|
|
LE CAUSE
DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
|
1)
Introduzione:
Ricercare
le origini e motivazioni di eventi storici è
compito di studiosi il più possibile estranei
a influenze di ogni genere che possano alterare la
veridicità di fatti e di cause. La cosa è
pressoché impossibile. Nessuno storico, per
quanto autorevole, sarà mai in grado di non
apportare ai propri giudizi o ai propri mezzi di indagine
un contributo dettato dalla propria personalità
e dal proprio modo di pensare quando non dalla propria
idea di civiltà e di ambiente. In altre parole
è pressoché impossibile raggiungere
una vera imparzialità. Anche gli odierni studiosi
che disquisiscono sugli eventi storici legati alla
storia dell'impero romano sono afflitti da tendenze
pro o contro i protagonisti. Le conquiste degli antichi
romani sono guardate come imposizione della forza
e della violenza sopra pacifiche tribù galliche
o britanniche in lotta per la loro libertà.
La rivolta degli ebrei soffocata nel sangue e con
la distruzione del tempio, vengono considerate come
esempio di barbarie e di sopraffazione anche grazie
alla attuale posizione di potere e privilegio della
causa ebraica.
Il vero storico dovrebbe, contrariamente a quanto
finora avvenuto, raccontare i fatti, spiegarli ma
non interpretarli, esaminarne la cause con imparzialità,
senza trascurarne alcuna, evitare di dare giudizi
ma "passare in rassegna gli anni già fatti
cadaveri e riportarli a novella vita".
Con questo spirito vorrei esaminare gli eventi che
portarono al conflitto mondiale del 1914 - 1918, ad
una guerra cioè che per i tempi di allora,
per le tecnologie sviluppate ed impiegate, per numero
di paesi coinvolti, per la crudezza dei combattimenti
ormai senza neppure un'ombra di spirito cavalleresco,
per numero di combattenti e di caduti, per le conseguenze
destabilizzatici che ne derivarono, fu definita Grande
Guerra o Guerra Mondiale
2)
La situazione geopolitica.
La prima
guerra mondiale scoppiò in Europa e coinvolgeva,
all'inizio, solo nazioni europee, politiche europee,
personaggi, fatti, situazioni, armi, interessi, tecnologie
europei. La scintilla che fece scoppiare l'incendio
fu la ben nota pistolettata dello studente serbo Prencip.
La facilità, propria di quel periodo, con cui
i regnanti erano bersaglio e vittime dell'anarchico
di turno aveva avuto già altre conseguenze.
Lo stesso imperatore Francesco Giuseppe era stato
obiettivo mancato dell'italiano Guglielmo Oberdan,
come l'Imperatore dei Francesi Napoleone III era anch'egli
stato mancata vittima dell'anarchico Orsini. Precedentemente
la mitica Imperatrice Sissy era stata vittima di un
attentato come il Re d'ltalia Umberto I caduto sotto
i colpi dell'anarchico Bresci. Come si può
notare una serie di tiri al bersaglio in cui nel rappresentante
del potere si intravedeva l'obiettivo da abbattere
per poter suscitare forse una rivoluzione, forse un
cambiamento non ben identificato, forse solo un gesto
di odio oppure non si sa bene cosa.
Ma si sbaglia a pensare che la causa della I Guerra
Mondiale sia stata la pistolettata di Prencip. Per
una approfondita analisi è bene studiare la
situazione allora esistente.
L'Europa del 1914 era il risultato di una serie di
trasformazioni epocali che hanno inizio dalla rivoluzione
francese, dalle successive guerre per la restaurazione,
dalle conquiste napoleoniche ed infine dalla disfatta
militare di Waterloo. Disfatta militare cui farà
seguito una inspiegabile e incredibile vittoria diplomatica.
La Francia sconfitta uscì vincitrice dalla
Conferenza di pace. Nessun territorio le fu sottratto,
nessuna diminuzione di forze armate le fu imposto.
