25 LUGLIO 1943 - IL COLPO DI STATO

 


Il salone del Gran Consiglio Fascista a Palazzo Venezia ove si svolse la storica seduta del 24 luglio 1943

 

"Nella vita di Richelieu si leva con grande risalto una giornata del 1630 nella quale tutti i suoi nemici, raccolti nel Lussemburgo, credettero d'aver ottenuto, vincendo il Cardinale, quanto era nelle loro speranze e si trovarono invece giocati: la chiamarono la « journée des dupes ». la giornata degli illusi gabbati.

Da quanto oggi si conosce, si può giudicare che il 25 luglio 1943 é stata una « journée des dupes » di così vaste dimensioni, da mettere in ombra quella di richelieana memoria. tanto vantata dagli storici francesi.

Il Re s'illuse che la caduta ili Mussolini e del regime fascista avrebbe reso possibile, con lo sganciamento dai Tedeschi, un armistizio separato e non disono­rante. Badoglio soffrì della stessa illusione e si montò il capo di saper dominare la nuova situazione. Mussolini, lusingatosi forse in­vano la notte precedente di tener in mano la maggioranza del Gran Consiglio, s'era ora ri­dotto a sperare tutto dal Re. Dei diciannove consiglieri, che avevano votato contro di lui, non uno solo previde le conseguenze di que­sta loro decisione: una parte aveva specu­lato su una risoluzione della crisi in forma parlamentare, che salvasse il salvabile, dell'altra i più avevano pensato che l'ordine del giorno avrebbe messo a posto Mussolini ma non rovesciato né lui né il fascismo. I vecchi politici, risuscitati dal clamore del Gran Consiglio, si svegliarono nella lusinga d'aver ottenuto senz'altro ritardo la sospirata libertà. Il popolo sognò conchiusa subito la guerra e subito abbondanti i mercati. Tutti furono ingannati dalla realtà dei fatti, non dipendenti da loro. alla quale nessuno aveva pensato, scambiandola ciascuno coi propri desideri.

Mussolini quella mattina si recò al suo ufficio di palazzo Venezia con la burocratica pun­tualità di quasi sempre. A chi lo vide parve stanco e turbato. Da qualche tempo era mol­to deperito e sofferente....."

Così scrive Attilio Tamaro, lo storico che, forse più di ogni altro, nell’immediato dopoguerra, ha tentato di comprendere e descrivere gli accadimenti tragici di quei giorni, cercando, per quanto possibile, data la vicinanza degli eventi, di essere il più possibile imparziale.

Di certo, la data del 25 luglio 1943, nella storia millenaria dell'Italia, cioè risalendo fino ai fasti della antica Roma, è una data da ascrivere fra quelle nefaste della Storia patria.

Essa rappresenta, con le assurde illusioni degli attori della tragedia, lo spartiacque nella Storia d’Italia, la svolta decisiva verso un inesorabile e rovinoso declino. La decadenza dell’impero Romano avvenne in un lungo periodo di alcuni secoli; il sogno risorgimentale italiano che si andava compiendo, con Mussolini, negli ultimi cento anni, svanì in una sola notte.

La svolta del 25 luglio, il cui artefice principale fu Vittorio Emanuele, che sicuramente intendeva cercare una via di uscita da una guerra che si avviava al disastro, è all'origine del declino dell'Italia come Nazione, come entità culturale e politica, come popolo. Da quel giorno fatidico e nefasto, i principi sono stati stravolti, le idee coartate, i riferimenti perduti e ribaltati. Soprattutto la identità morale del popolo italiano è stata sommersa da un ciclone distruttivo che ha cambiato, stravolgendoli, i canoni su cui si reggeva la nostra cultura e la nostra identità.

