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Dopo
i disastrosi rovesci dell'autunno 1944, i
capi del C.L.A.N.A.I. e della lotta partigiana
consumavano l'ultimo e peggiore atto miserando
a danno del valore morale della partigianeria:
la firma di un accordo con gli Alleati, con
cui accettavano alcune pesantissime condizioni
politiche in cambio di una forte somma mensile:
concessioni politiche dunque in contropartita
di sovvenzioni finanziarie. E che concessioni...
Durante un soggiorno di Parri e di Valiani
in Svizzera fu stabilito che una delegazione
del C.L.N..A.I. e dei partigiani sarebbe andata
nelle Puglie per trattare col N° 1 Special
Forces e con l'O.S.S. questioni essenziali
per la lotta clandestina. Il comando inglese
mise a disposizione un aereo a quattro posti,
creando difficoltà per la scelta dei
delegati, dovendo restare escluso il maggior
numero dei partiti. Andarono Pizzoni, presidente
e tesoriere del C.L.N.A.I., Parri, del Comando
Volontari, Sogno, partigiano di collegamento
fra gli alleati e il C.L.N.A.I. e G. C. Pajetta,
comunista, essendosi certi che accordi senza
la firma di uno dei loro non sarebbero stati
ammessi dai comunisti. Il 14 novembre i delegati
giunsero a Monopoli, sede di quei due uffici
alleati, e iniziarono trattative che durarono
ben tre settimane. Di queste trattative poco
é finora trapelato ma la loro lunga
durata indica le grandi difficoltà
e i contrasti fra le opposte esigenze. Data
la gravità e il carattere esoso degli
obblighi politici richiesti dagli alleati,
bisogna supporre che quegli angustiati e poveri
delegati della democrazia combattente recalcitrassero
a lungo e cercassero inutilmente l'aiuto del
governo italiano che, essendo, di fatto, sotto
tutela della Commissione di Controllo Alleata,
nulla avrebbe potuto fare. Infine, messi dinanzi
all'alternativa di firmare o di veder crollare
miseramente la guerra partigiana, si piegarono
e firmarono l'accordo. Ciò avvenne
a Roma il 7 dicembre.
Ecco il testo, che mise i partigiani. politicamente
e militarmente, nelle mani degli Alleati,
o meglio, dell' O.S.S. (Office of Stategic
Services) la cui sigla fu, successivamente, modificata nella
più conosciuta C.I.A. (Central Intelligence
Agency):
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COPIA DEL CONTRATTO MERCENARIO
ORIGINALE CON LE FIRME DI:
PIZZONI, PARRI, PAJETTA, SOGNO
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1)
Il Comandante Supremo Alleato desidera che
la più completa cooperazione militare
sia stabilita e mantenuta fra gli elementi
che svolgono attività nel movimento
di resistenza. Il C.L.N.A.I. stabilirà
e manterrà tale cooperazione in modo
da riunire tutti gli elementi, che svolgono
attività nel movimento della resistenza,
sia che essi appartengano ai partiti antifascisti
del C.L.N.A.l. o ad altre organizzazioni antifasciste.
2) Durante il periodo di occupazione nemica,
il Comando generale dei Volontari della Libertà
(e cioè il Comando militare del C.L.N.A.I.)
eseguirà per conto del C.L.N.A.I. tutte
le istruzioni del comandante in capo A.A.I.,
il quale agisce in nome del Comandante Supremo
Alleato. Il Comandante Supremo Alleato desidera,
in linea generale, che particolare cura sia
dedicata a salvaguardare le risorse economiche
del territorio contro gli incendi, le demolizioni
e consimili depredazioni del nemico.
3)
Il capo militare del Comando generale dei
Volontari della Libertà deve essere
un ufficiale accettato dal Comandante in capo
A.A.I., il quale agisce per conto del Comandante
Supremo alleato.
4)
Quando il nemico si ritirerà dal territorio
da esso occupato, il C.L.N.A.I. farà
il massimo sforzo per mantenere la legge e
l'ordine e per continuare a salvaguardare
le risorse economiche del paese in attesa che
venga istituito un governo miliare alleato.
Immediatamente, all'atto della creazione del
governo militare alleato, il C.L.N.A.I. riconoscerà
il governo militare alleato e consegnerà
a tale governo ogni autorità e tutti
i poteri di governo locale e di amministrazione
precedentemente assunti. Con la ritirata del
nemico, tutti i componenti del Comando Generale
dei Volontari della Libertà nel territorio
liberato passeranno sotto il diretto comando
del comandante in capo A.A.I., che agisce
sotto l'autorità del Comandante Supremo
Alleato, ed obbediranno qualunque ordine dato
da lui o dal Governo Militare Alleato in suo
nome, compresi gli ordini di scioglimento
e di consegna delle armi, quando richiesto.
5)
Durante il periodo di occupazione nemica dell'Alta
Italia. verrà data la massima assistenza
al C.L.N. A.I., insieme a tutte le altre organizzazioni
che sono impegnati nel contrastare il nemico
nel territorio occupato; un'assegnazione mensile
non eccedente i 160 milioni di lire verrà
consentita per conto del Comandante Supremo
Alleato per far fronte alle spese del C.L.N.
A.l. e di tutte le altre organizzazioni antifasciste.
Sotto il controllo del Comandante in capo
A.A.I., che agisce sotto l'autorità
del Comandante Supremo Alleato, tale somma
sarà attribuita alle zone sottoindicate
nelle proporzioni sottoindicate:
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Liguria
20
Piemonte
60
Lombardia
25
Emilia
20
Veneto
35
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La
somma su indicata e le singole allocazioni
succitate saranno oggetto di variazioni a
seconda delle esigenze della situazione militare:
la cifra massima sarà ridotta proporzionatamente
man mano che le province saranno liberate.