La Francia tornava, dopo la sconfitta, ad essere una
protagonista della politica europea a pieno titolo,
una delle nazioni di maggior rilievo nella politica
europea e mondiale. (1820).
Da allora la Francia e l'Europa subiscono una serie
di travagliate trasformazioni che modificano totalmente
l'ordine di restaurazione imposto dalla Conferenza
di Venna. La rivoluzione e le gesta Napoleoniche avevano
esaltato il popolo francese ed esaltato le tendenze
indipendentiste dei popoli soggetti agli imperi centrali.
Nascono in Europa i movimenti nazionalisti e patriottici
(primi moti a Napoli del 1820) che sfociano nelle
grandi convulsioni del 1848. Moti ungheresi contrari
alla dominazione asburgica in Ungheria, seguiti da
moti insurrezionali in Italia, dalla guerra all'Austria
dei principi italiani ed infine dall'episodio della
repubblica Romana e dalla ribellione di Venezia (1849).
Non è che l'inizio.
Il Sacro Romano Impero o quel che ne restava, impersonato
dalla corona asburgica, vacilla. Il colpo di maglio
vien dato dalla Prussia che mal si adattava alla tradizionale
supremazia austriaca sulle altre componenti il variegato
arcipelago politico della Germania. Bismark, per primo,
pensò a una forte Germania unificata sotto
l'Imperatore di Prussia; per questo occorreva una
azione di guerra che fu definita dallo stesso imperatore
tedesco "la guerra fratricida". L'Austria,
con l'apporto ai tedeschi dell'Italia alleata, fu
sconfitta a Sadowa e la strada per la unificazione
(1866) fu aperta. Passarono solo pochi anni (1870)
e la Prussia, a capo della coalizione tedesca, rivendica
le regioni di confine Alsazia e Lorena, che avrebbe
potuto tranquillamente rivendicare, cinquant'anni
prima, alla conferenza di Vienna, se fosse esistita
una Germania unita. La guerra che ne seguì
vide la facile vittoria della Germania su una Francia
mal guidata da Napoleone III.
La battaglia di Sedan, con la schiacciante vittoria
tedesca, è forse il punto cardine degli eventi
che seguirono (1870). Napoleone III fu pesantemente
sconfitto e la Francia dovette cedere l'Alsazia e
la Lorena. Non solo ma la sconfitta ebbe importanti
effetti collaterali di grande importanza e cioè:
1. La definitiva unificazione della Germania sotto
l'imperatore di Prussia e la fine dei vari Principati
e Regni (Baviera) e comunque la fine delle autonomie
degli stati tedeschi.
2. La perdita di potere e di prestigio dell'Impero
Austro-Ungarico a favore della Germania.
3. La perdita di potere e di prestigio della Francia
che dovette rinunciare al suo "patronato"
sullo Stato Pontificio per cui per cui l'Italia "piemontese"
poté procedere alla occupazione militare di
Roma (Settembre 1870) senza alcun impedimento da parte
della Francia che fino allora ne era stata garante.
4. L'avvicinamento della Italia agli imperi centrali
per cui la Francia, che aveva determinato la unificazione
dell'Italia in funzione anti-austriaca, cominciò
a considerare l'Italia come possibile potenza avversaria
nel Mediterraneo, con il beneplacito dell'Inghilterra
che vedeva con favore una antagonista della Francia
nel Mediterraneo.
I fatti
di cui sopra si sovrappongono a una altra importantissima
vicenda storica: il "colonialismo".
