|
|
LA
BATTAGLIA DI EL ALAMEIN
|
"CARRI
ARMATI NEMICI FATTA IRRUZIONE A SUD DELL'ARIETE
- ARIETE ACCERCHIATA- - CARRI ARIETE COMBATTONO.."
Fu
l'ultimo messaggio radio e Rommel commentò:
"Con l'Ariete perdemmo i nostri più
anziani camerati italiani ai quali avevamo
sempre chiesto di fare più di quel
che erano in grado di fare col loro cattivo
armamento." Così si concluse la
battaglia iniziata il 23 ottobre e che, opponendo
al nemico forze infinitamente inferiori, ebbe
il suo epilogo il 4 novembre 1942. Come l'Ariete,
il fiore dell'esercito italiano, insieme ai
reparti tedeschi del Deutsche Afrika Korps,
senza approvvigionamenti di viveri, armi e
carburanti (sarebbero bastate un paio di divisioni
motorizzate di riserva e un paio di petroliere
giunte a destinazione per contenere le formidabili
forze inglesi) si dissolse; le belle e gloriose
divisioni Trento, Littorio, Bologna, Brescia,
Pavia, oltre alla Ariete e alla leggendaria
Folgore, furono sommerse dalla marea montante
dei carri armati inglesi cui si erano aggiunti
oltre 500 carri americani Shermann e Grant.
Il
nemico aveva scelto il momento dell'offensiva
sapendo che le nostre truppe, per le recenti
difficoltà dei trasporti marittimi,
non avrebbero potuto avere rinforzi o , come
molti hanno sostenuto, ben conoscendo le rotte
delle navi italiane che trasportavano i rinforzi.
Gli
inglesi, che avevano sperimentato a loro danno
la genialità manovriera di Rommel,
adottarono, facendo affidamento sulla schiacciante
supremazia di armi e di uomini, tattiche da
prima guerra mondiale: così il 23 ottobre
400 bocche da fuoco di tutti i calibri rovesciarono
sulle nostre linee un uragano di fuoco senza
precedenti; successivamente le truppe britanniche
passarono all'attacco con masse di uomini
logorando ad uno ad uno i capisaldi italo-tedeschi
mentre il fuoco delle artiglierie impediva
qualsiasi accenno di contrattacco da parte
nostra. Dopo aver fiaccato qualsiasi possibilità
di resistenza, entravano in azione formazioni
composte da quattro cinquecento carri alla
volta.
Impossibile
resistere ad una simile potenza di mezzi e
di fuoco. Tuttavia, dal 23 ottobre al 4 Novembre
'42, malgrado la apertura di una pericolosa
breccia nel settore centrale del fronte, le
nostre truppe ressero magnificamente alla
prova. Il 2 novembre, anzi, Rommel riuscì
a ridurre ad appena due Km. la penetrazione
avversaria. Questo risultato, superiore ad
ogni speranza, fu raggiunto grazie all'eroico
contributo delle divisioni attestate nel settore
meridionale del fronte (in primo luogo quella
meravigliosa unità che era la divisione
paracadutista "Folgore") le quali
avevano respinto sulle prime linee ogni attacco,
distruggendo circa trecento carri armati nemici.
Ma nonostante i miracoli di eroismo, al sesto
giorno di combatti mento, Rommel non poteva
opporre ai quasi duemila carri armati nemici
che 70 carri tedeschi e 260 carri italiani
per cui il 4 novembre decise la ritirata.
FORZE CONTRAPPOSTE A EL ALAMEIN
|
FORZE
UOMINI
CARRI ARMATI MEDI
CARRI ARMATI PESANTI
CANNONI DA CAMPAGNA
CANNONI ANTICARRO
CANNONI ANTIC. PESANTI
CANNONI ANTIAEREI
AUTOBLINDO
AEREI
|
ITALIANI
55.000
259
------
371
150
-------
750
72
100
|
TEDESCHI
53.000
238
38
200
300
72
600
37
200
|
INGLESI
220.000
1.348
531
974
1.506
540
812
500
800
|
La
battaglia fu persa ma sulle sabbie e sulle
pietraie di El Alamei, dal Mediterraneo al
ciglione invalicabile di El Qattara, furono
scritte pagine di gloria ineguagliate nella
Storia! Su quel lembo di deserto, infatti,
la nostra gioventù lottò con
sovrumano valore, cedendo solo alla schiacciante
potenza del numero.
Ne
fanno fede i morti della "Folgore"
distrutta ma non vinta e i carri dell'"Ariete"
che, lanciati nell'ultimo disperato contrattacco,
scomparvero fra gli scoppi della battaglia
circonfusi da una luce di leggenda. L'Italia
può guardare ai Suoi figli immolati
ad El Alamein con orgoglio perché la
gloria spetta sopra tutto ai vinti che si
sono battuti con coraggio e onore oltre i
limiti di ogni umana possibilità.
Più
tardi il generale Montgomery, (il tipico inglese
considera disonorevole battersi contro popoli
considerati inferiori!! ritenendo più
"british" prenderli a pedate), non
risparmierà dileggi al soldato italiano
anche per il suo comportamento ad El Alamein.
La bava velenosa di questo figlio d'Albione,
mitizzato in Gran Bretagna unicamente a scopo
di propaganda bellica, lo disonora e lo declassa
da soldato a saccomanno gallonato. Inutili
le flebili lamentele degli italiani fra cui
il grande generale Giovanni Messe (purtroppo
"cooperator" dopo l'8 settembre).
