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Torello Tombesi, decorato di medaglia d'argento
e medaglia di bronzo al V.M. per azioni compiute
sul Piave nella I Guerra Mondiale ('15 - '18)
cadde a Roma il 13 aprile 1944 in un agguato
partigiano. :
la Federazione di Roma del P.F.R. dava notizia
del vile attentato con il seguente comunicato:
"Ieri mattina,
mentre usciva di casa, è stato freddato,
con colpi di rivoltella, da sicari al soldo
del nemico, il camerata Console Torello Tombesi,
Comandante la Legione di Roma della G.N.R. Ferroviaria".
Nell'attentato, per le gravi ferite riportate,
trovò la morte anche il giovane milite,
Giuseppe Gentile, che era con lui.
Le esequie dei due Caduti ebbero luogo in forma
solenne ed alla presenza delle più alte
cariche militari, civili e politiche di Roma,
nella Cappella del Policlinico Umberto 1°
trasformata in camera ardente.
Nessuna recriminazione
fu consentita, nessuna rappresaglia venne eseguita.
Sul tragico episodio scese il silenzio e forse
l'oblio.
Febbraio
1949 - sul periodico "Italia Monarchica"
viene pubblicato un articolo del giornalista
Massimo di Massimo dal titolo "Nato
in casa mia l'attentato di Via Rasella".
Narra l'articolista come, nel 1944, venne
occasionalmente in possesso di appunti dattiloscritti,
dalla cui lettura si rese conto trattarsi delle
segnalazioni degli informatori sulle azioni
da compiere dai G.A.P., sulle persone da eliminare.
Quindi così continuava: "Un
qualsiasi nome scritto in quelle righe senza
aggettivi, poteva mettere in movimento un individuo
con la responsabilità di un giustiziere.
Lessi il nome del Console delle Milizia Ferroviaria
Torello Tombesi, ucciso a revolverate mentre
usciva di casa. Accanto al nome un segno rosso:
eseguito! Conoscevo Tombesi da anni e mi tornarono
in mente alcune sue frasi scherzose. Nel suo
servizio, nulla poteva giustificare la morte
violenta. La Milizia Ferroviaria aveva sempre
tutelato il patrimonio dello Stato, era un servizio
di guardianaggio puro e semplice senza addentellati
politici. Ma. evidentemente, l'azione dei G.A.P.
doveva rivolgersi senza discriminazioni contro
chiunque indossasse una divisa e un funzionario
delle Ferrovie era giustiziato per il solo fatto
di chiamarsi Console".
Maggio
1984 - Le "Edizioni Riunite"
pubblicano il libro "La vita indivisibile
- Diario 1941-1947" di Franco Calamandrei,
che dei G.A.P. romani fu vice-comandante. Figlio
dell'illustre giurista Piero Calamandrei, Franco
Calamandrei è un intellettuale che, negli
anni giovanili, collabora alla rivista dei GUF
(Gruppi Universitari Fascisti). partecipando
anche ai Littoriali della Cultura; dopo 1'8
settembre 1943 partecipa alla lotta partigiana,
di cui diviene un protagonista.
Nelle pagine del suo "diario" il racconto
dell'atto terroristico e, ancor più.
l'indicazione delle sue finalità ultime,
poi ostacolate da impedimenti imprevisti che
evitarono l'ulteriore spargimento di sangue
innocente. Eccone alcuni brani:
10 aprile -
S. dà il via per l'uccisione dell'ufficiale
della milizia che dovrà fornirci il funerale.
Oggi infatti Maria prenderà il collegamento
con l'infermiere del Policlinico che ci terrà
informati: e la carrozzina è pronta...
12 aprile - _Gu.
e Ra. hanno individuato stamani un colonnello
M che domattina cercheranno, insieme con i loro,
di giustiziare.