Nei secoli precedenti, il "colonialismo"
era stato fondamentalmente un fenomeno non solo di
conquista di nuove terre ma anche di ripopolamento
dei territori conquistati fino a creare dei nuovi
e potenti stati. Con la cosiddetta "rivoluzione
industriale" in Europa, le terre ricche di materie
prime furono oggetto di particolare cupidigia da parte
delle potenze europee, in primo luogo Inghilterra
e Francia. Meno interessata sembrava l'Austria, ormai
avviata ad una lenta disgregazione del suo eterogeneo
impero, poco attiva la Germania, ancora in fase di
riorganizzazione dopo la recente unificazione e, benché
potenza militare di primo piano, non dotata di una
potente flotta. La corsa ad accaparrarsi i territori
dell'Africa, dell'Asia e il lavorio politico per assicurarsi
i "protettorati" sugli Stati del Medio Oriente,
allora facenti parte dell'Impero Ottomano anch'esso
in disfacimento per vetustà e per un processo
di disgregazione interna, vide in prima posizione
l'Inghilterra seguita a ruota dalla Francia poi dall'Olanda,
dal Belgio, dal Portogallo e dalla Spagna (queste
ultime vecchie potenze "colonialiste" ormai
ridotte a una scarsa consistenza politica, con scarse
forze militari sia di terra che, soprattutto, di mare).
Ultimissima la Germania, assente dalla gara l'Italia.
L'Inghilterra, fin dai tempi di Napoleone, aveva un
rapporto "speciale", a metà fra il
protettorato e l'occupazione, con L'Egitto che formalmente
era ancora parte dell'Impero Ottomano. Dall'Egitto
e con l'aiuto militare delle forze egiziane, si preparò
la conquista del Sudan (che fu poi chiamato anglo-egiziano
anche se gli egiziani contavano poco o niente). L'Inghilterra
si era già impossessata dell'India e, con la
guerra anglo-boera, del sud Africa. L'Egitto era.
Nel frattempo, diventato il punto di passaggio più
importante per le rotte dell'estremo oriente dove
gli interessi inglesi erano fondamentali. Ecco spiegato
l'appoggio alla politica di unificazione dell'Italia
in funzione antifrancese e la occupazione, dalle guerre
napoleoniche, di Malta e Gibilterra che l'Inghilterra
si guarderà bene dal restituire mai. Si delineava
così una forte penetrazione inglese nel continente
africano, a partire dall'Egitto, in direzione Nord
- Sud. La Francia, d'altro canto, partendo dai territori
conquistati nel Nord Africa estendeva la sua conquista
in direzione da Ovest verso Est. In particolare la
Francia aveva conquistato la Costa d'Avorio e il Senegal
da cui trasse ottimo materiale umano per le sue truppe
coloniali. Era quindi fatale che la espansione "trasversale"
francese entrasse in collisione con la espansione
"verticale" inglese il che avvenne puntualmente
a Fashoda, una località a sud del Sudan, in
prossimità del corso del Nilo e del confine
Keniano. Francia e Inghilterra erano le grandi nemiche
in Europa. La Francia doveva all'Inghilterra, o meglio
alle sue trame politiche, la fine dei suoi sogni Napoleonici.
Una inimicizia che andava indietro alla guerra coloniale
per il dominio del Canada. Ora si fronteggiavano truppe
sotto comando francese e altre truppe sotto comando
inglese. Lo scontro sembrava inevitabile, l'onore
militare delle due nazioni non permetteva alcun cedimento.
Lo sapevano bene i due comandanti avversari che si
squadravano con fierezza e coraggio. Peccato che a
difendere le invitte bandiere francesi ci fossero
quasi esclusivamente truppe nigeriane e camerunesi
e, dall' altro canto, a difendere l'orgoglio della
corona inglese, al comando di ufficiali di nobili
casate inglesi, ci fossero truppe indiane, egiziane
e altri gruppi "di colore"
.