L'idea della guerra persa aleggiava nella parte disfattista degli stati maggiori, soprattutto di esercito e marina, fin dall'inizio della guerra e fu determinante nel disastro subito dalle truppe di Graziani, nel 1941, in Africa Settentrionale. Pare che subito dopo quel disastro, Badoglio vaneggiasse di contatti da prendere con il nemico per una fine negoziata delle ostilità. La ripresa delle speranze di vittoria con l'intervento tedesco in Africa Settentrionale allontanò, per non molto, quei progetti. La sconfitta di El Alamein e la quasi contemporanea sconfitta di Stalingrado, riproposero quelle "tentazioni" agli alti gradi dell'Esercito e della Marina, a quella parte più sfiduciata del popolo, rinvigorì gli esponenti della opposizione "in sonno" che aspettavano il disastro militare per riagguantare il potere tolto loro dal fascismo, e diede voce a Corte a personaggi di secondo o terzo piano dalla principessa Maria Josè al duca Acquarone, un  "Mazzarino"  dimezzato.

Ma questi fattori subirono una spinta formidabile da un formidabile quanto astuto nemico che si professava grande amico. Winston Churchill!

Fu lui a prendere contatto con il Re d’Italia, tramite un canale svizzero, nel marzo del 1943. L'esercito italiano e tedesco, sconfitti in Cirenaica, stavano organizzando l'ultima testa di ponte in Africa. Il "cardine del fato"("the hinge of fate" come lo definisce Churchill) aveva cominciato a far girare il destino!

Non era tanto il destino, in verità, quanto i 25.000 carri armati pesanti che gli Stati Uniti sfornavano ogni mese e non sapevano dove impiegare, i 90.000 aerei "liberators", superpotenti e superarmati, che l'industria bellica americana produceva freneticamente, le 100 portaerei messe in cantiere, le navi  da trasporto "liberty" che era inutile affondare perché la produzione superava il tonnellaggio colato a picco. Purtroppo tutto questo faceva presagire un destino che non poteva essere ribaltato, come non lo fu, dalla ingegnosità degli scienziati e tecnici tedeschi da cui si aspettava il "miracolo"di armi nuove, di potenza assoluta, incontrastabili.

 
Gli appunti di Vittorio Emanuele III, in data 15 maggio 1943, provano che
egli avesse già la convinzione della sconfitta e progettasse il colpo di stato.

...Non si dovrebbe dimenticare di fare le possibili cortesia agli uomini dei governi dell'Inghilterra e dell'America.
Bisognerebbe pensare molto seriamente alla possibile necessità di sganciare le sorti dell'Italia da quelle della Germania...

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Nella tradizione italiana, vi sono poche guerre dove l'Italia abbia agito da protagonista. Le guerre d’indipendenza furono vinte, così come la prima guerra mondiale, per essere l'Italia dalla parte del  vincitore. Anche l'ultima guerra era cominciata, con notevole coraggio, data la impreparazione militare, industriale e morale, contando sulla imbattibile potenza della Germania. Purtroppo sembra scritto nel destino dell'Italia di doversi accodare al carro del più forte! Avendo ormai sperimentato che la Germania aveva perso la qualifica di "più forte", ecco la "cupola" affrettarsi a tentare il passaggio dalla parte vincente. La mossa di Churchill era sicuramente astuta, conosceva i suoi polli e conosceva le debolezze del Sovrano d'Italia. Roosevelt aveva dichiarato che il futuro della dinastia sarebbe stato deciso, a guerra finita, dalla volontà del popolo, concetto fomentato dagli ascoltati suggerimenti di un individuo insignificante e meschino quanto borioso e presuntuoso, il conte Sforza. E' certo, anche per successive mosse diplomatiche effettuate dal Re, che Vittorio Emanuele sperasse di ricevere un aiuto risolutivo per la "questione dinastica"proprio da Churchill. Fu così che Vittorio Emanuele si risolse al grande passo.

La seduta del Gran Consiglio del Fascismo fu solo un pretesto per mettere in atto un colpo di stato militare organizzato dal Re, con la complicità di Badoglio e dello Stato Maggiore dell'Esercito, ligio al Re ed a Badoglio, e con lo strumento sicuro del Comando dell’Arma dei Carabinieri.

