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OTTO
SETTEMBRE 1943: GIORNATA DELL' INFAMIA!
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Dall'Enciclopedia
Britannica - Vol.23 - pag.793/N
After the Italian surrender, the
greater part of Italy's fleet sailed
to Malta to surrender, arriving on Sept.11.
Thus ended the astonishing and ignominious
career of a powerful Navy, which gave
no useful account of itself in the day
of battle.
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Dopo
la resa italiana, la maggior parte della
flotta d'Italia
fece rotta su Malta per arrendersi e
arrivò l'11 settembre.
Questo pose fine all'incredibile ed
ignominiosa carriera
di una potente Marina, che non diede
alcuna utile prova di sé nei
giorni della battaglia.
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L'8
settembre 1943 alle ore 19 e 45, la radio
diffondeva la notizia dell'armistizio chiesto
dall'Italia agli anglo-americani.
A noi, ITALIANI combattenti, quella data ricorda
il giorno infausto d'una guerra persa con
disonore, viene rievocato lo spettro del tradimento
freddamente premeditato e consumato!
Non era un armistizio né, come molti
speravano, si aprivano prospettive di pace;
era una resa senza condizioni le cui pesantissime
clausole, accettate benché in parte
ancora ignote allo stesso governo firmatario,
furono tenute nascoste al popolo e ai combattenti
italiani.
Fu tradito il popolo ignaro al quale fu data
a credere la favola di una pace onorevole.
Furono traditi i Caduti che avevano dato la
vita in purezza d'animo e d'ideali e i Combattenti
a cui si parlò d'armistizio e non di
capitolazione (ai Comandanti di Marina l'Amm.
Sansonetti telegrafò l'equivoco messaggio:
"clausole armistizio non ....ripeto non..
contemplano cessione navi né abbassamento
bandiera"). Furono tradite le truppe
fuori dei confini abbandonate senza ordini.
Furono traditi gli Italiani in Istria e Dalmazia
lasciati alla mercé delle orde titine.
Fu infine tradito l'alleato germanico all'ambasciatore
del quale, proprio quell'otto settembre, Vittorio
Emanuele in persona aveva assicurato, sul
suo onore e sulle tradizioni di casa Savoia,
la sua lealtà e la prosecuzione della
guerra; identico spergiuro aveva fatto Badoglio
(sul suo onore di soldato) qualche giorno
prima e l'ammiraglio De Courten al Feldmaresciallo
Kesselring il 7 settembre!
Così non fu detto al popolo ignaro
ne ai combattenti che la resa contemplava
la consegna al nemico della flotta, dell'aviazione,
dell'esercito, dei mezzi bellici, di tutte
le basi, porti, aeroporti, depositi, materiali
di ogni tipo anche non strategico, di tutti
i mezzi di produzione, di lavoro, di tutti
i mezzi di trasporto, ferrovie, nonché
assoluta disponibilità al nemico di
strutture, abitazioni anche civili, e quant'altro
il nemico volesse prendere senza necessità
di altra formalità che quella di emettere
ordini perentori. Non fu detto che il potere
effettivo, con obbligo di ottemperare per
l'amministrazione italiana, era esercitato
dall'A.M.G.O.T. (Allied Military Government
Occupied Territories) che, in ogni caso sorvegliava
la aderenza delle strutture italiane agli
ordini impartiti attraverso la Commissione
Alleata di Controllo( Al lied Control Commission)
che sarebbe rimasta operante fino alla firma
del trattato di pace del 1947. Non fu detto,
inoltre, che la guerra sarebbe continuata
contro gli alleati tedeschi. Fu una capitolazione
che non trova riscontro nella storia di nessun
popolo e in tutti i tempi; un voltafaccia
che condannava gli Italiani ad eterna ignominia
e gettava fango sul sacrificio di tutti i
caduti. Un comportamento ignobile verso gli
alleati germanici che, in fedeltà di
spirito e di armi, combattevano con i nostri
soldati sul nostro suolo così come,
insieme, avevano combattuto in Russia, nei
Balcani, in Africa, in Sicilia.
Il popolo Italiano e le forze armate furono
abbandonati a se stessi, senza guida, senza
ordini, nel caos più completo: unica
eccezione la Marina alla quale furono dati
scrupolosi ordini perché si consegnasse
a Malta.
In realtà, senza alcuna contropartita,
il governo Badoglio dette al nemico un insperato
vantaggio strategico. Infatti, prima della
resa incondizionata, le truppe Italiane tenevano
ancora tutte le posizioni metropolitane, quelle
adriatiche, joniche, egee e francesi che avevano
conquistato con grandi sacrifici di sangue.
