REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA: GUARDIA NAZIONALE REPUBBLICANA Mazzarini
REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA: GUARDIA NAZIONALE REPUBBLICANA



IL I° BATTAGLIONE PARACADUTISTI DELLA GNR "MAZZARINI" L'ultima battaglia dei parà della GNR
Nino Arena
 
    Questa che pubblichiamo è la storia degli ultimi giorni di lotta e di sacrifici del Battaglione Paracadutisti della Guardia Nazionale Repubblicana "Mazzarini". Il racconto è tratto dall'ultimo capitolo del libro di Nino Arena "I° Battaglione Paracadutisti GNR Mazzarini" e costituisce una testimonianza veramente eccezionale, anche perchè documentatissima, su quelle che furono la storia e la sorte dei reparti combattenti della Repubblica Sociale Italiana.
    Nomi, episodi, situazioni emergono nella ricostruzione operata da Nino Arena con chiarezza e precisione, e forniscono così il quadro completo di una realtà per molti aspetti, e per troppo tempo, ignorata nella sua globalità probabilmente anche da molti di coloro che ne furono protagonista
    La realtà di un esercito, quello della Repubblica Fascista, che fino all'ultimo, anche quando speranze e illusioni erano del tutto crollate, restò compatto e fedele, con i suoi ufficiali e i suoi soldati, ai valori e ai fondamenti morali e politici che l'avevano animato e guidato durante i seicento gloriosi giorni della RSI.
    Una realtà che costò a questi combattenti lacrime, sangue e infinite persecuzioni, come testimoniato dal "Mazzarini" che su poco più di 350 effettivi ebbe ottanta Caduti.
    Ma il libro di Nino Arena, con le rapide e acute annotazioni a commento dei fatti rievocati, apre anche nuove prospettive di valutazioni su determinati aspetti della vita e delle vicende della Repubblica Sociale Italiana: non ultimi gli errori strategici e tattici in cui incorsero i capi politici e militari repubblicani nella guerriglia antipartigiana.
    Un documento prezioso, in definitiva, che porta un grande contributo alla opera di revisione storica ormai in atto sulla RSI e sul Fascismo Repubblicano.

 

    Il 25 marzo cadeva a Romagnano, in un agguato, il paracadutista Fausto Bellotti, fratello di Franco morto qualche giorno prima, il 16, durante la difesa del Presidio.
    Ben più triste fu invece la vicenda che colpì dolorosamente il Cap. Magg. Attilio Cucchiar, innamoratosi, corrisposto, di una ragazza di nome Piera conosciuta durante un servizio di sorveglianza territoriale nei pressi di Gargallo.
    I due giovani si frequentarono, si fidanzarono ufficialmente intenzionati a sposarsi, pur nella difficile situazione in cui si viveva all'epoca, in quel terribile periodo, in quelle perigliose, circostanze, in quel pericoloso contesto sociale, umano, ambientale, politico.
    Un pomeriggio, mentre Attilio si stava recando a casa della fidanzata dopo aver percorso diversi km. dalla sede di normale residenza del reparto (lo faceva spesso quand'era libero dal servizio) venne fatto segno a diversi colpi di arma da fuoco; Cucchiar reagì prontamente all'agguato e i suoi assalitori si dileguarono.
 
