciato. Andò
bene, mi salvai ancora una volta e pensai che l'ultimo rischio che mi rimaneva
era il confronto con la mia dolce consorte. Quella notte non ci pensai; dormii
profondamente distrutto dalle emozioni, al mattino ripartii per Aviano in aereo
e mia moglie fu stranamente comprensiva con me. Qualcuno gli aveva detto che
ero morto! Mi andò bene !"
L'ORGANIZZAZIONE
DIFENSIVA TERRITORIALE
Si é detto delle nuove forma d'azione assistita con radar (Funkmess in
tedesco) suddivisi fra quelli per avvistamento a distanza (Freya), quelli per
l'assistenza al tiro di precisione (Riese) o di sbarramento per scarsa visibilità,
o notturni (Wurzburg). Questi utili apparati vennero assegnati anche per la
Guida Caccia (Ja.Fu.) che avvistavano, selezionavano, sorvegliavano e seguivano
le formazioni nemiche fino al momento del decollo, eseguivano il controllo delle
segnalazioni convenzionali, dei settori interessati, della quota e consistenza
e dei punti più idonei per il contatto visivo e diretto.
Il settore più impegnato era quello del Veneto occidentale, in cui operava
lo Ja.Fu. di Custoza coordinato dalla centrale di Affi in Val d'Adige; si usava
linguaggio convenzionale. Lo Ja.Fu. "Brunelle" serviva il 2° Gruppo
Caccia che operava dagli aeroporti di Osoppo, Aviano, Campoformido, Thiene,
Villafranca. Il settore in cui operava lo Ja.Fu. "Maruska" serviva
il 1° Gruppo Caccia dislocato fra Malpensa e Lonate Pozzolo, sistemato a
Osnago/Osnago al comando del Capitano Schallmayer del 200° reggimento radiotelecomunicazioni
in cui operava il controllore italiano nella persona del Capitano pilota Pietro
Calistri già valoroso comandante della 76a squadriglia Caccia.
Alla fine della guerra il capitano Schallmayer si accomiatò dagli aviatori
italiani dirigendosi verso l'Alto Adige con i 160 specialisti della cellula
radar. Con loro si accompagnò anche il capitano Calistri che, avendo
1a famiglia in Valtellina, pensava di utilizzare la colonna tedesca per ritornare
in famiglia dopo 5 lunghi anni di guerra. Sfortunatamente la colonna tedesca
venne fermata a Dongo dai partigiani che, dopo un accordo fatto con i tedeschi
lasciati liberi di proseguire, trattennero il capitano Calistri che era in divisa
di aviatore, e lo identificarono erroneamente per il pilota personale di Mussolini
che era stato fermato e riconosciuto con i membri del Governo della R.S.I. A
nulla valsero le precisazioni per spiegare il tragico equivoco. Calistri venne
messo al muro assieme ai ministri della R.S.I. e fucilato. Morì con grande
dignità e straordinaria forza d'animo come sanno morire i soldati valorosi.
Un
servizio importante della protezione antiaerea era quello che segnalava alla
popolazione civile l' itinerario seguito da una determinata formazione di volo
nemica, indicazioni fornite dalle stazioni radio dell'EIAR e controllate su
una cartina geografica del nord Italia offerta da alcune riviste popolari. In
tal modo era possibile conoscere con un certo anticipo, dove era diretta la
formazione nemica e prendere le opportune precauzioni. Sulle strade nazionali
erano dislocati posti di segnalazione e controllo aereo, dove segnalatori, con
una bandierina bianca con al centro una sagoma di aereo, avvertivano i veicoli
in transito della presenza o meno di aerei nemici isolati, dediti frequentemente
a mitragliare tutto ciò che vedevano: veicoli, carri, animali, contadini
nei campi, ciclisti, passanti.
Con la fine della guerra, lo SM/ANR diede le opportune disposizioni sul come
comportarsi: consegna dei valori e del materiale al CLNAI locale, distruzione
del materiale di volo concentrato fra Orio al Serio, Gallarate/Malpensa, Lonate
Bozzolo (ad eccezione degli aerei in revisione nelle fabbriche). Cessione delle
armi personali e di reparto agli alleati in assenza di responsabili del CLNAI.
Salvaguardia degli aerei da trasporto e plurimotori, scuola e collegamenti (furono
recuperati 121 aerei efficienti).