6)
Le Missioni alleate collegate al C.L.N.A.l.,
al Comando generale dei Volontari della libertà
o a qualsiasi dei suoi membri, saranno da
loro consultate in tutte le questioni riguardanti
la resistenza armata, le misure anti-incendi
e il mantenimento dell'ordine. Gli ordini
emanati dal Comandante in Capo A.A.I., che
agisce sotto l'autorità del Comandante
Supremo Alleato, e trasmessi per tramite delle
competenti commissioni, saranno eseguiti dal
C.L.N.A.I. e dal Comando dei Volontari della
Libertà e dai loro componenti.
MAITHLAND
WILSON
Generale Comandante Supremo Alleato |
Per
il Comitato di Liberazione Alta Italia
Pietro Longhi, Maurizio, Mare, E. Sogno
L'accordo
era accompagnato da una lettera del generale
Wilson, che altro non era che la solita "pacca"
sulla spalla riservata dagli inglesi ai loro
utili servitori ("make them feel good!"
Quante volte lo scrivente ha ascoltato ripetere
questa massima!)
"Con
riferimento all'accordo oggi firmato, prendo
nota con piacere che il C.L.N. A.I. ha nominato
il generale Valenti capo del Comando generale
dei Volontari della Libertà e vice
capi i sigg. Gallo e Maurizio. Apprezzo sinceramente
l'eccellente lavoro compiuto dal C.L.N.A.I.
e dal suo Comando dei Volontari della Libertà.
Spero che, allorquando sarà risolta
l'attuale crisi di governo. possa essere data
pronta considerazione al riconoscimento del
C.L.N.A.I., quale agente del governo nell'ltalia
occupata dal nemico.
Apprezzando come apprezzo le qualità
combattive dei Volontari della Libertà,
sono lieto di informarvi che sono stati fatti
passi per l'arruolamento nelle forze armate
italiane di tanti volontari di elevata categoria
fisica quanti ne permette l'esistente limite
massimo per le forze armate italiane.
Spero che questi volontari continueranno a
combattere con gli allenti fino alla vittoria
finale.
Ho dato istruzioni affinché tutte le
missioni alleate, le quali ricevono ordini
dal comandante in capo A.A.I., in mio nome
operino ad ogni momento nella più stretta
collaborazione e consultazione con quelle
formazioni presso le quali dette missioni
sono accreditate.
Sono lieto di aver avuto l'opportunità
di discutere con voi tanti problemi di comune
interesse c spero che le decisioni prese abbiano
a rendere più stretta la nostra collaborazione.
Vi auguro felice ritorno ai vostri posti e
ogni successo nei compiti che vi attendono".
Maithland Wilson
(NOTA:
La sigla A.A.I. sta per "Allied Armies of Italy"; Valenti è Cadorna. Maurizio e Gallo
rispettivamente Parri e Longo. Mare è
Pajetta, Longhi è Pizzoni. Ad eccezione
di Edgardo Sogno, persona seria e di carattere,
uomo non di fazione ma di ideali patriottici,
successivamente passato politicamente alla
destra, tutti i firmatari si nascondono dietro
uno pseudonimo. Che motivo c'era, nei colloqui
con il generale Wilson, di nascondersi dietro
lo pseudonimo?)
Sintomatico
è che nei loro rispettivi memoriali,
Longo non fa il minimo accenno al patto; Valiani
dà per certo che i 160 milioni li versava
il governo di Roma. Viene da credere che gli
stessi firmatari provassero un profondo senso
di umiliazione, disgusto e vergogna.
Nei successivi anni, il patto segreto e la
dipendenza dall'O.S.S. sono stati dimenticati
e non se ne è più parlato; cancellati
dalla memoria storica così come tante
altre cose non troppo gradite. Sono rimaste
solo le bubbole degli eroi che hanno vinto
la guerra per somma fortuna degli "Alleati"!
Tornando
al significato della lettera di Wilson, si
nota il solito stile anglosassone: ipocrita
e falso.
"
Il "piacere" della nomina, attribuita
al C.L.N.A.I., di Valenti (Cadorna) che, in
realtà, era stato nominato da Wilson!
E che i partigiani NON volevano accettare.
" Apprezzamento dell'eccellente lavoro"
anche se non avevano combinato nulla ed i
partigiani aspettavano il denaro e gli aviolanci
per cercare di fare qualcosa!
" Speranza che il governo italiano riconoscesse
il CLANAI"! ma se il governo italiano
faceva e diceva o disfaceva quello che gli
Alleati decidevano (vedi
proclama di Bonomi riportato qui sotto)
La chicca nella lettera è poi rappresentata
dall' "apprezzamento delle qualità
combattive dei Volontari della Libertà",
con l'annuncio di "passi"
per "l'arruolamento di volontari per
quanti ne permette l'esistente limite massimo
per le forze armate italiane".
Che
scempio della decenza, che facce di bronzo..
che apologia della ipocrisia e della menzogna..
e questo da parte di militari che dovrebbero
agire costantemente in base alle dure ma chiare
leggi dell'ONORE!
Se gli Alleati avessero voluto usare gli italiani,
così come soldati di tante altre nazioni,
come carne da cannone, per dar loro un riconoscimento
di partecipazione al conflitto, avrebbero
potuto eliminare "l'esistente limite
massimo".