Maggio 1944. Paracadutisti del Mazzarini
    Tornarono numerosi a notte nel cascinale di Piera, prelevarono con la forza la ragazza minacciando con le armi i familiari e la violentarono ripetutamente restituendola alcuni giorni più tardi in gravi condizioni fisiche e psichiche alla famiglia angosciata. 
  Ricoverata in ospedale, Piera moriva per le lesioni subite, alcuni giorni più tardi. Un delitto trasversale, degno della migliore cultura mafiosa anche se gli "uomini d'onore" forse, si sarebbero limitati, nel Sud, a rispettare la donna.
    Non fu così per gli "uomini" che, nel Nord, militavano nella "resistenza".
    Il 29 marzo moriva l'allievo paracadutista Ennio Costanzi che, comandato ad una corveé dall'albergo Centrale di Borgomanero, partiva con viveri diretto al ristorante dello Sport ma non arrivava a destinazione. La stessa sorte toccava alcuni giorni dopo all'allievo Francesco Lovato diretto ugualmente all'albergo Centrale. Scompariva senza lasciare traccia nel buio della notte alla stessa stregua di Rinotti e Costanzi. Non furono più ritrovati. Tutti questi ragazzi, imprudentemente, avevano disobbedito all'ordine di farsi scortare.
    Il mese di marzo era stato terribile per il "Mazzarini" poichè erano morti 18 paracadutisti ed altri 16 erano rimasti feriti. Un pesante bilancio di perdite incolmabili. A fine mese cadevano ancora per agguato a Vercelli i Serg. Magg. Giovanni Coddura e Sisto Germinario. Il mese di aprile sarebbe stato ancor più tragico. I primi di aprile il presidio di Romagnano veniva ceduto alla responsabilità di un altro reparto della G.N.R. e la Compagnia del "Mazzarini" si portava a Novara nella Caserma "Passalacqua", mentre avveniva una necessaria ristrutturazione territoriale con il rafforzamento nella provincia del contingente presidiato che vedeva la presenza del Btg. O.P. (Ordine Pubblico: n.d.r.) provinciale G.N.R., del Btg. d'assalto "Venezia Giulia" in Val d'Ossola, del 5a Btg. d'assalto "Pontida" nel Biellese e l'arrivo imminente in zona dei Btg. I° Controcarri, I° Granatieri, l° "Pontida" dislocati da Vercelli a Castellazzo Novarese e rinforzati da elementi G.N.R. speciali Ferroviaria, Postelegrafonica, Forestale, Stradale con 2 Compagnie G.N.R. di Frontiera. La Brigata Nera "Cristina" di Novara, rinforzata da elementi della B.N. "Lucca", controllava a Nord Est la provincia, mentre la sponda nord del Verbano risultava presidiata dai Btg. "Castagnacci" e "Scirè" della Xa Mas fra Arona e Verbania, dal 2° Btg. Genio F.C., da un Btg. LL. dell'I.M.L., dalla 1021° Cp. di Guardia Presidiaria, da reparti tedeschi del 15° Rgt. Polizei e della 29a Divisione Waffen SS "Italien".
    Il mese di aprile ebbe inizio con nuovi e pesanti attacchi aerei anglo-americani, con l'intensificarsi di mitragliamenti sulle strade, ferrovie, campagne, ponti sul Ticino e sul Sesia, stabilimenti industriali. Si intensificarono anche gli attacchi dei partigiani, aumentarono gli agguati, i prelevamenti di persone, i furti e le rapine pseudo politiche, le uccisioni isolate nelle strade di campagna e gli attentati dei GAP nelle città: il solito triste corollario di delitti che si trascinava pesantemente dietro la guerra civile....
    Le due compagnie del "Mazzarini" rimaste ancora decentrate in provincia: la 2a del Cap. Vincenzo Carrieri poi sostituito dal Ten. Alvaro Onesti e la 3a del Cap. Nereo De Barba, si riunivano a Borgomanero per irrobustire il presidio dell'importante località, crocevia del Val Sesia - Val d'Agogna, fronteggiando la situazione che si andava degenerando di giorno in giorno a causa dell'inazione politico-militare delle autorità tedesche. Aumentarono ancor più i mitragliamenti aerei, ormai anche in funzione di appoggio tattico ai partigiani, si fece ancor più difficile il servizio di controllo e di guardia che non dava tregua ai militi, si intensificarono gli attacchi ai Presidi e gli agguati.
    Il comando di battaglione riusciva comunque a mantenere i collegamenti con i Presidi, a rifornire del necessario Borgomanero, a fornire scorte a colonne logistiche per i diversi Presidi della G.N.R., facendo nel contempo ampia provvista di viveri e munizioni per ogni eventuale emergenza per tempi più calamitosi.
    Continuarono le uccisioni e i ferimenti di uomini del "Mazzarini". Il 21 aprile mentre i paracadutisti Mario Benetti e Roberto Guerrieri si trovavano in libera uscita a Borgomanero intenti a sorbire una bibita in un bar, venivano aggrediti improvvisamente alle spalle da alcuni partigiani e trucidati con raffiche di mitra, senza aver avuto il tempo di rendersi conto di cosa stava accadendo e di chi li stava vilmente assassinando. Si salvava dall'agguato il paracadutista Monaco che reagiva, feriva un aggressore portato poi via dai partigiani. Ferito anche il proprietario del bar.
    L'azione delittuosa e vile veniva poi definita "esemplare" nei testi della resistenza, col solito frasario bolscevico a base di "feroci aguzzini" , "torturatori efferati", "civili usati come scudo dai nazi-fascisti" e di "smembramenti di patrioti con parti anatomiche date in pasto ai cani". 
    Venivano esaltati come atti di eroismo semplici atti criminali e delinquenziali; aumentato a dismisura il numero dei nemici sia quando venivano uccisi, sia quando assalivano i patrioti (1000 sarebbero stati così i fascisti presenti a Borgomanero, rispetto ai documentati 180 elementi del "Mazzarini"), come inventato nel libro: "Il Monterosa è sceso a Milano" di Moscatelli e Secchia, noti esponenti stalinisti del PCI...
    In quel drammatico frangente che precedeva il crepuscolo tragico della RSI, i "buoni falsi borghesi" e l'infido clero del Novarese, combatterono subdolamente la loro piccola battaglia personale, strisciante, velenosa, sommersa, ingannevole, tentando di fare opera di perfido convincimento presso i singoli per spingerli ad abbandonare i reparti, cedere le anni, rifiutare di battersi, assicurando ai potenziali disertori l'appoggio della Chiesa e del C.L.N. ed ogni più ampia garanzia di salvezza fisica: una allettante prospettiva il più delle volte non rispettata ma che l'umana debolezza poteva accettare, giustificare e valutare prevaricando i dubbiosi e gli indecisi. E invece non ci furono cessioni alle lusinghe, cedimenti morali alle promesse, timori alle minacce avanzate: gli uomini del "Mazzarini" avevano fatto liberamente la loro scelta, avevano ripreso le armi per l'Onore d'Italia, non vollero rinnegare impegni personali e giuramenti vincolanti e rimasero nei ranghi.
    Il 24 aprile il CLNAI diramava l'ordine segreto di insurrezione "Aldo dice 26x1" alle formazioni ribelli della 1a zona (Biellese, Vercellese, Novarese) ordinando ai partigiani di confluire su Santhià, Vercelli e Novara mentre i nuclei GAP-SAP iniziavano nelle città le prime sparatorie per allarmare i Presidi e distogliere i comandi dai movimenti esterni che stavano realizzando i presupposti stabiliti dal piano difensivo E.27, un piano che prevedeva come contromossa una serie di movimenti e concentramenti, fra cui quello del Novarese che stabiliva due criteri di spostamento per i reparti repubblicani: A (tempestivo) B (improvviso) con concentramento di tutte le forze della RSI nel capoluogo.
    Gli attacchi preliminari che si erano manifestati a Borgomanero, Romagnano, Domodossola, Gravellona Toce avevano anticipato e svelato le intenzioni avversarie e indotto i comandi a diramare gli ordini di ripiegamento in concomitanza col ritiro dei presidi tedeschi, parte dei quali ottemperarono all'ordine mentre altri, in combutta col CLNAI, rifiutarono di eseguirlo richiudendosi nelle Caserme in vigile attesa, così come stabilito dagli accordi Wolff-Dulles con il Piano "Crossword" che prevedeva il disimpegno offensivo della Wehrmacht /Polizei con le formazioni del CLNAI.
    I ripiegamenti dei Presidi italo-tedeschi su Novara avvenirono con una certa regolarità, nonostante sporadici attacchi di formazioni ribelli e incursioni di aerei anglo-americani. 
    Sulla Statale 229 Novara - Borgomanero - Omegna - Gravellona si ritirarono i Presidi provenienti dalla Val d'Ossola, mentre sulla Statale 32-33 quelli di Verbania - Intra - Stresa - Arona comprendenti il Btg. "Venezia Giulia", i Btg. "Castagnacci" e "Scirè", la 603a Cp. del Btg. O.P. G.N.R.-Novara e reparti sfusi della G.N.R. di Frontiera, formazioni di alcune BB.NN. e i presidi tedeschi di Polizei rimasti fedeli al comando del Cap. Stamm: complessivamente circa 4800 uomini, con una cinquantina di automezzi, una decina di carri armati e autoblindo che subivano alcune azioni di disturbo dalla 109' Brg. "Garibaldi", dal Btg. "Camasco" e bande locali, mentre scendevano verso il Verbano la "Beltrami" e la 2a "Garibaldi-Redi" seguite dalla "Valgrande", dalla "Bariselli" e dalla "Flaim" che, sconfinata in Lombardia, ripiegava verso il Varesotto diretta su Tradate. Ma la robusta colonna italo-tedesca spazzava via ogni ostacolo sulla sua marcia, tanto da costringere il comando della 1a zona partigiana ad inviare di rinforzo le Brg. "Rocco" e "Servadei" su Menia e Arona e la 6' Brg. "Nello" nella zona di Cameri, nel tentativo di impedire l'afflusso a Novara dei reparti della RSI di Galliate-Bellinzago.
    Il 24 aprile alcuni parlamentari del CLN chiesero un colloquio col Cap. De Barba a Borgomanero, per trattare, dissero: "una onorevole resa del presidio" ponendo come condizioni indiscutibili: cessione delle armi, accettazione della condizione di prigionieri di guerra, cessazione di ogni atto ostile. Si trattava della solita proposta avanzata da personaggi più o meno in mala fede, subordinati ai comandi superiori, non in grado per congenita riottosità di far rispettare accordi e condizioni col rischio reale di veder invalidati da altri i patti sottoscritti e di trovarsi, ormai disarmati materialmente e moralmente, in balia di sanguinari individui ansiosi solo di vendette e di sangue. Il Cap. De Barba volle mettere al corrente i suoi paracadutisti della proposta del CLN-Borgomanero e la risposta univoca che ricevette fu la seguente: "Comandante, voi ordinate e noi come soldati ubbidiremo; ma se voi chiedete il nostro parere noi risponderemo che non cederemo le nostre armi!".
    Tale fu la risposta che giunse come una doccia fredda al CLN locale e soltanto proponendo un compromesso, fu possibile per i membri del CLN salvare la faccia garantendo lo sgombero della strada per Novara, la salvaguardia del reparto per tutto il percorso dietro consegna soltanto dell'armamento pesante: una proposta accettabile senza ulteriori spargimenti di sangue e senza perdita alcuna di dignità.
    In caso di mancato accoglimento il CLN avrebbe fatto bombardare ancora una volta la caserma dall'aviazione anglo-americana aggiungendo il tiro di mortai pesanti sull'edificio....
    L'ultimatum del CLN venne seguito da alcuni movimenti di formazioni partigiane fra cui la Brg. 118a "Servadei", la 124a "Prinetti", la 84a "Mustacchi" con la 6a "Nello" di riserva: complessivamente 1080 ribelli di cui 430 per il primo attacco e il resto come riserva e controllo territoriale, anche se a Borgomanero non venne, combattuta alcuna battaglia poichè il presidio si ritirò regolarmente a bordo di automezzi inviati dal comando di battaglione, raggiungendo Novara senza ulteriori problemi nella giornata del 25.
    Lo stesso giorno del rientro dei presidi della Valsesia, era stato ucciso a Novara il Serg. Giuseppe Ventura mentre in motocarrozzetta assieme al fratello Serg. Magg. Savino stava recandosi alla Banca d'Italia per prelevare i fondi di battaglione. Fatti segno a raffiche di mitra, rimaneva gravemente ferito Giuseppe, che trasportato morente all'infermeria della "Passalacqua", moriva subito dopo l'arrivo in caserma fra le braccia del fratello Savino....
    La situazione diveniva di ora in ora sempre più difficile, caotica per mancanza di collegamenti e notizie attendibili, mentre aumentavano le segnalazioni di attacchi avvertiti un pò dovunque, con notizie preoccupanti per l'avanzata degli anglo-americani nella valle del Po. La conclusione di tutte queste vicende fu l'impostazione in loco di un piano difensivo autonomo, a protezione del capoluogo, per affidare ad un unico responsabile il comando della città, e creare un fulcro di aggregazione e riferimento per i vari reparti che affluivano dalla Provincia.
    Il Comandante provinciale G.N.R. Col. Mariotti, affidò al "Mazzarini" il compito di appoggiare e proteggere l'avvicinamento dei reparti italo-tedeschi provenienti dalla Statale 32 del Verbano e di controllare le località viciniori di Trecate e Galliate nell'ipotesi, non improbabile, di dover proseguire successivamente la marcia verso Milano delle FF.AA. repubblicane del Vercellese-Novarese, dirette verso la Valtellina.
    Ma subito il piccolo distaccamento di Trecate venne attaccato da forze preponderanti e costretto alla resa. Moriva il S. Ten. Roberto Bianchi, catturato assieme ad alcuni paracadutisti nei pressi della località, e fucilato il 27 aprile con i suoi 18 uomini, i cui nomi rimasero ignoti. Lo stesso giorno, durante alcuni scontri a difesa di Vercelli, morivano il Serg. Magg. Ballabio e il paracadutista Franco Albertini. Il primo non aveva fatto in tempo a raggiungere Novara con le munizioni che aveva prelevato; il secondo, ferito a Romagnano Sesia nel combattimento del 16 marzo e ricoverato all'Ospedale Militare di Vercelli, era stato brutalmente scacciato dal nosocomio da gruppi di partigiani che avevano invaso l'ospedale, gettato senza ritegno alcuno con gli altri degenti feriti sul greto del torrente Roggia antistante e lì ucciso Spietatamente con gli altri militari feriti....
    Il 29 aprile giungeva a Novara la notizia della morte di Mussolini a sconvolgere ancor più il morale dei difensori, mentre il CLN raddoppiava gli sforzi per giungere alla resa, approfittando dello stato di depressione morale dei soldati della RSI e di mancanza di ordini.
    Fu necessario ancora una volta superare fieramente ogni avversità ed agire di conseguenza. Consistenti reparti della RSI si trincerarono a Castellazzo Novarese resistendo tutto il 29 aprile, allorchè conclusero un accordo di resa col CLN: si trattava di circa 1700 militari dei Btg. G.N.R. "Pontida" e "Granatieri", dei Btg. Complementi delle Div. "Italia" e "Monterosa", di militari della "Muti" e della B.N. "Cristina" assieme a familiari che avevano seguito la ritirata (circa 500 civili). Il CLN/CVL completava il giorno 30 l'accerchiamento di Novara bloccando le Statali 229, 32, 11, 211, 341, intimando la resa del Presidio della città, che aveva in parte alleggerito il suo contingente dopo la partenza delle autorità civili e di alcuni reparti militari diretti verso Legnano, Saronno, Corno. Rimaneva ancora libera per un certo tempo l'autostrada Torino-Milano, anche se il tentativo di una colonna tedesca di superare lo sbarramento falliva col rientro in città del reparto. Ma falliva ugualmente, in campo opposto, il tentativo di esponenti del CLN di ottenere la resa del "Mazzarini": proposta che veniva respinta dal Cap. Bovone mentre andava invece in porto un accordo fra CLN e tedeschi, curato da esponenti antifascisti con il Col. Hann, Comandante del presidio tedesco, assistito e confortato nelle sue decisioni dal Col. Buck del 15° Rgt. Polizei, affluito nel frattempo a Novara dal Vercellese con una colonna mista italo-tedesca. Alcuni comandanti tedeschi rifiutarono però ogni tentativo di accordi con i partigiani, decisi ad arrendersi agli angloamericani ormai dilaganti nella pianura padana, e si dichiararono solidali con i comandanti italiani offrendo collaborazione, garanzie morali, personali e operative.
    Una più numerosa e agguerrita colonna tedesca riusciva il giorno 30 aprile a superare a Santhià lo sbarramento partigiano sull'autostrada (12a e 182a "Garibaldi"), deviava per Rho, si batteva a Legnano sgomberando la strada dai partigiani ed ottenuto un accordo col CLN locale proseguiva verso il confine svizzero. Contemporaneamente il grosso delle formazioni garibaldine del Novarese (circa 5000 comunisti) al comando di Moscatelli, evitava Vercelli e Novara ancora presidiate dalle truppe della RSI e puntava su Milano via Busto Arsizio, sguarnendo in tal modo l'assedio a Novara nell'intento di raggiungere un risultato eclatante da un punto di vista politico anche se demagogico sotto il profilo operativo.
    Ne approfittavano i reparti italo-tedeschi provenienti dalla Val d'Ossola, che si spingevano verso Novara in cui si era instaurata una situazione di stallo col presidio tedesco (circa 3000 militari con mezzi corazzati) rimasto neutrale, ed oltre un migliaio di militari della RSI. La "non belligeranza" dei tedeschi, così come contemplata dal piano "Sunrise" siglato a Caserta dai rappresentanti tedeschi del Gruppo d'Armate C e gli anglo-americani del 15° Gruppo d'Armate, stabiliva di non attaccare le formazioni del CLN se non per difesa: un vero e proprio tradimento per la RSI, di cui Mussolini era venuto a conoscenza a Milano mentre si trovava nell'Arcivescovado a colloquio con i responsabili del CLNAI, con la conseguenza che i reparti della RSI non avrebbero potuto più contare sull'appoggio delle FF.AA. germaniche anche se per semplice difesa. Le minacce di morte formulate dal CLN novarese, in cui militava l'attuale Presidente della Repubblica, in caso di rifiuto della resa, aggravavano psicologicamente la già difficile situazione, considerando che talune minacce, come il bombardamento delle caserme novaresi, aveva già avuto il giorno 27 un primo avvertimento con un attacco dimostrativo di caccia-bombardieri che mitragliavano le Caserme "Passalacqua" e "Cavalli" nonostante il vivace tiro difensivo delle armi automatiche. Pochi i danni e soltanto un piccolo incendio prontamente domato. Lo stesso giorno, singolarmente, il comando Platz-Kommandantur Novara (MK 1021) iniziava trattative col CLN suscitando fermento e contestazione fra i reparti italo-tedeschi dissenzienti che disponevano ancora di 14 mezzi corazzati e 6 autoblindo.
    Il 29 aprile il Cap. Bovone parlò ai suoi paracadutisti invitandoli a reagire allo stato di prostrazione causato dalla morte del Duce e dalla precaria situazione: li incitò a continuare a fare il loro dovere, a mantenere la calma, a superare con virile fermezza ogni avversità, presente e futura.
    Nel frattempo la marcia della colonna italo-tedesca proveniente dal Verbáno sulla Statale 32 proseguiva lentamente ma sicuramente, contrastando con le armi la 109a "Garibaldi" e il Btg. "Camasco" e, spazzando via ogni ostacolo, concludeva il giorno 30 la sua marcia con l'arrivo a Novara dei circa 2500 militari italiani e tedeschi che la componevano. Il Btg. "Venezia Giulia" si riuniva al "Mazzarini" nella Caserma "Passalacqua". Lo stesso giorno comunicati radio e migliaia di manifestini lanciati da aerei, rendevano nota la cessazione delle ostilità da parte delle FF.AA. della RSI con l'avvenuta resa al 4° Corpus USA (Gen. Tritemimere) del Gruppo d'Armate "Liguria" del maresciallo Graziani. La garanzia del nemico che i soldati repubblicani sarebbero stati considerati a tutti gli effetti giuridici prigionieri di guerra, dava un maggiore senso di sicurezza a tutti i combattenti della RSI ormai decisi a consegnarsi come prigionieri solo agli anglo-americani.
    Si trattava di resistere ancora pochi giorni rifiutando ogni ulteriore possibilità di resa al CLN, che non avrebbe mai potuto garantire in maniera affidabile e accettabile la sicurezza di coloro che si consegnavano disarmati nelle mani dei partigiani.
    In quei drammatici frangenti veniva impartito l'ordine di bruciare e distruggere tutti i documenti del reparto, eseguito dal S. Ten. De Nardo con l'aiuto di alcuni uomini.
    Stessa sorte toccò alla Bandiera del Battaglione, bruciata fra la più grande commozione e con l'onore delle armi. Nel pomeriggio del 1° maggio giungevano a Novara le avanguardie della 34a Div. Fanteria USA "Red bull" che prendevano contatto dapprima col comando Presidio, stabilendo con il Col. Hann prima e poi con il Col. Mariotti, le modalità di resa così come concordato a Castiglione delle Stiviere dal Gen. Pemzell Capo di SM della "Liguria". I soldati repubblicani venivano considerati "prigionieri sulla parola", una clausola che lasciava ai militari della RSI l'armamento leggero e la possibilità di difendersi se attaccati da parte di "gruppi ostili (leggasi partigiani): uno smacco cocente per il CLN anche se le formazioni partigiane "si schierarono fra Romagnano e Carpignano-Biandrate, per bloccare eventuali infiltrazioni di reparti "fascisti" segnalati fra Salussola e Cavaglià; una remota eventualità considerando oggettivamente che i suddetti reparti si erano posti sulla difensiva a Buronzo decisi a consegnarsi soltanto agli anglo-americani.
    Ancora il 2 maggio, a dimostrare la vulnerabilità dello schieramento messo in atto dal CLN, il 2° Btg. paracadutisti "Nembo" proveniente dalla Val d'Aosta, penetrò indisturbato in Val Sesia giungendo sino a Gattinara, ripiegando poi a Rovesenda e in quella zona consegnandosi agli americani della 34a Divisione.
    Il l° maggio alle ore 22, avvenne la consegna delle armi nelle caserme novaresi con un protocollo formale e corretto come si addice a militari, con dignità e disciplina, alla presenza dei rappresentanti delle FF.AA. statunitensi: nella circostanza, il Cap. Pio Carlo Bovone dichiarò disciolto fra la commozione dei presenti il l° Btg. paracadutisti della G.N.R. "Antonio Mazzarini". Lo stesso giorno moriva a Novara il paracadutista Walter Contardi, assassinato a tradimento dai partigiani, e il 3 maggio venivano messi a morte a Vercelli i paracadutisti Luigi Bracco, Ivo Gei e Teodoro Gignone, ultimi Caduti del battaglione.
    Il 2 maggio i militari della RSI della zona di Vercelli e Novara venivano avviati con autocolonne nei campi di prigionia della Toscana.
    Si concludeva tristemente, fra i reticolati di un campo di concentramento alleato, la storia del "Mazzarini": il battaglione paracadutisti della G.N.R.
 
