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Il
Btg. IX Settembre - La prima vera unità
dellesercito della Repubblica
Sociale Italiana
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La
101a Compagnia Paracadutisti faceva parte,
assieme alla 102a Compagnia Nuotatori ed alla
103a Compagnia Camionettisti, del I Battaglione
speciale Arditi costituito con la circolare
dello Stato Maggiore Esercito n. 0032340/3
del 26 aprile 1942.
I militi furono incorporati, dopo unaccurata
selezione, solo se reduci dai vari fronti
di guerra e in possesso almeno una croce di
guerra.
Come riporta il Colonnello SM Cesare Ruggeri
Laderchi, ex Ardito del 10°, nelle sue
memorie: "...il personale proveniva dai
vari fronti doperazioni e da tutte le
Armi e Specialità dellEsercito
ed aveva già esperienza di combattimento.
Una buona parte era fregiata da decorazioni
al valor militare e di distintivi di ferita..."
Queste tre Compagnie furono le prime a nascere
e ad addestrarsi per i compiti speciali che
la guerra moderna richiedeva.Compagnie che
unite alle altre 9 daranno vita e corpo al
glorioso 10° Reggimento Arditi.
Unità che si formò per "la
necessità di poter disporre di reparti
mobili addestrati da impiegare in azioni di
disturbo dietro le linee nemiche".
Tutti furono equipaggiati con il moschetto
mod. 38 o il MAB -moschetto automatico Beretta
mod. 38 da 40 colpi; la pistola mod. 34 cal.
9; di bombe a mano ed un pugnale. Unica differenze
fra le compagnie era lelmetto. I paracadutisti
adottavano in effetti quello speciale da paracadutista
con paranaso.
Il reparto era dotato di mortai da 45 con
180 colpi in dotazione, esplosivo (T4), mine
anticaro e mezzi di trasmissione a breve e
lunga portata.
Assieme a tutto questo, viveri ed abbigliamenti
speciali fecero degli Arditi una delle più
speciali e specifiche forze militari del Regio
Esercito.
Dunque, il 18 luglio del 1942, la 101a Compagnia
lasciò la base di S. Severa e fu trasferita
alla scuola paracadutisti di Tarquinia per
frequentare il duro corso di paracadutismo
che inizio il 20 luglio e finì il 12
settembre del 1942.
In data 20 luglio gli arditi a Tarquinia erano
92 (10 Ufficiali, 24 Sottufficiali e 58 Militari
di Truppa), più 12, non paracadutisti,
in forza alla Compagnia per i vari servizi.
La 101a Compagnia paracadutisti, comandata
dal Capitano Baliva Mario coadiuvato dal vice
comandante il Capitano Bussoli Alfredo, era
la prima costituita allinterno del Reggimento
e dunque la prima a sperimentare lequipaggiamento
e le nuove tattiche di lancio e dingaggio.
Molto si aspettavano da questo corso le alte
sfere dellEsercito.
Per ottenere il brevetto di paracadutista
laspirante doveva sostenere 6 lanci,
3 diurni e 3 notturni in pattuglia, oltre
a estenuanti prove fisiche.
Inoltre, per tutti gli appartenenti al Reggimento
erano previste esercitazioni di difesa personale,
pugilato, combattimento con il pugnale, tiro
di precisione con il mitra e la pistola, tecniche
di orientamento, tecniche di sopravvivenza
e di sfruttamento del terreno in ambienti
ostili, studio delle carte topografiche, esercitazioni
sul terreno tra le quali quelle a pattuglie
contrapposte, a distanza di pochi metri, con
lancio di bombe a mano e uso degli esplosivi.
Particolare cura fu posta alle lezioni di
difesa personale che saranno tenute da un
ufficiale giapponese esperto di arti marziali
fatto giungere dalloriente e alle lezioni
di topografie alle quali provvederanno ufficiali
dellIstituto Geografico Militare.
Le pattuglie, in media, erano formate da 1
comandate (Ufficiale subalterno) e 9 Arditi.
Le pattuglie al 1° agosto 1941 erano 11
rispettivamente comandate da:
i Capitani Evoli Giacomo, Turci Dario; i Tenenti
Baccherini Clemente, De Totto Giovanni; i
Sottotenenti Grazziani Marcello, Pizziniaco
Salvatore, Graff Piero, Garau Pasquale, Zoli
Leo, Sica Eugenio, Varutti Arduino. Prezioso
apporto alle pattuglie e a tutti gli Arditi
paracadutisti, fu dato dalle cure mediche
del Tenente medico Serarcangeli Delio.
I lanci di addestramento erano effettuati
sia di squadra che individuali, compiuti nelle
più svariate situazioni sia meteorologiche
che di equipaggiamento, compreso anche lanci
notturni che furono effettuati con poca luce,
con il chiarore o nella notte buia, senza
luna e senza luci.
Prima dei lanci furono eseguiti anche dei
voli dambientamento per far comprendere
allaspirante ardito paracadutista i
pericoli in cui poteva incorrere.