A Fashoda si decisero non solo il predominio inglese
sull'Africa ma il destino del mondo. Le truppe "francesi"
ebbero ordine di ritirarsi con grande vergogna e umiliazione
del comandante francese. Tale decisione era stata
presa dal governo francese poiché la Francia,
ancora stordita delle batoste ricevute nei decenni
precedenti dagli eserciti tedeschi, (Lipsia, Waterloo,
Sedan) era letteralmente terrorizzata dalla potenza
tedesca e intendeva costruire, come fece, una forte
alleanza in funzione antitedesca. Si noti l'inversione
di rotta della Francia che, durante l'Impero napoleonico
aveva cercato una alleanza con gli imperi centrali
in funzione anti inglese con il matrimonio di Napoleone
con Maria Luisa d'Austria mentre ora, spaventata dalla
unificazione tedesca, cercava alleanze per accerchiare
militarmente la fortezza centro europea. Il prezzo
di questa alleanza fu appunto la rinuncia francese
a competere con l'Inghilterra nella conquista delle
colonie africane, rinuncia che, al momento, fu subita
come un disonore, e che permise, però, contemporaneamente,
di attivare una trattativa per la costituzione del
cosidetto "entente cordiale" (Intesa cordiale)
che fu poi all'origine della prima (e successiva seconda)
guerra mondiale. La Francia dunque, per vendicare
Sedan, cedette le sue ambizioni in Africa alla Inghilterra
accettando un ruolo di secondo piano nella "egemonia"
europea ed, allora, mondiale. L'Inghilterra ricambiò
accettando una "alleanza" che durerà
per quasi ottanta anni. Per compiere l'"accerchiamento"
della Germania e dell'Austria, la terza grande potenza
militare alleata nell'"entente" fu la Russia
anche essa grande nemica della Francia nel periodo
napoleonico. Per bilanciare questa potente tenaglia,
la Germania, con l'Impero Austro Ungarico, cercò
alleanze (1885) e strinse un patto (la "triplice
alleanza") , con L'Italia (anch'essa rimasta
"isolata") e con l'Impero Ottomano; il patto
di alleanza della triplice doveva durare trenta anni.
Ecco quindi due blocchi armati pronti allo scontro.
3)
La guerra e le sue cause.
Chi voleva
la guerra? Chi fu la causa dello scontro? Fu una guerra
egemonica e quindi non si può pensare di avere
un "colpevole". La Francia sicuramente aveva
creato la situazione di guerra e cercava la rivincita
della sconfitta del 1870. La Germania si vedeva stretta
da quella potente tenaglia e soffocata nelle sue ambizioni;
l'Italia non aveva voce in capitolo e, more solito,
aderì alla triplice ma trescava con l'Intesa.
La paglia era stata accumulata a dovere: si aspettava
la scintilla che fu appunto la pistolettata di Serajevo.
L'assassinio del Granduca d'Austria non ebbe immediate
conseguenze irreparabili. L'Austria chiese alla Serbia
l'arresto e la condanna dell'assassino, scuse formali
e un controllo sulla politica serba. Era il minimo
che qualunque grande nazione potesse richiedere ad
un piccolo stato limitrofo. La Francia si adoperò
immediatamente per fornire protezione alla Serbia
e l'assicurazione di un intervento in sua difesa in
caso di attacco. La Russia, tradizionalmente legata
al mondo slavo e propugnatrice di una concezione "panslavista"
della area orientale, non fu da meno.
D'altra parte l'Austria non aveva scelta di fronte
al rifiuto serbo di dare soddisfazioni per il grave
atto che oggi sarebbe definito terroristico, e che,
in pratica, equivaleva a schierarsi a difesa dell'assassino
Prencip e delle sue motivazioni politiche. Dopo inutili
e febbrili consultazioni diplomatiche, L'Austria dichiarò
guerra alla Serbia e ne invase il territorio. A questo
punto scattò la dichiarazione di guerra della
Russia seguita dalla dichiarazione di guerra francese
e dell'Inghilterra, a norma di trattato di alleanza
(1814). Sempre a norma di alleanza entrò in
guerra la Germania, la "Sublime Porta" (l'Impero
Ottomano) traccheggiò alquanto ma alla fine
entrò in guerra a fianco delle potenze centrali.