 
 
 
I notiziari della Guardia nazionale repubblicana di Asti
 
 
La Guardia nazionale repubblicana viene istituita nel dicembre del 1943 come corpo di polizia della neonata Repubblica sociale italiana, agli ordini del generale Renato Ricci e le vengono affidati compiti di controllo politico e militare del territorio. Dai diversi comandi locali, vengono così inviate a Salò con cadenza regolare, per l'intero periodo che va dal dicembre 1943 all'aprile 1945, brevi relazioni sulla situazione politica generale delle province e sul cosiddetto "spirito pubblico" ma, soprattutto, segnalazioni della presenza e dell'attività delle bande partigiane e delle azioni repressive compiute congiuntamente dalla Gnr stessa, delle Brigate nere e dai Tedeschi.
L'utilizzo dei Notiziari della Gnr, conservati presso l'archivio della Fondazione Luigi Micheletti di Brescia, ha consentito, attraverso un loro sistematico confronto con altre fonti cosiddette "nemiche" (quali le relazioni delle Prefetture, delle Questure, delle Miltarkommandantur), un significativo arricchimento tematico e metodologico della storiografia su periodo. Nel proporre la pubblicazione di un'ampia rassegna dei Notiziari riguardanti l'Astigiano, occorre ricordare che, come ha rilevato Michele Calandri, si tratta di "[…] documenti di lettura assai difficile ma non per il linguaggio, che è schematico e monotono come ogni documento che si attenga burocraticamente all'elencazione dei fatti[…]. Si tenga sempre presente che le notizie sono di parte, sono settarie, sono dettate cioè […] da una giustificazione del proprio agire di fronte alla centralità del potere fascista, che a sua volta, deve darsi peso e consistenza di fronte al padrone tedesco […]
L'imprecisione delle informazioni fornite rasenta talvolta la grossolanità, come si rileva, ad esempio, dagli errori nell'indicazione delle località citate o dal costante ed esagerato rigonfiamento dei dati forniti relativamente al numero di partigiani operanti in provincia e alla loro presunta collocazione politica. Tuttavia, per il periodo che va fino alla tarda primavera del 1994, "[…] la monotona elencazione burocratica di episodi di piccolo conto, ci dice dell'esistenza di un vero e proprio rosario di atti di ribellione quotidiana, attiva e passiva, organizzata ed individuale […]" e consente di individuare le località e le modalità di attuazione delle azioni partigiane, quando l'autonomia e l'organizzazione spontanea delle bande non imponeva la stesura di relazioni o di altra documentazione scritta. Inoltre, a partire dall'estate e fino alla liberazione, i Notiziari costituiscono un'importante, anche se implicita, conferma dello sviluppo capillare del movimento partigiano, del progressivo estendersi di un suo crollo militare ed amministrativo su tutta la provincia, del sostanziale fallimento dei reiterati tentativi di spezzarne in modo definitivo il rapporto con il territorio e con la popolazione.


Not. 3-12-43

Il 23 novembre u.s., gli operai degli stabilimenti Waj Assauto - in numero di circa 3000 - Ferriere Ercole - in numero di circa 350 - e Fratelli Maina - in numero di 250, sospesero il lavoro dichiarandolo "sciopero bianco".
Il pronto intervento del Comando della 38° Legione e di quello germanico, valsero a far riprendere il lavoro.
Saranno probabilmente allontanati dalle maestranze degli stabilimenti quegli elementi sobillatori i quali turbano l'ambiente ed inviati in campi di concentramento germanici.

Not. 5-12-43

La sera del 26 novembre u.s. un automobile con a bordo alcuni componenti della polizia federale è stata fatta segno a colpi di arma da fuoco. Un solo ferito da schegge di vetro. Sono stati eseguiti alcuni arresti fra i maggiori indiziati.

Not. 10-12-43

3 individui armati di rivoltella e bombe, irrompevano il giorno 6 corrente entro gli uffici del comando della Militanza Forestale, esplodendo due colpi contro il personale.
Non si lamentano vittime. Sono state iniziate pronte indagini.


Not. 13-1-44

La sera del 29 u.s, in Costigliole d'Asti, una pattuglia della G.N.R. è stata fatta segno ad alcuni colpi di arma da fuoco, andati a vuoto. I legionari, rispondevano, mettendo in fuga i malviventi.


Not. 18/19-1-44

Il giorno 4 corrente, i partigiani hanno assaltato la caserma dei carabinieri di Mombaruzzo e disarmato i militi.
Il 4 corrente verso le ore 15,30 in Bubbio, circa 30 individui muniti di armi automatiche e qualificatisi per patrioti, si presentarono a quell'ammasso granario e, dopo aver minacciato con le armi l'agente del Consorzio Agrario NOVELLI ERNESTO, asportano quintali 20 di grano.
Il giorno successivo i partigiani asportano dal predetto ammasso altri 35 quintali di grano.
Il 4 corrente, in Mombaruzzo, circa 40 ribelli, sfondata con lancio di bombe a mano la porta d'ingresso, penetrano in quella Caserma carabinieri dove, avuta ragione con le armi automatiche delle quali erano muniti dei quattro militari presenti, interruppero la comunicazione telefonica ed asportarono armi, munizioni ed effetti di casermaggio.
Nella contingenza è rimasto ferito un carabiniere.
I ribelli si portarono poi da podestà e gli asportarono una pistola ed un autocarro leggero.
Direttissimi infine allo scalo ferroviario di Mombaruzzo, interruppero le comunicazioni telefoniche.
Il 5 corrente, in Canelli, circa trenta individui armati si presentarono alla Scuola Agraria salesiana imponendo al direttore la consegna di circa 300 litri di petrolio agricolo, 150 litri di benzina e 50 di olio minerale.
Il 5 corrente, nei pressi di Costigliole oltre trenta ribelli muniti di armi automatiche e a bordo di un autocarro, raggiunsero tre carabinieri e li disarmarono.
Legionari del distaccamento di Costigliole aprirono il fuoco contro i ribelli i quali dopo aver reagito con il loro preponderante armamento, si allontanarono.
La notte sul 6, un reparto tedesco ha effettuato un rastrellamento nella zona, catturando elementi ribelli e fermando una ventina di perone. Sono stati fucilati in Nizza Monferrato quattro ribelli, tra cui certo LEONOTTI, promotore delle incursioni ribelli in Mombaruzzo.
La popolazione, prima favorevolissima ai partigiani, dopo l'energia dimostrata dai tedeschi sembra dar segno di resipiscenza.
Il 6 corrente, in Cessole, due individui qualificatisi per "patrioti", sotto la minaccia delle armi, imposero a certo CIRIO la consegna di un motociclo di sua proprietà.
Il 7 corrente, in località Quartino del comune di Loazzolo, l'autocorriera in servizio pubblico venne colpita durante un conflitto tra ribelli e truppe germaniche, da proiettili che cagionarono la morte di sette persone.
Il 8 corrente, un'informazione confidenziale dava per imminente l'attacco da parte di ribelli alla Casa del Fascio di Canelli.
Veniva perciò predisposto il servizio di difesa e, la banda ribelle venne all'attacco con nutrito fuoco di armi automatiche, fu accolta dalla violenta reazione di fuoco dei Legionari e posta in fuga.
Lo scoppio di una bomba abbandonata sul posto dai ribelli feriva tre militari germanici, fra i sopraggiunti per rinforzo.
Un rastrellamento, successivamente effettuato, non dava alcun esito


Not. 28-1-44

Il 18 corrente, numerosi elementi ribelli autotrasportati fecero irruzione in Costigliole d'Asti, attaccando il distaccamento della G.N.R
Dopo breve conflitto i ribelli si allontanavano. Non si lamentano vittime.
Un successivo rastrellamento non ha dato alcun esito.


Not. 3-3-44


Il 20 febbraio u.s., alle ore 10 un guardalinee rinvenne sotto il binario, al km 26,900, della linea ferroviaria asti - Torino, due cilindri metallici contenenti esplosivi, con centimetri 20 ci miccia di cui un'estremità era collocata sul binario.


Not. 15-3-44


Il 6 corrente verso le ore 21, in Canelli, un maresciallo germanico di servizio nei pressi della stazione ferroviaria venne gravemente ferito da ignoti con tre colpi di arma da fuoco.


Not. 18-3-44


Il 6 corrente, verso le ore 9, 30, transitando in macchina per l'abitato di Cassinasco, il capitano Davide FERRERO, comandate una banda anticomunista agli ordini del comando militare germanico, venne fatto segno proditoriamente a colpi di arma da fuoco da parte di elementi ribelli. L'ufficiale reagì uccidendo un giovane, tale Mario DE CARLI, e volgendo in fuga gli altri.


Not. 27-3-44


Il 16 corrente, in Montechiaro, un gruppo di ribelli armati riuscì a disarmare, di sorpresa, una pattuglia della G.N.R. di servizio nell'abitato e, portatosi nella vicina caserma del locale distaccamento, forzato l'ingresso e ridotti all'impotenza altri due militari, s'impadronì delle armi in dotazione al personale.
Fatti prigionieri quattro militi, uno dei quali venne successivamente rilasciato, i malviventi si allontanarono in direzione di Villanova.
A Montechiaro, estorsero al cassiere del Consorzio Agrario la somma di lire 1.206,65.
Inviato sul posto un reparto del G.N.R. autocarrato, venne iniziato l'inseguimento dei ribelli, che vennero fermati al posto di blocco di Villanova, riuscendo a catturare il capo della banda, sedicente ufficiale, e ricuperare i tre prigionieri oltre la refurtiva.
Le ricerche svolte nel territorio hanno dato esito negativo.


Not. 30-3-44


Il 19 corrente, alle ore 21 circa, in Cisterna d'Asti, sconosciuti ferirono alla testa, con corpo contundente, il segretario del Fascio Repubblicano. Tre militi della G.N.R. accorsero in suo aiuto, ma furono fatti segno al lancio di bombe a mano e spari d'armi da fuoco. Sopraggiunto in rinforzo un reparto della G.N.R., venne iniziata una perquisizione nell'abitato, durante la quale fu ferito e catturato un ribelle, mentre un altro rimase ucciso.

Not. 31-3-44


Il 18 corrente, in una casa disabitata della periferia del paese di Piova, elementi della G.N.R. catturarono tre prigionieri inglesi, evasi dal campo di concentramento dopo l'8 settembre.


Not. 1-4-44


Il 19 marzo u.s., in Cisterna d'Asti, elementi della G.N.R. uccisero a colpi di moschetto il commerciante Antonio BOSSOTTO, che tentava di disarmare del moschetto mitra un sottufficiale della Guardia. Arrestarono inoltre un garzone che cercava di dare man forte al BOSSOTTO.
Costui era ricercato perché, qualche ora prima, aveva ferito a colpi di bastone, per motivi politici, il commissario del fascio Repubblicano del luogo, contro il quale aveva anche sparato un colpo di rivoltella, senza conseguenze.


Not. 4-4-44


Il 26 marzo u.s., nell'ambito di Montaldo Scarampi, la G.N.R. arresto il bracciante Antonio TOSI, responsabile di aver pronunciato offese contro il Capo del Governo e dello Stato.


Not. 20-4-44


La situazione politica non ha subito mutamenti degni di rilievo.
Lo sganciamento dei tedeschi nel settore sud orientale desta preoccupazioni nella parte sana della popolazione, la quale teme che la pressione dei bolscevichi possa ulteriormente accentuarsi e determinare una rottura al fronte. Non mancano però coloro che, sicuri della potenzialità bellica tedesca, pensano che tutto si svolga secondo un piano strategico prestabilito e che la Germania non tarderà a riprendere l'iniziativa anche in quel delicato settore.


Not. 1-5-44


Il 24 aprile u.s., alle ore 14, una pattuglia della G.N.R., rintracciato in località S.Pietro del Comune di Cossano Belbo il ribelle Secondo FERRERO, gli intimarono il fermo. Accolti dal lancio di una bomba a mano, aprirono il fuoco, uccidendolo. Il ribelle portava seco un goniometro da cannone, dell'esplosivo e alcune armi.
Il 24 aprile u.s. alle ore 9, 30 nei pressi di CASTELNUOVO DON BOSCO (ASTI), sconosciuti ferirono a colpi di rivoltella il brigadiere G.N.R. Pasquale MINNINO, addetto all'Ispettorato Regionale Piemonte, che viaggiava in moto, in regolare permesso, per raggiungere la famiglia.


Not. 2-5-44


Il 25 aprile u.s. in Villanova d'Asti, si rinvennero affissi a muro alcuni manifestini sovversivi.


Not.- 3-5-44


Nella notte sul 25 aprile u.s. in Castelnuovo, elementi della G.N.R. rinvennero fra le vie dell'abitato due ribelli sovversivi.


Not. 3-5-44


Il 25 aprile u.s. alle ore 2, in località Secco di Canelli, elementi ribelli catturarono il milite Aldo GARGNIA, del comando provinciale Gnr di asti.
Il legionario, però, riuscì a fuggire, inseguito a colpi d'arma da fuoco dai banditi, che lo ferirono al piede destro.


Not. 5-5-44


Il 4 corrente, alle ore, 8 in Asti, fu passato per le armi un ribelle, arrestato il 1° maggio mentre tentava di diffondere stampe sovversive.
Il medesimo si trovava in possesso di due bombe a mano.


Not. 9-5-44


Nella notte sul 1° corrente, in alcune vie della città, vennero rinvenuti diversi manifestini incitanti alla ribellione contro le autorità fasciste gerarchiche.
Nei giorni 2 e 3 corrente, nel territorio della provincia, elementi della G.N.R. rinvennero numerosi manifestini sovversivi incitanti la popolazione a compiere atti di sabotaggio nei confronti delle forze armate germaniche e ad uccidere i fascisti. Si ritiene che i volantini siano stati lanciati da aerei anglo - americani.


Not. 10-5-44


Il 1° corrente, in Moncalvo, elementi della G.N.R. vennero rinvenuti diversi manifestini sovversivi riportanti frasi contro i fascisti e i tedeschi.
Il mattino del 1° corrente, in Calliano, Castagnole Monferrato e Moncalvo, elementi della G.N.R., rinvennero numerosi volantini di carattere antifascista e antitedesco.