Si riporta qui di seguito il resoconto del Consiglio di Guerra, tenuto nella
notte fra il 26 e il 27 aprile 1945, Consiglio di Guerra che decise di passare
le consegne al CLNAI evitando spargimenti si sangue e azioni di guerra fratricida.
"quando
si apprese che la sorte delle armi volgeva decisamente a nostro svantaggio,
in assenza del Sottosegretario di Stato alla Aeronautica, Gen.. Bonomi, ci riunimmo
a Consiglio: il Col. Altomare, Capo di Gabinetto del Sottosegretario, il Col.
D'Ippolito, Capo dell'Ufficio del Personale dello Stato Maggiore; il, Col. d'Auria,
Ispettore dei Reparti e degli Aeroporti, quale facente parte dello Stato Maggiore;
il Ten. Col. Cadringher, Sottocapo di Stato Maggiore con funzioni di Capo, in
assenza del Col. Baylon; il Ten. Col. Morino, Direttore Generale dei Servizi.
Nonostante l'ora tarda, giacché il Consiglio fu tenuto nelle ore notturne,
dopo un profondo esame della situazione, fu riconosciuto all'unanimità
che, se avessimo deciso di opporre resistenza ai partigiani, avremmo potuto
benissimo e con tutta tranquillità sostenere un vero assedio per un periodo
indeterminato ma avremmo dovuto, in seguito, cedere alle armi anglo-americane
che avanzavano. In tal modo, non solo tutto il personale della Aeronautica Repubblicana
sarebbe caduto prigioniero ma, quel che più per noi contava, tutto il
materiale, faticosamente e costosamente accantonato, sarebbe stato preso dagli
avversari quale preda bellica. Pensando che tale materiale costituiva un bene
Italiano, si decise di cederlo ai rappresentanti del C.L.N. che erano italiani.
Per ciò fu dato incarico al Cappellano militare della Z.A.T. (Zona Aerea
Territoriale) di avvicinare esponenti partigiani e di proporre il regolare passaggio
di consegne. La proposta venne senz'altro accolta ed il mattino successivo si
presentò alla sede del Ministero dell'Aeronautica una commissione di
partigiani, con bandiera bianca e disarmata, alla quale noi proponemmo di sostituirsi
a noi nella sede del Sottosegretariato, in tutti gli edifici dell'Aeronautica,
negli Aeroporti e nei Magazzini. La commissione, della quale faceva parte un
Capitano dell'Aeronautica, fu raggiunta, in seguito, dal Generale Pilota della
Riserva Aeronautica Virgilio Sala che approvò le decisioni prese. Sempre
allo scopo di salvare il materiale, nella stessa giornata affluirono alla sede
del Ministero alcuni partigiani disarmati ai quali le nostre guardie, per nostro
ordine, cedettero le armi cosicché fu assicurata la continuità
del servizio armato a custodia degli edifici e del materiale."
Fu
in seguito accertato, in occasione del processo al Col. Baylon, a Milano, che
l'Aeronautica Repubblicana cedette senza combattere mentre avrebbe potuto benissimo
farlo e che nessuna azione venne tentata unicamente allo scopo di evitare spargimento
di sangue che, malgrado le differenze ideologiche, era pur sempre italiano e
quindi fraterno. Ciò comprova che nessuno spirito fazioso animava i soldati
italiani della A.N.R. ma che questi erano, al contrario, unicamente animati
dalla speranza di salvare in ogni modo l'Italia. Cavallerescamente, sportivamente,
deposero le armi dopo averle impugnate, prima e dopo l'otto settembre, con tanta
speranza di dare un contributo, in purezza d'animo e di intenti, alla Patria.
Il loro tentativo non riuscì, come se ne dovettero accorgere amaramente.
Ancora va detto che, durante il periodo nel quale l'Italia era divisa, un impegno
improbo e ingrato per la intera Aeronautica Nazionale Repubblicana fu quello
di dare assistenza alle famiglie dei militari dell' Aeronautica i cui congiunti,
notoriamente, risultavano al servizio degli "Alleati". Tali militari,
volendo l'A.N.R. deliberatamente ignorare quanto essi facevano, furono considerati
prigionieri e l'assistenza alle loro famiglie fu prestata largamente e generosamente.