Sapevano però che, in massima parte,
i partigiani erano andati in montagna proprio
per evitare la "naja" e la guerra;
di fatti non risulta, tranne sporadici episodi,
che i partigiani, una volta "liberati",
siano corsi sotto le bandiere della riscossa
unendosi agli eserciti Alleati per continuare
a combattere "fino alla vittoria finale"!..
Senza contare che l'80% dei partigiani si
risvegliò dal torpore attendista e
passò all'attacco il giorno dopo (in
alcuni casi anche una settimana dopo) che
le armi erano state tragicamente deposte.
Si riporta qui di
seguito il roboante proclama del Ministro
Bonomi sopra menzionato:
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Proclama
di Bonomi
(15 agosto 1944)
|
II
Presidente del Consiglio on. Bonomi, in occasione
del passaggio all' Amministrazione italiana
delle province di Roma, Littoria e Frosinone,
avvenuto alla mezzanotte di ieri, ha indirizzato.
in data 15 agosto, il seguente proclama al
popolo italiano:
"Le Nazioni
Unite hanno aderito alla richiesta del Governo
italiano che altri territori, oltre quelli
già restituiti, ritornino sotto l'amministrazione
del Governo italiano a datare da oggi, secondo
le modalità e condizioni, necessarie
per la condotta della guerra. Il provvedimento
concerne le province di Roma, Frosinone e
Littoria.
1. - Dato che, alla data del presente, l'Autorità
alleata ha posto fine al Governo Militare
Alleato nei territori restituiti, in tali
territori e nei confronti degli abitanti di
essi tutti i poteri governativi e giurisdizionali,
nonché la suprema responsabilità
amministrativa, sono riassunti dal Governo
italiano, fatti salvi soltanto i diritti riservati
alle Nazioni Unite.
2. - Tutti i proclami e le ordinanze finora
emanati nel detto territorio dal Governatore
militare o, in suo nome, dai suoi delegati
ed in tali territori abrogati dal Governatore
militare all'atto della restituzione, sono
con il presente riconosciuti dal Governo italiano
validamente emanati per il tempo in cui hanno
avuto esecuzione ed aventi gli stessi effetti
giuridici come se fossero stati emanati dal
Governo italiano secondo la legge italiana.
Come tali saranno riconosciuti da tutti i
Tribunali e funzionari italiani.
3. - Tutti gli atti compiuti da qualsiasi
membro delle Forze Alleate, in applicazione
di tali proclami ed ordinanze, nonché
tutte le disposizioni ufficiali di qualsiasi
genere adottate dal Governo militare alleato
in applicazione di tali proclami ed ordinanze,
comprese le nomine e le rimozioni da qualsiasi
ufficio pubblico o privato, saranno riconosciuti
da tutti i Tribunali e funzionari italiani
come legali, validi ed impegnativi.
4. - Tutte le sentenze emesse dai Tribunali
Militari Alleati sono, con il presente, riconosciute
dal governo italiano valide e legali ed aventi
gli stessi effetti come se fossero state emanate
da Tribunali italiani. Come tali saranno riconosciute
da tutti i Tribunali e funzionari italiani
a meno che non vengano revocate o modificate
dalla Commissione alleata di controllo o con
il consenso di questa".
Come
si può leggere, parole ferme, parole
chiare, stile "grintoso" di Mussolini!....
E' solo sui contenuti che l'attento lettore
può comprendere di che pasta fosse
questo "governo legittimo" e di
quale autorità fosse "legittimamente"
investito. Di fatti il proclama non dice una
sola parola su ciò che il Governo voleva
fare o che voleva che i cittadini italiani
facessero. Ordina ai cittadini di obbedire
alle ordinanze del Governo Militare Alleato!
1) La "suprema
responsabilità amministrativa"
(quindi nessuna forma di autorità ne
alcuna responsabilità che non fosse
amministrativa) era subordinata alle necessità
dell'AMGOT e ai diritti riservati alle Nazioni
Unite.
2) I proclami, ordinanze, o atti o disposizioni
del Governo Militare Alleato per i Territori
Occupati (AMGOT), venivano automaticamente
accettati, fatti propri e resi operanti dal
"legittimo" governo italiano (che
per detti atti non era nemmeno stato interpellato!!).
3) Perfino le nomine e le rimozioni da qualsiasi
ufficio pubblico o privato venivano riconosciute
legali, valide ed impegnative! Come dire che
se Bonomi voleva licenziare la serva o l'autista
che era stato nominato da un sottotenente
inglese o americano, non era in grado di farlo!
4) La clausola peggiore e più umiliante,
le sentenze del Tribunale Militare Alleato
venivano riconosciute, senza alcuna possibilità
di appello, a meno che detto appello non venisse
accolto dalla Commissione Alleata di Controllo
(A.C.C.).
Come
libertà non era il massimo, forse era
il massimo solo come degrado morale di un
governo inetto e arrivato al potere sulle
baionette Alleate! Ma cosa non si fa per il
Potere?
Scriveva
Mazzini:
"guai a quei stranieri
che mi dicessero: "tieni, ti porto a
libertà"! Basterebbe questo perché
li considerassi miei eterni nemici... !"