Not. 22-5-44


Il 14 corrente, alle ore 10, in località lana di Montaldo Scarampi, l'aiutante capo Giuseppe ZENE, insieme a tre elementi del distaccamento G.N.R. di Montegrosso d'Asti, durante un servizio perlustrativo sorprese in un bosco un gruppo di sconosciuti dai quali udì formulare gravi minacce all'indirizzo degli appartenenti alla G.N.R.. All'intimazione di fermo gli sconosciuti volsero in fuga, inseguiti da un milite che riuscì a catturarne uno, rimasto ferito da un colpo di arma da fuoco. E' stato identificato per il renitente di leva Pierino ADORNO

Not. 27-5-44

Il 13 corrente, nel comune di Cassisnasco, due sottufficiali e un milite della G.N.R., viaggianti a bordo di un automobile, vennero fermati e disarmati di sorpresa da una banda ribelle forte di circa 70 elementi.
Successivamente i legionari vennero legati ad un albero per essere passati alle armi.
Un sottufficiale, parlamentando col capo banda, con il pretesto di dover raggiungere la moglie gravemente inferma, riuscì ad ottenere la libertà insieme con gli altri catturati.
Il 19 andante, alle ore 9, in località Serra del comune di Passerano Marmorito, 4 ribelli armati si impadronirono di un autocarro carico di 170 quintali di grano destinato al consorzio agrario di Asti.


Not. 1-6-44


L'offensiva anglo-statunitense in atto sul fronte italiano dà luogo a previsioni pessimistiche da parte del pubblico circa l'andamento della guerra.
Impressioni favorevoli, hanno, in genere, suscitato le innovazioni riguardanti l'ordinamento sindacale: va segnalata in proposito la propaganda, molto opportuna, fatta dalla locale Federazione Fascista che, con articoli sui giornali cittadini, conferenze e manifesti, ha messo bene in evidenza le peculiari caratteristiche del provvedimento.
Tuttavia non mancano le insinuazioni dei mestatori, nel senso che il nuovo ordinamento non sarà mai attuato.
La situazione alimentare è buona verificandosi la regolare immissione sul mercato dei generi contingentati, ed essendoci abbastanza prodotti ortofrutticoli.
Un provvedimento molto apprezzato dalla popolazione, emanato dal Capo della Provincia, ha permesso l'istituzione di uno speciale tesserino che autorizza l'acquisto di generi vari supplementari (uova, fagioli, vino, ecc…) a prezzi di calmiere , a tutta la categoria di lavoratori in genere, e in ispecie a coloro che non dispongono di stipendi o paghe elevate.
Sono state intensificate le operazioni contro i banditi, condotte dalla G.N.R. in collaborazione con reparti germanici.
I risultati, di volta in volta comunicati, si possono definire soddisfacenti.
Continua la propaganda sovversiva a base di manifestini inneggianti al Nuovo Risorgimento Italiano e all'affermazione del movimento antitotalitario d'ordine e di ricostruzione.
Anche in questo campo l'azione repressiva da parte della G.N.R. procede inflessibilmente e con buoni risultati.


Not. 3-6-44


Il 23 maggio u.s., alle ore 15, 30, lungo la stradale Nizza - Asti, 12 banditi armati aggredirono di sorpresa i militi Guglielmo ROSSO e Giovanni CASALE, della squadra vigilanza annonaria di Asti, nonché l'agente di P.S. Luigi CAVIGLIA , transitanti in motocicletta, disarmandoli. Ai tre fermati vennero asportati le motociclette, le tessere di riconoscimento e denaro contante.
I banditi, compiuta l'impresa, si allontanarono per la campagna, rilasciando in libertà i militi e l'agente.


Not. 4-6-44


L'opinione pubblica continua a seguire attentamente l'andamento delle operazioni belliche sul fronte italiano. In genere si fanno previsioni pessimistiche, a questo influisce a deprimere il morale della massa.
Continua la regolare immissione sul mercato dei generi contingenti. Abbondanti prodotti ortofrutticoli; ma nonostante gli sforzi della sezione provinciale sulla vigilanza, i prezzi di essi sono in continuo aumento, il che provoca lagnanze.
In seguito a vaghe voci di prossime partenze per la Germania, qualche elemento del costituendo battaglione volontari bersaglieri si è allontanato arbitrariamente dal reparto.
L'attività dei banditi è apparentemente cessata. Buona parte dei renitenti e sbandati hanno risposto all'appello, mentre quelli perduranti nella cocciuta ribellione si sono sciolti dalle bande per meglio sfuggire alla cattura.
La G.N.R. mantiene sotto continua vigilanza le persone sospette o comunque indiziate di attività antinazionale.

Il 28 maggio u.s., alle ore 23, sullo stradale Isola d'Asti - Costigliole d'Asti, quattro banditi armati disarmavano del fucile due civili in servizio di vigilanza alle linee telefoniche, allontanandosi poi unitamente con altri 15 banditi che stazionavano in quei paraggi.
Il 29 maggio u.s., alle ore 0,45, sullo stradale Isola d'Asti - Costigliole d'Asti, sei banditi disarmavano del fucile altri due civili, pure in servizio di vigilanza alle linee telefoniche.
Gli aggressori si allontanavano poi in direzione della frazione San Carlo di Costigliole d'Asti.


Not. 6-4-44

Il 4 corrente, alle ore 22,30, in S.MARZANO MIOLASCA (ASTI), una banda armata, forte di circa 40 elementi, proveniente dalla provincia di Cuneo, aggredì proditoriamente, sparando raffiche di mitragliatrici, una pattuglia della G.N.R. in perlustrazione, composta di 4 legionari del locale distaccamento. Rimane ucciso il milite Marco VISCONTI. Feriti gravemente: milite scelto Giacomo RATTI, allievi militi Alessandro ROBBA e Renato RABOTTI.
In corso operazioni di rastrellamento della zona.

Not. 10-6-44

L'8 corrente, alle ore 13,30, in CANELLI DI ALBA (ASTI), numerosi banditi armati assalirono di sorpresa il posto di blocco e dopo aver immobilizzati i 16 militi della G.N.R., costituiti il distaccamento, si impossessarono di tutto l'armamento, tra cui un fucile mitragliatore e due mitra.
Successivamente i banditi fermarono un treno e costretti i militi a seguirli, salirono su di esso portandosi a S. Stefano Belbo, dove distrussero gli impianti telegrafici e telefonici del posto.
Riserva di ulteriori notizie.


Not. 12-6-44

Il 3 corrente, verso le ore 18, in Marzano Moasca, circa 12 banditi prelevavano da 4 raccoglitori del luogo 1600 uova destinate all'ammasso, uova che poco dopo distribuivano gratuitamente alla popolazione.
Due dei banditi si presentavano anche in municipio, e, con le pistole in pugno, intimavano agli impiegati di alzare le braccia e li perquisivano sulla persona per vedere se portassero armi.
Indi distruggevano gli impianti del telefono e si impossessarono di 2 fucili da caccia colà depositati. A un applicato consegnavano due manifestini incitanti i giovani a non presentarsi alle armi, con l'ordine tassativo di farli affiggere, soggiungendoli che se non avesse ottemperato sarebbero ritornati a prendere lui, e il messo comunale.
Dopo di ciò si allontanavano indisturbati per le campagne.
IL 4 corrente, alle ore 22,30, in S.Marzano Moasca, una pattuglia composta di quattro militi della G.N.R., mentre perlustrava lo stradale comunale, veniva fatto segno a ripetute scariche di arma da fuoco da parte di banditi appostati in un campo di grano laterale alla strada.
I militi venivano contemporaneamente colpiti da diversi proiettili e riportavano gravi ferite; uno di essi decedeva poco dopo.


Not. 13-6-44


Il 4 corrente, alle ore 7,30, in Castelnuovo don Bosco, elementi della G.N.R. rinvennero affissi ai muri di alcune abitazioni manifestini di carattere antifascista e antitedesco.
Il 5 corrente, alle ore 21, in prossimità di Canelli, quattro militi della G.N.R. e quattro agenti dell'ufficio politico del Comando Provinciale di Asti vennero a conflitto con dodici banditi armati.
Dopo violento combattimento, durante il quale rimase ucciso il milite Domenico CHIUSANO, i malfattori vennero volti in fuga lasciando sul terreno un morto.
Il 10 corrente, alle ore 21, 30, un consistente nucleo di banditi attaccò il posto di blocco della G.N.R. di Vesime (ASTI) facendo uso di numerose armi automatiche e diversi lanciafiamme. I militi opposero resistenza, m furono sopraffatti dal numero e dai mezzi dei banditi. Questi incendiarono quindi i locali del posto di blocco.
Dei 19 componenti il posto di blocco 4 (compreso l'aiutante comandante) riuscirono a trarsi in salvo, due furono sicuramente catturati; dei rimanenti ignorasi la sorte. I banditi catturarono inoltre una mitragliatrice pesante "FIAT", due mitra "Beretta" e 17 moschetti.
Il 12 corrente, un numero imprecisato di banditi attaccò il posto di blocco sito nel comune di BURIO (ASTI) sullo stradale COSTIGLIOLE - S.STEFANO BELBO. I militi resistettero tenacemente aprendo un nutrito fuoco, durato circa 40 minuti, contro i banditi che si allontanarono lasciando sul terreno molte tracce di sangue.


Not. 17-6-44


Nella notte sul 9 sulla porta di ingresso della caserma del distaccamento di S.Damiano fu affisso un manifestino incitante i militi a disertare.


Not. 21-6-44

Il 14 corrente, alle ore 16, nell'abitato di Canelli, 14 agenti ausiliari di P.S., del battaglione questura di Asti, mentre si davano il cambio al posto di blocco, vennero affrontati da una cinquantina di banditi armati di "mitra", pistole e bombe a mano. Data la fulmineità dell'attacco e al preponderanza numerica, gli agenti non furono in grado di reagire e dovettero lasciarsi disarmare e seguire i banditi il località non nota, a due ore di cammino, situata in provincia di Cuneo, verso S.Stefano.
Quivi furono interrogati da uno sconosciuto, il quale, fatta loro togliere la tessera di riconoscimento, le mostrine e la bustina, li lasciava in libertà minacciandoli di morte, qualora avessero continuato a prestare servizio nella P.S.
I suddetti agenti, tranne 5, in serata rientrarono al loro reparto.
Il 14 corrente, alle ore 1, 30, in ROCCHETTA TANARO (ASTI), tre individui si presentavano al cancello della caserma del distaccamento G.N.R. chiedendo di conferire d'urgenza col comandante.
Il comandante del distaccamento, aiutante capo Arpo BETTINI e il piantone, milite aggiunto Renato LABO' , nulla avendo notato di anormale dalla finestra attraversato il cortile, raggiungevano con le armi alla mano il cancello - rimasto chiuso - per riconoscere i tre sconosciuti, sennonché in quel momento venivano improvvisamente aggrediti alle spalle, immobilizzati e disarmati di due moschetti e di una pistola con le relative munizioni da alcuni banditi, sbucati all'improvviso fra le piante del cortile dietro alle quali si erano occultati.
Verso le ore 1, 45 i ribelli - tenendo sempre sotto la minaccia delle armi i due militari, dopo di essersi fatto aprire il cancello d'ingresso, si allontanavano in direzione di Belveglio, sulla cui strada a distanza di Rocchetta Tanaro, pare che aspettasse un automezzo.


Not. 24-6-44


Il 16 corrente verso le ore 3, in MOMBERCELLI (ASTI), un centinaio di banditi armati, sfondata la porta posteriore, irrompevano nella caserma della G.N.R. Colti di sorpresa e sopraffatti dal numero, il vicebrigadiere comandante interinale del distaccamento, aiutante capo Giovanni REVELLI , ammalato veniva rinchiuso nel proprio alloggio.
Riuscitosi a liberare, dopo che i banditi si erano allontanati, non trovava più alcun milite. Dalle ultime indagini sembra che il vicebrigadiere sia stato sequestrato e i militi, minacciati, abbiano abbandonato la caserma.
I banditi asportavano 6 moschetti, una pistola "Beretta", una a tamburo, 15 bombe a mano, 216 colpi per moschetto e 52 per pistola, una bicicletta e due catenelle di sicurezza. Inoltre prima di allontanarsi, liberavano dal carcere mandamentale, attiguo alla caserma, una donna detenuta in espiazione di pena.
Il 21 corrente, alle ore due, fra le stazioni ferroviarie di Villanova d'Asti e Villafranca d'Asti, ignoti, a mezzo esplosivo danneggiarono 30 metri di binario.
Il traffico rimase interrotto per 10 ore


Not. 26-6-44

Il 18 corrente, alle ore 20, in località Borra di Montaldo Scarampi, due sconosciuti aggredirono improvvisamente il milite della G.N.R. Giuseppe LOPILO, ferendolo gravemente con due colpi di arma da fuoco.


Not. 27-6-44-


Il 19 corrente, in asti, ignoti diffusero manifestini sovversivi incitanti:
- i militari alla diserzione;
- la popolazione alla rivolta e a commettere atti di sabotaggio;
- le donne a fornire aiuti ai banditi.
Il 21 corrente, alle ore 2, tra le stazioni di Villanova d'asti e Villafranca d'Asti, ignoti, mediante cariche esplosive, provocarono la rottura dei binari in prossimità del Km 37.733. la linea venne prontamente riattivata.

Giunge soltanto ora notizia che il 5 corrente, in Canelli, un reparto della G.N.R. eseguì un'operazione di rastrellamento nel territorio di quel comune.
Venuto a contatto con una banda armata, dopo un violento combattimento protrattasi per circa un'ora, riuscì a volgere in fuga i malfattori che lasciarono sul terreno un morto.
Da parte nostra un milite rimase ucciso.
Il 21 corrente, alle ore 2, in Villafranca d'Asti (ASTI), alcuni banditi Armati, giunti sul posto a bordo di due autofurgoncini, assalirono di sorpresa il distaccamento della G.N.R. del ponte ferroviario di STANAVAZZO, costringendo il sottufficiale e i 4 militi a seguirli.
Nell'allontanarsi, dopo aver asportato i materiali di casermaggio, distrussero a mezzo di ordigni esplosivi 15 metri di rotaie.


Not. 29-6-44


Il 20 marzo u.s., alcuni banditi armati facevano irruzione negli uffici della stazione di Penango, asportando due tende di tela e tutte le valvole dell'apparato telefonico.
Durante un'operazione di rastrellamento veniva catturato e passato per le armi il traditore Virgilio SCIORATTO , già milite appartenente al Comando Provinciale di Asti.


