|
Il
martirologio dei religiosi che nella Venezia
Giulia, durante l'ultima guerra e successivamente,
si sono sacrificati "in odium fidei"
e per l'Italia è stato deliberatamente
tenuto nascosto dalle fonti ufficiali e dallo
stato democratico. Ne diamo qui un breve resoconto
tratto da una memoria del signor Vincenzo Barca,
presidente Comitato provinciale di Bergamo della
Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
"Furono 46 le vittime dal 1943 in poi,
come don Miroslavo Bullesich sgozzato nel 1947
dai partigiani jugoslavi per aver osato celebrare
una certa festa chiamata Pasqua (vedi "Avvenire"
26 aprile 2002); don Luigi Cristian, parroco
di Golazzo, prelevato dagli slavi e fatto scomparire
verso la metà dell'agosto 1946; don Marcellino
Olivetano, tenente cappellano dell'ospedale
militare, di Belvedere di Abbazia, prelevato
dagli slavi nel maggio 1945 e scomparso; don
Natale Altan, cappellano militare del reggimento
"Tagliamento", caduto nel caposaldo
di Descia il 3 agosto del 1944; don Simeone
Batchovich e don Domenico Benussi, arrestati
in Istria e deportati ad Albona, scomparsi;
don Francesco Bonifacio, prelevato dagli slavi
il 10 settembre del 1946 e fucilato il giorno
dopo nei pressi di Carso di Piemonte; don Ernesto
Brandelj, fucilato dai partigiani slavi il 30
aprile 1945; don Raffaele Busi Dogali, assassinato
dai partigiani croati in Dalmazia il 15 giugno
1942; padre Antonio Curcio, minore francescano,
cappellano dell'll0 reggimento bersaglieri,
assassinato il 7 agosto 1941 a Dugareza (Dalmazia)
da partigiani croati; padre Aurelio Diaz, minore
francescano, cappellano sezione sanità
della divisione "Ferrara", fucilato
dagli slavi nel gennaio 1945 nelle carceri di
Belgrado; don Giovanni Dorbolò, parroco
di Sgonigo; infoibato a Prepotto l'I maggio
1945, la salma è stata recuperata e riposa
nel cimitero di Sgonigo. Don Gregorio Ferretti,
ucciso dai partigiani slavi nel maggio 1944.
Bruno Finotto, seminarista, arrestato per la
strada dagli slavi e deportato, scomparso; don
Giovanni Gabbana, cappellano della 6a legione
Guardia di Finanza a Trieste, deportato ed ucciso
dai partigiani slavi; don Domenico Gianni, cappellano
militare ucciso dai partigiani il 23 aprile
1945, era stato arrestato due giorni prima;
don Francesco Grabegna, economo curato di Losizze,
ucciso dagli slavi dopo il 18 settembre 1943,
la sua salma venne rinvenuta il 26 novembre
1943; Krstanovich, canonico ortodosso di Sebenico,
ucciso dagli slavi il 9 settembre 1943; don
Nicolo Kuvac e suor Ernesta Londero, deceduti
il 28 novembre 1943 a Zara; don Filiberto Luzzani,
cappellano militare caduto nella notte del 17
settembre 1943 a Clissa (Spalato) nel corso
di un combattimento mentre assisteva dei feriti;
don Giacomo Minghetti, cappellano militare,
fucilato nel campo di concentramento di Borov-nica
alla fine del giugno 1947; don Giacomo Mora,
fucilato il 10 settembre 1943 in Dalmazia dai
partigiani slavi; padre Simone Nardin, olivetano,
tenente cappellano presso l'ospedale militare
di Abbazia (Fiume) arrestato dagli slavi alla
fine dell'aprile del 1945, fatto morire tra
tremende sevizie; don Luigi Obit, parroco di
Poggio S. Valentino (Gorizia), prelevato dai
partigiani slavi nel gennaio 1945 ed ucciso