Dopo l'otto settembre, gli anglo-americani
si impossessarono rapidamente, senza colpo
ferire, di una cospicua parte di nostro territorio
per trasformarlo in una formidabile base di
guerra contro la Germania, acquisendo definitivamente
il controllo delle vie marittime di comunicazione
e costituendo un numero impressionante di
aeroporti nell'Italia meridionale da cui potevano
colpire la Germania. Si può dire che
l'Italia, alleata della Germania contro gli
Anglo Americani, dette un aiuto formidabile
agli Anglo Americani nella loro guerra contro
la Germania. L'Italia dette questo grandissimo
aiuto senza alcun vantaggio, pagando per le
conseguenze di una guerra civile, subendo,
come già nei tempi più bui della
sua travagliata storia, la scomoda posizione
di "CAMPO DI BATTAGLIA", subendo
attacchi da entrambi gli eserciti, assistendo
inerme alla distruzione delle sue città,
all'ignominia delle sue istituzioni, alla
corruzione della sua morale, ottenendo solo
disprezzo e auto escludendosi da qualsiasi
possibilità di rinascita.
Quale fu il "ringraziamento" degli
anglo-americani verso l'Italia vinta e "cobelligerante"?
Il tre settembre, giorno della firma dell'armistizio,
bombardarono Frascati; il sei settembre bombardarono
Napoli e nei giorni successivi Roma. Immani
distruzioni e migliaia di morti civili che
Badoglio accettò di buon grado ben
lieto che servissero ad allontanare i sospetti
degli alleati germanici sulla lealtà
dell'Italia. Allo stesso fine, ad armistizio
gà firmato, i nostri soldati continuavano
a morire e otto sommergibili ebbero l'ordine
di salpare in missione di guerra ma, in realtà,
verso l'appuntamento col nemico. Furono così
sacrificati migliaia di innocenti donne e
bambini e di eroici soldati perché
il mostruoso disegno del tradimento e dell'inganno
potesse compiersi.
Dopo l'armistizio, non cessarono i bombardamenti
indiscriminati contro l'inerme popolazione
civile: nei soli mesi di novembre e dicembre
1943 ben 115 località subirono attacchi
aerei da parte dei pretesi nuovi "alleati"
con 4.000 case distrutte, 2.650 morti e 5.300
feriti. Nei mesi successivi, fino all'aprile
del '45, gli attacchi aerei continuarono a
colpire indiscriminatamente le città
e la popolazione da "liberare".
Le
nuove generazioni non conoscono o non sanno
valutare la gravità di quanto accadde
in quei tristi giorni.
La narrativa ufficiale ha fatto di tutto per
ribaltare la responsabilità dei fatti
su chi la guerra dichiarò "..
stoltamente, per smania di potere, per megalomania"!.
L'accaduto é ancor oggi presentato
come fase dolorosa ma necessaria per riconquistare
libertà e democrazia di cui, in realtà,
fino a quel momento nessuno aveva mai parlato!
Come, nei secoli bui, le fazioni tramavano
con lo straniero per sopraffare la fazione
avversa, così gli antifascisti agognarono
la sconfitta, a scapito della Patria, per
riprendersi il potere perduto; i comunisti
poi per perseguire il vecchio obiettivo sovversivo
di modello sovietico.
In verità la guerra aveva messo impietosamente
a nudo le profonde carenze e incapacità
della nazione in tutta la gravità e
drammaticità.
Al popolo italiano, per lungo tempo entusiasta,
compatto, animato di fede e che seppe sopportare
con incredibile forza d'animo indicibili sofferenze
e privazioni, faceva riscontro una classe
dirigente che dimostrò tutta la sua
pochezza, inconsistenza e pusillanimità.
Disorganizzazione, irresponsabilità,
egoismi, vigliaccheria, invidie, opportunismo,
incapacità, presunzione, faziosità,
menefreghismo, malafede, disonestà,
diffusi come un cancro in tutti i gangli della
Nazione, vanificarono l'eroismo, la fede e
il sacrificio di tantissimi bravi e onesti
italiani.
Una macchina bellica deve marciare come un
orologio: una rotella arrugginita ne compromette
il funzionamento: la macchina bellica italiana
era zeppa di ruote arrugginite o in pezzi!
L'industria produceva poco e male in proporzione
inversa ai profitti (aerei Breda 88 nuovi
giudicati inadatti al volo e utilizzati a
terra come "bersagli civetta" !);
i comandi delle varie Armi in perenne e inconciliabile
rivalità fra di loro; alti ufficiali
preoccupati solo di non correre rischi e pronti
ad addebitare ad altri possibili colpe e responsabilità;
altissimi funzionari e comandanti in stretto
rapporto col nemico!
Fin dall'inizio della guerra, nonostante il
regime venisse poi condannato per aver conculcato
qualsiasi libertà e aver oppresso il
popolo, l' Italia e, in particolare, le forze
armate, con l'eccezione della classe popolare
che si mantenne a lungo fedele al fascismo,
si divisero in due fazioni secondo le simpatie
o antipatie: c'erano i tedescofili fiduciosi
nella vittoria e gli anglofili che odiavano
i tedeschi per le loro sfavillanti vittorie
e sorridevano compiaciuti ai primi rovesci
(" l'avevo ben detto io!").
La fazione anglofila crebbe a dismisura a
partire dalla fine del 1942, con le prime
sconfitte, addebitando al Duce la responsabilità
dello sfacelo.