Scrisse Churchill: " Prima di El Alamein
non riuscimmo ad ottenere mai una vittoria;
dopo El Alamein non accusammo mai una sconfitta"
e definì questo momento della guerra
"The hinge of fate" (Il cardine
del destino).
El
Alamein ebbe ben altre drammatiche conseguenze.
20.000 famiglie ricevettero dalle autorità
la comunicazione che i loro figli o congiunti
erano morti o dispersi. Il mito della invincibilità
di Rommel e dell'alleato tedesco, per gli
italiani era crollato.
Il
partito del disfattismo, di quelli che "lo
sapevano" o che "l'avevano sempre
detto" crebbe vistosamente (come già
dopo Caporetto) mentre negli ambienti della
Corte Reale si cominciò a prendere
contatti con i vecchi esponenti dell'antifascismo
e ad intrigare nei modi più assurdi
e idioti ma con due precisi obiettivi:
-
Sbarazzarsi del Duce che aveva imprudentemente
legato l'Italia
all'alleato germanico ora in disgrazia;
- Sganciare l'Italia dall'alleanza con la
Germania.
Lo
sbandamento di allora non provocò una
rabbiosa reazione nel popolo italiano per
una riscossa ma un cedimento graduale fino
al successivo collasso.
Molti di quelli che deliravano al tempo delle
travolgenti vittorie della Wehrmacht cominciarono
a parlare di "guerra non voluta e non
sentita" di "guerra fascista",
di "liberazione dalla dittatura"
e così via riecheggiando come pappagalli
gli slogans della sempre più ascoltata
Radio Londra. Questi codardi, quasi tutti
appartenenti alle classi medie, agli "intellettuali"
o all'entourage di corte e quasi mai alle
classi popolari, riuscirono a farsi una ragione
del loro voltafaccia con contorsionismi e
bizantinismi che non hanno riscontro nella
cruda verità della analisi storica
né ebbero peso alcuno nelle più
tardi acclamate condizioni di resa né
cambiarono di una virgola la tremenda vendetta
del vincitore che volle l'Italia non solo
sottomessa ma umiliata e inerme. A disonorarla
ci pensavano gli italiani stessi tradendo
i Caduti e il loro sacrificio!
Nei
fatti, una parte del popolo italiano si illuse
di "salvare il salvabile" (ricorrendo
ad ataviche riserve di "furbizia")
cambiando fronte (o meglio alcova) accettando
spensieratamente, con l'umiliazione e il disonore,
di prostituire la dignità nazionale
e la Patria (oltreché mogli e figlie)
in cambio di vaghe promesse di libertà
e democrazia. Allora e per sempre l'Italia
rinunciò al suo rango di nazione libera
per assumere quello di "stato satellite".
La "storia" fabbricata dagli antifascisti
(ai quali si sono accodati anche alcuni rinnegati
"postfascisti" che hanno troppo
a lungo sperimentato quanto ideali e nostalgia
siano di ostacolo alle loro carriere politiche)
ha ridotto l'epopea di El Alamein ad uno dei
tanti "errori" di Mussolini e del
Fascismo.
Ciò, oltreché puerile, é
sopratutto idiota!
El Alamein rappresenta per l'Italia e per
il combattentismo italiano una pagina di pura
ed eterna Gloria al cui confronto la tanto
reclamizzata e cinematografata difesa di Fort
Alamo é una sassaiola di ragazzi.
La battaglia delle Termopili ha trovato imperitura
consacrazione nella Storia come la vittoria
della forza d'animo dei greci sulla barbarie.
Grandi Vati cantarono le gesta di Leonida
e dei Suoi!
El Alamein rappresenta per l'Italia ciò
che le Termopili sono per la Grecia antica!
I poeti si son ben guardati dal glorificare
quei soldati quasi sospetti di fascismo! Forse,
in futuro, se la cultura, ora obbligatoriamente
di sinistra, si illuminerà di novella
luce e di antichi ideali, un moderno Simonide
salirà su quelle dune
"..ove morendo / si sottrasse da morte
il sacro stuolo.."
e ripeterà:
" O beatissimi Voi ...
ch'offriste il petto alle nemiche lance
per amor di Costei ch'al Sol Vi diede..."
In attesa di un futuro Simonide, rivolgiamo
a tutti i Caduti di El Alamein le sacre parole
di Amore, di Verità e di Preghiera
dedicate dalla M.O. Ten. Col. paracadutista
Alberto Bechi Luserna, , al sacrificio della
Folgore:
|
"FRA
SABBIE NON PIÙ DESERTE SONO QUI
DI
PRESIDIO
PER L'ETERNITÀI RAGAZZI DELLA
F
O L G O R E
FIOR
FIORE DI UN POPOLO E DI UN ESERCITO
IN
ARMI - CADUTI PER UNA IDEA, SENZA
RIMPIANTI,
ONORATI DAL RICORDO DELLO STESSO
NEMICO,
ESSI ADDITANO AGLI ITALIANI NELLA
BUONA
E NELL' AVVERSA FORTUNA IL CAMMINO
DELL'ONORE
E DELLA GLORIA
VIANDANTE
ARRESTATI E RIVERISCI
DIO
DEGLI ESERCITI ACCOGLI GLI SPIRITI DI
QUESTI
RAGAZZI IN QUELL'ANGOLO DEL CIELO
CHE
RISERBI AI MARTIRI E AGLI EROI - - "
|
|