L'Italia prima traccheggiò poi si lasciò
convincere dalla Francia e decise di dichiarare la
propria neutralità. Lascerà scadere
l'ultimo anno di "alleanza" per poi denunciare
il trattato e schierarsi dall'altra parte (1815).
Non lo fece per motivi ideali o altamente patriottici;
lo fece perché "comprata" dalle potenze
dell'"entente" con promesse territoriali
e di colonie sanciti da un patto segreto: I PATTI
DI LONDRA. A fine guerra, tali patti saranno platealmente
disattesi e considerati null'altro che un pezzo di
carta straccia. La motivazione ipocrita, bugiarda
e insolente fu che siccome detti patti non erano stati
firmati anche dagli Stati Uniti, che erano successivamente
entrati in guerra con l'Intesa e a cui nessuno aveva
mai chiesto di approvare quanto precedentemente stabilito
e concordato, erano NULLI. L'Italia e i suoi settecentomila
morti sul Carso furono così "gabbati"
e offesi nel più sprezzante dei modi. La nostra
vittoria fu chiamata la Vittoria Mutilata e, dal discredito
del nostro governo e dallo sfacelo che ne derivò,
nacquero i movimenti sovversivi di stampo comunista
e, come conseguenza, il movimento fascista.
In conclusione, la guerra, che "è la continuazione
della politica con altri mezzi" come dice Clausewitz,
era vista come la soluzione alla situazione di conflitto
non palese che era costituito dall'equilibrio armato
esistente fra i due blocchi (oggi diremmo le due "coalizioni")
che si erano costituiti. Gli Stati Uniti d'America
non erano ancora coinvolti nelle questioni di politica
mondiale che allora era appannaggio esclusivo della
Inghilterra e della Francia. Dato per certo che entrambi
i blocchi avevano la convinzione di essere in grado
di sconfiggere l'avversario (ovviamente nessuno da
inizio ad una guerra se non ha la convinzione di vincerla!),
i vari governi agivano in base alle seguenti considerazioni:
1. L'Inghilterra mirava, con la vittoria, come difatti
avvenne, a garantirsi il suo predominio nel mondo
e in particolare nell'area mediorientale.
2. La Francia cercava la rivincita della guerra franco
- prussiana del 1870, riannettersi l'Alsazia e la
Lorena e, per maggior sicurezza, annientare la potenza
militare tedesca che considerava una perenne potenziale
minaccia ai suoi confini.
3. L'Austria voleva, da una guerra vinta, consolidare
il suo impero in via di disgregazione.
4. La Germania non aveva alcun motivo di entrare in
guerra se non quello di tener fede alla alleanza con
L'Austria. Aveva l'esercito militarmente più
forte e gli strateghi più bravi e lo dimostrò
ampiamente nel corso della guerra. La situazione di
stallo che si creò al fronte, dissanguò
le riserve ed impedì gli approvvigionamenti;
l'entrata in guerra degli Stati Uniti fece vacillare
la bilancia in suo sfavore.
5. L'Impero Ottomano, ancorché facente parte
della triplice alleanza, non aveva nessuna intenzione
di entrare in guerra a fianco della Germania ne contro
di essa; ne fu indotta e alla fine, si schierò
e combatté al suo meglio pur con le carenze
che portarono successivamente allo sfacelo delle sue
armate e dell'Impero.
6. L'Italia rivendicava la Venezia Giulia, l'Istria
e la Dalmazia, sotto l'Impero austro ungarico, anche
se per 29 anni era stata sua alleata nella Triplice.
Non aveva comunque intenzioni di entrare in guerra
e molto forti erano le tendenze pacifiste. L'Austria,
fiutato il ribaltone, si offrì di accedere
alle richieste dell'Italia. Il movimento interventista
fu esaltato e fomentato da emissari francesi. La classe
borghese, di educazione e mentalità filo francese,
erede della cultura e degli ideali risorgimentali,
considerava l'Austria un paese nemico e l'Alleanza
un patto scellerato da rinnegare in qualsiasi modo.