Tornando
al patto mercenario, argomento principale
di queste pagine, gli Alleati, più
particolarmente gli inglesi, che predominavano
in tutte le decisioni concernenti l'Italia,
chiesero dunque:
(a) che i partigiani
fossero comandati da un generale a loro gradito,
il quale eseguisse " tutti " gli
ordini del Comando Supremo Alleato;
b) che le commissioni alleate addette al C.L.N.A.I.
e alle formazioni di partigiani fossero consultate
in "tutte" le questioni riguardanti
la resistenza armata o il mantenimento dell'ordine
pubblico, il che voleva dire, che il C.L.N.A.I.
e i partigiani non potevano fare nulla senza
il benestare alleato diciamo pure semza gli
ORDINI degli Alleati;
c) che il C.L.N.A.I.. qualora avesse assunto
poteri, dovesse cederli al governo militare
alleato, subito, nel momento in cui questo
si fosse formato:
d) che i partigiani, appena ritirati i tedeschi,
dovessero riconoscere come unica autorità
suprema il capo delle Armate Alleate, eseguire
pertanto " qualunque " suo diretto
o indiretto ordine, compreso quello dello
scioglimento e del disarmo delle bande.
In compenso di tutto ciò, vale a dire
di un'obbedienza assoluta e totale, gli Alleati
offrirono un contratto mercenario di 160 milioni
mensili.
Non si può dire che fosse denaro dato
da alleati a alleati, anzitutto perché
fra alleati si fanno prestiti e non patti
di stretta dipendenza pagati in contanti:
poi, perché gli anglo-americani non
erano e dichiaravano di non voler essere alleati
degli italiani, rifiutando ai partigiani italiani
anche quanto avevano concesso ai maquis francesi,
cioè la equiparazione a combattenti
dell'esercito regolare. Non si può
nemmeno parlare di comuni e identiche finalità,
perché l'accordo Wilson contemplava
poco la guerra contro i tedeschi, facendo
obbligo ai partigiani di difendere, contro
eventuali distruzioni delle truppe in ritirata,
le risorse economiche del paese ..... strana
richiesta perché i tedeschi distrussero
tutto quanto era di rilevanza bellica ed i
partigiani nulla fecero ne erano in grado
di fare per opporvisi mentre, finita la guerra
con la resa delle armate tedesche, nessuna
distruzione era prevista e, comunque, sarebbe
stata una inutile postuma vendetta ed i tedeschi
non fecero nulla di ciò.
Per quanto riguarda le "risorse economiche"
(ma di cosa si sta parlando?), che i partigiani
avrebbero dovuto "difendere", questa
è davvero una meravigliosa, ineguagliabile
fantastica, inaudita, espressione di puro
umorismo inglese
Infatti, sia le comunicazioni,
(ponti treni, strade, carretti e biciclette)
che le fabbriche, vera risorsa della Italia
del Nord, andavano si difese ma non certo
dai tedeschi che ne facevano largo uso (la
produzione bellica delle industrie era più
che triplicata con enormi guadagni degli industriali
che facevano TUTTI il "doppio gioco")
ma dagli "Alleati" stessi.
I partigiani avrebbero dovuto arruolarsi in
blocco nella "Flack" e prendere
a cannonate le "Fortezze Volanti"
se avessero davvero voluto difendere le strutture
economiche dell'Alta Italia dagli unici nemici
che le distruggevano senza pietà e
con incredibile profusione di esplosivo! (200.000
tonnellate di bombe sull'Italia contro le
100.000 t. sganciate dai tedeschi, impiccati
per questo a Norimberga, sulla Inghilterra
nella famosissima e reclamizzata "battaglia
d'Inghilterra"!)
Del resto, lo dice chiaramente il testo del
contratto, i partigiani avrebbero dovuto intervenire
"Quando il nemico si ritirerà
dal territorio da esso occupato",
e non dava nessun riconoscimento al fatto
che il "nemico" potesse essere combattuto
e "cacciato" dai partigiani. Questo
gli Alleati lo sapevano benissimo conoscendo
a fondo le capacità combattive delle
formazioni partigiane che, al massimo, potevano
assassinare qualche tedesco alle spalle, mettere
qualche bomba per creare confusione come a
via Rasella ma mai ingaggiare la Wehrmacht
e "cacciare" i soldati tedeschi
dalle posizioni occupate!
Oltre a ciò, e quest'era la ragione
vera dell'accordo, si impediva ai C.L.N. e
ai partigiani ogni e qualsiasi libertà
d'azione, imbrigliando e frenando, senza rimedio,
le ambizioni rivoluzionarie dei comunisti,
dei socialisti e degli azionisti i quali,
sempre fidando nella italiana furbizia, si
illudevano, ingenuamente, di mettere nel sacco
quei consumati volponi anglosassoni ponendoli
di fronte al fatto compiuto di un " autogoverno
" costituito delle bande partigiane.
Che la questione del denaro, versato previa
obbedienza politica, costituisse il nucleo
morale di tutta la faccenda e le desse un
aspetto umiliante e avvilente, si vede dal
fatto che, forse richiesto dai delegati stessi,
il governo Bonomi si dichiarò pronto
ad assumere a suo carico tutto il peso finanziario
della guerra partigiana, ma gli Alleati respinsero
l'offerta, perché il finanziamento
del movimento, che passava alle loro strettissime
dipendenze, doveva farsi sotto il loro pieno
controllo e i fondi essere da loro direttamente
versati. I partigiani non avevano più
nulla da fare col governo italiano: erano
completamente in mano alleata, e più
particolarmente inglese, suoi stipendiati.
Evidentemente gli Alleati contavano che l'attesa
di quel prezioso versamento avrebbe potuto
tenere i partigiani al rispetto degli obblighi
assunti. Era fonte di troppo orgoglioso compiacimento
per i signori dell'Impero inglese il veder
ridotti alla condizione di mercenari, stipendiati
da loro, quegli italiani, che avevano osato
far loro guerra, perché potessero rinunciare
ai termini dell'accordo, che quella soggezione
rendevano sicuramente effettuabile. Pagavano
e intendevano essere ubbiditi.