I vari episodi sono troppo noti per essere ripetuti. Vale qui ricordare che il popolo italiano, da quella data, perse il concetto stesso di onore e si ridusse da popolo orgoglioso e civile, artefice del proprio destino,  a popolo di secondo ordine, tornato a livelli di barbarie medioevale, dove la fazione prese il sopravvento sugli interessi della comunità, dove il "particulare" diventava più importante del bene della Patria. Anche Vittorio Emanuele, artefice di questa disastrosa operazione politica, pensava più al suo “particulare” che al bene del popolo. E’ provato che, prima di decidere su cosa fare, dopo la defenestrazione di Mussolini, Vittorio Emanuele abbia ascoltato anche il Maresciallo Graziani, il quale, di fronte alle scelte che la situazione militare disastrosa poneva, rispose che bisognasse agire come la legge dell’Onore imponeva. Le sue parole furono considerate vuote e senza senso pratico.

Invece era davvero l'unica possibile scelta perché "anche una guerra persa può essere lievito vitale per la resurrezione di un popolo coraggioso e tenace!" come è stato dimostrato nei secoli da eventi disastrosi che non hanno fiaccato la volontà dei popoli (ad esempio quello romano dopo Canne) e perché "I popoli vinti non perdono il loro rango se conservano la loro dignità e il loro orgoglio!"

Purtroppo l'Italia fu trascinata nel baratro da individui inetti, vili, spregiudicati, avidi di potere e, allo stesso tempo, servili, superficiali e tendenzialmente soggetti a credere alle vuote parole dello straniero diventato ormai non più un interlocutore ma un vincitore  e un padrone.

La tragedia dell’Italia, iniziata il 25 luglio e continuata l'8 settembre non è ancora finita. Il popolo italiano declassato e diviso, il potere in mano a capi di fazioni inconciliabili fra loro, corruzione dilagante, incapacità di gestione, mancanza di creatività, di previdenza, di visione per il futuro.

 

Quì di seguito, si riportano le semplici e oneste parole di uno dei tanti italiani testimoni in quei giorni di smarrimento e di incertezza può dare l'idea di cosa si è visto e pensato dalla parte di coloro che dovettero subire gli eventi e non esserne in alcun modo protagonisti.

 

IL GIORNO PIÙ BUIO

25 LUGLIO 1943: dalla strada, attraverso una finestra aperta,  udii  il gracidio della radio:...."Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni presentate dal cavalier Benito Mussolini da Capo del Governo, Segretario di Stato ....................."Si  vivevano  giorni gravidi di preoccupazione e di attesa ma non pensai affatto che il cambio del governo fosse stato messo in atto, con premeditazione, per portare l'Italia alla resa incondizionata!  Occorreva  stringere i ranghi e  generare nuovi impulsi e nuove energie per la Vittoria come era avvenuto sul  Piave durante la prima guerra mondiale! Era quello il significato di un Maresciallo d'Italia alla guida della Nazione. Personalmente ne fui felicissimo: "Finalmente niente più adunate"!  Le adunate erano per me  causa di angoscia; ero il più piccolo  caposquadra e, durante le esercitazioni, collezionavo promesse di botte dai  balilla più grandi e forti di me che mal tolleravano i miei ordini e il mio grado. " A caposquà  quanno che sortimo te faccio ddu occhi ccosì"!

Ed io, al termine  dell'adunata, mi proiettavo dal cancello e correvo come una lepre con la muta dei cani alle calcagna! Ne sentivo il fiatone sul collo quando raggiungevo, per un pelo, il portone di casa: la salvezza! L'incubo si replicava il sabato successivo!

E così, quella calda sera d'estate, mi sentii "antifascista" anch'io!

Poi parlai con un amico più grande di me, Renzo un giovane ufficiale. Non lo scorderò mai; aveva sempre con se il medaglione da balilla con l'effigie del Duce. La sua medaglia "vecchia"era di ferro e si poteva lucidare mentre la mia no; era d'alluminio...però la conservo ancora.