Not. 30-6-44


La situazione politica, pur non essendo eccessivamente allarmante, tende a peggiorare da un giorno all'altro.
Indubbiamente è il fattore militare che fa sentire tutta l'influenza.
Anche tra gli iscritti al P.F.R. si appalesa un certo senso di malumore e di sfiducia perché si nota che il continuo geniale sforzo del DUCE tendente ad andare sempre più decisamente verso il popolo, non trova, in pratica un'efficace collaborazione nell'organo del partito.
Il banditismo ha ripreso in pieno la sua deleteria attività concentrandosi specialmente nelle zone dell'Albese (Cuneo), Santo Stefano Belbo (Cuneo), Canelli (Asti) e località limitrofe.
Gli scontri sanguinosi tra i banditi e i militi della G.N.R. sono, in questo ultimo tempo, assai frequenti e, malgrado il magnifico comportamento e la combattività dei reparti della Guardia, purtroppo i risultati non sono tali da stroncare il fenomeno del banditismo. E' che le bande ben armate e rifornita dal nemico, hanno una grande mobilità, per cui facilmente, nelle zone montane, sfuggono all'agganciamento da parte dei nostri reparti.
E' rarissimo il caso che i banditi accettino battaglia in campo aperto; essi preferiscono uscire dai nascondigli per azioni sporadiche o per attaccare o accettare battaglia soltanto quando sono sicuri di trovarsi di fronte ad esigui reparti e quindi poterli facilmente soverchiare per numero ed armamento.
Ciò nonostante il valoroso comportamento dei componenti la Guardia, spesse volte, ha ragione di queste soverchianti forze.
Si citano ad esempio:
1) Nella notte del 1° corrente, una ventina di banditi armati con armi automatiche attaccavano il posto di blocco di Burio (Asti); i militi immediatamente reagirono, e impegnato un cruento combattimento, per quanto fossero soltanto in 10 uomini e fossero stati colti alla sprovvista, riuscivano senza perdite proprie a sconfiggere i banditi mettendoli in fuga e procurando loro qualche perdita come si è potuto poi rilevare dalle abbondanti macchie di sangue riscontrati nella zona del combattimento.
2) La notte sul 14 corrente, una pattuglia motorizzata della G.N.R. di Asti si scontrava in località CA' Ceschin di Loazzolo con una forte banda al comando del famigerato "ROCCA" . La pattuglia per quanto in nettissimo stato di inferiorità numerica e colta d'imboscata, iniziava il combattimento e dopo oltre un'ora di lotta riusciva a sgominare i banditi i quali lasciavano sul terreno sei morti e un ferito grave. Due altri banditi venivano catturati mentre il grosso della banda si dileguava.

La situazione economica permane stazionaria; i generi razionati vengono distribuiti con regolarità e quindi la popolazione, che vede inoltre immesso al normale consumo la produzione agricola locale, non muove lamentele di sorta.
Il 27 corrente, alle ore 3,30, in prossimità della stazione ferroviaria di Villafranca , l'esplosione di ordigni, interrompeva entrambi i binari.


Not. 16-7-44

Nella notte sul 3 corrente, in Penango, numerosi banditi armati penetrarono nei magazzini del "Centro raccolta ammasso del vino", distruggendo tutti gli incartamenti d'ufficio e asportando 200 litri di vino.
Nella notte sul 4 corrente in Moncalvo, ignoti scrivevano sui muri di quel teatro comunale frasi inneggianti a Badoglio e alle bande armate.
L'8 corrente, alle ore 2, una cinquantina di banditi armati assaltavano con bombe a mano e moschetti la caserma della GNR di Portacomaro (Asti) obbligando i militi presenti ad aprire le porte.
I banditi, penetrati in caserma, distruggevano un apparecchio telefonico, rovistavano tutto, e si allontanavano dopo essersi impossessati di una divisa di panno turchino ed avere intimato ai militi di darsi alla macchia.
Il 9 corrente, alle ore una, in Agliano, numerosi banditi armati penetravano nella stazione ferroviaria, donde asportavano una macchina da scrivere, timbri d'ufficio e denaro contante.


Not. 19-7-44
Nella notte sul 9 corrente, in località Bricco Fassio, ignoti asportarono 200 metri di filo della linea telefonica Asti - Alba, interrompendo le comunicazioni.
Il 9 corrente, alle ore 2, in Villanova d'Asti, numerosi banditi armati penetrarono nel locale magazzino ammasso, asportando 36 quintali di grano.
Il 9 corrente, alle ore 3, in frazione Moretto del comune di Villafranca d'Asti, numerosi banditi armati, dopo aver disarmato la sentinella, penetrarono nel posto di avvistamento, costringendo i 10 militari di servizio a seguirli.
Il 7 corrente, alle ore 11, in Nizza Monferrato, circa 70 banditi armati irruppero nell'abitato e, costretta la popolazione, con lancio di bombe a mano, a rifugiarsi nelle abitazioni, penetrarono nel locale municipio, donde asportarono alcune macchine da scrivere e distrussero tutto il carteggio d'ufficio rinvenuto.
Nell'allontanarsi s'impadronirono di un autofurgoncino di proprietà del locale consorzio agrario.
Uno dei banditi in seguito a scoppio prematuro di una bomba a mano rimase ucciso.


Not. 10-7-44
Il 10 corrente, alle ore 16,30, in MONTIGLIO (ASTI), dieci banditi armati a bordo di un autocarro, si portavano a quel distaccamento G.N.R. e qualificatisi per repubblicani, inducevano i militari ad aprire la porta della caserma.
Quindi li immobilizzavano e disarmavano.
I banditi asportarono due moschetti, quattro bombe a mano, sei caricatori per moschetto, tutte le coperte di lana, la biancheria, i materassi e i cuscini di lana e gli utensili di rame da cucina, di proprietà dell'impresa casermaggio, nonché il materiale di casermaggio di proprietà dell'amministrazione militare non potuto precisare.
Dei militari componenti il distaccamento, in numero di tre, compreso il comandante, milite scelto MURRU Francesco, non si conosce la sorte.
Il 10 corrente, alle ore 8,30, in Moncalvo, il colonnello di aviazione D'AURIA, della prima zona aerea territoriale di Milano, mentre in autovettura transitava per Moncalvo, venne fermato da una bandito il quale, estratta una rivoltella, intimò all'ufficiale di scendere e di consegnargli la macchina.
L'ufficiale, dopo aver sparato contro il malvivente un colpo di pistola, ferendolo all'addome e osservati altri sconosciuti, a bordo di un camioncino, avvicinarsi in atteggiamento minaccioso, invertì la marcia, riuscendo a dileguarsi, fatto segno a numerosi colpi d'arma da fuoco, uno dei quali colpì il parabrezza.
Il ferito venne trasportato all'ospedale civile di Moncalvo da due banditi armati di moschetto.
Il 10 corrente, in Moncalvo, una pattuglia motorizzata della G.N.R. eseguiva accertamenti per rintracciare il gruppo di banditi autori dell'imboscata ai danni del colonnello di aviazione D'AURIA, della prima zona aerea territoriale di Milano.
Le indagini davano esito negativo, in quanto, da informazioni assunte sul posto, i militi potevano stabilire che l'autofurgoncino dei banditi si era allontanato da Moncalvo qualche ora prima per la strada comunale che conduce ad Alfiano Natta.
La pattuglia si portava innanzi all'infermeria S. Marco in Moncalvo ove si trovava ricoverato un bandito, gravemente ferito all'addome, che decedeva poco dopo senza poter far rivelazioni sul nascondiglio degli altri gregari della banda.
Il 12 corrente, alle ore 5,30, fra le stazioni ferroviarie di Agliano - Castelnuovo Calcea, a causa dello spostamento di una rotaia sbullonata da ignoti sabotatori, deviò un treno viaggiatori. Il locomotore precipitò nella sottostante scarpata, mentre un carro, attrezzato per il trasporto delle persone, rimase sospeso sul ciglio della scarpata stessa.
Nell'incidente rimasero feriti alcuni viaggiatori.


Not. 21-7-44
Il 16 corrente, alle ore 11, numerosi banditi armati irruppero nella stazione ferroviaria di Castagnole Lanze, limitandosi a rendere inservibili tutti gli apparecchi telegrafici e telefonici.


Not. 23-7-44
Il 12 corrente, alle ore 10, in Cocconato, alcuni banditi penetrarono nei locali adibiti a caserma del distaccamento della G.N.R., già ripiegato a Villanova d'Asti, asportando materiale vario di casermaggio.
Il 12 corrente, durante la notte, in Montafia, banditi penetravano nello stabile già addetto a caserma del distaccamento G.N.R. ripiegato a Villanova d'Asti e asportavano materiali ed armi.


Not. 24-7-44
L'11 corrente, alle ore 2, in Montegrosso d'Asti, un numero imprecisato di banditi penetrava nella sede comunale incendiando diverso carteggio di scarsa importanza e asportando tre macchine da scrivere e lire 300.
Interrompevano poi, nelle vicinanze della località predetta, la linea telefonica.
Nella notte sul 6 corrente, in località Faitera del comune di Costigliole d'Asti, banditi armati interrompevano in più punti la linea telefonica.
Il 13 corrente, alle ore tre, in Isola d'Asti, un gruppo di banditi, penetrarono nell'abitato, lanciava una bomba nella sede comunale incendiando tutto il carteggio e i mobili.


Not. 25-7-44
Il 17 corrente, sulla linea ferroviaria compresa fra le stazioni di Agliano - Castelnuovo Calcea e S. Marzano Oliveto, banditi armati sbullonavano una rotaia per cui un treno di passaggio deviava.
Il 18 corrente, nella stazione ferroviaria di Castagnole Lanze, un gruppo di banditi armati catturava un milite di scorta ad un treno. Gli altri militi intervenivano senza risultato.


Not. 26-7-44
Il 18 corrente, alle ore 19,45, in Villanova d'Asti, tre banditi armati, montati su di un camioncino, fermavano e prelevavano il vicebrigadiere della G.N.R. Remo BARATTI.


Not. 29-7-44
Il 20 corrente, in Asti elementi della G.N.R. rinvennero alcuni manifestini invitanti gli ufficiali a entrare nelle file delle brigate sovversive, i militari e gli agenti di polizia a disertare, i banditi a sterminare la "belva nazista".


Not. 30-7-44
Il 22 corrente, durante la notte, in Costigliole d'Asti, 300 banditi armati facevano saltare, con bombe, le porte degli uffici municipali e dell'esattoria comunale dalle quali asportavano poi il carteggio, che incendiavano sulla piazza del paese.


Not. 31-7-44
Il 21 corrente, alle ore 21, nella stazione di Costigliole, numerosi banditi assalivano un treno viaggiatori in sosta, costringendo tre militari tedeschi e un ufficiale della X Flottiglia MAS a seguirli.
Il 13 corrente, nei pressi di Azzano, una pattuglia di venti soldati tedeschi e un milite della G.N.R. ferroviaria veniva fatta segno a fuoco di fucileria e al lancio di bombe a mano da parte di numerosi banditi in agguato. La pattuglia reagiva prontamente, mettendo in fuga i malviventi.
Non si lamentano vittime da parte nostra.


Not. 2-8-44
Il 17 luglio u.s., elementi della G.N.R., in cooperazione con un reparto tedesco, effettuavano un'operazione di rastrellamento nella provincia di Asti. Il compito di tale reparto consisteva nell'effettuare uno sbarramento nella zona compresa tra la strada di Incisa per Castelnuovo Belbo e il torrente Belbo sino all'incrocio della strada per Masio Bergamasco e Incisa.
L'operazione di rastrellamento fruttava la cattura di renitenti che venivano inviati al campo di concentramento di Torino.
Nei giorni 20,21 e 22 luglio u.s., una colonna di nove automezzi composta di 100 legionari della G.N.R. di Asti, 70 agenti della polizia ausiliaria della stessa città, 100 arditi della legione autonoma "E. MUTI" di Milano, nonché un forte contingente del presidio aeronautico di Asti, 28 camerati della Federazione Fascista Repubblicana e 12 moschettieri dell'O.B., ha effettuato in diversi comuni della provincia di Asti e di Cuneo una vasta operazione di rastrellamento.
Venivano attraversate le località di Cortiglione, Costigliole d'Asti, Vinchio, Vaglio Serra, Incisa Scappaccino, Calosso, tutte della provincia di Asti e, in quella di Cuneo, Castiglione Tinella e S. Stefano Belbo.
L'azione nel complesso dava risultati soddisfacenti, anche se le bande, subodorato il pericolo, hanno evitato il combattimento, diradandosi nelle zone boscose vicine.
Nelle diverse perquisizioni e fermi operati, si procedette infatti all'arresto di una quarantina di persone tra renitenti, sbandati, favoreggiatori, informatori, i quali vanno tutti tradotti in Asti e associati a quelle carceri giudiziarie.
A Vinchio un bandito già arrestato tentava di sfuggire alla vigilanza di due arditi della "MUTI" e non desisteva neppure all'intimidazione di fermo; raggiunto da una raffica di mitra, rimase ucciso.
Le perquisizioni operate nelle abitazioni di diversi elementi indiziati davano possibilità di rinvenire alcuni elenchi nominativi di appartenenti alle bande, della loro dislocazione e dell'armamento.
In comune di Vaglio Serra veniva perquisita l'abitazione di un certo Davide LAIOLO, ufficiale dell'ex esercito regio, il quale, notoriamente appartenente alle bande, risultava avere partecipato all'occupazione della stazione di Nizza Monferrato. Dopo aver rintracciato diverso materiale utile e la bandiera della sua banda, venne dato fuoco alla sua casa.
A Incisa Scappaccino, con l'ausilio di un informatore del posto, si procedeva al ricupero di 12 moschetti, due pistole, due bombe a mano: tutto l'armamento di una banda che operava in detta zona e che attualmente risulta disciolta.
A Cortiglione veniva recuperata un'automobile FIAT 1100, efficiente, già in dotazione alla Questura di Asti.
Tutti i partecipanti all'azione hanno superato non pochi pericoli, sia per il terreno infido sia per l'approvvigionamento e hanno dato viva dimostrazione di fede e di entusiasmo.
Benefica, questa dimostrazione di forze, sugli spiriti della popolazione, che ha sentito - come da molti sintomi si è potuto rilevare - che il Governo della Repubblica può usare, quando sia necessario, il proprio pugno di ferro.