La questione del disarmo poi, anche se solo
parzialmente effettuata consegnando meno della
metà delle armi (come é noto
i partigiani comunisti nascosero arsenali
di armi tenute pronte per la sicura, attesissima
"rivoluzione" da loro sognata) e
non poteva essere altrimenti perché
ciascun partigiano badò bene a consegnare
un moschetto o una pistola nascondendo il
fucile mitragliatore o mitra o le bombe a mano
e quant'altro.., costituiva,
nei fatti, una clausola importantissima. La
libertà di portare le armi é
la prima prerogativa di un esercito vincitore!
Il non essere autorizzati a portare le armi
significava che i partigiani non erano considerati
combattenti e che non erano vincitori. Una
unità militare viene disarmata quando
si arrende e non é di nessun valore
il fatto che, nascostamente, non tutte le
armi fossero consegnate! L'ingiuria e l'ignominia
restano nella storia!
Del resto, per qual
motivo la delegazione partigiana si recò
al Sud per discutere a trattare con l' O.S.S.?
Per qual motivo non si rivolse agli Stati
Maggiori Badogliani? Sapevano benissimo che
il Governo del Sud era un governo senza alcun
potere effettivo e quindi, per ottenere qualcosa,
dovevano rivolgersi
a chi aveva il comando effettivo,
poteva prendere decisioni
e poteva disporre di ogni risorsa e iniziativa.
Il C.L.N. sapeva benissimo che in cambio di
rifornimenti e di danaro, avrebbe dovuto pagare
un caro prezzo e che non poteva cavarsela
con le chiacchiere sulle fantasiose azioni
di guerriglia e inesistenti "sollevazioni"
di popolo!
Ma andando ad offrire i propri servigi in
cambio di una mercede, per qual motivo i capi
partigiani non chiesero alcun riconoscimento
in cambio? Offrivano le vite di giovani italiani
in cambio di cosa? Dei soldi e delle armi
per far far loro la guerriglia? E quale era
lo scopo della guerriglia che avrebbe agevolato
il compito dei conquistatori? Per salvare
le regioni d'Italia già promesse a
Tito? La flotta già promessa all'Unione
Sovietica? Per salvare ciò che l'Italia
aveva conquistato "prima del fascismo"?
(come si ripeteva alla nausea sui giornali
italiani al tempo del diktat di pace). Non
si capisce per qual motivo sia i "partigiani"
che i soldati del C.I.L. abbiano combattuto
e i Capi insistessero perché combattessero
di più! Forse perché l'Italia
non fosse considerata, come purtroppo, in
effetti, fu, un paese vinto e declassato agli
ultimi gradini della scala mondiale? Non combattevano
essi partigiani dalla stessa parte dei vincitori?
Per gli stessi principi e ideali? Ed allora
perché accontentarsi solo del "rimborso
spese" di viveri e danaro? Ed i frutti
dell'impegno? E i caduti nella guerriglia?
Quello che manca è la contropartita.
Anche se gli Alleati pagavano armi, viveri
e contanti, non si vede quale fosse il risultato
finale di questo impegno a meno che non si
voglia ammettere una tremenda verità:
ai partigiani non interessava ciò che
per molti ancora era la Madre Patria. A loro
interessava conquistarsi la loro fetta di
potere quando la guerra fosse finita!
Triste destino quello dell'Italia! I suoi
figli pronti a sbranare a farsi sbranare sotto
lo sguardo dello straniero pur di avere l'aiuto
di questi per conquistare la poltrona del
potere, anche se al servizio del potente straniero.!
ACCORDO
CAPESTRO. Il C.L.N.A.I. ed i partigiani si
curvavano alle condizioni dell' O.S.S perché,
senza quei danari, erano nell'impossibilità
di sopravvivere e portare avanti la lotta
che giudicavano necessaria ai fini dei partiti
e delle fazioni. Per questi la guerra era
solo una guerra civile e, per questo motivo,
tutte le altre considerazioni, compreso il
patto mercenario, passavano in seconda fila.
La lotta che i partigiani (almeno quelli più
virulenti) combattevano era una lotta per
la conquista del potere "dopo" la
fine delle ostilità. Tutto, quindi,
il loro operato va visto in questa ottica
di conquista del potere. Tutto l'operato delle
bande, gli attacchi proditorii, le mattanze
del dopo guerra trovano una spiegazione logica
solo in questa prospettiva anche se la grandissima
maggioranza degli italiani o non capiva o
non ammetteva quel criterio di guerra civile,
patrimonio cerebrale di pochi intellettuali
che confondevano la Patria con le loro ideologie,
quando era in atto una guerra fra nazioni
e l'Italia era ridotta, come nei secoli bui,
ad un campo di battaglia stritolata da forze
di gran lunga più agguerrite e potenti.Gli
Alleati, dal canto loro, volevano paralizzare
tempestivamente quella preponderanza comunista
e rivoluzionaria, che avevano negativamente
sperimentato con l'ELAS. L'esperienza della
Grecia non doveva ripetersi.
I delegati del C.L.N.A.I. non ottennero nemmeno
il riconoscimento del loro comitato quale
agente del governo di Roma: il generale Wilson
si limitò a esprimere la speranza di
poter giungere a tale riconoscimento. Visti
i capitoli del patto e il nessun successo
delle questioni generali, non esagerarono
certo i socialisti, quando dichiararono che
si trattava di un accordo capestro.