Il mio amico era pilota; il suo comandante, colonnello pilota reduce di tre guerre e  pluridecorato, squadrista della prima ora, aveva chiamato  a  rapporto  gli ufficiali dicendo loro: " Noi siamo Soldati d'Italia e ciò che per noi conta é solo l'Italia! Se é per il bene della nostra Patria vada anche Mussolini!"

Lorenzo l'aveva  ascoltato ma era  convinto che la caduta del Duce sarebbe stata la rovina dell'Italia. Pianse tutta la notte invocando: "Italia! Italia! " guadagnandosi i risolini di altri ufficiali.

Il mio "antifascismo" era già finito!  Il pianto di Renzo mi diceva che l'Italia era  davvero in grave pericolo e che solo il Duce, in quel momento, avrebbe potuto salvarla. Lui solo poteva ancora  catalizzare intorno a sé la forza e la vitalità residue degli Italiani, Lui solo poteva guidare la riscossa evocando quelle insospettabili risorse del popolo italiano per una tenace resistenza contro il nemico o per la rinascita dopo una eventuale sconfitta!

Anche una guerra persa può essere lievito vitale per la resurrezione di un popolo coraggioso e tenace!

Gli esempi  della Germania, del Giappone o della Grecia antica sono eclatanti.

Ma i destini d'Italia furon trascinati nella polvere da condottieri improvvisati, incapaci, indegni, mediocri, imbelli, vili eppur ambiziosi. Autentiche nullità che pensarono di  giocare in furbizia quelle autentiche volpi che sono gli anglosassoni. Gente senza scrupoli che pensarono di pugnalare a tradimento  l'alleato tedesco per guadagnarsi la benevolenza del nemico vincitore. Criminali che, per coprire la loro insidia e  successiva  vergognosa fuga, sacrificarono  centinaia di migliaia di uomini lasciati senza ordini a subire la prevedibile rappresaglia dell' alleato tradito.

Anche Tolomeo re d'Egitto, uccise Pompeo a tradimento per ingraziarsi  Cesare vincitore! Ma Cesare lo ricompensò detronizzandolo così come accadde poi a re sardina !

Da quel 25 Luglio di 64 anni fa, l'Italia non é più risorta! Ha cessato di esistere come potenza politica e militare a livello europeo e mondiale per essere confinata al ruolo di paese di villeggiatura per turisti di poche pretese che si accontentano di spiagge ridotte a immondezzai.

Lo spirito nazionale é subordinato all'interesse materiale e particolare esattamente come nei "secoli bui" descritti da Machiavelli.

Dov'é l'Italia del Risorgimento?  L'Italia di  Garibaldi, di Mazzini, l'Italia di Enrico Toti, del Grappa, del Piave,  di Bir el Gobi?

               "........ Or fatta inerme,

              nuda la fronte e nudo il petto mostri!

             .............................................................

              "Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,

              mai non potrebbe il pianto

              adeguarsi al tuo danno ed al tuo scorno;

              ché fosti Donna, or sei povera ancella."


Un popolo d'eroi ridotto a un'infame accozzaglia di individui irresponsabili ed egoisti senza identità e senza dignità.

I politicanti pre-fascisti, tornati in auge, non risparmiarono  a se stessi umiliazioni e  servilismo pur di arrampicarsi al potere che hanno poi gestito da allora per oltre mezzo secolo riducendo il carattere e i sentimenti del popolo italiano a loro  immagine: negati l'amor Patrio, la fede negli ideali, la dirittura morale, la devozione alla parola data, l'onestà al di sopra dell'interesse,  la dedizione della propria vita per l'Italia, questa classe di famelici topi di fogna hanno insegnato alle nuove generazioni l'idolatria del vitello d'oro  e dell'epicureismo materialista che diventa arrivismo, arroganza, sete di potere e di ricchezza, spinti a qualsiasi eccesso. Il far carriera e acquisir ricchezze ha il sopravvento sui principi di dignità, onestà, onore, e altro inutile ciarpame delle epoche passate!  Occorre essere pronti al compromesso, al tradimento, all’inganno per qualsiasi pur modesto vantaggio personale o di clan anziché sognare i destini gloriosi della Patria e ad essa dedicare la propria vita e le proprie risorse.