Not. 4-8-44
Il 18 luglio u.s., alcuni banditi asportavano una rotaia della linea ferroviaria Castagnole - Nizza.
Il 24 luglio u.s., alle ore 11, in Valfenera d'Asti, venti banditi armati sparavano contro un autocarro tedesco.
Si lamentano tre soldati germanici feriti.
Nella notte sul 25 luglio u.s., in Rocchetta Tanaro, alcuni banditi armati penetravano nella stazione ferroviaria, dove distruggevano gli apparati telegrafici e telefonici, il casellario dei biglietti e danneggiavano il quadro di manovra con una bomba a mano.

Not. 5-8-44

Il 27 luglio u.s., in Castagnole Lenze, numerosi banditi irrompevano nella stazione ferroviaria. Dopo aver interrotto tutte le comunicazioni, staccavano la locomotiva di un treno in sosta, avviandola a tutta velocità in direzione di Neive. Detta locomotiva, non avendo trovato ostacoli lungo il tragitto, veniva fermata nello scalo di Alba.
Successivamente, gli stessi banditi facevano discendere tutti i viaggiatori di un treno ivi sopraggiunto, staccando la locomotiva che lanciavano a tutta velocità contro alcuni carri in sosta, provocando gravi danni al materiale.

Nella notte sul 22 luglio u.s., nella stazione ferroviaria di Isola d'Asti, alcuni banditi incendiavano un'automotrice, che rimaneva completamente distrutta.


Not. 6-8-44

Il 25 luglio u.s., verso le ore 23,30 nei pressi sella stazione di Costigliole Motta, una banda armata assaliva il treno viaggiatori 3141.
Sparate alcune raffiche di mitra, i banditi facevano scendere tutti i viaggiatori, verificandone i documenti personali. Un fascista e un milite della forestale venivano prelevati.
Terminata la perquisizione, il capo banda ordinava ai suoi uomini si salire sul treno col solo personale di macchina e i due prelevati, lasciando i viaggiatori a terra.
Giunto il convoglio nei pressi del km. 0980, veniva lanciato a forte velocità verso Castagnole. Poco dopo, causa dello scoppio di un ordigno, precedentemente collocato sui binari, il treno si arrestava per l'azione di freno provocata dalla rottura di un tubo flessibile.

Il 31 luglio u.s., alle ore 7, nella frazione di VAGLIERANO D'ASTI, alcuni banditi prelevarono dalle proprie abitazioni i militi della G.N.R. ferrovia: Duilio TOSETTO, Armando TOSETTO e Cesare BECCARIO.
I militi, prima di essere catturati, furono fatti spogliare dell'uniforme militare e costrette a vestire l'abito borghese.


Not. 11-8-44

Il 20 luglio u.s., verso le ore 24, in Portacomaro d'Asti, 60 banditi armati costringevano una cinquantina di cacciatori a consegnare loro i fucili da caccia, allontanandosi per ignota direzione.

Il 25 luglio u.s., alle ore 5,30 cinquanta banditi armati si presentarono nello scalo ferroviario di Motta di Costigliole d'Asti, dopo aver danneggiato l'apparecchio telefonico, costrinsero l'assuntore a consegnare loro lire 3975 esistenti in cassa.
Poco dopo, sopraggiunto il treno viaggiatori 3141, i banditi costrinsero tutti i viaggiatori a scendere dal convoglio. Durante questa operazione uno dei malviventi, che teneva fra i denti una bomba a mano, ne provocò, accidentalmente, l'esplosione rimanendo gravemente ferito. Fu medicato dai compagni e tutti, dopo aver indotto il personale di macchina a proseguire per Castagnole Lanze, si allontanavano a bordo del treno stesso.

Il 23 luglio u.s., durante la notte, in Revigliasco, alcuni banditi tagliavano ed esportavano due campate di filo dalla linea del telefonica della "S.T.I.P.E.L.".


Not. 12-8-44

Nella notte sul 30 luglio u.s., un mille del battaglione "MUTI" mentre transitava in bicicletta sulla Strada Montafia - Villafranca, giunto in località Roatto, veniva fatto segno e raggiunto da colpi d'arma da fuoco, rimanendo ucciso.


Not. 13-8-44

Il 25 luglio u.s., alle ore 21, in Cocconato, alcuni banditi armati, penetrati nei locali già adibiti a caserma del distaccamento G.N.R., ripiegato a Villanova d'Asti, asportavano materiali del fornitore di casermaggio, colà depositati e in consegna al podestà.

Il 28 luglio u.s., in Moncaglieri d'Asti un nucleo di militi della G.N.R. traeva in arresto due individui responsabili di aver organizzato un atto di sabotaggio allo stabilimento PARINI per costruzioni di parti di aeroplani.
Venivano inoltre fermati un renitente alla leva e due comunisti.
Nel comune di Brozolo, gli stessi militi, arrestavano la contessa RADICATI, madre di un capo bandito, non estranea all'attività del figlio.

Il 6 corrente, alle ore 1,45, in Bazzana alcuni banditi invadevano la stazione ferroviaria interrompendo le comunicazioni telefoniche. Quindi, fatti scendere i viaggiatori da un treno in sosta, lanciavano il convoglio vuoto verso Acqui. Il treno, giunto sotto una galleria, provocava l'esplosione di un ordigno, precedentemente collocato dai banditi. La linea rimaneva interrotta, mentre il treno proseguiva oltre Aqui e veniva fermato su un binario morto senza che ne derivassero altri incidenti.

Nella notte sul 1° corrente, fra le stazioni ferroviarie di Rocchetta Tanaro e Masio, ignoti sabotatori, meditante cariche esplosive, danneggiavano lievemente, in più punti, i binari.

Nella notte sul 1°corrente, circa 50 banditi armati si portavano nello scalo ferroviario di S. Marzanotto, costringendo il personale di macchina ad abbandonare una locomotiva già in pressione e, aperto il regolatore, la avviavano, con due carri attrezzi, sulla linea di Asti. Il convoglio, giunto nei pressi del ponte Tanaro, deviava a causa dell'interruzione del binario avvenuta per azione aerea.

L'8 corrente, alle ore 1,50, tra le stazioni di Baldichieri e S.Damiano, alcuni banditi collocavano ordigni esplosivi sotto i piloni del ponte Oleno, che, esplodendo, causavano la demolizione di tre arcate.


Not. 14-8-44

L'11 corrente, alle ore 10,30, banditi armati irrompevano nella stazione di Castagnole Lanze (ASTI), distruggendovi gli apparati telegrafici e telefonici e riuscendo quindi a dileguarsi.


Not.15-8-44

Il Comando del nucleo della G.N.R. ferroviaria di Asti precisa che nella sua giurisdizione esistono:
- Una banda di fuori legge di circa 2000 elementi bene armata, dislocata in S. Paolo Solbrito di Villanova d'Asti;
- Una banda di circa 300 elementi nei pressi di Mombercelli;
- Una banda di circa 200 elementi in S. Marzano Moasca;
- Altre bande sono state notate ad Isola d'Asti, Neive, Montiglio, Murisengo e Brozolo.
Tutte le bande sarebbero provviste di mezzi di comunicazione e quindi facili a spostarsi.


Not. 16-8-44

Nella notte sul 6 corrente, in Montegrosso, numerosi banditi penetravano nella stazione ferroviaria, danneggiando la linea telegrafica e impossessandosi di kg.400 di gasolio.


Not. 17-8-44

L'8 corrente, durante la notte, fra le stazioni ferroviarie di S. Damiano d'Asti e Baldichieri, alcuni banditi facevano saltare, con cariche di dinamite, 3 arcate del ponte sul torrente Treverso, cagionando l'interruzione della linea.

Fin dal luglio u.s., il comando nucleo G.N.R. ferroviaria di Asti, con azioni di pattuglia, ha energicamente agito per impedire il ripetersi di attentati contro i convogli e gli impianti ferroviari della linea Asti - Castagnole.
La notte del 5 corrente, gli uomini del predetto nucleo, in collaborazione con elementi della Brigata Nera di Asti, si appostavano nei pressi della stazione di S. Marzanotto d'Asti (linea Asti - Castagnole) e potevano catturare sette banditi, tutti in possesso di bicicletta e in viaggio di staffetta, i quali si dirigevano verso le porte della città. Seguiva un autocarro carico di altri banditi, muniti di mitragliatrice, al quale i legionari intimavano il fermo, senza esito. Pertanto, l'automezzo veniva preso di mira con le armi automatiche, con effetto sicuramente micidiale fra i componenti della banda, che però riuscivano ad allontanarsi.
I sette banditi catturati venivano consegnati al comando della brigata nera di Asti.
In seguito a indicazioni potute avere da un elemento catturato, il milite Tullio FESTA e altri legionari del citato nucleo di Asti, sempre in collaborazione con elementi della brigata nera, si portavano nel comune di Isola, ove riuscivano a catturare, nei loro nascondigli, altri nove fuori legge, fra cui un maggiore dell'esercito regio, comandante una banda e un vice comandante. Anche questi altri catturati sono stati consegnati al comando della brigata di Asti.

Il 21 luglio u.s., verso le ore 21, nella stazione di Castagnole, durante la sosta del treno 1148, una banda armata invadeva lo scalo, sparando diverse raffiche di fucile mitragliatore; poscia, portatasi sul treno, prelevava 3 militari germanici, comandanti di scorta a due carri carichi di bovini, e un ufficiale della "X Flottiglia MAS"; un quarto militare germanico riusciva a fuggire.
I banditi, poi, disarmavano i predetti militari e si allontanavano portando seco solo le armi.


Not. 20-8-44

Il milite scelto Rodolfo PACCAGNINI e il milite Carlo AMBROGIO, del Comando provinciale G.N.R di Asti, inviati in missione in zona infestata di banditi armati, in data del 19 luglio u.s., non hanno fatto più ritorno al reparto. Si presume siano stati catturati dai fuori legge.



Not. 24-8-44

Nella notte sul 6 corrente, numerosi banditi irruppero nella stazione ferroviaria di Bazzana e, dopo aver interrotto le comunicazioni telegrafiche, all'arrivo di un treno proveniente da Asti, fecero scendere tutti i viaggiatori ed il personale lanciando il convoglio verso Acqui.
Il treno si fermò nella stazione di Strevi, per mancanza di energia elettrica, senza alcun danno.

Il 10 corrente, alle ore 5,15, tra le stazioni ferroviarie di Penango e Moncalvo, ignoti banditi, mediante cariche esplosive, causavano danni al ponte ferroviario Rio Val Sesia e ai Binari sul ponte stesso.


Not. 28-8-44

Il 22 corrente, in prossimità della stazione ferroviaria di Montegrosso, banditi armati staccavano il locomotore di un treno e lo facevano cozzare contro alcuni carri, causando danni al materiale ferroviario e alla linea.


Not. 30-8-44

Il 15 corrente, alle ore 8,55, un gruppo di banditi armati irrompeva nella stazione di Castagnole Lanze.
Dopo aver fatto scendere dal treno ivi in sosta, tutti i viaggiatori ed il personale di scorta, i banditi proseguivano con il treno stesso verso Neive, ove facevano precipitare il convoglio nel fiume Tanaro.


Not. 31-8-44

L'11 corrente, alle ore 19,15, nella stazione ferroviaria di Castagnole Lanze, alcuni banditi armati staccavano la locomotiva di un treno ivi fermo; dopo averla condotta fuori dallo scalo, la facevano retrocedere a tutta velocità finché andava a cozzare contro il materiale del treno stesso, danneggiandolo gravemente.


Not. 4-9-44

Il 26 agosto u.s., poiché nel recinto ferroviario in località Castello D'Annone, sconosciuti avevano rubato 800 chilogrammi di filo di rame, veniva effettuata un'azione di rastrellamento nella zona da parte dei militi della G.N.R. ferroviaria.
I legionari, scontratisi coi banditi, nei pressi del ponte sul Tanaro, benché in posizione svantaggiosa e inferiori di numero e di armi, sostenevano validamente il combattimento.
Dopo un'ora di fuoco, sopraggiunti i rinforzi da parte del Comando Provinciale della G.N.R., i fuori legge venivano messi in fuga. Da parte nostra si deplorano due feriti. Da parte dei banditi un prigioniero e un morto.
Il filo di rame è stato recuperato.



Not. 6-9-44

Il 14 agosto u.s., alle ore 10, in Monbaruzzo, 40 banditi armati penetravano nel municipio dove distruggevano il carteggio dell'ufficio accertamenti agricoli.


Not. 11-9-44

Il 24 agosto, elementi della compagnia O.B. della G.N.R. di Asti, in servizio d'ordine al raduno bestiame di Scurzolengo, venivano attaccati da un centinaio di banditi. I legionari reagivano energicamente ponendo in fuga, dopo circa un'ora di combattimento, i banditi, che si presume abbiano avuto diversi feriti.
Il 28 agosto, alle ore 10,40 in Rocchetta Tanaro, un gruppo di banditi attaccava una squadra di militi sulla sponda destra del fiume Tanaro. I legionari rispondevano all'aggressione e, dopo un combattimento durato un'ora, uccidevano un bandito e ne catturavano un secondo. Sopraggiunti militi di rinforzo i banditi sii davano alla fuga. Da parte nostra 2 feriti.