L'unico vantaggio tratto da questi fatti doveva
essere la riorganizzazione militare dei partigiani,
diventata necessaria dopo le infelici prove
dei rastrellamenti. Scosso dal progressivo
disfacimento delle formazioni " gielliste
" del Piemonte e dai continui conflitti
che avevano ovunque coi " garibaldini
", Solari, uno dei loro maggiori, propose
l'unificazione di tutte le bande sotto un
comando unico. A chi insisteva perché
a Cadorna fosse finalmente dato tale comando,
i partigiani, i quali da un anno combattevano,
non volevano accettare di obbedire a gente
rimasta nascosta in casa o nei conventi. Malgrado
ripetuti cenni degli Alleati, che avevano
designato esplicitamente Cadorna, malgrado
la lettera di Wilson, che lo considerava già
nominato, le opposizioni alla sua persona
continuarono finché Valenti (Cadorna),
stufo di tanti tira e molla, dette le dimissioni.
Solo allora il C.L.N.A.I., per timore di conseguenze
con gli anglo-americani, procedette alla nomina
effettiva.
SCONFITTE
DEI PARTIGIANI:
Nonostante l'accordo e la riorganizzazione
delle bande con la supervisione inglese, nel
gennaio '45 si ebbero ancora rastrellamenti,
anche da parte di mongoli. Va ricordata una
operazione dei partigiani i quali, non potendo
più vivere nelle montagne del Cuneese,
discesero verso le Langhe: i resti di cinque
bande, miseri, affamati, sbrindellati, con
le carpe rotte, percorsero alla spicciolata
150 chilometri di territorio controllato da
fascisti e da tedeschi, senza fari scorgere,
raggiungendo le nuove posizioni scelte. Ad
altri toccò sorte meno favorevole.
Completando un precedente rastrellamento,
forze fasciste e tedesche attaccarono la val
d'Arda: molti partigiani caddero, in combattimento,
molti morirono assiderati, molti fucilati,
mentre pochi altri, laceri e scalzi, si salvarono
in montagna. Si ebbe notizia di azioni minori
in Valsassina, in montagna tra Como e Bergamo,
sul Carso Goriziano, nei dintorni di Pieve
di Sacco, nella zolla più alta del
Parmigiano, in una zona della Lomellina, nelle
Vicinanze di Tolmino.
Alla fine di gennaio il generale Wolff pubblicò
un comunicato annunciando il risultato delle
operazioni durate tre mesi: 9000 partigiani
morti, un numero di prigionieri in proporzione
e 80 mila sbandati e disarmati. "
La quale cifra, scrisse un autore partigiano,
potrà essere stata alterata e per
i morti era senz'altro falsa. Ma nel complesso
rispondeva a verità."
RINASCITA
DELLE BANDE. I rastrellamenti avevano sbandato
e disperso MA NON distrutto i partigiani,
né occupato le terre rastrellate.
Anzi, di solito, compiute con successo le
operazioni, le truppe si erano ritirate. I
partigiani, rigettati sulle montagne o battuti,
si sganciavano, fuggivano filtrando attraverso
le loro linee: altri si mimetizzavano in pianura,
altri ancora si ritiravano in luoghi più
alti o più romiti, si sparpagliavano,
oppure si frazionavano in piccoli nuclei.
A volte "svallavano" (cioé
cambiavano vallata) in cerca di zone illese,
capaci ancora di nutrirli. Molte armi andavano
perdute, molte venivano nascoste. Che cosa
potevano fare poi i partigiani, ai quali non
era più concesso raggiungere le loro
case e i loro villaggi, dove sarebbero stati
presi? Morire di fame o arrendersi? Meglio
soffrire alla macchia che in prigione o in
campi di concentramento. Numerosi quelli che
formavano piccole bande e vivevano di brigantaggio.
" Non pochi " quelli che si arrendevano
e si arruolavano nelle forze repubblicane
o in quelle della polizia facendo poi il "doppio
gioco". Ma gli altri? Dopo aver vagabondato
(da una baita all'altra o da bosco a bosco,
dormendo nelle impervie fratte o nei fienili),
ritornavano verso il nucleo che era rimasto
col comando delle loro disperse unità
in qualche alpe o in qualche remoto villaggio.
A poco a poco la banda si riformava, attraendo
uno dopo l'altro i vecchi elementi. In alcune
zone la situazione era miserabile, perché
tutti i servizi erano stati disorganizzati,
i C.L.N. arrestati, i ritrovi clandestini
scoperti, i collegamenti rotti. i capi spariti
ed era difficile rifare l'organizzazione:
altrove erano distrutti i magazzini d'equipaggiamento
e di viveri, mancava tutto e le bande stentavano
a ricollegarsi. come nelle Langhe, ma poi,
lentamente, tenacemente, i partigiani ritrovavano
i loro posti, soffrivano privazioni , finché
riprendevano gli aviolanci degli alleati e
con essi le forniture di vestiario, di viveri
e di armi. Non passava molto tempo e, allontanatisi
di nuovo i tedeschi e i fascisti, la banda
era in piedi e dopo la banda la brigata e
dopo la brigata la divisione. Ritornavano
le missioni alleate. Con questo vantaggio:
che erano rimasti i migliori e che i "fifoni.
gli sbafatori, gli avventurieri, gli ammazzasette
da osteria ", sempre molto numerosi,
si erano squagliati. Quindi le unità
erano più disciplinate e più
agguerrite e oltre a ciò più
convinte d'aver bisogno della banda vicina,
qualunque fosse il suo colore. Nel Monferrato
la resurrezione avvenne intorno a un gruppo
di partigiani che, non potendo più
resistere in val Pellice, si era trasferito
in quella regione. I partigiani valdostani,
sconfinati in Savoia, furono addestrati e
riequipaggiati dagli inglesi a Granopoli.