Le speranze di costoro erano rivolte alle
promesse di radio Londra e agli intrighi della
corte reale. Questi italiani ebbero la capacità
di accettare con gioia qualsiasi umiliazione,
sopportarono con indifferenza che la Patria
fosse degradata, calpestata, violentata; accettarono
le stragi e le distruzioni operate dai bombardieri,
gli stupri e le violenze di Esperia, il dilagare
della corruzione e del malcostume. Prostituirono
se stessi, le loro mogli, figlie e sorelle,
rinunciarono a qualsiasi forma di dignità
e di orgoglio pervasi da quella libidine di
servilismo che li faceva sentir lieti di inchinarsi
al potente vincitore: il nemico che loro si
ostinavano a considerare alleato, amico, liberatore
e protettore .
La sacralità della Patria, i cui ideali
e la cui tradizione, predicati dai nostri
Vati, erano stati conquistati attraverso secoli
di emancipazione e di sanguinose lotte, veniva
irrisa e gettata alle ortiche. Quel giorno
maledetto vide la morte della Patria amata
e sognata dai nostri Eroi risorgimentali e
vide la nascita dell'Italia di oggi.
Infatti non dalla "resistenza" (gabellata
come anelito popolare di libertà) nasce
l'attuale repubblica ma dall' "ignobil
otto di settembre" quando trionfò
la viltà sul coraggio, l'abiezione
sulla dignità, il tradimento sull'onore,
la doppiezza sulla lealtà, il tornaconto
e l'egoismo sull'amor di Patria, la rinuncia
sulla grandezza, la meschinità sulla
generosità, l'umiliazione sull'orgoglio.
Oggi l'Italia é quella che emerse quel
giorno quando le grandi qualità di
un popolo meraviglioso furono soffocate e
mortificate mentre si ingigantirono i caratteri
negativi e deleteri che portarono alla resa
incondizionata.
La classe dirigente che prese allora il comando,
a cominciare dal re, spudoratamente spergiurarono
per ingannare l'alleato e pugnalarlo alla
schiena; rivelarono al nemico segreti militari
per ingraziarselo mendicando pietosamente
da questi vaghe promesse di possibili "migliori"
condizioni, in cambio di una collaborazione
non desiderata, mentre si obbligavano, di
fatto, ad accettare per scritto e a firmare
clausole capestro che furono nascoste al popolo
e alle forze combattenti. Infine fuggirono
da irresponsabili, abbandonando centinaia
di migliaia di soldati alla rabbia dell'alleato
tradito.
Come scrisse il capitano di corvetta Fecia
di Cossato, che aveva eseguito gli ordini
del Re, prima di suicidarsi.."siamo
stati indegnamente traditi e ci troviamo ad
aver commesso un gesto ignobile senza alcun
risultato". Non poteva sapere
che l'obiettivo del nemico era proprio quello
di privare l'Italia, per mano degli stessi
italiani, della sua grandezza e del suo onore.Giorno
di insanabile lutto l'otto settembre!
-
l'1 settembre 1943 il Ministro degli Esteri
Guariglia dichiarava all'Ambasciatore germanico
Rahn: "Il governo
Badoglio é deciso a non capitolare
e continuare la guerra al fianco della Germania".
-
Il tre settembre 1943 Badoglio dichiarava:
"Noi combatteremo
e non capitoleremo mai" impegnando
il suo onore di soldato al rappresentante
del Reich e aggiungeva: "Io
sono il Maresciallo Badoglio e vi convincerò
coi fatti che non era giusto non avere fiducia
in me"...."non capitoleremo mai".
- Il 4 settembre il Comandante Supremo delle
Forze Armate Italiane gen. Ambrosio, allo
stesso dott. Rahn, dichiarò "con
molta energia la volontà ferma e sincera
di continuare la guerra in comune".
- Il sette settembre '45 il Ministro della
Marina Amm. De Courten chiedeva un colloquio
al Feldmaresciallo Kesserling per ribadire
la favola della guerra fino alla vittoria
e informandolo che, in previsione dell'imminente
sbarco, la flotta da guerra sarebbe salpata
l'indomani diretta a Sud (dove effettivamente
si sarebbe recata ma per consegnarsi al nemico).
- L' 8 settembre, alle ore 12 , il dott. Rahn,
rappresentante del Reich, venne convocato
dal Re che dichiarava: "L'Italia
non capitolerà mai" (e
aveva capitolato da 5 giorni)
e sottolineava "la decisione di continuare
fino alla fine la lotta al fianco della Germania,
con la quale l'Italia é legata per
la vita e per la morte!"
- Lo stesso giorno alle 17 e 45 il dott. Rahn,
appreso dalla radio americana della capitolazione
dell'Italia, chiese telefonicamente spiegazioni
al Capo di Stato Maggiore gen. Roatta che
rispose: "Questa
comunicazione di New York é una sfacciata
menzogna della propaganda inglese che io devo
respingere con indignazione!".
Alle ore 19 del medesimo giorno, il ministro
Guariglia notificava al dott. Rahn l'armistizio!
Sappiano
le future generazioni che questi fatti, gravissimi
e ignobili, non sono MAI stati smentiti ma
sono stati "giustificati" con la
"necessità" di non insospettire
l'Alleato alle cui spalle si premeditava il
colpo di pugnale alla schiena!
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