Not. 1-10-44

L'11 settembre u.s., nei pressi di Isola d'Asti, banditi assalivano e prelevavano due allievi militi della G.N.R. ferroviaria.


Not. 3-10-44

Il 24 settembre u.s., nella stazione ferroviaria di Serravalle d'Asti, numerosi banditi assalivano un treno, prelevando quattro militi germanici.

Il 24 settembre u.s., verso le ore 17, in Baldichieri, una banda armata, penetrata nella stazione ferroviaria, dopo avere distrutto gli apparati telefonici e telegrafici imponeva al macchinista di lanciare la locomotiva, ivi in sosta, verso Villafranca.
Tale locomotiva giunta in detta stazione, cozzava violentemente contro il treno 7799, fermo per avaria dovuta a un precedente bombardamento nemico, causando gravissimi danni.


Not. 18-10-44

Fonte fiduciaria attendibile segnala:
"In Villanova d'Asti banditi armati, in abito civile, controllavano il paese.
Martedì 10 corrente nella strada principale veniva disarmato un sottufficiale d'aviazione.
Nei pressi di DUSINO, l'11 corrente, circolavano dei banditi armati, in abito civile, fermando e perquisendo le persone in transito sulla strada provinciale nel tratto da VILLANOVA d'ASTI e VILLAFRANCA."


Not. 20-10-44

Da ASTI viene segnalato che in quella città i componenti la "Brigata Nera" ammontano a 22 unità di cui uno solo di Asti.

Not. 21-10-44

Fonte fiduciaria comunica:
"Nel paese di COCCONATO (ASTI) si sono raggruppate tre bande di fuori legge, una delle quali è comandata da un colonnello. La forza complessiva è di circa 300 uomini.
Tali bande provengono da oltre Po e precisamente dalla regione di Moriondo. I medesimi sono muniti di mitragliatrici, fucili mitragliatori ed automezzi ed hanno occupato il paese tantochè, sulla piazza del medesimo, sono piazzate delle mitragliatrici, risulta pure che hanno collocato posti di avviamento sul frontale della piazza principale del paese, che domina tutte le strade d'accesso; come risulta che gli automezzi sono sistemati sui fianchi dei posti di blocco collocati sulle strade suddette e convenientemente mascherati nella boscaglia".
Ne è stato informato il Comitato Provinciale della G.N.R. di Asti.


Not. 28-10-44

L'11 corrente, nella zona di Monale e Cortandone, veniva effettuato un rastrellamento da un reparto composto di elementi della "Folgore" della G.N.R. e di soldati tedeschi.
In Cortandone il rastrellamento si concludeva con la fuga dei banditi che abbandonavano materiale vario, due autovetture 1500, un camioncino e 4 morti.

L'11 corrente, in Asti, numerosi banditi assalivano una casermetta della G.N.R. presidiata da 4 militi e da un sottufficiale. I militi si difendevano animosamente, ma sopraffatti dalla preponderanza numerica degli attaccanti, venivano prelevati.


Not. 6-11-44

Il 25 ott. u.s. fra Villafranca d'Asti, banditi, mediante cariche esplosive, distruggevano tre tralicci, cagionando l'interruzione della linea telefonica.

Il 22 ott. u.s. in Asti, il milite Dario Berrino, in collaborazione col milite scelto Tullio Festa, riusciva a prendere contatto con i banditi operanti nella zona; quindi, accordatosi con i fuori legge, fissava loro un appuntamento promettendo la consegna di rilevanti quantitativi di armi. I banditi trovavano, appena giunti nella località fissata, la brigata Nera di Asti che immediatamente li attaccava, infliggendo loro sanguinose perdite e catturando un ricco bottino di armi e munizioni.

Il 19 ottobre u.s., nella località di "Galliano", "Penango", "Moncalvo" e "Cardona", in seguito a rastrellamento effettuato da militi tedeschi, col concorso di elementi della G.N.R., dopo vari scontri, venivano messi in fuga gruppi di fuori legge, che lasciavano sul terreno morti e feriti.
Catturati i prigionieri, armi, munizioni e materiale automobilistico.

Il 28 ottobre u.s., nella stazione ferroviaria di S. Damiano, numerosi banditi armati, dopo aver allontanato il personale di servizio, mettevano in moto un convoglio, composto di una locomotiva e 20 carri carichi di affusti di cannone, a circa 700 metri della stazione, deviava ostruendo la linea. In seguito a ciò elementi della G.N.R. ferroviaria effettuavano un'operazione di rastrellamento della zona. In tale operazione venivano uccisi tre banditi e catturato un quarto.
Nessuna perdita da parte nostra.

La situazione politica è pressoché immutata.
I fuori - legge continuavano a controllare in ogni settore tutta la provincia e a tenere sotto l'incubo della loro inesorabile rappresaglia quanti tentassero di agire in contrasto alle loro disposizioni.
La popolazione è sempre indifferente nei riguardi della Repubblica Sociale Italiana.

La situazione economica non ha subito sostanziali variazioni.
Permane grave la questione dei combustibili, sia per gli usi di cucina sia per quelli del riscaldamento.
I prezzi di tutti i generi, sia nel settore alimentare, sia in quello dell'abbigliamento, subiscono forti rialzi che tornano a tutto danno delle classi meno abbienti, tre le quali serpeggia un certo malumore.

Il morale delle truppe continua ad essere piuttosto depresso per la situazione bellica sui vari fronti.
Si attende con ansia il fatto nuovo che capovolga la situazione a favore delle truppe dell'Asse.
L'attività sovversiva e antinazionale tende ad aumentare.
Sono in corso accertamenti per l'identificazione dei componenti il locale "comitato di liberazione" e una banda di fornitori di armi ai fuori - legge. Qualche elemento, già indiziato, è stato arrestato.
Anche l'attività comunista è aumentata.

L'attività dei banditi è sempre molto intensa in tutta la provincia.
E' confermato che a Mombercelli si trova un comando di divisione di fuori - legge comprendente la 45°, 46° e 76° brigata garibaldina. Ogni brigata comprende circa 2.000 uomini e pertanto la forza complessiva di dette brigate è valutabile a 6 - 7 mila uomini.
L'armamento dei reparti è notevole: esso consiste in armi automatiche pesanti. Mancano mortai o cannoni. Quello individuale consiste in fucili, moschetti, mitra, pistole e bombe a mano.
Pare che il comando della divisione lo abbia il capitano Laiolo.
E' accertato che sul campo di aviazione di Vesime sono atterrati cinque apparecchi nemici che hanno scaricato molte casse di materiale vario dei quali non è stato possibile accertare la qualità. E' stato scaricato pure del tabacco, che i fuori - legge hanno distribuito anche alla popolazione delle località viciniori.
Sono stati segnalati altri sette paracadutisti lanciatisi nei pressi di Nizza nel pomeriggio del 10 novembre u.s.
Tra Asti e S. Damiano è stata attaccata a colpi di mitraglia e di moschetto una tradotta militare trasportante truppe tedesche e bersaglieri. La reazione dei militari ha portato all'incendio di due cascine e all'uccisione di un uomo che aveva tentato di scappare.
Quasi tutte le sere i vari posti di blocco vengono attaccati dai fuori - legge o disturbati con il fuoco di armi automatiche.


Not. 4-1-45

Dal 2 al 10 dicembre, nella zona di Rocchetta Tanaro, Belveglio, Mombercelli, un plotone della compagnia O.P. della G.N.R. ed elementi della brigata Nera, durante un'operazione di rastrellamento, catturavano 110 fuori legge disarmati e ricuperavano molte armi e munizioni.

Il 10 dicembre u.s., in zona Rocca d'Arazzo, una squadra della compagnia O.P. della G.N.R., in azione di rastrellamento, ricuperava 6 moschetti e una ventina di caricatori.

Not. 5-1-45

Il 17 dicembre, in un cascinale, sito nel territorio del comune di Canelli, militi della G.N.R. catturavano un pericolo capo bandito e ricuperavano un fucile Sten, 5 moschetti, una pistola automatica, una bomba incendiaria inglese e diverse bombe tipo "Breda".


Not. 7-1-45

Il 16 dicembre, alle ore 11,30, nei pressi di San Dusino, un'automobile, con a bordo il comandante e 5 uomini, della compagnia speciale guardia del Duce, e un camioncino con alcuni uomini della Brigata Nera di Asti erano fatti segno da un'imboscata da parte di elementi fuori legge. L'immediata reazione impediva l'esecuzione di detta imboscata, che costava ai fuori legge tre morti, tra cui un disertore tedesco. I banditi abbandonavano sul posto tre cassette cariche di munizioni per fucile mitragliatore, un moschetto e due pistole. Risulta inoltre che i banditi hanno avuto parecchi feriti.


Not. 18-1-45

All'alba del giorno 14 corr., ai confini ovest della provincia di Asti, nelle prossimità di Caparzio, reparti della G.N.R., di Casale Monferrato, rinforzato da una squadra delle Brigate Nere, agli ordini del capitano Albano, effettuavano un'azione di sorpresa e catturavano una banda di fuori legge composta di 17 uomini appartenente alla brigata "Matteotti". Fra i catturati figurano i noti capi banda: Tom, Morgan, Dinamite ed inoltre un uomo di nazionalità inglese e due di nazionalità francese.
La stessa azione portava alla liberazione del limite Lorin Nicola ed al ricupero di tre cavalli prelevati notte tempo. Tredici fuori legge della predetta banda sono stati passati per le armi mentre gli altri - accordi presi col comando S.D. germanico - sono stati trattenuti per l'interrogatorio.

Dal Comando Provinciale Militare di Asti è stato catturato il noto elemento K13.


Not. 28-1-45

Il 13 corrente, alle ore 3, in Asti, un reparto della Brigata nera, della polizia repubblicana e del comando militare provinciale effettuava un'azione di rastrellamento nella zona di Revignano, Vallarone, Cascina Remotti, Cavalcavia S. Spirito. Durante l'operazione erano catturati 6 fuori legge tra cui il capo banda. Fermati molti indiziati quali favoreggiatori e finanziatori delle bande. Ricuperate due pistole ed una rivoltella.

Il 14 corrente, in prossimità di Buttigliera d'Asti, quattro militi della G.N.R. venivano a conflitto con un forte gruppo di fuori legge. Nel conflitto rimaneva ferito il milite Walter A…
Non accertate le perdite dei banditi.

Notizie sui fuori legge e dislocazione delle bande:
1°) - Una delle brigate della divisione "Langhe" si è nuovamente attestata a S. Stefano Belbo. Il comandante ed il numero dei componenti si ignorano.
E' segnalato che nella zona circolano sia "Rocca" che "Mimmo".
La brigata di S. Stefano Belbo ha molti distaccamenti rinforzati da elementi di altre bande che operano nella parte meridionale della provincia, che si spingono sino al Tanaro con improvvise puntate le quali operano razzie o catturano automezzi: Se ne ignora l'armamento.

2°) - Banda capeggiata da Luigi Acuto (Tec - Tec) da "Nelson" o da "Flavio": ha la sede nei pressi di Castagnole ed opera in prevalenza sulla strada Asti - Alessandria. Si compone di 450 uomini circa ed è bene armata di armi automatiche pesanti o di mitra di marca straniera.

3°) - Banda capeggiata da "Nando". Il comando è situato tra Piea e Montafia. Si compone di circa 500 elementi fra i quali si trovano alcune squadre di guastatori, pare provenienti dal piacentino. E' armata di mitragliatrici pesanti o di mitragliatori. Ha in dotazione molti "Sten" o "Beretta". Opera in prevalenza sullo stradale Asti - Torino ed Asti - Chivasso.

4°) - Altra banda di circa 350 uomini ha la sede in Cocconato: è composta di elementi della divisione "Monferrato". Non si conoscono i nomi dei capi o l'armamento. Opera anch'essa nella zona a cavallo tra le strade Asti - Torino e Asti - Chivasso parte nord.
Altre piccole bande di fuori legge, della forza di 30 - 40 uomini, operano ad Isola d'Asti, Baldichieri, Castello d'Annone e Moncalvo.

Nella notte tra il 17 e il 18 genn. U.s. un reparto di formazione G.N.R. - Esercito effettuava di sorpresa un'operazione di rastrellamento in località "Monfallito" ove era stata segnalata una festa danzante con la partecipazione di fuori legge.
La sorpresa riusciva in pieno con il fermo di 147 persone ed il rinvenimento di diverse armi. 104 fermati venivano rilasciati; 28 arruolati volontariamente nell'Esercito e 15, risultanti fuori legge, segnalati per l'invio al lavoro obbligatorio fuori dal territorio nazionale.
Il 3 corr., in Settimo Cinaglio, un plutone R.A.U. in cooperazione con reparto germanico, durante un'operazione di rastrellamento, impegnava un combattimento con una forte banda di fuori - legge che, dopo quattro ore, abbandonava la lotta.
Altro scontro, sostenuto dal plutone R.A.U. durante il rientro in sede, sgominava i banditi.
Complessivamente venivano inflitte le seguenti perdite: 8 morti, una decina di feriti e 15 prigionieri.
Venivano liberati dalla prigionia dei fuori - legge un brigadiere della G.N.R. e due messaggeri del ministero dell'Interno.
Nel bottino catturato, in rilevante quantità, figurano armi, munizioni e un'autovettura del ministero dell'Interno.
Nei dintorni di Asti venivano catturati 10 renitenti alla chiamata alle armi.
Nessuna perdita nel reparto.

La notte sul 4 corr., in Castelnuovo Belbo, elementi della "X MAS" catturavano 19 fuori - legge, facenti parti della brigata "Vela".

Il 21 genn. u.s., in S. Marzanotto d'Asti, banditi armati asportavano le chiavi di comando scambi della linea ferroviaria Asti - Castagnole.

La notte sul 25 genn. u.s., dalla scarpata della linea primaria ad alta tensione del fiume Tanaro - linea Asti - Nizza - ignoti asportavano 250 metri di filo di rame, per un peso complessivo di 110 chilogrammi.