13 aprile - ...L'azione
di via Anapo (colonnello della milizia) è
stata effettuata perfettamente. Hanno sparato
Al. e S: Gu. e Ra., Fra. e Ant. hanno fatto
da copertura. Quando la motocarrozzetta è
arrivata dinanzi alla casa dell' ufficiale e
l'autista ha suonato il clacson, Al. e S. si
sono avvicinati. Al. ha chiesto all'autista
del fuoco, poi addirittura una sigaretta. Quindi
con un metro a nastro portato da Gu., si sono
messi a misurare il marciapiede, per darsi un
contegno. L'ufficiale uscendo ha chiesto loro
che cosa facessero. - Misuriamo la strada signor
colonnello - ha detto Al. mettendosi sull'attenti.
E al momento in cui la carrozzina partiva, hanno
sparato. L'ufficiale è morto sul colpo,
l'autista è stato ferito gravemente.
La motocicletta ha continuato ad andare e si
è fermata contro il muro ... al Policlinico
apprendo che l'autista è morto da pochi
minuti. Ci rechiamo poi in Viale Regina per
esaminare la possibilità di azione contro
il funerale.
14
aprile - L'azione contro il funerale
così come doveva essere attuata non sarà
possibile... Oggi si è rivisto il piano
e si sono fatte le necessarie modificazioni...
15
aprile - ...Sappiamo nel pomeriggio,
telefonando alla famiglia, che i funerali del
console saranno lunedì, partendo dalla
Camera mortuaria dove la salma verrà
riportata domani. Senso di stanchezza profonda,
di saturazione. II piano che avevamo concertato
oggi, per l'obitorio, cade di nuovo, e ritorna
il primitivo piano.
16
aprile - Tutta la giornata per concertare
l'azione di domattina. Poi all'ultimo, Frane.
che doveva curare il trasporto dell'ordigno
nell'interno del Policlinico, non si è
fatto trovare...
17
aprile - Stamani di buon'ora, venuta
meno per i contrattempi di ieri sera la possibilità
di sistemare l'ordigno vicino alla camera ardente,
abbiamo (Pa. Ra. ed io) trasportato la cassetta
fino al banco di fioraia abbandonato all'angolo
fra viale Regina e viale dell'Università.
Pa. ed Ele. avrebbero dovuto schiacciare la
fiala e provocare l'esplosione, S. e Cate. dare
il segnale. Ma il servizio d'ordine è
tale che le coppie vengono notate e messe nell'impossibilità
di agire ... Giornata di vento; scirocco, polvere,
aria bassa, nuvoli neri: oppressione. Giovanni
Gentile è stato ucciso a Firenze.
Dall'arida
cronaca del tragico fatto di sangue, traspare
una storia d'ordinaria ferocia e viltà.
Vi ritroviamo la vicenda di tante, di troppe,
vittime innocenti della mancanza di scrupoli,
del cinismo, della barbarie di quei vigliacchi
che si é cercato di far passare come
eroi della guerra di ribellione di un popolo
oppresso. Da allora, via via sino ai nostri
giorni, a Massimo D'Antona e Marco Biagi, il
volto del comunismo e del terrorismo hanno avuto
più sembianze ma la stessa espressione
e la stessa vocazione, inutilmente sanguinaria,
quella di eliminare fisicamente presunti avversari
per creare paura, sgomento, insicurezza, nervosismo,
reazione inconsulta. Nel caso descritto, l'attentato,
come si può apprendere dalle "memorie"
di Franco Calamandrei, un ex fascista come milioni
di altri passati al comunismo più violento
e sanguinario, non serviva ad eliminare un funzionario
del P.F.R. ma a "procurare un funerale"
per poi far scoppiare una bomba nel bel mezzo
della cerimonia. Il "glorioso atto di coraggio
eseguito con intemerato sprezzo del pericolo"
avrebbe procurato a quei turpi individui medaglie
d'oro e imperitura fama oltrechè "cadreghe"
nel parlamento della riconquistata "democrazia"..
..... nata dalla "resistenza".
Si noti la similitudine con l'attentato di Via
Rasella. Tuttavia e per fortuna, in questo caso,
la bomba, nascosta in
un chiosco di fioraia, non fu fatta esplodere
dagli attentatori per paura del servizio d'ordine...
ecco gli eroi! A paragone con gli "shahid"
arabi che, nel criminale tentativo di uccidere,
si fanno esplodere, questi eroi della "Resistenza"
nostrana appaiono dei timidi conigli!
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