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Gino
Lorenzi, uno dei tanti giovani martiri, uno
delle tante vittime sacrificali sull'altare
della Patria sconfitta. La colpa imperdonabile,
quella di aver combattuto fino all'ultimo giorno
una guerra persa. Il sacrificio di Gino e dei
suoi tanti camerati doveva servire a festeggiare
la vittoria delle fazioni in una Italia democratica
e liberata ma inesorabilmete sconfitta e punita
impietosamente dal tracotante e superbo nemico.
Ecco la breve descrizione dei fatti:
A
guerra finita il S. Tenente Gino Lorenzi aveva
deposto le armi nella cittadina di Oderzo e,
con alcuni camerati, si era incamminato verso
casa a Bergamo. Giunto a Ponte di Piave, il
gruppo fu catturato da una banda di partigiani
comunisti e rinchiuso nelle carceri di Breda
di Piave. Di qui, nella notte fra il 3 ed il
4 maggio, i prigionieri vennero portati alla
Cartiera Burgo di Mignagola ove, dopo aver subito
durissime percosse e sevizie inaudite, furono
fucilati. Tutti ma non Gino Lorenzi. Ostentava
infatti una medaglia religiosa al collo ed alla
richiesta di rinnegare la Sua Fede oppose netto
rifiuto. Fu approntata una rozza croce legando
due tronchi d'albero e i gloriosi "patrioti"
Gli dissero che, se non avesse rinnegato la
Sua Fede, quella sarebbe stata la Sua fine.Il
giovane Ufficiale del Battaglione "M"
d'Assalto "Romagna" non tremò
né implorò salvezza:
"La Croce che Gesù
Cristo ha portato non può far paura ad
un Cristiano" si limitò
a pronunciare prima che lo inchiodassero.
Così
morì Gino Lorenzi, chiamato da Dio e
dal Destino a divenire un simbolo di suprema
dedizione, di insuperato ineffabile sacrificio
per la Fede e per la Patria.
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