il 15 gennaio nei pressi del mattatoio del paese;
Nino Pavincich, seminarista, infoibato dagli
slavi nel 1944 assieme al padre; don Vittorio
Perkan, parroco di Elsane (Fiume), assassinato
il 9 maggio 1945 da un partigiano che dichiarò
di aver agito per ordine superiore, mentre officiava
in cimitero durante un funerale; don Giovanni
Pettenghi, pugnalato da partigiani slavi il
2 agosto 1942; don Ladislao Pisacane, ucciso
dagli slavi il 5 febbraio 1945 assieme ad altre
dodici persone; don Antonio Pisk, curato di
Canale d'Isonzo (Gorizia), deportato dai partigiani
il 18 ottobre 1944 e scomparso; don Rocco Rogosic,
parroco di Bencovaz (Dalmazia), ferito mortalmente
il 17 maggio 1942 da partigiani croati e deceduto
poco dopo; frate Alessandro Sanguanimi, della
congregazione delle Missioni, ucciso dai partigiani
croati a Ranziano il 12 ottobre 1944; don Antenio
Satei, parroco di S. Daniele del Carso (Trieste),
ucciso dagli slavi nel settembre del 1943, la
sua salma fu rinvenuta nell'ottobre successivo;
don Luigi Slu-ga, vicario cooperatore a Chirchina
(Gorizia), fucilato dagli slavi il 5 febbràio
1945; don Angelo Tarticchio, parroco di Villa
di Rovigno (Pola),infoibato dai partigiani croati
nel settembre 1943, la salma, orrendamen- late
mutilata, fu recuperata nella cava di bauxite
ad ovest di Gallignana nei pressi di Lindaro
(Pola); donne Rodolfo Trcek, diacono della diocesi
di Gorizia, ucciso l'1 settembre 1944, si era
recato a Lanische per amministrare la Cresima,
fu aggredito e reso in fin di vita, morì
poco dopo senza aver potuto ricevere i soccorsi
che erano stati inviati da Trieste: nella aggressione
era stato sgozzato; a Montenero d'Idria (Gorizia);
monsignor Giacomo Ukmar, la sera del 1 agosto
1946 Mario Vidov, seminarista, senza che su
di lui gravasse la minima accusa; don Marco
Zelo, parroco di Canfanaro (Pola), salvò
per due volte il paese da rappresaglie tedesche,
accusato ingiustamente da spie slave, fu impiccato
dai tedeschi nel 1 febbraio del 1944 presso
la sua chiesa parrocchiale: pie donne, presente
il vescovo mons. Radossi, lo deposero dalla
forca e lo seppellirono; don Isidoro Zavadlav,
parroco di Gorena di Salona (Gorizia), prelevato
il 26 settembre 1946 ed ucciso da slavi comunisti
il 15 ottobre 1946, reo di aver diffuso la stampa
cattolica; don Francesco Dobanj, cappellano
delle suore del Sacro Cuore a Cherso (Pola),
ucciso il 31 ottobre 1945. Don Nicola Fantela,
canonico della diocesi di Ragusa (Dalmazia),
affogato nelle acque dell'isola di Lagosta (Dalmazia)
nell'ottobre 1944; don Grskovic, catechista
a Mussino (Pola), fucilato nell'isola di Lussinpiccolo
(Pola) il 31 dicembre 1944; don Giovanni Manzoni,
parroco di Rava (Sebenico), ucciso in Dalmazia
il 18 ottobre 1944; don Casinaro Paic, fucilato
a Visignano (Pola) dai partigiani slavi il 29
aprile 1945; don Giuseppe Rocco, parroco, ucciso
il 4 maggio 1945.
Di alcune religiose, arrestate nel maggio 1945
in un convento a Fiume e deportate in Jugoslavia
per ignota destinazione, è noto solo
il loro nome monastico: suor Edelfonsa, suor
Giuseppina, suor Marianna, suor Paolina, suor
Silvia, suor Teresa. Nel 1953 si trovavano tutte
ancora in stato di prigionia, poi scomparse."
|