Si riporta ora il III punto dellallegato
n° 5 al Diario storico del 10° Reggimento
Arditi (Spedito dal Comandante del 10°
Reggimento Arditi, Generale Gazzaniga, allo
Stato Maggiore Regio Esercito in data 22/9/1942):
....... il 21 luglio hanno avuto inizio
i lanci (3 diurni - 3 notturni) che si sono
svolti come appresso:
1° Lancio diurno (21/71942), individuale
disarmati, quota di lancio m.250. zona di
lancio: adiacente l' Aeroporto della Scuola.-
2° Lancio diurno (28/7/1942) di squadra
senza armamento - accenno alle esercitazioni
tattiche di pattuglia - quota di lancio m.130
- località di lancio: zona di Case
Lombarde. -
3° Lancio diurno (1/8/1942), di squadra
con armamento individuale ed esercitazione
di pattuglia - quota di lancio m.130 - località
di lancio Pian di Mignone.-
4° lancio notturno (26/8/42), individuale
disarmati, quota di lancio m.250 - località
di lancio: zona di Casa Portaccia.-
5° lancio notturno (28/8/42), di squadra
senza armamento, con accenno alla manovra
tattica di pattuglia - quota di lancio m.200
- località di lancio: zona di Casa
Portaccia.-
6° lancio notturno (2/9/42), di squadra
con armamento individuale ed esercitazione
tattica di pattuglia - quota di lancio m.200
- località di lancio: Case Lombarde.
Durante i lanci non mancarono gli incidenti,
come è riportato nel V° punto del
precedente protocollo:
Nella tabella a fondo pagina sono riportati
i dati degli incidentati nei vari lanci: si
tratta essenzialmente di distorsioni o lussazioni
delle estremità, e di qualche lussazione
alla spalla.
La percentuale degli incidenti ammonta:
- al 19,28 % se si considera il numero dei
militari lanciati (83);
- al 3,84 % se si considera il numero complessivo
dei lanci effettuati (419).
Come si nota gli incidenti furono minimi se
si pensa che la Compagnia era di fresca costituzione.
In tal senso il protocollo procede elogiando
lo scarso numero dincidenti dato dallelevato
grado di preparazione degli Arditi: In
particolare rilievo va messo il lievissimo
numero degli incidenti avvenuti nei lanci
notturni, il che prova le qualità fisiche
dei militari della 101° Cp. Arditi e del
grado, veramente eccellente, di addestramento
raggiunto - Ciò è tanto più
vero in quanto, come noto, i lanci notturni
sono assai più difficili di quelli
diurni. Infatti:
- la velocità di caduta è assai
superiore (assenza del vento e di corrente
calde ascensionali);
- per quanto di notte, con la luna, il terreno
si distingue assai bene dalla quota di lancio,
riesce quasi impossibile al paracadutista
di apprezzare il momento dell atterraggio.
Nellappendice del V° punto viene
menzionato che:
la 101a Cp. è
il 1° reparto che abbia effettuato i lanci
notturni ( individuale - di reparto - con
armamento e successiva esercitazione tattica).
E ricordato anche, nel VI punto, che
la permanenza della Compagnia a Tarquinia
fu preziosa per la collaborazione fra gli
Arditi e gli altri paracadutisti presenti,
al fine di risolvere il problema del lancio
dello zainetto esplosivo e della stazione
radio e di insegnare ai giovani allievi i
metodi di ripiegamento e di conservazione
del paracadute: Durante il periodo di
permanenza a Tarquinia, la preziosa cameratesca
collaborazione della Scuola ha consentito
di risolvere taluni problemi interessanti
il lancio degli speciali materiali costituenti
dotazioni del reparto, quali:
- zainetto esplosivi;
- stazione radio;
mediante paracadute supplementare.
E stato inoltre provveduto alladdestramento
di arditi al ripiegamento e conservazione
del paracadute.
Alla fine del corso solo 22 Arditi, 6 Ufficiali
e 16 tra Sottufficiali e militari di truppa,
restarono a Tarquinia per ultimare i lanci.
Nel VII ed ultimo punto il Generale Gazzaniga,
comandante del 10° Reggimento Arditi,
scrive così allo Stato Maggiore dellEsercito:
E da mettere in speciale evidenza
lelevato spirito che ha sempre animato
tutti indistintamente i militari del reparto:
segnalo per tutti il S.Ten. GRAFF a quale
propongo sia tributato un elogio da iscrivere
sulle carte personali con la seguente motivazione:
Ufficiale di un reparto paracadutisti,
nonostante avesse riportato, durante gli esercizi
di preparazione fisica, la rottura di una
costola, taceva tale situazione per il timore
di essere escluso dai lanci. Partecipava in
tale condizione e con grave suo rischio ai
3 lanci notturni effettuati dalla pattuglia
ai suoi ordini e solo dopo vive insistenze
del sanitario si faceva ricoverare all' Ospedale.
Questo splendido spirito di sacrificio e di
dovere contribuirà a scrivere pagine
d'eroismo e di ardite imprese compiute sui
campi di battaglia dal 10° Reggimento
Arditi.
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