Durante il periodo della R.S.I., furono effettuate inchieste a carico dell'Ufficio
delle Gestioni Speciali e della Assistenza, diretto dal Ten. Col. Commissario
Salerno, perché alcune famiglie, i cui congiunti combattevano al Sud
per gli anglo-americani, reclamarono per il ritardo di un mese con il quale
venivano liquidati gli assegni loro concessi, ritardo largamente causato dalle
interruzioni del servizio ferroviario per gli incessanti bombardamenti e mitragliamenti
aerei ed alle conseguenti difficoltà, a volte insormontabili, di far
giungere la posta a destinazione.
L'opera di bene svolta dall' A.N.R., anche in questo caso, in purezza di spirito
e di intenti, ricambiata poi solo con odio e persecuzioni, torna interamente
a orgoglio degli aviatori italiani dell'A.N.R..RICONOSCIMENTI
UFFICIALI DEL VALORE DELLA A.N.R.
BOLLETTINI
OKW
- Marzo 1944 - Deutsche und Italienische Jager brachten uber Norditalien zwolf
nord americanischen Flugzeuge absturz (combattimento del 29.3.1944).
- Aprile 1944 - Deutsche und Italienische Luft streitkraft ichoffen am 7 april
uber dem Italienische Raum 17 feindliche Flugzeuge ab.
- Aprile 1944 - In oberitalienischen ichoffen deutsche und Italienische Jager
13 feindliche Flugzeuge, in der Mehrzagl viermotorige bomber ab.
- Giugno 1944 - Italienische Torpedoflugzeuge griffen, in der lesten Nacht,
Schiffziele in der bucht von Gibraltar an, beichsdigten vier Frachter mit 30000
BRT ichwer und erzielten Treffer auf zwierl weiteren Franchtern.
- Giugno 1944 - "...nella battaglia per la difesa di Roma si è distinto
un gruppo di combattimento della 4a Divisione paracadutisti al comando del Ten
Col. Gericke e il 16° Gruppo carri d'assalto. Particolare menzione al valore
per il Rgt. Paracadutisti italiano Folgore e per gli artiglieri italiani facente
parte della Flak".
- Luglio 1944 - Italienische Torpedoflugzeuge von Bari feindliche schiffsansammlungen
an und trafen zwei Handerlschiffe von 13.000 BRT schwer.
- Agosto 1944 - Italienische Torpedoflieger versenkten nordostlich Bengasi einem
Frachter von 7000 BRT schwer.
- Mio vivo e fraterno elogio a te et tuoi equipaggi per brillante esordio malgrado
tutte le difficoltà incontrate. Partecipo vostra ansia per sorte non
rientrati. In bocca al lupo. Baylon (missione 11 marzo 1944).
- Da Stabluftflotte 2 at Gruppo Aerosiluranti italiano per Capitano Marino Marini.
Per attuazione brillante azione coronata da successo esprimo al gruppo aerosiluranti
italiano il mio compiacimento ai valorosi equipaggi, il mio ringraziamento ed
il mio particolare plauso. Feldmarschall Wolfram Richtofen (Missione 5/6 giugno
1944).
STATISTICHE
DELL'A.N.R.
Abbattimenti
individuali
| Pilota |
Aerei abbattuti
|
Pilota |
Aerei abbattuti
|
| Cap. Mario Bellagambi |
12
|
S.Ten. Remo Lugari |
3
|
| Cap. Ugo Drago |
11
|
M.llo Luigi Morosi |
3
|
| Magg. Adriano Visconti
|
7
|
M.llo Amedeo Benati
|
3
|
| S.M. Attilio Sanson |
7
|
S.M. Giuseppe Marconcini |
3
|
| S.Ten. Giovanni
Sajeva |
5
|
S.M. Domenico Laiolo
|
3
|
| S. Ten. Carlo Cucchi |
5
|
S.M. Franco Cuscunà
|
3
|
| S.M. Loris Baldi |
5
|
S.M. Giuseppe Chiussi |
3
|
| M.llo Luigi Gorrini |
4
|
Serg. Angelo Vezzani |
3
|
| Cap. Giovanni Spigaglia |
4
|
Ten. Fausto Filippi
|
3
|
| Ten. Raffaele Valenzano |
4
|
M.llo Carlo Cavagliano |
3
|
| Cap. Giuseppe Robetto |
4
|
M.llo Renato Mingozzi |
3
|
| Serg. Rolando Ancillotti S.M.