La Germania, alle cui armi l'Italia doveva, per intero,
la riconquista del Veneto, non veniva considerato
un paese alleato ma un amico del nemico.. e quindi
nemico anch'esso. Il governo italiano fu infine indotto
a non schierarsi con la Triplice con le promesse che
non furono poi mai mantenute (Patti di Londra).
7. Gli Stati Uniti d'America avevano, fino a quel
momento, avuto un atteggiamento equidistante. Ma nell'ombra..
le grandi lobbies finanziarie e politiche pensavano
che l'America dovesse uscire dal suo voluto, isolamento
e entrare nella cerchia di chi aveva nella mani i
destini del mondo. Entrarono in guerra solo nel 1817
sotto le pressioni delle lobbies ebraiche che avevano
strappato all'Inghilterra l'impegno a costituire,
in Palestina, un "focolare ebraico" (un
foyer hebraique). Per convincere l'opinione pubblica
americana, fu dato un esagerato risalto alla "barbarie"
dei tedeschi (non ancora definiti "nazisti")
che avevano affondato, dichiaratamente per errore,
il piroscafo "Lusitania", causando più
di mille morti fra i quali circa 170 cittadini americani.
L'eco, ingigantito dalla stampa fu tale che alla fine
tutta l'America, pervasa da uno spirito di vendetta,
di giustizia e di crociata contro i barbari, corse
alle armi e decise, col suo intervento, le sorti della
guerra.
4)
Conclusioni.
La guerra
del 14 - 18 lasciò tali strascichi di ingiustizie
e iniquità che furono poi la causa principale
del II conflitto mondiale. L'America non ebbe nessun
vantaggio, anzi si crearono le premesse della grande
crisi del 1929. Il massimo vantaggio fu ottenuto dall'Inghilterra
che rafforzò la sua posizione di prima potenza
mondiale, si impossessò delle fonti di energia
acquisendo, con la formula dei "protettorati
e dei "mandati" quasi tutto il Medio Oriente.
Le fonti di approvvigionamento energetico (petrolio)
erano completamente nelle mani dell'Inghilterra anche
grazie a un sapiente disegno strategico e politico
per cui le aree petrolifere furono assegnate a Principi,
Re, Sceicchi ed Emiri di obbedienza inglese. La Russia
uscì sconfitta militarmente (1917) e in preda
alle convulsioni rivoluzionarie del comunismo. La
Francia si adattò a gestire la conferenza di
pace; non riuscì a strappare grandi vantaggi
territoriali e coloniali e, dall'eredità dell'Impero
Ottomano, trasse la Siria e il Libano paesi cioè
di secondaria importanza. Riuscì peraltro a
riprendersi l'Alsazia e la Lorena, a disarmare la
Germania imponendo delle restrizioni militari inconcepibili
per una nazione, ad imporre la smilitarizzazione della
Sahr, e a costituire, con le popolazioni uscite dalla
sgretolato Impero Asburgico, degli stati artificiali
come la Jugoslavia e la Cecoslovacchia che fossero
entità politiche di obbedienza francese e fungessero
da spina nel fianco, contro la Germania e l'Italia.
Raffinata politica quella francese!
Tutto questo balordo e cinico lavorio senza scrupoli
portò dritto al secondo conflitto mondiale
i cui disastri sono ancora oggi presenti nel mondo.
Anche per questo secondo conflitto fu necessario l'intervento
americano a far pendere la bilancia pesantemente contro
la Germania. Purtroppo le conseguenze di queste due
guerre sono sotto gli occhi di tutti. Il predominio
militare, industriale, finanziario, culturale, ideologico
e politico americano ha consegnato, in pratica, le
chiavi del mondo a un solo padrone.
Si sta riconfigurando lo schema egemonico che duemila
anni addietro era stato messo in atto dall'Impero
Romano.
|