Di solito, furono i comandi superstiti a fungere
da centri di attrazione. Le nuove unità
per molto tempo, salvo qualche eccezione,
rimasero sulla difensiva. Anzi, in data 4
febbraio 1945, le missioni britanniche ebbero
disposizioni per " scoraggiare l'indiscriminata
espansione dell'armamento dei partigiani ".
V'era la volontà, tra gli Alleati,
di limitare l'importanza e l'attività
dell'opera dei partigiani e di darle come
compito principale ed assorbente la difesa
degli impianti industriali (che gli stessi
Alleati facevano di tutto per distruggere
con le bombe!).
In Piemonte la missione inglese voleva ridurne
di molto l'attività limitandola ai
soli atti di sabotaggio, rinunciando "
al rafforzamento delle formazioni inutili
e forse pericolose per la situazione futura
". Per questo proponeva la costituzione
di due soli blocchi, uno nelle Langhe col
capitano Ballard, e uno nel Biellese sotto
il controllo del maggiore Mac Donald, entrambi
dipendenti dal colonnello Stevens.
GIUDIZI
INGLESI SUI PARTIGIANI. La grande speranza
dei migliori partigiani era sempre che la
loro " collaborazione alla cacciata dei
tedeschi " riconquistasse all'Italia
la prerogativa di grande Potenza e costituisse
una benemerenza e perciò valesse come
carta internazionale a salvarci da una pace
dettata.
Già il patto Wilson-C.L.N. aveva tolto
ogni valore a quella speranza, poiché
con quel carattere di contratto mercenario,
risolveva il debito degli alleati nel mantenimento
degli accordi: avevano pagato e che cosa si
poteva più pretendere? La partigianeria
non poteva contare ormai come insurrezione
indipendente di un popolo ribelle, poiché
era uno strumento che gli Alleati muovevano
a loro comodo e ai loro fini particolari,
con operazioni limitate ai loro interessi.
Ma anche fuori da questi ragionamenti, ciò
che valeva internazionalmente non era il giudizio
che i partigiani davano del loro contributo
alla guerra ma quello che vedevano e credevano
gli Alleati. Il giudizio di questi era tutto
diverso: i molti loro commissari poterono
distinguere la verità dalle fanfaronate,
controllare la portata reale delle modeste
azioni possibili e quali e quante forze il
nemico impiegasse. Abbiamo alcuni saggi di
tali giudizi per questo periodo.
Il colonnello Stevens,
capo della missione inglese presso il comando
partigiano piemontese, era profondamente ostile.
Scrive il Trabucchi del colonnello:
" Arrivato nelle Langhe in pieno
rastrellamento, vide da una parte carri armati,
artiglierie, uomini in formazione quadrata
con l'elmetto e la maschera antigas a tracolla
e, dall'altra parte, della " canaglia
in armi ", che combatteva in ordine sparso.
Opinò senz'altro che il movimento partigiano
fosse semplicemente il risultato di mene di
politicanti ambiziosi e di avventurieri facinorosi.
Ritenne una favola quanto era stato detto
di intere unità tedesche impegnate
e distratte dal fronte per opera dei partigiani
piemontesi. Considerò suo dovere incaricarsi
di quei disgraziati, liberarli da comandanti
incapaci, alleggerire il dispositivo. dare
un indirizzo di disciplina, limitarne l'impiego
a poche e ben dirette operazioni di sabotaggio
a complemento delle distruzioni dei bombardamenti
aerei ".
Il capitano Farran,
mandato nel Reggiano a costituire un "
battaglione alleato " con forze russe,
italiane e inglesi, pur ammettendo che qualche
azione di guerriglia delle bande italiane
era veramente abile, si esprimeva di solito
molto più acremente lasciando credere
che i partigiani scappassero davanti a ogni
serio attacco tedesco e che non fosse sempre
facile all'ufficiale britannico o americano
il persuaderli a combattere. Sosteneva inoltre
che definissero "brigate" le bande
per ingannare sia i tedeschi che gli alleati.
Più caratteristico è il giudizio
dato da un ufficiale dell'AMGOT, il quale,
dopo una lunga esperienza con i partigiani,
ritornato in patria, li descrisse causticamente
e con britannica ironia ridicolizzandoli,
secondo le abitudini inglesi, per diffuso,
ingiustificato senso di superiorità
verso gli italiani.
L'autore, J. R. Reynolds, scrive con "
humour " britannico e racconta che, appena
arrivato in un centro, doveva disarmare i
partigiani, compito difficile e disperato.
Egli dice:
" Il mio metodo con i partigiani
era di elogiarli al massimo e, per almeno cinque
minuti, parlare a loro come eroi. Poi, dopo
un discorsetto sui doveri del buon cittadino,
seguiva il rituale invito: '" Ed ora
deponete le armi su questo tavolo ".
" Fra i partigiani
ho incontrato talune persone realmente bene
educate e unità ben disciplinate, ma
di gran lunga la maggioranza erano gangster
usciti fuori in cerca di vantaggi personali
e per gloriarsi oppure pieni di ardore per
una "rivoluzione del proletariato".
Essi stanno costruendo intorno a se stessi
una mitologia ricca e completamente falsa,
che verrà poi per sempre insegnata
nelle scuole italiane. Secondo questo mito,
essi soli sono benemeriti della liberazione
d'Italia, in quanto le armate Alleate hanno
evitato qualsiasi perdita, procedendo lentamente
nella loro avanzata. Essi spesso parlavano
a me come dei guerrieri parlano a un civile,
ad un borghese, ed io, essendo fiero del mio
contributo alla guerra, trovavo tutto questo
estremamente difficile a sopportare. Tuttavia,
qualche volta essi erano singolarmente commoventi.