|
4
|
Sergio Galletti |
3
|
| Ten. Bruno Cartosio |
3
|
S.M. Sergio Mazzanti |
3
|
| Ten. Mario Cavatore |
3
|
S.M. Sergio Mazzi |
3
|
| |
|
S.M. Stefano Camerani |
3
|
Per
l'attribuzione degli abbattimenti venne applicato il sistema in uso nella Luftwaffe
in cui veniva accreditato l'abbattimento di aerei nemici C'era un tariffario
per specifici abbattimenti o affondamenti di navi. La procedura, oltre, al verbale
di abbattimento, reale o presunto, redatto dal pilota necessitava della convalida
dei testimoni che firmavano in calce al verbale. Nella Luftwaffe operava, inoltre,
uno speciale reparto di indagine che procedeva ad ulteriori ricerche e testimonianze
recandosi sul posto segnalato per ulteriori informazioni.
Al termine delle indagini la commissione decretava il suo pensiero finale emettendo
1'"Annekant", una dichiarazione di convalida dell'abbattimento consegnata
al pilota e al suo comandarte di reparto.
Più semplice e razionale fu invece la procedura instaurata dall'ANR,
anche in considerazione del ridotto numero di reparti operativi e conseguentemente
minore numero di piloti da gestire. I reparti tenevano la registrazione dei
combattimenti, segnalavano gli eventi accaduti, le perdite, le vittorie conseguite,
le assegnazioni dei premi in danaro da corrispondere, inizialmente individualmente
ai piloti, collettivamente ai reparti successivamente, dopo aver aumentato considerevolmente
i premi stabiliti. Le assegnazioni di abbattimenti, venivano fra l'altro suffragate
dalle segnalazioni del Reparto della Luftwaffe specificamente incaricato degli
accertamenti (FeindFlugzeugen Abt.) che decretava l'anerkannt (accertato/confermato)
un severo procedimento per cui occorrevano, a volte, mesi di ricerche. Le statistiche
redatte dallo SM/ANR si riferiscono ai velivoli effettivamente individuati,
escludono i probabili (anche se si ebbero in più occasioni conferme di
cadute di aerei alleati in fase di rientro nelle basi dell'Italia centro-meridionale
dopo combattimenti aerei con caccia italiani) con dati statistici in difetto
rispetto alla realtà.
Vi era una certa riluttanza da parte alleata a convalidare le perdite, preferendo
su direttive del P.W.B. (Psychological Warfare Bureau - l'ente che sovrintendeva
alla guerra psicologica) non confermare come abbattimenti nemici le cadute di
aerei in fase di rientro, preferendo la più accettabile "caduta
accidentale". Al proposito vale la pena segnalare che il 1° FAB Sqdn.
(Brasiliano) del Magg. Moura, ebbe a registrare la perdita di 22 P.47 (circa
il 45% di quelli transitati nel reparto) anche se le perdite di guerra furono
limitate a soltanto 8 aerei abbattuti sul territorio nemico in gran parte dalla
artiglieria contraerei.
Nulla venne quindi millantato a ciò che le documentazioni di reparto
e a superiore livello ci hanno tramandato (nell'ANR non venne data eccessiva
importanza alla compilazione di libretti personali di volo di cui era allo studio
una diversa impostazione) risponde alla verità. Ogni altra diversa interpretazione
è soltanto frutto di illazioni e faziosità.
Per completare il quadro della situazione, c'è da aggiungere gli abbattimenti
attribuiti all'Ar.Co. con circa 160 aerei sicuramente accreditati e quelli numerosi
e non sufficientemente registrati, abbattuti da singoli e isolate postazioni
di armi automatiche individuali (il Ten. Col. AA Franco Papò, che diverrà
nel dopoguerra il comandante del gruppo subacquei dell'AMI, riuscì ad
abbattere nell' ottobre 1944 con un solo colpo di carabina Mauser 98.K un "Thunderbolt"
(era all'epoca Serg. A.U. della Div. F.M. "San Marco" (venne insignito
di M.A.vm sul campo").
La
gente della strada, gli italiani veri, ammirarono quei valorosi aviatori diretti
verso il carcere, la prigionia, i lunghi processi. Anni di condanne, persecuzioni,
emarginazione; molti di quei piloti, colpevoli di aver difeso le città
italiane dall'attacco indiscriminato dei "liberators" non ebbero più
l'onore di vestire l'uniforme azzurra; furono degradati e "radiati"
dall'Arma Azzurra, alla quale tanto avevano dato. Per loro e per le loro famiglie
fu l' emarginazione, la galera, la fame, l'irriconoscenza delle popolazioni
che essi avevano difeso.