Uomini  politici che rappresentano l'Italia di fronte al mondo non abbassano lo sguardo e non arrossiscono  per le accuse infamanti che li pongono al livello di una meretrice di strada!  Questa é l'Italia che nacque non dalla sconfitta militare (ché i popoli vinti non perdono il loro rango se conservano la loro dignità e il loro orgoglio) ma da quella catastrofica sconfitta che non fu subita sul campo quando l'Italia aveva ancora notevoli risorse per difendersi, ma fu  architettata con la menzogna, l'insipienza, la stupidità, la malafede ed infine  con il  tradimento da una cricca di irresponsabili.

Il cambio di fronte e la lotta partigiana non modificarono d'un apice o d'una virgola il castigo dell'arrogante e superbo  vincitore!  Il danno che ne  derivò alla nazione fu abissale. Lotte fratricide nelle quali, il più delle  volte, gli onesti e gli idealisti furono le vittime indifese di  vigliacche imboscate o di assassini perpetrati a sangue freddo, dopo la resa, fra le torture e gli  sghignazzi di una  plebaglia sanguinaria e inferocita.

Il baratro  scavato dal tradimento del 25 luglio non s'é mai più colmato.

L'Italia non é  mai  più  tornata ad  essere  una, solidale, compatta nazione proiettata verso un futuro di  grandezza!  I combattenti della fede, dell'onore e del sacrificio sono stati denigrati, vituperati, isolati come lebbrosi mentre i titolari di "benemerenze" antifasciste, spesso conquistate grazie a provvidenziali  folgorazioni  dell'ultima ora, assassini di uomini e donne inermi, spesso  torturati e uccisi dopo essere stati convinti a  deporre le  armi con l’ argomento che fosse meglio arrendersi agli Italiani che non agli stranieri! Ladri, intriganti e intrallazzatori di ogni specie, hanno usurpato e  sfruttato il  potere comprando voti, accattandoli dal prete o mercatandoli dai mafiosi! Hanno coartato la volontà popolare martellando i cervelli e le coscienze con una  propaganda  infame e insidiosa.

La chiave del  loro potere diventava ovviamente la disponibilità schiacciante di  mezzi finanziari che non hanno esitato a procurarsi, in  ragione iperbolica, diffondendo a tutti i  livelli un  sistema di  corruzione spinto in ogni settore della vita pubblica e privata.

Questa Italia, concepita con il colpo di Stato del 25 Luglio, é ritornata ad  epoche medioevali; cosche di ogni tipo hanno proliferato  come  cellule  cancerose nelle amate carni della nostra Patria distruggendone il tessuto più bello  e vitale: l'anima!!  L'Italia invocata e cantata per secoli  dai nostri vati, da Dante a Petrarca, da Foscolo a Leopardi a Carducci a d'Annunzio, l'Italia che con Mussolini era riuscita ad ergersi al  livello  delle altre potenze mondiali ed essere ago di equilibrio nelle vicende politiche del mondo, ora deve mendicare il permesso  di inviare le proprie armi in missioni dell'ONU, su ordini dello zio Sam, e subirne le rampogne in caso di imperfetta osservanza delle consegne!!!  Con Renzo Migliorini, il 25 Luglio 2007,  dopo oltre mezzo secolo dalla più  infame e vergognosa pagina scritta nella storia d'Italia, piango anche io invocando nella notte dei ciechi che non vogliono vedere e nel silenzio dei sordi che non vogliono udire: "ITALIA!  ITALIA! ITALIA!