Il 5 corr, verso le 23, in Baldichieri, banditi armati penetravano nell'ufficio della stazione, asportando le chiavi degli scambi di scorta della linea ferroviaria Asti - Torino.


Not. 22-2-45

La situazione delle bande è la seguente:
1°) - Banda Pontini - forza 800 uomini. Sede del comando: Cocconato. Comandante: Pontini. Opera nella parte nord della provincia. Armamento: mitragliatori pesanti, mitragliatrici e mitra stranieri e italiani. Banda a sfondo badogliano. E' suddivisa in nuclei di 70 - 100 uomini, ripartiti in diverse località e molto mobili. Tale banda è quanto rimane della divisione "Monferrato" dopo il rastrellamento di dicembre.

2°) - Banda Nando - forza 700 uomini. Sede di comando: Montafia - Camerano. Comandante: Nando. Opera nel territorio a nord di Asti. Armamento: mitragliatrici pesanti, mitragliatori e mitra stranieri o italiani. Banda a sfondo nazionale "Giustizia e libertà", suddivisa in nuclei della forza di 50 - 60 uomini, ripartiti in diverse località e assai mobili. È rifornita con aviolanci, da aerei nemici, di mitragliatrici pesanti e di fucili mitragliatori con accessori e munizionamento.

3°) - Banda Acuto "Tec-Tec" - forza: 200 uomini. Centro: Castagnole Monferrato. Comandante: Acuto detto "Tec-Tec". Opera nella zona a nord - est di Asti con la banda di Nando con la quale è in stretto collegamento ad ovest. Armamento: mitragliatrici pesanti, fucili mitragliatori e mitra stranieri e nazionali. Banda a sfondo nazionale "Giustizia e libertà". È suddivisa in nuclei di 40 - 50 uomini.

4°) - Banda Rocca - forza: 1000 uomini. Sede di comando: nella Langa cuneese. Comandante: Rocca. Opera nelle zone a sud - ovest di Asti, confina a nord - est con la banda Tec - Tec e a nord, nord - ovest con la banda di Nando. Colore politico: comunista. È suddivisa in nuclei di 80 - 100 uomini. Armamento: qualche mitragliera americana da 12/7 con munizionamento anche anticarro: due mortai da 81, qualche mortaio da 45; mitragliatrici pesanti, fucili mitragliatori e mitra stranieri e nazionali.

5°) - Banda Balbo - forza: 1000 uomini. Centro: Cossano Belbo - S. Stefano Belbo. Comandante: Balbo. Opera nel territorio sud della provincia di Asti, nella Langa cuneese ed anche nel territorio alessandrino confinante con la provincia di Asti. Armamento: mitragliere americane da 12/7, mitragliatrici pesanti, mitragliatori, mitra stranieri e italiani; qualche mortaio da 81 o da 45. Opera suddivisa in nuclei di 80 - 100 uomini ripartiti in diverse località. La banda è a sfondo badogliano.
Tutte le bande dipendono e sono in stretto collegamento con il comitato centrale di librazione nazionale di Torino.


Not. 26-2-45

Il 12 corr., fra le stazioni ferroviarie di S. Damiano e Baldichieri, banditi, mediante cariche esplosive, facevano saltare un tratto di binario.

L'8 corr., verso le 15, nella stazione di Cocconato, sulla linea Asti - Chivasso, 20 fuori - legge armati facevano saltare, con esplosivo, lo scambio n.1 e una rotaia del "binario magazzino".
La zona risulta controllata da forti formazioni di banditi.

Il 16 corr., alle ore 22, nei pressi del Comando Provinciale della G.N.R. un numeroso gruppo di fuori - legge appostati aggredivano proditoriamente col fuoco di armi automatiche 5 militi che rientravano in caserma.
Rimanevano mortalmente colpiti i militi Piero Maggiora e Aldo Gamba e feriti leggermente gli altri tre militi.


Not. 28-2-45

Il 6 corr., nei pressi della stazione di Castello D'Annone, erano asportati da ignoti metri 1050 di filo di rame della linea primaria ad alta tensione Asti - Alessandria.

Il 16 corr., alle 22, in Asti, una pattuglia di militi della G.N.R., di vigilanza nelle prossimità del comando provinciale, era fatta segno a varie scariche di armi automatiche che uccidevano il milite scelto Pietro Maggiora e il milite Aldo Gamba; altri due militi rimanevano feriti.


Not. 4-3-45

Il 19 febb. u.s., in S. Damiano d'Asti e Baldichieri, una cinquantina di fuori - legge in divisa kaki dotati di armi automatiche attaccavano una pattuglia della G.N.R. ferroviaria in perlustrazione; dopo tenace difesa i legionari erano sopraffatti dai banditi e lasciavano sul terreno la salma del milite Giovanni Carlin.

Il 20 febb. u.s., alle 24, nei pressi della stazione di S. Damiano, circa 80 banditi armati fermavano un treno diretto ad Asti. I fuori - legge prelevavano una ventina di militari italiani dei quali sei armati e 16 militari germanici armati.
Un tenente della G.N.R. uccideva con un colpo di pistola un bandito riuscendo quindi ad evitare la cattura.

Il 10 febb. u.s., nei pressi della stazione di Villafranca d'Asti, banditi, mediante cariche esplosive, facevano saltare circa 24 metri di binario.

Il 17 febb. u.s., alle 10,30 in Villafranca d'Asti, un gruppo di fuori - legge armati attaccava il distaccamento della G.N.R. ferroviaria.
La pronta ed energetica reazione dei legionari costringeva i banditi alla fuga.
Nessuna vittima da parte dei militi.

Il 17 febb. u.s., in prossimità degli scambi d'ingresso della stazione di Serravalle d'Asti, banditi, mediante cariche esplosive, interrompevano il binario e danneggiavano i cavi del telegrafo, del telefono, e del segnale.


Not. 5-3-45

Il 13 febb. u.s., alle ore 15, in S. paolo Solbrito, una forte esplosione faceva crollare in parte la cascina "Rissone". Militi della G.N.R. ferroviaria, recatasi sul posto, per accertamenti, rinvenivano i cadaveri di due operai, straziati dalla violenta esplosione.
Era accertato che i due individui stessero preparando un ordigno che avrebbe avuto dovuto essere posto sulla linea Torino - Alessandria e che invece scoppiava nelle loro mani.


Not. 6-3-45

Nella notte sul 28 febbraio, nei pressi della stazione ferroviaria di Portacomaro, banditi distruggevano mediante forte scarica esplosiva, il ponte ferroviario in ferro sul Rio Maggiorino.


Not. 10-3-45

1°) - 19° Brigata Garibaldina - Formata da elementi della disciolta banda "Pontini" e da altri provenienti dalla Valle di Aosta; forza: circa 1600 uomini. Centro: Cocconato. Opera nella parte nord della provincia. Armamento: mitragliatori pesanti, mitragliatrici, mitra italiani e stranieri. Banda a sfondo comunista, suddivisa in nuclei di 70 - 100 uomini, ripartiti in diverse località e molto mobili.

2°) - Banda Nando - Forza 7-800 uomini. Centro: Montafia - Camerano. Comandante: Nando. Opera nel territorio a nord del comune di Asti ed in stretto collegamento con la 19° brigata.
Armamento: mitragliatori pesanti o armi automatiche sia italiane che straniere. Banda a sfondo nazionale "Giustizia e libertà" suddivisa in nuclei della forza di 50-60 uomini, ripartiti in diverse località e assai mobili. Tale banda è sovente rifornita di armi e munizioni, lanciati da aerei nemici.

3°) - Banda Acuto "Tec-Tec". Forza: 700 uomini. Centro: Castagnole Monferrato. Comandante: Acuto ed è in collegamento con la banda "Nando". Armamento: mitragliatrici pesanti e armi automatiche in genere. Banda a sfondo nazionale "Giustizia e libertà", con nuclei mobili della forza di 50-60 uomini.

4°) - Banda Rocca. Forza: 1740 uomini. Comandante: Rocca. Opera nella parte sud sud - ovest di Asti, confina a nord nord - est con la banda di "Nando". Banda a sfondo comunista composta da elementi della disciolta divisione "Garibaldi". È suddivisa in nuclei della forza di 90-100 uomini, assai mobili. Armamento: mitragliere, mortai, mitragliatrici, mitragliatori, mitra e armi automatiche in genere.

5°) - Banda Balbo. Forza: 200 uomini. Centro: Cossano - S. Stefano Belbo. Comandante: Balbo. Opera nel territorio sud della provincia di Asti, nella Langa Cuneese ed anche nel territorio alessandrino. Confina a nord con la Banda "Rocca" con la quale è in stretto collegamento. Armamento: mitragliere americane, mortai, mitragliatrici, mitragliatori, mitra e armi automatiche in genere. È suddivisa in nuclei della forza di 80-100 uomini ripartiti in diverse località e assai mobili. La banda è formata dagli elementi della disciolta divisione "Langhe".
Tutte le bande dipendono o sono in stretto collegamento con il comitato centrale di liberazione di Torino, inquadrati in un unico comando tattico.


Not. 18-3-45

Il 1° corrente, in Asti, il tribunale straordinario di guerra a conclusione di procedimento penale giudicava 13 individui, di cui 4 alla pena di morte, 5 all'ergastolo, uno a 20 anni di reclusione e 3 assolti. Tutti i condannati si erano resi responsabili di appartenenza a bande di fuori legge e connivenza coi banditi.

Not. 19-3-45

Il 7 corrente, verso le 20,30, in Asti, banditi in abito civile, con le armi nascoste sotto il pastrano, si avvicinavano fin sotto il posto di blocco di Corso Casale e improvvisamente attaccavano la guardia con colpi di mitra e di Sten. Nella sparatoria che ne seguiva rimaneva ucciso un agente della B.N., mentre altri tre rimanevano gravemente feriti. Nel corso della notte, i tre agenti, rimasti feriti, decedevano.


Not. 23-3-45

Il 6 corrente, nei pressi di Nizza Monferrato, banditi facevano saltare, mediante cariche esplosive, il ponte in ferro sul Belbo.


Not. 27-3-45

La sera del 10 corrente, in Asti, al posto di blocco di Corso Casale veniva fermato dai militi della G.N.R. il nominato Simone Cioffi, che risultava sprovvisto di documenti. Mentre veniva tradotto al comando della G.N.R., il Cioffi effettuava un tentativo di fuga, per cui i militi facevano uso delle armi, uccidendolo.

Il 12 corrente, alle ore 21,30, una quindicina di banditi attaccavano il posto di blocco di Corso Alba in Asti. L'energica reazione dei militi faceva desistere i fuori legge dal loro intento. Uscita una pattuglia a perlustrare la zona, era rinvenuto un individuo ferito che subito cedeva. È stato identificato per il bandito Lorenzo Pavarino

Il 13 corrente, in Asti, in prossimità del cimitero, erano fucilati tre fuori legge, condannati dal tribunale militare provinciale straordinario di guerra, per i quali non era stata accolta domanda di grazia.

Il 18 corrente, alle ore 3, nei pressi di asti, fuori legge attaccavano con raffiche di armi automatiche leggere il posto di blocco di Corso Savona. I legionari reagivano prontamente disperdendo i banditi. Nessuna vittima da parte dei militi.


Not. 28-3-45

Il 18 corrente, in Baldichieri, una pattuglia di militi della G.N.R. ferroviaria, al comando di un ufficiale, dopo aver effettuata una perlustrazione sulla linea Villafranca - Baldichieri, rientrava in sede a bordo di un autocarro, transitando in località Case Bruciate l'autocarro era fatto segno a raffiche di armi automatiche e a lancio di bombe a mano, da parte di fuori legge appostati ai margini della strada. L'allievo milite Gino Fab… era ucciso e i militi Riccardo Rocca e Carmine … feriti.


Not 8-4-45

Il 17 marzo, una formazione mista di elementi della G.N.R. e Brigata Nera effettuava un'operazione di rastrellamento nella zona di Grana e Casorzo. In conflitto i banditi venivano posti in fuga, abbandonando un autocarro, munizioni per mortaio […], un mitra e un moschetto, nonché viveri di origine inglese e materiale vario. Nello scontro i fuori legge hanno riportato una quindicina di feriti.


Not. 11-3-45

Il 18 marzo, alle ore 0,30, in San Damiano d'Asti, alcune bande di fuori legge attaccavano con l'appoggio di un mortaio da 81 e di mitragliatrici pesanti il distaccamento della G.N.R. ferroviaria. Dopo un'intensa sparatoria, durata senza interruzione 5 ore, i banditi erano costretti ad abbandonare le loro posizioni e desistere dall'attacco. L'efficace tiro dei legionari colpiva il mortaio rendendolo inutilizzabile e causava perdite tra i fuori legge che erano visti trasportare a spalle due dei loro uomini morti ed una decina di feriti. Nessuna perdita da parte dei militi. Erano recuperati 5 bombe da mortaio diversi caricatori di moschetto e due cassette di caricatori di fucile automatico.


Not. 13-4-45

Il 26 marzo alle ore … reparti di formazione della G.N.R. germanici e Brigate Nere, di ritorno da un'operazione di rastrellamento, venivano attaccati da fuori legge appostati in tutte le finestre delle abitazioni di Moncalvo, dopo due ore di fuoco i banditi erano messi in fuga. Erano uccisi i militi Francesco Cas… e Alfonso Gu… e feriti 2 ufficiali, 2 sottufficiali e un milite.


Not. 14-4-45

Il 7 corrente, alle ore 6,20, nei pressi di Castello D'Annone (Asti), un autocarro germanico scortato da legionari della Muti era sorpreso in un'imboscata da parte di fuori legge appostati. Undici legionari, un soldato tedesco ed un aviere erano uccisi e gli altri sette superstiti, feriti, erano catturati.