Fece scalpore la marcia degli ufficiali del 1° Gruppo Caccia a Milano, che
rigidamente inquadrati, col petto colmo di azzurro e lo sguardo fiero respinsero
ogni commozione nel ricordo del loro comandante appena ucciso nella Caserma
di Via Moscova per ordine di"Aldo" (al secolo il partigiano Aniasi
che Milano vorrà sindaco dopo la cosiddetta "liberazione".
Con la fine del conflitto, iniziarono le uccisioni arbitrarie dei prigionieri
che si erano consegnati a bande partigiane spesso con la mediazione del clero.
Vennero uccisi non solo alcuni comandanti, fra i più conosciuti, ma anche
modesti gregari di ogni reparto. Caddero fucilati dal piombo partigiano, dopo
la resa, quasi al completo, i paracadutisti del presidio di Torino (Chalet di
Corso Moncalieri), gli aviatori trovati isolati, i degenti dell'ospedale militare
di Torino. Quegli eroici ufficiali erano i gli unici "perdenti" di
una guerra perduta. Gli altri si ostinavano e si ostinanoancora ad illudersi
di aver vinto!
Le nuove generazioni hanno il dovere di non dimenticarli!
RIEPILOGO GENERALE ATTIVITA'
DELLA A.N.R.
(ABBATTIMENTI ACCERTATI AL 10-4-1945)
| Velivoli Nemici |
1°Gruppo C.T. |
2° Gruppo C.T. |
3° Gruppo C.T. |
Reparti C.T. Autonomi |
TOTALE |
| P. 38 |
29
|
3
|
-
|
3
|
35
|
| P. 47 |
26
|
23
|
-
|
-
|
49
|
| P. 51 |
1
|
6
|
-
|
2
|
9
|
| B. 17 |
8
|
5
|
-
|
2
|
15
|
| B. 24 |
34
|
8
|
-
|
-
|
42
|
| B. 25 |
-
|
9
|
-
|
1
|
10
|
| B. 26 |
-
|
3
|
-
|
1
|
4
|
| Mitchell |
-
|
6
|
1
|
-
|
7
|
| Boston |
7
|
22
|
1
|
1
|
31
|
| Marauder |
6
|
18
|
-
|
-
|
24
|
| Spitfire |
1
|
2
|
-
|
-
|
3
|
CACCIA della A.N.R.
| Combattimenti sostenuti |
113
|
| Partenze su allarme |
196
|
| Crociere protettive - vigilanza
|
251
|
| Ore di volo bellico |
4.100
|
| Ore di volo addestrativo |
3.740
|
| Velivoli sicuramente abbattuti
|
239
|
| Velivoli probabílnmente
abbattuti |
115
|
| Velivoli perduti |
344
|
| (Combattimento, distrutti al
suolo, demoliti o incendiati, incidenti) |
|
REPARTI COMPLEMENTARI VARI
| Ore di volo bellico |
2.368
|
| Ore di volo addestrativo |
1.812
|
ARTIGLIERIA CONTRAEREI - AR.CO.
| Azioni di fuoco eseguite (dati
al 10.4.45) |
654
|
| Velivoli sicuramente abbattuti
(dati al 10.4.45) |
156
|
| Velivoli probabilmente abbattuti
|
65
|
| Colpi di cannone sparati (90/53,
76/45, 88/56) (dati inc.) |
265.240
|
| Colpi di mitragl. sparati (20/65,
37/54, 40/53) (dati inc.) |
418.400
|
REPARTI TERRESTRI (solo A.N.R.)
| Abbattimenti vari |
19
|
| (Btg. A.P./A.A.-R91 Folgore
- azioni individuali) |
|
RIEPILOGO ATTIVITA' DI VOLO A.N.R.
| Ore di volo bellico (dati incompleti)
|
14.786
|
| Ore di volo addestrativo (dati
incompleti esclusi addestramenti in Germania) |
10.158
|
| Totale |
24.944
|
RIEPILOGO ABBATTIMENTI
|
CACCIA
|
239
|
|
Aerosiluranti
|
4
|
|
Altri Reparti
|
19
|
|
AR.CO.