In una città, ad una delle loro riunioni
simili a baccanali, mi fu detto che, qualora
i tedeschi fossero riusciti a riconquistare
la città, era pronta per me una guardia
del corpo di duecento uomini, con un posto
sicuro sulle montagne, fornito di viveri per
sei mesi e, sapendo che ero cattolico, essi
gentilmente promisero che avrebbero portato
su anche il parroco, in modo che io potessi
avere i sacramenti.
I partigiani non credono in nessuna tradizione
e sono pronti a far rivivere la vecchia e
nobile tradizione italiana del brigantaggio.
Essi disprezzano al massimo i soldati italiani,
che hanno combattuto con tanto valore con
l'VIII Armata. Questi ai loro occhi e per
cento ragioni. non sono eroi come essi si
considerano... ".
INGANNI
E DELUSIONI Non è difficile comprendere
quale valore internazionale potesse avere
la partigianeria italiana, quando ufficiali
e funzionari stranieri trasmettevano ai loro
governi relazioni di questo genere e la stampa
ne diffondeva tali giudizi. Si capisce altresì
perché la guerra partigiana, così
come la "cobelligeranza", fosse
stata soltanto citata nel preambolo del trattato
di pace (per merito del delegato olandese,
contro l'opposizione del delegato iugoslavo,
che sostenne essere stato il movimento di
resistenza italiano quasi inesistente e comunque
soggetto a influssi nazionalistici) e non
avesse alcun effetto nel corpo del trattato
stesso. Non meno tristi le delusioni di molti
partigiani, che animati da astratte utopie
o da ardori messianici, contro tutte le esperienze
storiche e, come se i popoli potessero d'un
tratto cambiare natura, interessi, odi, tradizioni
e propositi ..., sperarono nell'avvento della
pace e della giustizia universale e, invece
della sognata palingenesi, dovettero constatare
l' involuzione verso sistemi medievali, con
spiegamento impetuoso di innumerevoli forze
nazionalistiche e imperialistiche.
Scrisse uno di questi partigiani:
" Tristezza, delusione, senso a volte
tragico di sgomento prende ciascuno di noi
combattenti della lotta partigiana quando
consideriamo l'abisso che separa la realtà
di oggi, a un anno dell' insurrezione, dalle
speranze di un tempo... questo stato d'animo
si muta in dolorosa meditazione quando si
pone mente al fallimento totale di quella
aspirazione ad un mondo migliore, concorde,
ordinato e giusto, che erano la ragion d'essere
ideale della nostra battaglia... noi partigiani
auspicavamo, come premio dei nostri sforzi
e dei nostri rischi, un mondo in cui l'individuo
e le nazioni riavessero il loro posto in modo
da poter cooperare ad un armonioso progresso
di tutti gli abitanti di questa povera aiuola
che ci fa tanto feroci
"
Si domandava un altro partigiano
"Ma di grazia per che cosa stiamo
combattendo? Per cacciare tedeschi e fascisti
va bene! E poi? ... per riportare sulla scena
politica italiana le vecchie bagasce dell'intrigo,
che nei momenti brutti scappano o si nascondono
e rivengono fuori con facce di bronzo a rigodersi
il sereno?...
"
In realtà la lotta partigiana non
ha scacciato i tedeschi dall'Italia; ha perseguitato
ma non ha vinto il fascismo, messo in crisi
dalla Monarchia e abbattuto dagli eserciti
stranieri, non ha portato una rigenerazione
morale della vita politica e non ha servito
in nessun modo nel campo internazionale, dove
non le fu riconosciuto alcun merito reversibile
sull'Italia. Possiamo quindi, una volta ancora,
constatare, con tristezza, che è stato
un movimento che non ha avuto alcun effetto
fuori dal suo campo di lotta, costando invece
grandi, inutili sacrifici ai partigiani stessi
e incalcolabili danni alle popolazioni italiane.
Il che avvenne perché la partigianeria
fu, nella sua essenza e nei fatti, una cosa
modesta, condotta da capi mediocri e faziosi,
quando non fanatici e sanguinari, molto diversa
da quella che gli uomini delle bande pensavano
e vantavano. E su questa verità i partigiani
stessi furono più ingannati che gli
altri italiani e che gli stranieri.
Una
osservazione conclusiva riguardo a questo
capitolo é la seguente:
Se i partigiani, nella quasi totalità
comunisti, si macchiarono di ignobili fatti
di sangue sui vinti per motivi di rivalsa,
di vendetta, di sfogo sanguinario, (francamente
non si riesce a stabilire quale sia il motivo
scatenante quell'ignobile bagno di sangue)
o altro, dato che i partigiani erano tenuti
all' obbligo che:
"Gli
ordini emanati dal Comandante in Capo A.A.I.,
che agisce sotto l'autorità del Comandante
Supremo Alleato, e trasmessi per tramite delle
competenti commissioni, saranno eseguiti dal
C.L.N.A.I. e dal Comando dei Volontari della
Libertà e dai loro componenti"
non é da ritenere
che
gli Alleati siano essi I VERI responsabili
delle stragi, (anche delle foibe), dei
processi e delle esecuzioni sommarie che insanguinarono
l'Italia in quei maledetti giorni? Fu connivenza?
Prederminata decisione? Inconfessabile volontà?
Mancanza di adeguati controlli? Ignoranza
dei fatti?
In ogni caso erano
loro i veri comandanti, sono loro i primi
responsabili!
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