|
156
|
|
TOTALE
|
418
|
RICOMPENSE AL VALORE MILITARE
| REPARTO |
M.O. v.m.
|
M.A. v.m.
|
M.B. v.m.
|
C.G.v.m.
|
E.K. 1a
|
E.K. 2a
|
| Aerosiluranti |
1
|
35
|
6
|
4
|
9
|
28
|
| Aerotrasporti |
-
|
12
|
14
|
16
|
1
|
16
|
| Reparti Vari |
-
|
12
|
10
|
10
|
-
|
16
|
| Rgt. Folgore |
3
|
52
|
94
|
93
|
1
|
38
|
| AR.CO. |
-
|
11
|
28
|
18
|
-
|
18
|
| Flack |
-
|
8
|
12
|
16
|
-
|
76
|
| CACCIA |
1
|
37
|
9
|
18
|
2
|
36
|
| TOTALE |
5
|
167
|
173
|
175
|
13
|
228
|
CADUTI IN COMBATTIMENTO (dati incompleti)
| Personale reparti
naviganti (piloti, specialisti, allievi piloti) |
359
|
| Personale reparti terrestri
|
265
|
| Personale di truppa incorp.
nella Luftwaffe (dati incompl.) |
1.232
|
| Personale italiano nella Flak
(dati incompleti) |
644
|
| Personale AR.CO. |
220
|
| Personale Rgt. Paracadutisti
"Folgore" e Raggrupp. A.P.A.R. |
364
|
| Personale F1ak all'estero (dati
non conosciuti) |
-
|
| Totale |
3.200
|
Questa, a grandi linee, la storia dell'Aviazione
repubblicana, una forza aerea piccola ma agguerrita che si trovò sola
a combattere in difficili condizioni operative e morali una impossibile battaglia.
Lo fece per dare corpo e sostanza ad un impegno d'onore e nel contempo cercare,
per quanto possibile,di difendere gli italiani costretti dalle circostanze a
vedersi la guerra in casa e spesso vedere la propria casa distrutta dalla furia
nemica. Eliminare dalla forza aerea anglo-americana il 10% della sua potenzialità,
fu quanto riuscì possibile ottenere dopo 20 lunghi mesi di lotta in cui
morirono oltre 3200 aviatori di ogni categoria, di ogni grado e di ogni regione
d'Italia.
Questi valorosi devono essere ricordati con riconoscenza e ammirazione; parafrasando
le parole di Winston Churchill, rivolte ai piloti inglesi durante la battaglia
d'Inghilterra, "mai così tanti debbono tanto a così pochi"!
I piloti e il personale Italiani della A.N.R. vanno ricordati e onorarti poiché
hanno ben meritato la gratitudine di tanti onesti e sinceri italiani.
Attribuzioni
|
|
|
| 1° Gruppo C.T. velivoli
abbattuti |
112
|
| 2° Gruppo C.T. velivoli
abbattuti |
105
|
| 3° Gruppo C.T. velivoli
abbattuti |
2
|
| Reparti C.T. diversi velivoli
abbattuti |
7
|
| Altri reparti autonomi
velivoli abbattuti |
3
|
| TOTALE velivoli
abbattuti |
229
|
|
AEROSILURANTI |
|
| Azioni di siluramento effettuate
|
14
|
Ricognizioni offensive
|
13
|
Ore di volo bellico
|
1.130
|
| Ore di volo addestrativo |
1.240
|
Naví mercantili affondate
(ton. 115.000)
|
13
|
| Navi da guerra affondate 1 |
|
Navi mercantili danneggiate
(ton. 75.000)
|
12
|
| Velivoli perduti (combattimento,
distrutti al suolo, incidenti) |
59
|
Velivoli abbattuti
|
4
|
|
|
|
AEROTRASPORTI R.A.C.
|
|
Missìoni compiute
|
3,766
|
| Ore di volo bellico |
6.356
|
| Ore di volo addestrativo |
1.565
|
Personale militare trasportato
|
6.372
|
| Materiale trasportato (tonnellate)
|
4.110
|
| Velivoli perduti (abbattuti,
distrutti al suolo, incidenti, demoliti) |
52
|
|
|
|
REPARTI DI VOLO VARI
|
|
| Scuole di volo/squadriglie
autonome- ore di volo |
2.223
|
| Scuola di volo a vela ore di
volo |
220
|
| |
|
|